QUI RADIO COLLE – A DIFFERENZA DI GIORGIA MELONI, SERGIO MATTARELLA CHIAMA LE COSE CON IL SUO NOME E, MENTRE TRUMP HA DECISO DI PRENDERSI LA GROENLANDIA, PARLA APERTAMENTE DI “STRATEGIE PREDATORIE CHE PENSAVAMO ARCHIVIATE DAL NOVECENTO” – UGO MAGRI: “COME DIRE CHE PIÙ DI QUALCUNO (DUNQUE NON SOLTANTO PUTIN) SI È DATO L'OBIETTIVO DI METTERE LE MANI SULLE RICCHEZZE ALTRUI FACENDO LEVA SULLA FORZA ANZICHÉ SULLE REGOLE DEL DIRITTO. CHI SIANO QUEI PREDATORI, QUEI BULLI, QUEI PREPOTENTI MATTARELLA LO LASCIA ALLA NOSTRA LIBERA INTERPRETAZIONE…”
Estratto dell’articolo di Ugo Magri per “La Stampa”
Senza contestare la politica estera del governo, che si barcamena nei confronti di Donald Trump e lo giustifica per quanto possibile, il presidente della Repubblica non rinuncia a chiamare le cose col loro nome.
Parla apertamente di «strategie predatorie che pensavamo archiviate dal Novecento» e invece sono riapparse in questo millennio. Come dire che più di qualcuno (dunque non soltanto Vladimir Putin) si è dato l'obiettivo di mettere le mani sulle ricchezze altrui facendo leva sulla forza anziché sulle regole del diritto.
Chi siano quei predatori, quei bulli, quei prepotenti Sergio Mattarella lo lascia alla nostra libera interpretazione; né potrebbe regolarsi diversamente dato il suo ruolo. Ma a pensar male non si fa peccato perché, proprio in queste ore, la Casa Bianca rilancia le sue pretese sulla Groenlandia e minaccia di imporre dazi a chi non si piega. [...]
SERGIO MATTARELLA GIORGIA MELONI
Il presidente vi si sofferma nell'ambito di un discorso a L'Aquila, proclamata Capitale italiana della cultura per l'anno 2026. Per la città e per l'Abruzzo è una cerimonia importante. Mattarella cita Ovidio, uomo di quelle parti, e il suo appello alla speranza; ricorda altri grandi figli di quella terra incominciando da Ignazio Silone per finire con papa Celestino V passando da Mario Pomilio.
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Prima del presidente intervengono il sindaco «non antifascista» de L'Aquila, Pierluigi Biondi, quindi il presidente meloniano della Regione Marco Marsilio, il ministro della Cultura Alessandro Giuli, ovviamente di destra così come è di destra il giornalista e scrittore Pierangelo Buttafuoco, ultimo degli oratori.
In prima fila, quasi appartato, siede Gianni Letta, nume tutelare della politica abruzzese, 90 anni ottimamente portati. Quando Mattarella stringe le mani alle autorità, il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti lo saluta con una pacca sulle spalle. L'«accerchiamento» politico è totale, ma la cordialità non manca e l'applauso finale al presidente suona sincero.
GIORGIA MELONI E DONALD TRUMP AL VERTICE DI SHARM EL-SHEIKH
sergio mattarella a l aquila

