POLIZIA IN BAMBOLA - IL NOME DEL SUCCESSORE DI IZZO C'È GIÀ ED È UN PREFETTO DEL DIPARTIMENTO PS - LE INDISCREZIONI DI VECCHI E NUOVI CORVI VOLTEGGIANO MINACCIOSE E I DE GENNARO BOYS TEMONO LE INCHIESTE DI ROMA E NAPOLI - E' UN GIOCO AL MASSACRO A COLPI DI PALATE DI FANGO - UN'IMPLOSIONE CHE LA POLIZIA DI STATO, IL MINISTERO DELL'INTERNO, L'INTERO SISTEMA PUBBLICO NON SI POSSONO PERMETTERE…

Marco Ludovico per il Sole 24 Ore

Nicola Izzo si avvia a lasciare l'incarico di vicecapo vicario del Dipartimento di pubblica sicurezza. Ieri ha presentato di nuovo le sue dimissioni, per la terza volta in cinque giorni. Il ministro dell'Interno le accoglie rinnovando «l'apprezzamento per la sensibilità e il senso di responsabilità del gesto». Il nome del suo successore, salvo sorprese, c'è già ed è un prefetto del dipartimento Ps molto stimato da tutti per le sue doti umane e professionali.

È probabile che già al prossimo Consiglio dei ministri, al massimo in quello successivo, Annamaria Cancellieri ponga la decisione dell'avvicendamento del numero due della Polizia di Stato. Poi si vedrà se il sistema ritroverà la tenuta, visto che la pubblicazione del dossier del "corvo" contro Izzo e il suo ex collega Giuseppe Maddalena ha travolto non solo il vicario ma anche il capo della Polizia, Antonio Manganelli, e il ministro Cancellieri.

L'aria da giorni al Viminale si è fatta molto pesante e c'è tanta amarezza.
Dopo averlo difeso all'inizio la dichiarazione di Manganelli «non sono un imbroglione» è apparsa ad alcuni osservatori un modo per prendere le distanze da Izzo. Eppure i due prefetti lavorano da almeno cinque anni a poche stanze l'uno dall'altro al secondo piano del Viminale. Manganelli succede a Gianni De Gennaro al vertice della Polizia il 25 giugno 2007 e Izzo ad agosto diventa capo della segreteria del dipartimento Ps.

E dal 22 febbraio 2008 è promosso vicario. Ora, una volta dimessosi dall'incarico, resta da vedere quale sarà la sua sorte, visto che andrà in congedo il 6 aprile 2014. Sempre che non lasci prima, avendo già maturato gli anni contributivi. Certo è che il prefetto si sta difendendo con orgoglio tenace, quasi ostinato: «Se una ignominiosa lettera anonima, non verificata, che può essere redatta a carico di chiunque e con qualsiasi contenuto, può formare oggetto di tali diffamanti campagne di stampa - scriveva - vuol dire che la polizia è in pericolo, che il mio paese è in pericolo ed io, in queste condizioni non posso più essere utile».

C'è di più: le dichiarazioni fioccano, le indiscrezioni di vecchi e nuovi corvi volteggiano minacciose. E' un gioco al massacro dove le palate di fango si scaraventano contro un'istituzione che riguarda non solo oltre 100mila poliziotti ma soprattutto il cuore pulsante del Viminale, autorità nazionale di pubblica sicurezza. Il rischio, ancora non del tutto scongiurato, è che la situazione precipiti e finisca in una spirale senza controllo di accuse, controaccuse, responsabilità che si scaricano o si rimpallano.

Un'implosione che la Polizia di Stato, il ministero dell'Interno, l'intero sistema pubblico non si possono permettere. Tocca ad Annamaria Cancellieri ricucire, rinsaldare e ricompattare un'istituzione che deve essere «una casa di vetro», come lei ha sottolineato, ma anche priva di scalfitture o, peggio, incrinature e crepe che oggi, invece, appaiono numerose.
Resta poi la variabile indipendente dei pericoli giudiziari. La procura di Roma, che ha ricevuto il dossier anonimo dalla Cancellieri a fine luglio, e quella di Napoli, dove Izzo è indagato in un'inchiesta di quasi tre anni, mostrano tempi lunghi.

Con una nota la procura romana ieri ha detto - ma è ovvio - che gli anonimi non sono una prova. La procura campana ha garantito «piena collaborazione» con quella della capitale e ha escluso che il dossier del "corvo" influenzi l'indagine sull'appalto del Cen di Napoli. A prendere alla lettera queste dichiarazioni, è tutto tranquillo. Ma è una conclusione da non considerare affatto scontata. Lo sanno anche i diretti interessati.

 

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