QUANDO IL TUO CUORE SMETTERA’ DI PULSARE, TU CONTINUERAI A TWITTARE (CAZZATE) - SE TI ISCRIVI A “LIVES ON”, IL SITO TRASMETTERÀ I TUOI PENSIERI ANCHE DALL’OLTRETOMBA, SULLA BASE DEI TUOI “GUSTI, PREFERENZE, SINTASSI” - NELLA SILICON VALLEY OGNI PROBLEMA HA LA SUA APP: SE SEI INDECISO LE DECISIONI LE PRENDE “SEESAW” AL POSTO TUO CON IL CROWDSOURCING…

Evgeny Morozov per "La Repubblica"

«Quando il tuo cuore smetterà di pulsare, tu continuerai a twittare» è lo slogan rassicurante che accoglie i visitatori del sito web di LivesOn, un servizio di prossimo lancio che promette di twittare per conto degli utenti anche dopo la loro morte. Analizzando i tweet pregressi il servizio imparerà a conoscere "le tue preferenze, i tuoi gusti, la tua sintassi" così da personalizzare i testi dall'aldilà composti in automatico.

Può essere che LivesOn si riveli poi una presa in giro o che per una qualche ragione faccia cilecca, ma come idea evidenzia quella che è oggi l'ideologia dominante della Silicon Valley: tutto ciò che può essere superato va superato - persino la morte.
Barriere e redini - qualunque cosa imponga limiti artificiali alla condizione umana - viene eliminato con particolare entusiasmo.

La Superhuman, un'altra misteriosa start-up che non stonerebbe in un programma comico, promette, stando alle recenti affermazioni di uno dei suoi fondatori, un servizio non ben specificato che "aiuta a diventare superuomini". Beh, almeno hanno avuto il buon gusto di non chiamarlo Übermensch.

I dibattiti recenti sulle rivoluzioni di Twitter, o sull'impatto di internet sulla cognizione, in genere non si sono soffermati sulla scelta da parte dei guru tecnofili e futuristi della Silicon Valley di mettersi alla ricerca della patch suprema per correggere i maligni bug dell'umanità. Se ci sapranno fare nessuna imperfezione individuale resterà impunita - in teoria la tecnologia renderà obsolete quelle imperfezioni.


Il mese scorso Randi Zuckerberg, ex direttore marketing di Facebook, si è entusiasmato per una applicazione che permette "il crowdsourcing di qualunque vostra decisione". Chiamata Seesaw, altalena, l'app consente di condurre sondaggi istantanei nella cerchia di amici per chiedere consiglio su qualunque cosa: dalla scelta dell'abito da sposa, al tipo di bevanda da ordinare al bar e presto, forse, al candidato da votare alle elezioni.

Seesaw offre un approccio nuovo e interessante al giudizio altrui e all'insuccesso. I rischi di bocciatura sono ridotti al minimo. Sappiamo con largo anticipo quanti "mi piace" totalizzerà su Facebook ogni nostra decisione. Jean-Paul Sartre, il filosofo esistenzialista che celebrò l'angoscia di fronte alla scelta come segno di responsabilità, non trova posto nella Silicon Valley.

Le decisioni, pur contribuendo alla nostra maturità di esseri umani, sono fonte di sofferenza, e di fronte alla scelta tra maturità e minimizzazione del dolore, la Silicon Valley ha optato per quest'ultima - forse a seguito dell'ennesimo sondaggio istantaneo.


Nel suo straordinario saggio Elogio dell'incoerenza, il filosofo polacco Leszek
Kolakowski sostenne che, trovandoci regolarmente davanti a scelte egualmente valide che esigono una dolorosa riflessione etica, essere incoerenti è l'unico modo per evitare di diventare ideologi dottrinari, fedeli ad un algoritmo.

Per Kolakowski, la coerenza assoluta equivale al fanatismo. «La progenie degli esitanti e dei deboli ... di coloro ... che credono nella sincerità ma invece di dire ad un esimio pittore che è un imbrattatele lo elogiano educatamente», scrisse, «questa progenie degli incoerenti resta una delle grandi speranze per la sopravvivenza della razza
umana».


Tutti questi tentativi di alleviare i tormenti dell'esistenza potrebbero sembrare paradisiaci per la Silicon Valley. Ma per il resto di noi saranno un inferno. Sono mossi da un'ideologia invasiva e pericolosa che io chiamo "soluzionismo": una patologia intellettuale che riconosce i problemi come tali in base ad un unico criterio: l'essere "risolvibili" con una soluzione tecnologica bell'e pronta. Così la smemoratezza e l'incoerenza diventano "problemi" semplicemente perché abbiamo gli strumenti per liberarcene - e non perché ne abbiamo soppesato i pro e i contro.


I soluzionisti non si limitano a risolvere i problemi degli individui, sono altrettanto
ansiosi di risolvere i problemi delle istituzioni. Una start-up "civica" come Ruck.us, che aiuta le persone a creare movimenti politici e ad aderirvi, cerca di bypassare il sistema convenzionale dei partiti e consente agli individui di far politica senza alcuna mediazione da parte delle istituzioni, basandosi sull'assunto che la democrazia rappresentativa è servita in passato solo perché i costi della comunicazione erano troppo elevati.

Ora che le tecnologie digitali hanno ridotto i costi della partecipazione, i partiti politici possono seguire la sorte del dodo ed essere sostituiti ad hoc da gruppi online di cittadini impegnati. È arduo difendere l'attuale sistema politico americano ma è ancor più arduo schierarsi a favore del progetto soluzionista per un semplice motivo: la "soluzione"
supportata da internet che viene proposta non ci viene venduta in base ai suoi meriti intrinseci - dei quali ci vien detto ben poco - ma piuttosto sui demeriti del sistema esistente, siano essi faziosità o malcostume.

È vero, il sistema attuale è zeppo di imperfezioni, ma l'imperfezione potrebbe essere il prezzo da pagare per una democrazia semifunzionante. Dopo tutto c'è poca faziosità in Corea del Nord. I soluzionisti sbagliano nel momento in cui danno per scontati i problemi che si propongono di risolvere, invece di studiarli. Brandendo i martelli digitali della Silicon Valley, tutti i problemi iniziano a sembrare chiodi e tutte le soluzioni applicazioni.

Questa tendenza maschera il fatto che non tutti i problemi sono tali e che quelli che si dimostrano veri problemi potrebbero esigere risposte istituzionali di lungo respiro, non rapide soluzioni tecnologiche prodotte negli "hackathon", le maratone informatiche, né video virali per indurre troppo tardi i signori della guerra ugandesi ad arrendersi.


La Silicon Valley, strano a dirsi, ama fregiarsi del suo "soluzionismo". Le sue imprese di maggior successo si modellano come equivalenti digitali di Greenpeace e Human Rights Watch, non di Wal-Mart o della Exxon Mobil. «In futuro», dice Eric Schmidt, Ceo di Google, «la gente passerà meno tempo a cercare di far funzionare la tecnologia... se riusciremo in questo credo saremo in grado di risolvere tutti i problemi del mondo».


Questo umanitarismo digitale punta a generare buona volontà all'esterno e sostiene il morale all'interno. Dopo tutto per salvare il mondo potrebbe valere la pena di pagare come prezzo la distruzione della privacy di ciascuno, mentre una missione ingigantita potrebbe convincere dipendenti giovani e idealisti che non stanno sprecando la vita a ingannare consumatori ingenui inducendoli a cliccare sulle pubblicità di prodotti inutili. La Silicon Valley e Wall Street sono in competizione per lo stesso bacino di talenti e rivendicando il compito di risolvere i problemi del mondo, le società di tecnologia possono offrire qualcosa che Wall Street non può offrire: l'idea di missione sociale.


L'ideologia del soluzionismo è essenziale per contribuire a mantenere l'immagine della Silicon Valley. La stampa tecnologica è ben lieta di enfatizzare qualunque iniziativa soluzionista. "Africa? Ecco la app giusta", titola davvero così il sito web dell'edizione Britannica di Wired.

C'è nessuno che può prestarla alla World Bank, per favore? Ogni volta che le imprese tecnologiche lamentano che il nostro mondo in frantumi va aggiustato, dovremmo immediatamente chiederci: come facciamo a sapere se è rotto esattamente come dice la Silicon Valley? E se i tecnici si sbagliassero e fossero proprio la frustrazione, l'incoerenza , la smemoratezza, forse addirittura la faziosità le caratteristiche che ci consentono
di trasformarci (in dissolvenza) nei complessi attori sociali che siamo?


«Mi auguro che gli ingegneri capiscano che per essere un ingegnere non basta essere ingegnere», scrisse il filosofo spagnolo José Ortega y Gasset nel 1939. Dato il peso politico e culturale della Silicon Valley - dall'istruzione all'editoria, dalla musica ai trasporti - è un consiglio che vale particolarmente la pena di seguire. Chiedete ai vostri amici su Seesaw.

 

LIVESON LIVES ONEvgeny Morozov RANDI ZUCKERBERG MARK ZUCKERBERGVINESEESAW DECISIONHOME PAGE DI FOURSQUARE_silicon Valley

Ultimi Dagoreport

marina berlusconi antonio tajani fulvio martusciello

DAGOREPORT - LA PRESA DI TAJANI SU FORZA ITALIA SI È RIDOTTA DOPO IL SILURAMENTO DEI SUOI "DIOSCURI", BARELLI E GASPARRI. IL PARTITO ORA È IN EBOLLIZIONE: VOGLIONO RIMUOVERE FULVIO MARTUSCIELLO DA CAPOGRUPPO DI FORZA ITALIA A BRUXELLES. AL SUO POSTO, SI FANNO AVANTI LETIZIA MORATTI E MASSIMILIANO SALINI - E IL "MAGGIORDOMO CIOCIARO" DI CASA MELONI, CHE FA? RESTA IN TRINCEA BLOCCANDO LA NOMINA DI FEDERICO FRENI ALLA CONSOB PER FORZARE IL GOVERNO A TROVARE UNA SISTEMAZIONE AL SUO CONSUOCERO BARELLI E ALLA SUA FEDELISSIMA CHIARA TENERINI, LANCIATA CONTRO LA DEBORA BERGAMINI DI MARINA…

borsa italiana dario scannapieco fabrizio testa cdp cassa depositi e prestiti

DAGOREPORT - PERCHE' ALLA BORSA ITALIANA COMANDANO I FRANCESI? – INFURIA LA BATTAGLIA SULLA CONFERMA DI FABRIZIO TESTA ALLA GUIDA DI BORSA ITALIA, IMPOSTA DALLA FRANCESE EURONEXT E CONTESTATA DA CDP (ENTRAMBI AZIONISTI ALL’’8,08%). SECONDO LA CASSA, NON SAREBBE STATO RISPETTATO IL PATTO PARASOCIALE – EPPURE LA CONSOB, NEL SUO “ACCERTAMENTO” SU BORSA ITALIANA DELLO SCORSO NOVEMBRE, ERA STATA CHIARA: HA RILEVATO UNA “RIPETUTA VIOLAZIONE DELLE REGOLE DEL GOVERNO SOCIETARIO”, HA ACCERTATO CHE “TESTA NON HA DATO LA NECESSARIA INFORMATIVA AL CDA DI BORSA ITALIANA SUI PROGETTI O LE MODIFICHE ALLA STRUTTURA COMMISSIONALE”, “MORTIFICANDO IL RUOLO DEL CDA” – L’ASSEMBLEA DEI SOCI DI BORSA ITALIANA È CONVOCATA PER IL 29 APRILE PER RINNOVARE CDA E VERTICI MA LA GUERRA LEGALE POTREBBE ESSERE MOLTO PIU’ LUNGA...

procuratore milano viola procura milano luigi lovaglio - francesco gaetano caltagirone - giancarlo giorgetti - milleri - alberto nagel - philippe donnet mediobanca mps giorgia meloni

DAGOREPORT - SDENG! ANCHE IL ‘’SOVRANISMO BANCARIO’’ È FINITO NEL CESTINO DELLE CAZZATE DELL’ARMATA BRANCA-MELONI – A CANCELLARE IL DISEGNO DEL ‘GRANDE POLO DEL RISPARMIO TRICOLORE', A CAVALLO DI CALTAGIRONE & C., OBIETTIVO GLI 800 MILIARDI DI GENERALI, CI HANNO PENSATO IN TANTI: DALLE PERPLESSITÀ DI BCE ALLA CONTRARIETÀ DEI FONDI INTERNAZIONALI PER LA LEGGE CAPITALI (RIVELATASI UN BOOMERANG PER CALTA CHE L’AVEVA ISPIRATA) - MA IL RIBALTONE NON SAREBBE AVVENUTO SENZA L’ENTRATA IN CAMPO DELLA PROCURA DI MILANO - L’ISCRIZIONE NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI DI CALTA-MILLERI-LOVAGLIO PER PRESUNTO “CONCERTO OCCULTO” SULLA SCALATA DI MEDIOBANCA, IN DUPLEX CON LA BIZZARRA VENDITA “OVERNIGHT” DEL 15% DI MPS DA PARTE DEL TESORO DI GIORGETTI, E' STATO IL PRIMO SEGNALE DI ALLARME PER I GENI DI PALAZZO CHIGI PER I POSSIBILI (E AMARI) STRASCICHI GIUDIZIARI - MA LA GOCCIA CHE HA FATTO INFINE TRABOCCARE IL VASO, SPINGENDO MELONI, DELFIN E BPM AD ABBANDONARE AL SUO DESTINO L’EX ALLEATO CALTARICCONE, È STATA LA VITTORIA DEL “NO” AL REFERENDUM, SENZA LA QUALE L’INCHIESTA DELLA PROCURA DI MILANO CHISSA' IN QUALE CASSETTO SAREBBE FINITA...

giorgia meloni trump viviana mazza netanyahu

DAGOREPORT – PERCHÈ È PIÙ FACILE PARLARE CON L’UOMO PIÙ POTENTE (E DEMENTE) DEL MONDO CHE CON GIORGIA MELONI? - PORRE UNA DOMANDINA ALLA "PONTIERA IMMAGINARIA" DEI DUE MONDI È PRATICAMENTE IMPOSSIBILE, MENTRE CON TRUMP BASTA UNO SQUILLO O UN WHATSAPP E QUELLO…RISPONDE – L'INTERVISTA-SCOOP AL DEMENTE-IN-CAPO, CHE LIQUIDA COME UNA SGUATTERA DEL GUATEMALA LA PREMIER DELLA GARBATELLA, REA DI AVER RESPINTO L'INAUDITO ATTACCO A PAPA LEONE, NON E' FRUTTO DI CHISSA' QUALE STRATEGIA DI COMUNICAZIONE DELLA CASA BIANCA, MA SOLO DELLA DETERMINAZIONE GIORNALISTICA DELL'INVIATA DEL "CORRIERE", VIVIANA MAZZA, CHE L'HA TAMPINATO E SOLLECITATO AD APRIRE LE VALVOLE – E' PASSATO INVECE QUASI INOSSERVATO IL SILENZIO SPREZZANTE DI NETANYAHU VERSO MELONI CHE HA FINALMENTE TROVATO IL CORAGGIO DI SOSPENDERE IL PATTO DI DIFESA ITALIA-ISRAELE - TRA UN BOMBARDAMENTO E L'ALTRO DEL LIBANO, IL GOVERNO DI TEL AVIV HA DELEGATO UN FUNZIONARIO DI TERZO LIVELLO PER AVVERTIRE CHE “L’ITALIA HA MOLTO PIÙ BISOGNO DI NOI DI QUANTO NOI ABBIAMO BISOGNO DI LORO''...

marina berlusconi antonio tajani giorgia meloni pier silvio nicola porro paolo del debbio tommaso cerno

DAGOREPORT - MARINA BERLUSCONI NON È MICA SODDISFATTA: AVREBBE VOLUTO I SUOI FEDELISSIMI BERGAMINI E ROSSELLO COME CAPOGRUPPO, MA HA DOVUTO ACCETTARE UNA MEDIAZIONE CON IL LEADER DI FORZA ITALIA, NONCHE' MINISTRO DEGLI ESTERI E VICE PREMIER, ANTONIO TAJANI - LA CACCIATA DEL CONSUOCERO BARELLI, L'AMEBA CIOCIARO NON L'HA PRESA PER NIENTE BENE: AVREBBE INFATTI MINACCIATO ADDIRITTURA LE DIMISSIONI E CONSEGUENTE CADUTA DEL GOVERNO MELONI – AL CENTRO DELLA PARTITA TRA LA FAMIGLIA BERLUSCONI E QUELLO CHE RESTA DI TAJANI, C’È IL SACRO POTERE DI METTERE MANO ALLE LISTE DEI CANDIDATI ALLE POLITICHE 2027 – PIER SILVIO SUPPORTA LA SORELLA E CERCA DI “BONIFICARE” LA RETE(4) DEI MELONIANI DI MEDIASET GUIDATA DA MAURO CRIPPA (IN VIA DI USCITA), CHE HA IN PRIMA FILA PAOLO DEL DEBBIO E SOPRATTUTTO NICOLA PORRO (SALLUSTI SI E' INVECE RIAVVICINATO ALLA "FAMIGLIA") – RACCONTANO CHE IL VOLUBILE TOMMASINO CERNO-BYL SI E' COSI' BEN ACCLIMATATO A MILANO, ALLA DIREZIONE DE "IL GIORNALE", CHE PREFERISCA PIU' INTRATTENERSI CON I “DIAVOLETTI” DELLA BOLLENTE NIGHTLIFE ''A MISURA DUOMO'' CHE CON GLI EDITORI ANGELUCCI…

xi jinping donald trump iran cina

DAGOREPORT – LA CINA ENTRA IN GUERRA? L’ORDINE DI TRUMP DI BLOCCARE "QUALSIASI NAVE CHE TENTI DI ENTRARE O USCIRE DALLO STRETTO DI HORMUZ E DAI PORTI IRANIANI" NON POTEVA NON FAR INCAZZARE IL DRAGONE, PRINCIPALE ACQUIRENTE DI GREGGIO IRANIANO – SE NON VIENE REVOCATO IL BLOCCO, PECHINO MINACCIA DI FAR SALTARE L’ATTESO INCONTRO AL VERTICE CON XI JINPING, IN AGENDA A MAGGIO A PECHINO - DI PIU': IL DRAGONE SI SENTIRÀ AUTORIZZATO A RIBATTERE CON RAPPRESAGLIE POLITICHE CHE POTREBBERO TRASFORMARSI IN RITORSIONI MILITARI - L'ARABIA SAUDITA IMPLORA TRUMP DI FINIRLA DI FARE IL VASSALLO DI ISRAELE E DI TORNARE AL TAVOLO DEI NEGOZIATI CON L'IRAN. RIAD TEME CHE TEHERAN POSSA SCHIERARE I SUOI ALLEATI HOUTHI IN YEMEN PER BLOCCARE LO STRETTO DI BAB AL-MANDEB, UN'ARTERIA VITALE CHE TRASPORTA IL 10% DEL COMMERCIO GLOBALE TRA L'ASIA E I MERCATI EUROPEI ATTRAVERSO IL CANALE DI SUEZ, DETTA "PORTA DELLE LACRIME"…