beppe grillo davide casaleggio luigi di maio alessandro di battista

QUANDO GRILLO UCCELLA DIBBA, NEL MIRINO C’È ANCHE IL SUO COMPLICE CASALEGGIO - CONSAPEVOLE CHE SOLO L’ALLEANZA CON IL PD SALVERA' IL MOVIMENTO DALL’ESTINZIONE, UNA VOLTA CAPITO CHE LE MOSSE DI DI BATTISTA E DI CASALEGGIO SONO FINALIZZATE ALLA DESTABILIZZAZIONE DEL GOVERNO, GRILLO LI HA SFANCULATI. ANCHE DEL POLTRONIFICIO DI MAIO BEPPE SI FIDA POCO. GIGGINO NON RIESCE A DIGERIRE IL DELIRIO DI POTERE DI CONTE - DAVIDE CASALEGGIO È DETESTATO NON SOLO DAI PARLAMENTARI MA ANCHE DA CONTE PER LA SUA INVADENZA NELLE ULTIME NOMINE DELLE PARTECIPATE. UN BEL CONFLITTO DI INTERESSI VISTO CHE FA AFFARI CON LE AZIENDE 

Ilario Lombardo per “la Stampa”

mimmo paresi, davide casaleggio, alessandro di battista, virginia raggi

 

Non c’è solo Alessandro Di Battista nell’orizzonte delle ostilità di Beppe Grillo. Da settimane, nel retrobottega del Movimento, si sta consumando un duello tra il comico genovese e Davide Casaleggio. Uno scontro dal quale dipende anche il destino di Giuseppe Conte.

 

Nelle puntate precedenti dell’epopea grillina è stato raccontato su questo giornale quanto ormai sia diffusa l’animosità nei confronti del figlio di Gianroberto, sempre più detestato dai parlamentari, isolato da chi lo incensava, ai margini delle decisioni del governo.

 

beppe grillo davide casaleggio giuseppe conte 2

Deputati e senatori, sotto la regia dei ministri 5 Stelle, vogliono strappargli dalle mani il controllo della piattaforma Rousseau e Giuseppe Conte ha chiesto esplicitamente di tenerlo lontano dalle nomine delle partecipate che ci state nei mesi scorsi. Il premier non si fida, considera incestuoso il rapporto con la Casaleggio Associati che fa affari privati, intessendo rapporti con le aziende.

 

grillo conte casaleggio

Il pressing, andato a vuoto, di Davide su alcune autority e alcuni Cda, è stato il momento che ha segnato la frattura con il governo. Il coronavirus ha fatto il resto: ha depotenziato e spento Rousseau, e rinviato a data da destinarsi il congresso che avrebbe dovuto nominare il futuro capo politico del M5S.

 

mimmo paresi, davide casaleggio, alessandro di battista, virginia raggi, pasquale tridico, giuseppe conte ascoltano di maio

Indebolito su tutti i fronti, Casaleggio jr ha pensato di sfruttare il ritorno in scena di Di Battista. L’asse con lui è stata la classica convergenza di interessi e di delusioni. Entrambi, per motivi differenti, chiedevano un voto immediato sul capo politico. Ed è stato Grillo a fermarli quando ha deciso, forte del ruolo di garante del M5S, di allungare il mandato pro-tempore di Vito Crimi.

 

pauli grillo di maio casaleggio

Prima di farlo si è confrontato e scontrato con Casaleggio minacciando addirittura di tornare a guidare di persona il Movimento. Ancora: Casaleggio voleva votare in piena emergenza sanitaria, e voleva mettere in votazione persino le nomine. Anche qui: Grillo, spronato da Conte e da Crimi, ha bloccato tutto.

beppe grillo davide casaleggio 7

 

In un certo senso, il comico vuole conservare lo status quo e mantenere intatto il ruolo del premier. E per questo è andato su tutte le furie quando Di Battista ha detto in tv che se Conte ambisce alla guida del M5S dovrà candidarsi come tutti. In un progetto alternativo al populismo di destra, dove il M5S è solidamente parte organica del centrosinistra, Conte, agli occhi del fondatore, ne è la guida naturale.

beppe grillo davide casaleggio 5

 

Il premier, da parte sua, dice che una volta finita l’esperienza a Palazzo Chigi tornerà «a fare l’avvocato». Deve dirlo anche per raffreddare il clamore del dibattito nato attorno al suo futuro. Nei suoi piani, al momento, non c’è alcun partito. Vogliono ritagliargli un ruolo nel M5S, «un po’ alla Prodi un po’ alla Berlusconi» dicono. Da federatore, con un occhio sempre anche al Quirinale.

beppe grillo davide casaleggio

 

Sente che il Pd ne teme l’ascesa, se questo vorrà dire pescare nell’elettorato dem. Detto questo, comunque al premier non ha fatto piacere sentirsi dire da Di Battista e da Di Maio che deve iscriversi al più presto nel M5S. «È tutto troppo prematuro – confessa in queste ore ai collaboratori - Se sarà, sarà nel 2022». Prima delle prossime elezioni.

 

Ecco perché anche Grillo, incenerendo Di Battista, ha parlato di tempismo sbagliato. E pensare che esattamente un anno fa, il comico genovese arrivò a proporre a Casaleggio di mettersi alla testa dei grillini.

 

LUIGI DI MAIO A SABAUDIA CON LA FIDANZATA VIRGINIA SABA

La figuraccia europea e la snervante competizione quotidiana con Matteo Salvini aveva ridotto ai minimi la fiducia in Di Maio. I rapporti del comico con Conte si sono intensificati dopo che ad agosto, in piena crisi politica, piombò con un comunicato per silenziare Di Maio e per spingere il M5S all’alleanza con il Pd.

 

Da allora la tesi di Grillo si è rinforzata ogni giorno di più e nei momenti più difficili, ogni volta che le insidie partivano dall’interno del Movimento, il garante si è trasformato nel bodyguard del premier.

 

In questi ultimi due mesi ha passato molto tempo al telefono. Ha sentito varie volte Roberto Fico e Crimi. Si è fatto raccontare cosa stava succedendo anche da altri esponenti di primo piano. E si è convinto che le mosse di Di Battista fossero finalizzate alla destabilizzazione del governo con la complicità di Casaleggio.

 

fico grillo di maio

 Davide vuole subito un capo politico, Grillo ha fatto sapere di essere contrario e di preferire un organo collegiale (da chiamare direttorio, segreteria, ufficio politico, politburo, si vedrà). Davide non vuole derogare alla regola che vieta il terzo mandato, Grillo invece non è così sfavorevole all’ipotesi di superarla.

 

conte di maio

 Anche di Di Maio il comico si fida poco. Crede che pure il ministro degli Esteri stia in qualche modo insidiando Conte. E attende le sue mosse. Ieri, nel pieno della bufera, l’ex capo politico ha trovato riparo negli equilibrismi de mediatore. Ha fatto appello all’unità ma ha già detto ad alcuni dei suoi fedelissimi di tenersi pronti.

Ultimi Dagoreport

buttafuoco giuli arianna giorgia meloni emanuele merlino elena proietti fazzolari

DAGOREPORT - UTERINO COM'È, GIULI NON HA RETTO ALL'ELEVAZIONE DI BUTTAFUOCO A NUOVO IDOLO DELLA SINISTRA LIBERALE E DELLA DESTRA RADICALE: VUOLE ANCHE LUI DIVENTARE LO ‘’STUPOR MUNDI’’ E PIETRA DELLO SCANDALO. E PER DIMOSTRARE DI ESSERE LIBERO DAL ‘’CENTRO DI SMISTAMENTO DI PALAZZO CHIGI’’, HA SFANCULATO IL SUO “MINISTRO-OMBRA”, IL FAZZO-BOY MERLINO – IL CASO GIULI NON È SOLO L’ENNESIMO ATTO DEL CREPUSCOLO DEL MELONISMO-AFTER-REFERENDUM: È IL RISULTATO DEL FALLIMENTO DI RIMPIAZZARE LA MANCANZA DI UNA CLASSE DIRIGENTE CAPACE CON LA FEDELTÀ DEI CAMERATI, FINO A TOCCARE IL CLIMAX DEL FAMILISMO METTENDO A CAPO DEL PARTITO LA SORELLINA ARIANNA, LA CUI GESTIONE IN VIA DELLA SCROFA HA SGRANATO UN ROSARIO DI DISASTRI, GAFFE, RIPICCHE, NON AZZECCANDO MAI UNA NOMINA (MICHETTI, TAGLIAFERRI, GHIGLIA,  SANGIULIANO, CACCIAMANI, DI FOGGIA, MESSINA, ETC) - FINIRÀ COSI': L'ALESSANDRO MIGNON DELL'EGEMONIA CULTURALE SCRIVERÀ UN ALTRO LIBRO: DOPO “IL PASSO DELLE OCHE”, ‘’IL PASSO DEI CAPPONI’’ (UN POLLAIO DI CUI FA PARTE...)

nigel farage keir starmer elly schlein giuseppe conte

DAGOREPORT – “TAFAZZISMO” BRITISH”! A LONDRA, COME A ROMA, LA SINISTRA È CAPACE SOLO DI DARSI LE MARTELLATE SULLE PALLE: A FAR PROSPERARE QUEL DISTURBATO MENTALE DI FARAGE  È LA SPACCATURA DELLE FORZE “DI SISTEMA”, CHE NON RIESCONO A FARE ASSE E FERMARE I SOVRANISTI “FISH AND CHIPS” - È MORTO E SEPOLTO IL BIPARTITISMO DI IERI E LA FRAMMENTAZIONE È TOTALE, TRA VERDI, LIB-LAB, LABOUR, TORY E CORNUTI DI NUOVO E VECCHIO CONIO – IL CASO MELONI INSEGNA: NEL 2022, LA DUCETTA VINSE SOLO PERCHÉ IL CENTROSINISTRA SI PRESENTÒ DIVISO, PER MERITO DI QUEI GENI DI ENRICO LETTA E DI GIUSEPPE CONTE – APPUNTI PER FRANCIA E GERMANIA, DOVE SI SCALDANO LE PEN E AFD (E L’EUROPA TREMA…)

marina pier silvio berlusconi paolo del debbio giorgia meloni

FLASH – HA FATTO MOLTO RUMORE IL SILENZIO DI MEDIASET SUL CASO DEL DEBBIO: DAL BISCIONE HANNO LASCIATO CHE FOSSE IL CONDUTTORE, CARO A GIORGIA MELONI, A SMENTIRE I RETROSCENA SUL SUO ADDIO A RETE4 – IL MOTIVO? SEMBRA CHE A COLOGNO NON ABBIANO VOLUTO REPLICARE PERCHÉ AVREBBERO DECISO DI TAGLIARE LA TESTA AL TORO. NON ESSENDOCI UN CONTRATTO DA NON RINNOVARE (DEL DEBBIO È UN DIPENDENTE A TEMPO INDETERMINATO), AL MASSIMO C'È DA ATTENDERE LA PENSIONE - E INTANTO BIANCA BERLINGUER NON CI PENSA PROPRIO A SCUSARSI CON CARLO NORDIO PER LE PAROLE DI SIGFRIDO RANUCCI…

putin orban zelensky

DAGOREPORT – A PUTIN È BASTATO PERDERE IL CAVALLO DI TROIA IN UE, VIKTOR ORBAN, PER VEDER CROLLARE OGNI CERTEZZA: L’UCRAINA È NEL MOMENTO MIGLIORE DA QUATTRO ANNI A QUESTA PARTE ED È IN GRADO DI COLPIRE LA RUSSIA QUANDO E COME VUOLE – LA PARATA DIMESSA DEL 9 MAGGIO È LA PROVA CHE “MAD VLAD” VIVE A CHIAPPE STRETTE: CON LO SBLOCCO DEI 90 MILIARDI EUROPEI A KIEV (CHE ORBAN BLOCCAVA) E LA FORMIDABILE INDUSTRIA MILITARE UCRAINA, ORA È LA RUSSIA A ESSERE IN GROSSA DIFFICOLTÀ – IL “TROLLAGGIO” DI ZELENSKY, LA NOMINA FARLOCCA DI SCHROEDER (DIPENDENTE DEL CREMLINO) COME NEGOZIATORE E IL DISIMPEGNO DI TRUMP CHE ORMAI NON È PIÙ DECISIVO: GLI USA FORNISCONO SOLO AIUTI DI INTELLIGENCE, MA POSSONO ESSERE SOSTITUITI DAGLI 007 EUROPEI (SOPRATTUTTO BRITANNICI)

donald trump benjamin netanyahu attacchi iran

DAGOREPORT - IL PIÙ GRANDE OSTACOLO ALLA PACE IN MEDIO ORIENTE È BENJAMIN NETANYAHU -  TRUMP ERA PRONTO A CHIUDERE L’ACCORDO CON L’IRAN: AVEVA DATO IL SUO VIA LIBERA ALL’INVIATO STEVE WITKOFF PER METTERE UNA PAROLA FINE AL NEGOZIATO CON IL REGIME DI TEHERAN. A QUEL PUNTO, S’È MESSO DI TRAVERSO IL SOLITO “BIBI”: “LA GUERRA NON È FINITA, C’È ANCORA L’URANIO DA PORTARE VIA” - IL TYCOON E IL SUO ALLEATO ISRAELIANO HANNO UN “PROBLEMA” ELETTORALE: A OTTOBRE SI VOTA IN ISRAELE E A NOVEMBRE NEGLI USA PER LE MIDTERM. MA GLI OBIETTIVI SONO OPPOSTI: NETANYAHU PER VINCERE HA BISOGNO DELLA GUERRA PERMANENTE, TRUMP DELLA PACE A TUTTI I COSTI