vladimir putin - lada vesta - 2015

PUTIN FA IL BULLO CON I SUPER MISSILI...MA DALLE FABBRICHE RUSSE ESCONO AUTO SENZA POGGIATESTA NÉ ARIA CONDIZIONATA – GLI OPERAI DELL’IMPIANTO DI AVTOVAZ, LA LEGGENDARIA FABBRICA DI TOGLIATTI COSTRUITA A SUO TEMPO DALLA FIAT, LAVORANO  E VENGONO IMPIEGATI NELLE PULIZIE DEGLI STABILIMENTI. LE VENDITE SONO CROLLATE DEL 25%, E 9 AUTO SU 10 VENDUTE NEL PAESE SONO CINESI – PER LA PRIMA VOLTA DALL’INIZIO DELLA GUERRA, FRENA ANCHE L’INDUSTRIA BELLICA: A SETTEMBRE È SCESA DELL’1,6%, NONOSTANTE I MEGA RAZZI ANNUNCIATI DALLO “ZAR”

 

Estratto dell’articolo di Anna Zafesova per "la Stampa"

 

vladimir putin

«Abbiamo iniziato a considerare le offerte dei potenziali acquirenti»: con un secco annuncio sul proprio sito, la compagnia petrolifera russa Lukoil ha mandato giù le sue quotazioni alla Borsa di Mosca.

 

Le sanzioni introdotte da Donald Trump a causa del «rifiuto del presidente Putin di finire questa guerra insensata» - come recita il comunicato del segretario al Tesoro americano – possono venire bollate come insignificanti dai portavoce del Cremlino, ma i diretti interessati le hanno prese molto sul serio. La Lukoil è il secondo produttore russo: insieme al colosso statale Rosneft è responsabile di più della metà del greggio nazionale, il 3% dell'estrazione mondiale.

 

auto lada costruita ad avtovaz

Ora, parte di questo impero viene messo in vendita, tra giacimenti dall'Iraq al Venezuela, raffinerie in Bulgaria e Romania e distributori di benzina in giro per il mondo, per un totale di quasi un terzo dei ricavi della società, secondo il Moscow Times.

 

A Mosca ci si chiede se sia una operazione di copertura, che benefici acquirenti di comodo per evitare le sanzioni.

 

Una quota della società è in mano allo Stato russo, e difficilmente può mettere in vendita i suoi attivi esteri – l'inaugurazione delle stazioni di rifornimento negli Usa era stata molto sbandierata a suo tempo come un grande successo – senza il consenso del Cremlino.

 

[…] Che le casse dello Stato russo stiano mostrando il fondo lo si capisce anche dalla decisione della Duma di aumentare al 22% l'Iva, nonostante il rischio già elevato di inflazione. «L'economia russa è sulla soglia del collasso industriale», annunciava ieri la Nezavisimaya Gazeta, citando un rapporto del Centro di analisi macroeconomica, che valuta la situazione a metà tra «stagnazione e declino».

lada impianto avtovaz

 

Il Comitato per la statistica russo ha reso noti i dati della crescita industriale a settembre: 0,3%, una riduzione di ben 20 volte rispetto al boom dell'anno scorso. Gli esperti dell'Istituto dei pronostici economici dell'Accademia delle scienze lanciano l'allarme: 18 settori su 24 dell'industria di trasformazione – in altre parole, l'80% del made in Russia – mostrano un segno "meno".

 

Dietro ai numeri ci sono situazioni reali che parlano di disastri. L'Avtovaz – la leggendaria fabbrica di Togliatti costruita a suo tempo dalla Fiat per dare ai sovietici una automobile "popolare" - ha appena prorogato la settimana di quattro giorni lavorativi fino all'anno prossimo.

 

vladimir putin xi jinping

Per evitare i licenziamenti, gli operai qualificati vengono impiegati nelle pulizie degli stabilimenti, con una integrazione di circa 150 euro per 32 ore in cui spazzano segatura e raccolgono residui di vernici. Nonostante i marchi occidentali, coreani e giapponesi si siano ritirati dal mercato dopo l'invasione dell'Ucraina, il maggior produttore nazionale non è riuscito a cogliere l'occasione: le vendite sono crollate di un ulteriore 25%, e oggi 9 auto su 10 vendute in Russia sono cinesi.

 

Le sanzioni hanno reso le Lada ancora meno concorrenziali di prima: l'ultimo modello non monta nemmeno i poggiatesta, per non parlare di aria condizionata o servosterzo, e i social sono pieni di meme che ironizzano sull'inevitabile avvento dell'auto a pedali, dagli indubbi vantaggi ambientali.

 

auto lada costruita ad avtovaz

La crisi dell'Avtovaz – finita sotto sanzioni europee – è in realtà soltanto la punta di un iceberg. La settimana di quattro giorni viene infatti applicata ormai in tutti i big industriali russi, come la fabbrica di automobili Gaz e quella dei camion pesanti Kamaz, e nella holding Tsemoros, maggior produttore nazionale di cemento, colpito dalla crisi dell'edilizia.

 

Si timbra il cartellino solo quattro volte anche nelle officine del più grande produttore di titanio mondiale, Avisma, mentre le ferrovie dello Stato stanno costringendo i dipendenti a prendere tre giorni di ferie ogni mese, e il presidente Oleg Belozyorov ha ordinato di preparare un piano di «riduzione del personale».

 

I giganti del carbone hanno licenziato quasi 20 mila dipendenti soltanto dall'inizio dell'anno, e nonostante questo un terzo delle miniere russe rischia la bancarotta […]. Anche il monopolista bancario Sberbank ha avviato i licenziamenti, insieme al colosso del metano Gazprom.

 

Vladimir Putin nella fabbrica di Uralvagonzavod

Ma soprattutto a mostrare segni di improvviso rallentamento sono le fabbriche militari, che avevano trainato l'economia di guerra fino a pochi mesi fa. La produzione di "prodotti metallici", eufemismo onnicomprensivo per l'industria bellica, a settembre è arrivata a meno 1,6%, dopo essere cresciuta di un terzo nel 2024, mentre quella degli "altri mezzi di trasporto" (cioè militari) è aumentata soltanto del 6%, e anche l'Uralvagonzavod, la fabbrica di vagoni ferroviari e carri armati particolarmente amata da Vladimir Putin, ora lavora soltanto quattro giorni su sette. E per i dismessi dalle fabbriche non c'è più nemmeno l'opzione di guadagnare andando in Donbas: diverse regioni russe stanno riducendo drasticamente i premi per chi si arruola al fronte.

Avtovaz putin trump missili nuclearivladimir putin al forum economico orientale 2auto lada

Ultimi Dagoreport

netanyahu bin salman donald trump ghalibaf iran xi jinping

DAGOREPORT – TRUMP HA DETTO UNA MEZZA VERITÀ NEL SOLITO MARE DI STRONZATE: UN NEGOZIATO CON L’IRAN C’È ED È BEN AVVIATO. IL GUAIO È CHE DOVEVA RIMANERE SEGRETO, COME SEMPRE QUANDO CI SONO TRATTATIVE COSÌ DELICATE – IL RUOLO DEL MEDIATORE SPETTA AL PAKISTAN, POTENZA NUCLEARE IN OTTIMI RAPPORTI CON L’ARABIA SAUDITA DI BIN SALMAN (CHE VUOLE ANNIENTARE IL REGIME IRANIANO) – IL TYCOON È PRONTO A SPEDIRE IL VICE JD VANCE: SAREBBE UN MESSAGGIO ALLA BASE CONTRARIA ALLA GUERRA (VANCE È UN’ISOLAZIONISTA) – NETANYAHU HA ABBASSATO LE PENNE DOPO CHE I MISSILI BALISTICI DEGLI AYATOLLAH HANNO BUCATO L’IRON DOME E SONO ARRIVATI A UN PASSO DALL’IMPIANTO NUCLEARE DI DIMONA, SU INDICAZIONE DELL’INTELLIGENCE CINESE …

putin trump orban zelensky droni ucraina

DAGOREPORT – IL MONDO È CONCENTRATO SULLE BOMBE DI TRUMP E NETANYAHU IN IRAN E SI È DIMENTICATO DEI POVERI UCRAINI: IERI PUTIN HA LANCIATO MILLE DRONI SU TUTTO IL PAESE, GLI USA CONTINUANO CON IL LORO PRESSING SU KIEV PER LA RESA E IL PRESTITO DA 90 MILIARDI DALL'UNIONE EUROPEA È BLOCCATO PER IL VETO DI ORBAN (IL 12 APRILE SI VOTA A BUDAPEST E FINO A QUEL GIORNO NON SE NE PARLA) – ZELENSKY SI SBATTE COME UN MOULINEX PER FAR CAPIRE AL TYCOON CHE IL FRONTE È UNICO (RUSSIA E IRAN SONO ALLEATI) MA QUELLO NON CI SENTE – L’ESERCITO UCRAINO IN QUATTRO ANNI DI GUERRA È DIVENTATO UNO DEI PIÙ AVANZATI AL MONDO: È L’UNICO CHE SA COME ABBATTERE I DRONI IRANIANI, E STA ADDESTRANDO I PAESI DEL GOLFO...

giorgia meloni tajani nordio salvini delmastro bartolozzi conte schlein santanche la russa

DAGOREPORT - LA CADUTA DEI MELONI NEL VOTO (A PERDERE) - DOPO UNA SCONFITTA, PER UN LEADER SI APRONO DUE STRADE: O SI DIMETTE O RAFFORZA LA SUA LEADERSHIP - MELONI HA SCELTO DI RESTARE INCOLLATA ALLA POLTRONA DI PALAZZO CHIGI, MA ANZICHÉ GUARDARSI ALLO SPECCHIO E AMMETTERE L’ARROGANTE BULIMIA DI POTERE DOMESTICO E IL VASSALLAGGIO ESTERO-TRUMPIANO, HA DECISO DI FAR PIAZZA PULITA DEGLI INDAGATI BARTOLOZZI, DELMASTRO, SANTANCHE’ - E METTENDO AL MURO LA PANTERATA MINISTRA DEL TURISMO, IL BERSAGLIO NON PUÒ ESCLUDERE IL VOLTO MEFISTOFELICO DEL CO-FONDATORE DI FRATELLI D’ITALIA, NONCHE' BOSS DELLA PRIMA REGIONE ITALIANA PER PIL, IL SICULO-LOMBARDO LA RUSSA (CHI SCEGLIERÀ NEL ’27 IL CANDIDATO A SINDACO DI MILANO, ‘GNAZIO O GIORGIA?) - AL TEMPO STESSO, IL VOTO DI LUNEDÌ FA RIALZARE LA CRESTA AI DUE GALLETTI DEL “CAMPOLARGO”, SCHLEIN E CONTE, CHE S’ILLUDONO CHE I “NO” INCASSATI AL REFERENDUM SI POSSANO TRASFERIRE IN BLOCCO SUL CENTROSINISTRA - MA IL DRAMMA È UN ALTRO: 'STA ELLY CON ESKIMO È IN POSSESSO DELLE CAPACITÀ DI FARE LA PREMIER? E COME VIENE PERCEPITA DALL’OPINIONE PUBBLICA UNA CHE GRIDA SLOGAN CICLOSTILATI NEGLI ANNI ’70 INVECE DI PROPORRE L’IDEA DI UN “PAESE NORMALE”?

piperno stefanelli sala

DAGOREPORT: L’IRAN E LE ANIME BELLE DELLA SINISTRA - UN TEMPO C’ERANO I GRANDI MAÎTRE À PENSER FILOARABI E PRO RIVOLUZIONE ISLAMICA. CINQUANT’ANNI DOPO ABBIAMO LE VARIE ALESSIA PIPERNO, CECILIA SALA, BARBARA STEFANELLI CHE CI INONDANO SU “CORRIERE” E “FOGLIO” DI ARTICOLI, LIBRI, POST E PODCAST SULLE RIVOLUZIONARIE RAGAZZE IRANIANE OPPRESSE DAL VELO E DAL REGIME, PRONTE ALLA RIVOLUZIONE…  SCOPPIA LA GUERRA E IN PIAZZA, A TEHERAN, CI SONO SOLO DONNE VELATE CHE INNEGGIANO AI GUARDIANI DELLA RIVOLUZIONE, BRUCIANO BANDIERE USA E DI ISRAELE E INNEGGIANO AI MARTIRI DELL’ISLAM - MA LE RAGAZZE IRANIANE DOVE SONO?

edmondo cirielli marta schifone gennaro sangiuliano

DAGOREPORT – LA PIU’ GRANDE BATOSTA PER FRATELLI D’ITALIA AL REFERENDUM E’ ARRIVATA IN CAMPANIA, DOVE IL “NO” E’ ARRIVATO AL 65,2% - UNA REGIONE NON “ROSSA” (IL CENTRODESTRA HA VINTO CON RASTRELLI E CALDORO) DOVE SPADRONEGGIANO EDMONDO CIRIELLI E GENNARO SANGIULIANO – I DUE, CONSIDERATI INTOCCABILI NONOSTANTE LE SCARSE PERFORMANCE ELETTORALI, FANNO GIRARE I CABASISI ALLA DESTRA NAPOLETANA CHE LI VEDE COME CORPI ESTRANEI (E INFATTI NON VA A VOTARE) – AI DUE SI E’ AGGIUNTA MARTA SCHIFONE, CARA AD ARIANNA MELONI, DIVENUTA COMMISSARIO PROVINCIALE DEL PARTITO...