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UNA PROCURA PER DUE: LA LOTTA GRASSO-CASELLI

Antonella Mascali per "Il Fatto Quotidiano"

C'è un fatto oggettivo: una legge "contra personam", contro il procuratore Gian Carlo Caselli, approvata dal centro-destra nel 2005 per escluderlo dalla corsa a procuratore nazionale antimafia. C'è un altro fatto oggettivo: grazie a quella legge, che aveva cambiato le regole a gara aperta dal Consiglio superiore della magistratura, Piero Grasso, senza concorrenti, fu nominato procuratore nazionale antimafia (pna).

Ma dopo le critiche a Grasso del vicedirettore del Fatto Marco Travaglio, i dati oggettivi vengono strumentalizzati per provare a dimostrare che l'attuale presidente del Senato, anche senza quella legge contra personam, sarebbe diventato lo stesso superprocuratore. Una tesi giornalistica e pure di un magistrato, Giuseppe Fici, nel 2005 consigliere al Csm del Movimento per la giustizia. Ha scritto che Grasso avrebbe comunque prevalso su Caselli con "14 voti".

Aggiunge che la sua elezione sarebbe avvenuta addirittura prima dell'approvazione della legge contra personam se il relatore a favore di Caselli, Francesco Menditto, di Magistratura democratica, avesse "predisposto in tempo la motivazione" per il plenum. Menditto, che avrebbe preferito non inserirsi in una "polemica giornalistico-politica", ricorda a Fici che all'epoca non lamentò alcun ritardo e che né il presidente Carlo Azeglio Ciampi né il vicepresidente Virginio Rognoni, sollecitati dai consiglieri moderati e di centro-destra, "ritennero di intervenire su di me".

Ma arriviamo al punto cruciale: la sequela di fatti che privò Caselli del diritto costituzionale di concorrere a una nomina. Il 4 novembre del 2004 la Quinta commissione del Csm, presieduta da Menditto, bandisce il concorso per Pna, posto vacante dal 16 gennaio 2005, il centro-destra comincia a preparare il terreno per neutralizzare Caselli , che da procuratore di Palermo aveva processato Giulio Andreotti. Il 30 dicembre 2004 il governo vara un decreto legge per mantenere al suo posto il pna Pierluigi Vigna. Il Csm protesta, ma il primo marzo 2005 il Parlamento converte in legge il decreto e stabilisce che per concorso il posto di pna si liberi il 2 agosto 2005, ovvero quando Caselli ha già compiuto 66 anni.

È la regola che spiana la strada alla legge contra personam. Alcuni consiglieri del Csm pensano al conflitto di attribuzione di poteri davanti alla Consulta ma non ci sono i numeri. Il 19 maggio 2005 il Csm si adegua e bandisce un nuovo concorso a cui partecipano Grasso e Caselli. Il 22 giugno il centro-destra approva l'emendamento di Luigi Bobbio anti Caselli: ai posti direttivi per magistrati possono concorrere solo coloro che hanno meno di 66 anni. Caselli li aveva compiuti a maggio.

Ma la norma non è ancora legge e il Csm va avanti per la sua strada. Il 28 giugno Bobbio sbandiera il suo intento all'Adnkronos: "Certo che il mio emendamento serve a escludere Caselli, lui non merita quell'incarico". Il 12 luglio 2005 la Quinta commissione del Csm vota. La partita tra Caselli e Grasso finisce in parità: Menditto, Fici e Luigi Berlinguer (Ds) votano per Caselli. Buccico, Wladimiro De Nunzio (Unicost) e Giovanni Mammone (Mi) votano per Grasso.

Lo stesso giorno Bobbio dichiara all'Agi: "La norma impedisce che un magistrato con propensione a coltivare trame investigative sconfessate dai tribunali vada alla procura antimafia". Il 26 luglio Ciampi promulga la legge contra personam. Il 12 ottobre 2005 vota il Plenum del Csm ma Caselli è fuori gioco per responsabilità del centro-destra in Parlamento. Per protesta i consiglieri di Md si astengono. E veniamo alla supposta vittoria di Grasso anche senza legge anti-Caselli. Il neo presidente del Senato sulla carta aveva 13 voti: Unicost (6), Mi (2) e laici del centrodestra(5). Caselli ne aveva almeno 10: Md (5), Movimento (3), centro-sinistra (2). Incerti altri 3 "istituzionali": quelli del presidente e del procuratore generale della Cassazione, Nicola Marvulli e Francesco Favara, e quello del vicepresidente Virginio Rognoni (centro-sinistra) con valore doppio in caso di parità.

Quindi la partita, sempre in astratto, senza legge contra personam, che un centrodestra terrorizzato si è affannato ad approvare a nomina in corso, sarebbe potuta finire in parità, a favore di Grasso o a favore di Caselli. Non si può certo affermare che "sicuramente" Grasso avrebbe vinto comunque. E se tra i due il plenum avesse scelto Grasso, Caselli avrebbe potuto fare ricorso al Tar con buone probabilità di vincere: per i titoli (anti terrorismo, direzione delle carceri, Csm, Eurojust, ecc...) e per l'anzianità, un criterio che nel 2005 aveva ancora un gran peso.

 

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