guidi gemelli

1. GIANLUCA GEMELLI, IL MERLO MASCHIO CHE INTORTA LA FIGLIA DI PAPA' DIVENTATA MINISTRO E LEI FRIGNA COME UNA RAGAZZINA: “TU DISFI E RIDISFI, NON TE NE FREGA DI COSA CAPITA A ME!” 2. FEDERICA GUIDI, CON UN PADRE PER UN DECENNIO VICEPRESIDENTE IN CONFINDUSTRIA, SI RITROVA A FIANCO UN BELLIMBUSTO CHE LA TRATTA COME “UNA SGUATTERA DEL GUATEMALA” E SFOGGIA ATTEGGIAMENTI, “ARROGANTI E UMILIANTI, CON UN MASCHILISMO DA DEFICIENTE”

1 - IO NON DEVO SCALARE L'EVEREST PER STARE CON TE»

Virginia Piccolillo per il “Corriere della sera”

 

federica guidi e gianluca gemellifederica guidi e gianluca gemelli

«Io l' Everest non lo devo scalare per stare con te». «Tu disfi e ridisfi, fai e rifai, costruisci e ricostruisci, smonti e rimonti a seconda di quello che ti fa comodo. Poi di cosa penso io, di cosa provo io, di cosa capita a me, non te ne frega». Mai definizione giuridica si è attagliata meglio a descrivere come Federica Guidi si sente: parte lesa. Lei, figlia di papà, per un decennio vicepresidente in Confindustria, si ritrova a fianco un uomo che, la tratta come «una sguattera del Guatemala», dice nelle intercettazioni. E ha degli atteggiamenti, «schifosamente arroganti e umilianti, con un maschilismo da deficiente».

federica guidifederica guidi

 

Lui incassa e chiede. Lei cerca di scuoterlo: «Pensi sia un tuo diritto anche se mi devo schiantare su in muro. Le cose che ho fatto per te non sono mai sufficienti, valgo meno di zero». Lui ingoia tutto e chiede ancora: «Presentami l' ad di Shell, di Total, di Tamoil, fammi 'sta cortesia. Visto che lo fai con gli altri».

 

Lei si lamenta: «Se non dovevamo andare da quelle persone potevamo andare in barca». Lui la usa: «Va buono gioia questa mi serve, per favore...». E le propone anche di andare a pranzo dalla suocera: «Così non hai bisogno di fare niente». In realtà mira a far colpo con i vertici della Erg.

FEDERICA E GUIDALBERTO GUIDIFEDERICA E GUIDALBERTO GUIDI

 

L'indagine la segue mentre, per accontentarlo, sblocca l'emendamento Tempa Rossa o la Legge Navale. Poi prende coscienza. «Tu e gli altri due vi siete presi questa signorina da spremere come un limone». «La tua preoccupazione non è Fede sei stanca? Io non ho un uomo a cui appoggiarmi. Uno che mi dice "boh forse che andare da D' Alema non sia più opportuno"».

 

In alcune telefonate, l'ex presidente dei giovani di Confindustria, con un curriculum tecnico invidiato, imprenditrice nell'azienda paterna (Ducati Energia) si lascia andare e si sfoga: «Qualunque cosa abbia fatto nella mia vita tu hai avuto solo cose da chiedere. È l'unica cosa che ti interessa. E tutte le volte che ti è girato il matto hai fatto quello che ti pare». E ancora: «Ti senti sempre particolare. Sei particolare per il lavoro. Sei particolare quando hai il divorzio. Sei particolare in tutto. E invece non è cosi». Poi vaticina: «Fai delle straordinarie c... Forse quando ti schianterai capirai». Ora ne ha l'occasione.

GUIDI E GEMELLI GUIDI E GEMELLI

 

2 - PIÙ ALBERTO SORDI CHE BEL AMI

Aldo Cazzullo per il “Corriere della sera”

 

Sperava di essere Bel Ami; era solo Ricucci, forse neanche quello. C' è qualcosa dell' arrampicatore di Maupassant nel talento di Gianluca Gemelli per subornare donne più potenti e benestanti di lui.

 

Donne che si sentono «usate» e «trattate come una sguattera del Guatemala». Ma nel romanzo l'operazione da cui trarre vantaggi e denari era la conquista francese del Marocco, non l'oleodotto di Tempa Rossa. E le conversazioni si tengono prudentemente nei salotti della Parigi ottocentesca, non attraverso questi benedetti telefonini a cui almeno tra familiari sarebbe bene preferire i contatti diretti.

Le ministre Federica Guidi e Maria Elena Boschi alla Camera   Le ministre Federica Guidi e Maria Elena Boschi alla Camera

 

E quindi, più che Georges Duroy divenuto Du Roy de Cantel e detto appunto Bel Ami, Gemelli finisce per ricordare l'Alberto Sordi del Vedovo - «se noi trasformiamo questi bovini in liquido e li mettiamo negli ascensori, ao', noi guadagniamo dieci volte tanto!» -, sempre alla ricerca del sostegno e dei soldi della moglie, che lo chiama con un vezzeggiativo più di affetto che di stima (quando nel 2003 Sordi se ne andò, al Corriere arrivò un necrologio: «Ciao Cretinetti. Franca Valeri, Milano»).

 

Come la Valeri si sfoga quasi incredula per gli investimenti sbagliati di Sordi - «mi è costato trenta milioncini in ventiquattr' ore…si è messo in testa di fregare la Montecatini…ha comprato la solfatara, quella che volevano affibbiare a me…lui quello che gli mettono davanti firma!» -, anche Federica Guidi si ribella, sia pure più disperata che sarcastica: «Ma quando tu ti sei andato a sputtanare centinaia di milioni di euro, in una situazione che neanche un deficiente…». E l' ufficio, «quanto ti è costato l' ufficio, dimmi? Un milione di euro!».

 

Gianluca Gemelli Gianluca Gemelli

È la stessa Guidi a citare Ricucci e il suo «quartierino». Il ministro si sente presa tra due fuochi: la «combriccola» del compagno e la squadra di governo di cui fa parte, in cui fatica a toccare palla. Lei è esasperata: «Non fai altro che chiedermi favori, con me ti comporti come un sultano», «io per te valgo meno di zero», e ancora: «Per te valgo meno di zero come tutte». Lui si vanta di averla «messa in croce», la chiama «figlia mia», si lamenta di Guerra, di Padoan, di De Vincenti «pezzo di m.», di Lotti che la «sta massacrando», di Delrio contro cui medita di organizzare pure un dossier con foto.

 

BEL AMIBEL AMI

Alla fine, per quanto il giudizio su un ministro della Repubblica sia inevitabilmente più severo, lei esce decisamente meglio di lui. Dall'uomo arrivano richieste imperative - «presentami l' amministratore delegato della Drilling, presentami l'amministratore delegato di Shell, di Total, di Tamoil!», «visto che lo fai con gli altri fallo anche con me» -, la donna ricorda le proprie responsabilità e i propri guai: gli «altri» sono il presidente degli aeroporti toscani e un manager di tratte aeree, «non sono né amici, né parenti, né cognati, né fratelli. Io conto di risolvere il problema Meridiana che è una crisi aziendale».

 

Lui si compiace citando Razzi, ride con un altro furbetto del suo quartierino che invece si paragona a Lotito; lei replica che il mattino si deve alzare alle tre e mezza per andare a lavorare, «perché so com'è fatto il mondo, non vivo su Marte. Tu invece…». Lui invece trascura il figlio, promette una statua a nome del «capo» - l' ammiraglio De Giorgi -, si sente promettere «un sommergibile come scorta»: Ricucci si sarebbe schermito.

ALBERTO SORDI IL VEDOVOALBERTO SORDI IL VEDOVO

 

Va detto infatti che il padre di tutte le intercettazioni rispetto a Gemelli non soltanto mostra maggior humour, per quanto greve, ma ha anche più rispetto per la sua donna. Ricucci a suo modo è un femminista: non soltanto porta all'altare Anna Falchi, ma le intesta metà del patrimonio; «e che è, cominciamo a dividerci prima ancora di sposarci?».

 

Gemelli alla sua compagna, impegnata in 150 trattative con aziende a rischio chiusura, impone non solo la priorità dei propri affari personali, ma pure le faccende domestiche: «Io non sono cretina…perché tutte le volte…le camicie, le cattiverie, tutto…per te è un diritto, ottenere quello che tu pensi sia possibile».

 

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L'Italia resta purtroppo il Paese in cui puoi ereditare un'azienda di successo, puoi presiedere i giovani industriali, puoi diventare il capo di un dicastero che ne vale tre della Prima Repubblica - Industria, Commercio con l'Estero, Poste e Telecomunicazioni -; ma alla fine il tuo uomo, le poche volte che ti vede di persona, ti chiede di stirargli le camicie. Bel Ami non l' avrebbe mai fatto; e neppure Ricucci.

ALBERTO SORDI IL VEDOVO ALBERTO SORDI IL VEDOVO

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