PROVACI ANCORA, TONY! - BLAIR NON MOLLA LA PRESA SU GAZA E VUOLE ACCREDITARSI COME MEDIATORE PER IL BOARD OF PEACE - L’EX PREMIER BRITANNICO SEMBRAVA FINITO IN UN CONO D’OMBRA, DOPO LE PROTESTE DEI PAESI ARABI CHE NON HANNO MAI DIMENTICATO IL SUO RUOLO NELLA GUERRA ALL’IRAQ - E PER ACCREDITARSI IN MEDIO ORIENTE BLAIR SI PRESENTA CON QUALCHE NUOVA TROVATA, COME LA COSTRUZIONE DI “UN COMPLESSO RESIDENZIALE TEMPORANEO” SULLE ROVINE DI RAFAH - PECCATO CHE IL “BOARD OF PEACE” VOLUTO DA TRUMP NON HA FINANZIAMENTI A DISPOSIZIONE E LA QUESTIONE GAZA RICEVA MENO ATTENZIONI RISPETTO A LIBANO E IRAN...
Estratto dall’articolo di F. Bat. per il "Corriere della Sera"
Provaci ancora, Tony. In un resort di lusso di Cipro, e fra le proteste d’una piccola folla pro-Pal («questa non è pace, questo è business!»), rispunta Tony Blair. L’ennesimo «rieccolo» è alla nuova riunione del Board of Peace, il cda per la ricostruzione di Gaza Riviera che il presidente americano Donald Trump ha allestito assieme a 28 Paesi.
L’ex premier britannico non se n’era mai andato, a dire il vero, ma sembrava ormai in un angolo dopo le proteste dei Paesi arabi che, dal 2003, non hanno mai dimenticato il suo ruolo nella guerra all’Iraq.
Per evitare divisioni nel Board, Trump aveva scelto come capo un più anonimo ex ministro bulgaro, Nickolay Mladenov. Sottotraccia, però, l’inaffondabile Tony ha continuato a lavorare. Fino a lanciare l’idea d’un comitato per la transizione postbellica, che governi la Striscia al posto di Hamas. E a convincere la Casa Bianca: l’ex uomo di Downing Street è rientrato subito nei piani.
tony blair alla prima riunione del board of peace foto lapresse
E se Mladenov resta l’Alto rappresentante, d’ora in poi «i contenuti» del Board e gli aiuti umanitari saranno gestiti dall’inglese. A Cipro, Blair si presenta pieno d’altre trovate, prima fra tutte un progetto finanziato dagli Emirati per costruire nei prossimi quattro mesi «un complesso residenziale temporaneo» sulle rovine di Rafah, al confine di Gaza con l’Egitto. [...]
La questione Gaza è passata in secondo piano, in piena emergenza Iran. E dopo sei mesi, il risultato del Board è zero. In febbraio, a Washington, erano stati promessi dai Paesi donatori 17 miliardi. Pochi giorni dopo però era scoppiata la guerra con Teheran e, soprattutto dal Golfo, s’erano stretti i cordoni della borsa. [...]
Queste pressioni israeliane per una ripresa della guerra non piacciono a Washington, dove l’esigenza è opposta. Secondo una tv israeliana, un fedelissimo di Trump sta incontrando da mesi un leader di Hamas, Khalil al-Hayya, per negoziare il disarmo: quali armi definire «pesanti», quali «leggere», come garantire la sicurezza.
L’inviato è il rabbino Aryeh Lightstone, parla con Blair ed è naturalmente sotto la lente di Netanyahu, che non gradisce questi colloqui segreti: Hamas è pur sempre sulla lista nera del terrorismo. [...]
blair trump netanyahu
blair netanyahu
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tony blair - ritratto di Jonathan Yeo


