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QUANDO UN FILM ANTICIPA LA REALTA’ – “CASABLANCA” DIVENNE “CULT MOVIE” PER VOLERE DELLA CASA BIANCA: ERA UNO STRUMENTO DELLA PROPAGANDA AMERICANA CONTRO IL NAZISMO – GLI ATTORI ERANO TUTTI PROFUGHI E DURANTE LE RIPRESE DELLA SCENA DELLA “MARSIGLIESE” PIANSERO TUTTI 

 

Roberto Brunelli per la Repubblica

 

BOGART CASABLANCA

Non tutte le feste di capodanno sono uguali. L' America viveva nella paura di un attacco degli U-Boot nazisti, e quella sera del 1942 alla Casa Bianca apparvero anche Humphrey Bogart e Ingrid Bergman, con il loro carico di dolente passione. Non di persona, certo: il presidente Roosevelt aveva organizzato una proiezione privata di un film che fino ad allora si poteva vedere in un solo cinema a New York City.

 

Quella pellicola s' intitolava Casablanca e avrebbe cambiato la storia, diventando strumento di una strategia nel momento in cui la guerra era sull' orlo di una svolta - che porterà alla sconfitta di Hitler - ma anche crocevia di eventi in cui si mischiano la propaganda e l' industria del sogno hollywoodiano, i destini dei potenti e le speranze di chi cercò di fuggire dal nazi-fascismo, le ambizioni di visionari produttori cinematografici ed il lavorio di un manipolo di sette sceneggiatori che aggiustavano di continuo lo script seguendo la cronaca bellica.

 

Humphrey Bogart Ingrid Bergman - CAsablanca

Casablanca non è mai stata solo una commovente love story tra il titolare di un café américain e una bella ragazza norvegese con la minaccia nazista sullo sfondo. Ma ora è il giornalista tedesco Norbert F. Pötzl - con il libro Casablanca 1943, appena uscito in Germania - a condurci in mezzo all' intreccio sviluppato tra il film-icona di Michael Curtiz e la geopolitica a cavallo tra il 1942 e il 1943.

 

E l' uomo che sta al centro di questa girandola è proprio Roosevelt: mostrare alla Casa Bianca e portare nei cinema d' America il triangolo tra il tormentato Rick, l' appassionata Ilsa e l' eroico capo-partigiano Victor Laszlo faceva parte di un piano che avrà il suo apice nel vertice segreto che si tenne proprio a Casablanca, pochi giorni dopo la proiezione alla Casa Bianca: fu qui che Roosevelt e Churchill decisero come cambiare i destini del conflitto e abbattere il mostro nazista.

 

Norbert F. Pötzl, Casablanca 1943

Qui fu pianificato lo sbarco in Sicilia e furono poste le basi del D-Day in Normandia e qui Roosevelt fece la famosa dichiarazione sulla "resa incondizionata" della Germania come unico possibile esito della guerra. Ma fu anche qui che venne prefigurato, di fronte ad un nervoso De Gaulle, il volto postbellico dell' Europa. È Casablanca il filo rosso che tiene insieme la trama di Roosevelt.

 

Tutto comincia, racconta Pötzl, con la Warner Bros, che da anni sosteneva il presidente nel tentativo di convincere l' America della necessità di entrare in guerra contro Hitler, forzando l' umore non-interventista del Paese («Scommetto che stanno dormendo tutti, ora a New York», dice Rick Blaine al mitico Sam, metafora di un' America chiusa nell' isolazionismo). Ecco che i fratelli Warner sfornano film propagandistici a catena: Confessions of a Nazi- Spy (1939) e Il sergente York (1941), ma sarà "Casablanca" a fare il boom, nonostante nel frattempo l' America fosse davvero entrata in guerra.

 

Norbert F. Potzl autore libro Casablanca 1943

Non solo perché a milioni si identificarono nel destino dei migranti del film in fuga dall' orrore hitleriano, ma perché la pellicola era baciata dal furore degli eventi: la vera Casablanca, fino ad allora in mano ai collaborazionisti di Vichy, era stata liberata dagli Alleati mentre il film era in produzione, tanto da indurre la Warner ad anticiparne drasticamente l' uscita.

Paul Henreid

 

Ma non è solo questo. Senza contare l' ungherese Curtiz e i fratelli Epstein, i gemelli ebrei americani che firmarono con Howard Koch lo script, quasi tutta la troupe di Casablanca era composta da migranti, compresi Paul Henreid (Laszlo), Conrad Veidt (maggiore Strasser), Peter Lorre (il furfante Ugarte), l' inglese Claude Rains (capitano Renault), ovviamente la svedese Ingrid Bergman. Scelta anche questa non casuale, dato che Roosevelt, dice Pötzl, aveva un debole per la principessa norvegese Märtha, a sua volta di origini svedesi.

 

Churchill Roosvelt

Il caso più clamoroso è quello della coppia Marcel Dalio e Madeleine LeBeau, che interpretavano il croupier Emile e la verace Yvonne: esattamente come Rick e Ilsa, avevano dovuto lasciare Parigi con l' avanzata dei tedeschi, per arrivare dopo molte peripezie a Lisbona, da cui riuscirono a imbarcarsi per le Americhe, proprio come i tanti esuli del film, tutti in attesa a Casablanca dopo aver fatto tappa a Marsiglia, per arrivare nella capitale portoghese, da dove prendere un aereo per New York.

 

Ma è nella meravigliosa scena della Marsigliese che la vita dei suoi interpreti si fa tutt' una col destino di Casablanca. Racconta l' attore Dan Seymour che, mentre si girava la sequenza in cui i clienti del Rick' s Café cantano a squarciagola l' inno francese, vide che tutti i suoi colleghi piangevano davvero: «Di colpo mi accorsi che erano tutti profughi».

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