merkel volkswagen

PURE IN GERMANIA SI LITIGA TRA GOVERNO E REGIONI PER LE RIAPERTURE - IL PRIMO PRESIDENTE DI LAND A VOLER FARLA FINITA CON QUALUNQUE REGOLA RESTRITTIVA NON È STATO UN TURBO-LIBERISTA, MA L'UNICO DELLA LINKE - PAESE IN RECESSIONE, BOTTA SU VOLKSWAGEN E 9 MILIARDI PER TENERE IN PIEDI LUFTHANSA. MA LA MERKEL HA POTUTO SCHIERARE 1.100 MILIARDI CHE LE AVANZAVANO E GLI ECONOMISTI DI GOVERNO SONO OTTIMISTI

Pierluigi Mennitti per www.startmag.it

 

È curioso che, in Germania, il primo presidente di regione a voler farla finita con qualsiasi regola restrittiva per il coronavirus non sia un turbo-liberista ansioso di rimettere in marcia economia e affari, ma l’unico Ministerpräsident della Linke, il partito erede della vecchia tradizione comunista.

 

angela merkel volkswagen

Bodo Ramelow vuole che la sua Turingia si metta alle spalle gran parte delle costrizioni fin qui adottate per contenere i contagi, a partire dal distanziamento sociale per finire all’obbligo di indossare mascherine, a partire dal 6 giugno. Si deve passare dalle prescrizioni alla responsabilizzazione dei cittadini, ha detto Ramelow, che in settimana affiderà al parlamento regionale un piano che prevede in cambio dell’abolizione delle regole restrittive per l’intera regione l’adozione di un pacchetto di misure che preveda interventi locali in caso di nuovi focolai.

 

L’azione unilaterale della Turingia costituirebbe un nuovo strappo per il faticoso tentativo di mantenere un indirizzo il più possibile unitario tra i Länder nelle misure di contrasto del contagio. Infatti non sono mancate le critiche, sia da parte delle autorità sanitarie e da politici nazionali, che da alcuni presidenti di altre regioni, come la confinante Baviera, che giudica pericolosa la fuga in avanti di Ramelow. Ma anche sostegno e voglia di emulazione, come ha mostrato il presidente conservatore della Sassonia, che ha dichiarato esplicitamente di volersi accodare alla “rossa” Turingia. Il conflitto federalista si è dunque riaperto in maniera eclatante, ammesso che fosse mai stato sopito.

bodo ramelow 1

 

CONTAGI SOTTO CONTROLLO MA SCOPPIANO FOCOLAI

L’andamento dei contagi in Germania continua ad essere sotto controllo e in discesa. Il Koch Institut ha comunicato ieri 289 nuove infezioni e 10 morti, per un totale rispettivamente di 178.570 contagi e 8.257 decessi dall’inizio della pandemia. Al momento, in tutta la Germania, si contano 9.100 casi attivi. Il famoso tasso di contagio che l’istituto fornisce ormai su base settimanale è leggermente salito da 0,89 a 0,94. Ma fanno notizia alcuni nuovi casi eclatanti, legati all’alleggerimento delle misure restrittive. Come quello scoppiato a Francoforte, dove 107 fedeli si sono contagiati durante una messa in una chiesa della comunità battista. O in Bassa Sassonia, dove la festa per la riapertura di un ristorante nella cittadina di Leer è costato il contagio a 18 persone e una nuova quarantena a 118.

 

bodo ramelow 4

Restano in allarme rosso alcuni ambienti sensibili: i macelli (un nuovo focolaio è scoppiato questa volta in Olanda, vicino al confine con la Germania), le case di riposo e, da ultimo, i centri di accoglienza dei rifugiati, dove molti lamentano la difficoltà di poter rispettare le norme igieniche di base e quelle sulla distanza.

 

RIAPRONO GLI ALBERGHI

Ma nel processo di allentamento delle restrizioni le iniziative autonome dei vari Länder sono ormai la regola. A Berlino, in Brandeburgo e nel Meclenburgo riaprono da questa settimana alberghi e ostelli, seppure con l’obbligo di osservare rigide misure precauzionali di igiene. L’economia della capitale in particolare è molto dipendente dall’industria del turismo. La riapertura di negozi e ristoranti nei giorni precedenti non ha prodotto quella boccata d’ossigeno che gli stessi esercenti si auguravano: senza turisti si muove poco in città. Lo stesso vale per le regioni costiere del nord, sul Baltico e sul Mare del Nord, la cui attività è concentrata soprattutto nei mesi estivi: le limitazioni all’accoglienza restano un ostacolo, ma gli operatori del settore turistico sperano almeno di contenere i danni.

cinesi costruiscono volkswagen 2

 

Come in altre nazioni europee si punta molto sul turismo interno: nonostante i tentativi di aprire corridoi e allentare le restrizioni per i viaggi internazionali, molti osservatori ritengono che i movimenti resteranno ridotti. Il ministro dell’Economia Peter Altmaier si è però detto fiducioso che alla fine i tedeschi non saranno costretti a trascorrere le vacanze estive solo in Germania, a patto che ovunque vengano adottate misure di sicurezza comne la distanza e le norme igieniche per evitare la ripresa dei contagi.

 

PIL PRIMO TRIMESTRE -2,2%, GERMANIA IN RECESSIONE

A prendere sempre più spazio nel dibattito pubblico è però la conseguente crisi economica, i cui numeri iniziano a farsi visibili. L’ufficio statistico federale ha confermato le stime di un calo del Pil del 2,2% nel primo trimestre di quest’anno rispetto agli ultimi tre mesi del 2019, quando il dato era stato -0,1%: la Germania è ufficialmente in recessione. Il calo rispetto allo stesso trimestre dello scorso anno è di 1,9%. Le misure restrittive adottate da marzo, mese in cui il virus si è diffuso in Europa, hanno quasi paralizzato l’economia: produzione al rallentatore, crollo delle esportazioni e paralisi dei consumi. Sempre secondo i dati dell’ufficio federale, si tratta del calo più vistoso dal 2009, l’anno della crisi finanziaria globale.

 

DA SAGGI E IFO PRIMI SEGNALI DI OTTIMISMO

Gli economisti consiglieri del governo (i cosiddetti saggi dell’economia) elaboreranno fra un mese le loro stime sul Pil del 2020. La lenta ripresa innescatasi da maggio lascia sperare che il calo previsto possa non essere troppo più alto di quel -5,5% stimato qualche settimana fa. C’è tuttavia un leggero ottimismo fra i saggi che la stima del calo possa restare a una cifra (esperti di Deutsche Bank avevano azzardato in un loro rapporto anche un crollo del 14%), giacché a loro dire il vasto programma di aiuti varato dal governo sta mostrando i suoi effetti.

lufthansa

 

Anche l’Ifo di Monaco torna a fornire qualche numero positivo. L’indice del clima delle imprese, uno dei principali indicatori del morale degli imprenditori, è in leggera ripresa dopo il tonfo più pesante di tutti i tempi registrato ad aprile, e in un mese è salito da 74,2 a 79,5 punti. L’umore degli imprenditori si è un po’ ripreso, ha detto il presidente dell’Ifo Clemens Fuest, almeno per quel che riguarda lo sguardo al futuro. C’è una forte discrepanza fra la valutazione che essi fanno dello stato presente, addirittura peggiorato rispetto ad aprile, e quella sulle prospettive, che oggi appaiono meno cupe. Non tanto nell’industria, quanto nei servizi e nel commercio, dove le prime misure di alleggerimento lasciano sperare in una ripresa delle attività.

 

CONSUMATORI MOLTO PRUDENTI

Per ora tuttavia dal fronte del consumo non ci sono notizie incoraggianti. Uno studio dell’istituto di ricerca di mercato GfK prevede che la voglia di shopping dei tedeschi resterà a lungo piuttosto compressa. C’è preoccupazione per il lavoro e i salari, per molti lavoratori gli aiuti del governo non potranno durare a lungo, per larghi settori del precariato o del lavoro autonomo le prospettive sono anche peggiori. La maggioranza degli interpellati dal sondaggio di GfK ha confessato di aver prorogato acquisti importanti, molti di loro hanno già messo in conto di rinunciare ai viaggi nelle prossime ferie.

 

angela merkel con aereo lufthansa in mano

LUFTHANSA, L’AUTO E LA MAZZATA SU VOLKSWAGEN

Sul fronte industriale le notizie driguardano un prolungamento di tempi per l’accordo governo-Lufthansa sul piano di salvataggio di 9 miliardi di euro, dovuto alla revisione di alcuni aspetti del pacchetto voluta da Bruxelles. Ma si è comunque in dirittura d’arrivo. Tempi più lunghi per gli aiuti al settore automobilistico. Uno dei punti controversi è sempre l’ipotesi di bonus e incentivi per l’acquisto di nuove auto, che il gruppo dei saggi sconsiglia e che invece le case costruttrici vorrebbero. Secondo indiscrezioni di stampa, il governo sarebbe propenso a concederlo, ma i partiti di opposizione (soprattutto i verdi) vorrebbero condizionarlo all’acquisto di auto ecologiche. Se ne discuterà ancora.

 

Nel frattempo, con una sentenza nell’ambito del dieselgate, la Cassazione ha condannato Volkswagen al risarcimento ai clienti che intendessero restituire la propria auto dotata dei software illegali con i quali venivano truccati i dati delle emissioni. Gli importi dipenderanno dai chilometri percorsi.

 

La sentenza costituisce un precedente per tutti i possessori delle auto coinvolte che hanno fatto causa all’industria di Wolfsburg: secondo la Süddeutsche Zeitung sono ancora 60 mila le cause pendenti. E altre ancora riguardano altre case automobilistiche coinvolte in misura minore, come Daimler, conclude il quotidiano di Monaco. Dunque una sentenza che aggrava la situazione di un settore decisivo dell’economia tedesca, già alle prese con sfide di trasformazione epocale e infine colpito in maniera pesante dalle conseguenze della pandemia.

Ultimi Dagoreport

beatrice venezi andrea ruggieri nicola porro

DAGOREPORT! – A GRANDE RICHIESTA RIPROPONIAMO IL BECERO E VOLGARE DISCORSETTO DEL PARRUCCHINATO ANDREA RUGGIERI PER INTRODURRE UNA “LECTIO MAGISTRALIS” DI BEATRICE VENEZI, A UNA MANIFESTAZIONE DI QUELL’ALTRO MAÎTRE-À-PENSER DI NICOLA PORRO – IL RAFFINATISSIMO RUGGIERI DEFINISCE LA “BACCHETTA NERA” “UNA FIGA BESTIALE” E SOSTIENE CHE “IN QUESTA NAZIONE DI CAGACAZZI SI TROVA A DOVER ESSERE VALUTATA IN UN CURRICULUM ECCELLENTE DA QUATTRO PIPPE CHE DECRETANO CHE BEATRICE VENEZI È IN REALTÀ UNA SEGA COLOSSALE” – IL NIPOTE DI BRUNO VESPA ARRIVA A DIRE CHE “IN QUESTO PAESE FONDATO ORMAI SU PENSIERINI DA QUINTA ELEMENTARE, TUTTO QUELLO CHE NON È DI SINISTRA È AUTOMATICAMENTE FASCISTA” – DI PIÙ INDECENTE DI QUESTO SPROLOQUIO C’È SOLTANTO CHE SUBITO DOPO, SALGA SUL PALCO AD ABBRACCIARNE L’AUTORE LA DIRETTA INTERESSATA. EVIDENTEMENTE, VENEZI È D’ACCORDO SUL FATTO CHE I PROFESSORI, CHE VORREBBE A TUTTI I COSTI DIRIGERE, SIANO “QUATTRO PIPPE”. CI SI CHIEDE ALLORA PERCHÉ ABBIA MOSSO MARI E MONTI PER OTTENERE QUEL PODIO – VIDEO

donald trump va in pezzi

DAGOREPORT - COSA HA SPINTO TRUMP AD “ANNULLARE” LA PARTECIPAZIONE DEL SUO VICE PRESIDENTE JD VANCE ALLA CONFERENZA SULLA SICUREZZA, MANDANDO A MONACO IL MASSIMO AVVERSARIO DEL MOVIMENTO MAGA, IL SEGRETARIO DI STATO MARCO RUBIO, “COLOMBA” DEI REPUBBLICANI? - I FATTI E I FATTACCI INANELLATI DURANTE L’ULTIMO ANNO DAL TRUMPISMO SONO ARRIVATI AL PETTINE. DAL DAZISMO GLOBALE CHE HA TRAFITTO LE TASCHE DEI CONSUMATORI AMERICANI AL PIANO DI DEPORTARE I PALESTINESI TRASFORMANDO GAZA IN UN “RESORT”, DAL DELIRIO DI COMPRARE LA GROENLANDIA AL PESTAGGIO DEL PRESIDENTE UCRAINO ZELENSKY, DALLE TRATTATIVE-FARSA CON PUTIN ALLA ROTTURA CON LA GRAN BRETAGNA, DALL'UNIONE EUROPEA "SCROCCONA" E ''PARASSITA'' ALLA SEPOLTURA DELLA NATO E DELL'ONU, GLI STATI UNITI INCOMINCIANO AD ESSERE PERCEPITI COME LA PRINCIPALE MINACCIA ALL'ORDINE GLOBALE, BEN PRIMA DELLA CINA – A NOVEMBRE LE ELEZIONI DI MIDTERM PREVEDONO TEMPI CUPI PER TRUMP…

alberto arbasino fratelli d italia moravia bassani agosti

DAGOREPORT ARBASINIANO – A PROPOSITO DELL’EGEMONIA CULTURALE DELLA SINISTRA: COME FU MASSACRATO NEL 1963 IL CAPOLAVORO DI ALBERTO ARBASINO, “FRATELLI D’ITALIA” (ORA RIPUBBLICATO CON BELLA POSTFAZIONE DI GIOVANNI AGOSTI) – PER FARLO A PEZZI BASTÒ ALLA MAFIETTA DEI MORAVIA, VITTORINI, MONTALE, LEGGERE QUESTE RIGHE: “LA PENNA SINISTRA VIENE USATA PER PROTESTARE CONTRO GLI STESSI PADRONI DEL VAPORE CHE LA PENNA DESTRA STA BENE ATTENTA A NON DISTURBARE COLLABORANDO IN TUTTA APOLITICITÀ AI LORO FOGLI BENPENSANTI” – UN SISTEMA DI POTERE CHE SOPRAVVIVE IN UNIVERSITÀ, CASE EDITRICI, GIORNALI, SI STRINGE A COORTE CON CONTROFIGURE WOKE EMULI DI MURGIA: I VERONESI, I GENOVESI, I GIORDANO, I LAGIOIA, LE CHIARA VALERIO, LE CHIARA GAMBERALE…

giorgia meloni giustizia referendum magistrati

DAGOREPORT -  ARIANNA MELONI E I CAPOCCIONI DI FRATELLI D’ITALIA POSSONO RIPETERE A PAPPAGALLO CHE IL REFERENDUM SULLA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA "NON È UN VOTO SU GIORGIA", MA MENTONO SAPENDO DI MENTIRE. IL VOTO DEL 23 MARZO SARÀ INEVITABILMENTE UN PLEBISCITO POLITICO SULLA STATISTA DELLA SGARBATELLA - CON LA CRESCENTE RIMONTA DEL "NO", NON BASTA PIU' ATTACCARE I MAGISTRATI (DAGLI SCONTRI DI TORINO AL FATTACCIO DI ROGOREDO), ORA LA MELONI SA CHE NON POTRA' FARE A MENO DI METTERCI LA FACCIA - UNA PERSONALIZZAZIONE CHE FINO A IERI HA TENTATO IN OGNI MODO DI EVITARE RICORDANDOSI CHE FU UNA SCONFITTA REFERENDARIA A TRASCINARE IL GOVERNO DI MATTEONZO RENZI DALL’ALTARE ALLA POLVERE) - MA ORA LA RIMONTA DEL"NO" METTE PAURA E NON PUO' PIU' NASCONDERSI ALZANDO I SOLITI POLVERONI DI PROPAGANDA: SOLO LEI HA LA LEADERSHIP PER TRASCINARE LA GALASSIA DEGLI ASTENUTI A VOTARE ''SI'" (SONDAGGI RISERVATI VALUTANO IL BRAND GIORGIA MELONI 2/3 DEI CONSENSI DI FDI) - MA TUTTI PARTITI SONO APPESI ALL'ESITO DEL REFERENDUM: DALLA RESA DEI CONTI DELLA LEGA CON SALVINI ALLA SFIDA IN FORZA ITALIA TRA TAJANI E I FIGLI DI BERLUSCONI - UNA VITTORIA DEL "NO" POTREBBE INVECE RINGALLUZZIRE UN’OPPOSIZIONE DILANIATA DALL'EGOLATRIA DI ELLY SCHLEIN E GIUSEPPE CONTE, UN DUELLO DI POTERE CHE HA SEMPRE IMPEDITO DI PROPORRE ALL'ELETTORATO UNA VERA ALTERNATIVA AL MELONISMO...

salvini vannacci zaia fedriga fontana

DAGOREPORT – CHE FINE FARA' MATTEO SALVINI? QUANTE CHANCE HA IL SEGRETARIO DELLA LEGA DI SOPRAVVIVERE AL TRADIMENTO DEL FASCIO-GENERALISSIMO VANNACCI? - TUTTI ASPETTANO L’OFFENSIVA DI ATTILIO FONTANA, MASSIMILIANO FEDRIGA E LUCA ZAIA (MA IL REGISTA È MASSIMILIANO ROMEO, POTENTE SEGRETARIO DELLA LEGA LOMBARDA) - LA DECISIONE SULLO SFANCULAMENTO DEL CAPITONE RUOTA, COME IN FORZA ITALIA PER IL CASO TAJANI-BARELLI-GASPARRI, SULL'ESITO DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA DEL 23 MARZO, CHE SI È TRASFORMATO, COM'ERA INEVITABILE, IN UN VOTO POLITICO SULL'ARMATA BRANCA-MELONI - SE DALLE URNE USCISSE LA VITTORIA DEL "SÌ", SALVINI RESTERÀ AL SUO POSTO E AL TRIO FEDRIGA-FONTANA-ZAIA NON RESTERÀ ALTRO CHE PROVARE A FAR RINSAVIRE L’EX “TRUCE DEL PAPEETE” E RIPOSIZIONARE IL PARTITO SUI BINARI DEL PRAGMATISMO NORDISTA. BASTA CON LA LEGA NAZIONALE: CHISSENEFREGA DEL PONTE SULLO STRETTO, PIÙ FEDERALISMO E PADANIA. VICEVERSA, PER MATTEO SALVINI SCOCCHEREBBE L'ORA FATALE DEL DE PROFUNDIS...

francesco lollobrigida vino

DAGOREPORT - UNO DEI MISTERI PIÙ INDECIFRABILI DELLE CRONACHE POLITICHE DEGLI ULTIMI GIORNI HA UN NOME, UN COGNOME E UN "RAFFORZINO" IN TESTA: FRANCESCO LOLLOBRIGIDA. L’EX COGNATO D’ITALIA, È TORNATO IN PISTA AL TAVOLO DELLE NOMINE, E MOLTI OSSERVATORI POLITICI SONO RIMASTI SGOMENTI. È PROPRIO “LOLLO”, CHE ERA STATO RELEGATO A MACCHIETTA DI SE STESSO DALLE SORELLE MELONI? QUELLO DELLA “SOSTITUZIONE ETNICA”, DI “GESÙ CHE MOLTIPLICA IL VINO” E CHE FA FERMARE IL FRECCIAROSSA A CIAMPINO? GAFFE A PARTE, LO “STALLONE DI SUBIACO” HA UNA COSA CHE ARIANNA, DONZELLI E RAMPELLI SI SOGNANO: I VOTI – I RAPPORTI CON LA COLDIRETTI E GLI ANNI DI “GAVETTA” TRA VIA DELLA SCROFA E MONTECITORIO