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IL RE È VIVO, VIVA IL RE - JUAN CARLOS LASCIA LA CORONA A FELIPE, CHE GIURA IN PARLAMENTO: “SONO EMOZIONATO” - CERIMONIA AUSTERA, NIENTE POMPA, NESSUN MONARCA STRANIERO: C’È LA CRISI - VARGAS LLOSA: “SENZA JUAN CARLOS, NON CI SAREBBE STATA LA PACE DOPO IL REGIME”

1. IN SPAGNA FELIPE VI SALE SUL TRONO, È INIZIATO IL SUO REGNO

ANSA - Dallo scoccare della mezzanotte Felipe VI di Borbone è il nuovo re di Spagna. E' quindi ufficialmente iniziato il suo nuovo regno. Il monarca nel pomeriggio di ieri ha assunto le sue funzioni con la cerimonia di abdicazione del padre, Juan Carlos, che gli ha lasciato il trono dopo quasi 39 anni. Oggi la cerimonia solenne di investitura.

 

la corona di spagna per il nuovo re felipela corona di spagna per il nuovo re felipe

Re Felipe IV ha giurato in parlamento come re di Spagna con a fianco la moglie Letizia e le figlie. Il giuramento del Re e' stato accolto da un lungo applauso da parte dei parlamentari che hanno gridato "Viva il re, viva la Spagna". Felipe VI si e' girato verso la moglie Letizia che lo ha baciato sulle guance.

 

"Comincio il mio regno con profonda emozione", ha detto il nuovo re di Spagna parlando di fronte al Parlamento. In questo momento "ci vuole una monarchia rinnovata per un tempo nuovo. La corona deve essere vicina ai cittadini e guadagnarsi il loro rispetto". Perchè, ha aggiunto Felipe, "la corona è il simbolo dell'unità della Spagna. Vogliamo una Spagna in cui i cittadini e le loro preoccupazioni siano al centro dell'azione politica. Una Spagna in cui tutti i cittadini abbiano fiducia nelle loro istituzioni".

 

Per 50 anni re Juan Carlos e la Regina Sofia "hanno dedicato la loro vita alla Spagna, speriamo di avere il loro sostegno e la loro esperienza ancora per molti anni", ha ancora detto Felipe VI parlando alle Cortes che hanno applaudito. Il sovrano ha anche nominato le due figlie, Leonor e Sofia, che sono state di nuovo salutate da un applauso del parlamento.

 

juan carlos abdica e incorona re il figlio felipejuan carlos abdica e incorona re il figlio felipe

E' cominciata questa mattina con la cerimonia alla Zarzuela il primo giorno come Re di Spagna di Felipe VI. In alta uniforme ha ricevuto dal padre Juan Carlos la fascia di capitano generale degli eserciti di aria, terra e mare, primo atto ufficiale della giornata di incoronazione. Il monarca, in base alla costituzione, è capo delle forze armate e capo dello Stato. Dopo l'imposizione della fascia, avvenuta alla presenza dei comandanti dei tre eserciti, della moglie Letizia, della madre Sofia, delle infante Leonor e Sofia e della sorella Elena di Borbone, Felipe VI si è recato in Parlamento per la proclamazione davanti alle Cortes generali riunite in sessione solenne, dove è stato accolto da inno nazionale e onori militari.

 

Per non rubargli la scena, il vecchio sovrano Juan Carlos non è presente alla investitura del figlio, ma è presente la madre Sofia, la sorella maggiore Elena. Assente anche la sorella di Felipe, Cristina, secondogenita di Juan Carlos e Sofia, che da quando è stata imputata nel caso Noos, che vede il marito Iñaki Urdangarin accusato di appropriazione di fondi pubblici, è stata cancellata da ogni atto ufficiale della corona.

 

Assieme al titolo di re di Spagna, Felipe VI ha ereditato dal padre Juan Carlos anche quello di marchese di Oristano. Lo ricorda questa mattina il quotidiano on line Linkoristano citando il docente dell'Università di Sassari Raimondo Zucca. Il titolo ricorda l'ultima sconfitta subita nel 1410 dai sardi contro gli aragonesi e oggi sui social network la cosa viene commentata con toni tra l'offeso e il divertito. "In ogni decreto sottoscritto da re Juan Carlos - ha spiegato Zucca - il titolo di marchese di Oristano è sempre compreso assieme agli altri, e così sarà ora per Felipe VI".

juan carlos abdica e  incorona re il figlio felipejuan carlos abdica e incorona re il figlio felipe

 

 

2. ELOGIO DI JUAN CARLO NEL GIORNO DELL’ADDIO

Mario Vargas Llosa per “El Pais” pubblicato da La Repubblica (traduzione di Fabio Galimberti)

 

Ho visto il discorso di abdicazione di re Juan Carlos nel piccolo televisore di un alberghetto di Firenze, e mi sono emozionato ad ascoltarlo. Per lo sforzo visibile che faceva per mantenere la serenità e presentare il suo allontanamento dal trono come qualcosa di naturale, sapendo benissimo che si trattava di un passaggio trascendentale,

uno di quelli che normalmente vengono definiti “eventi storici”.

 

E perché questa rinuncia in favore di suo figlio, il principe Felipe, chiudeva un periodo difficilissimo per lui, con gravi problemi di salute, scandali familiari e personali, le scuse pubbliche e gli sforzi energici degli ultimi tempi per recuperare, per se stesso e per l’istituzione monarchica, la popolarità e il radicamento che aveva sentito incrinarsi. Il discorso è stato impeccabile: breve, accurato, persuasivo e ben scritto.

 

Dopo il re ha ricevuto molteplici manifestazioni di affetto in tutte le sue presentazioni pubbliche, e pochissimi attacchi e polemiche. Io sono sicuro che con il trascorrere del tempo il bilancio degli storici darà sempre più rilievo alla sua figura di statista e finirà per riconoscere che i 39 anni del suo regno sono stati, soprattutto grazie a lui, i più liberi, democratici e prosperi della lunga storia di Spagna. E mi sembra più che giusto dire — lo ha affermato recentemente in un articolo Javier Cercas — che senza re Juan Carlos non ci sarebbe stata la democrazia in questo Paese. È sicuramente così: per lo meno non in modo così pacifico, consensuale e intelligente com’è stata la transizione spagnola.

 

juan carlos abdica e   incorona re il figlio felipejuan carlos abdica e incorona re il figlio felipe

La mia speranza è che in futuro qualche romanziere spagnolo di respiro tolstoiano si arrischi a raccontare questa storia fantastica. Il regime di Franco, con i cervelli migliori di cui disponeva, aveva ordito la propria sopravvivenza attraverso la restaurazione di una monarchia di taglio autoritario, per la quale il Caudillo e la sua cerchia avevano educato fin da bambino, separandolo dalla famiglia e sottoponendolo diligentemente a una formazione destinata appositamente allo scopo, il giovane principe che le Cortes franchiste, dopo la morte del dittatore, insediarono sul trono di Spagna.

 

Ma nel suo intimo, nessuno sa esattamente in che modo e da quando il giovane Juan Carlos fosse arrivato alla conclusione che il suo dovere, una volta salito al trono, avrebbe dovuto essere esattamente il contrario di quello che era stato preconfezionato per lui: non prolungare — preservando certe apparenze — la dittatura, ma porvi fine e guidare la Spagna verso una democrazia moderna e costituzionale, che aprisse la sua patria a quel mondo da cui era stata praticamente sequestrata negli ultimi quarant’anni e riconciliasse tutti gli spagnoli all’interno di un sistema aperto, tollerante, di legalità e libertà, dove coesistessero pacificamente tutte le idee e dottrine e fossero rispettati i diritti umani.

 

Pareva un’impresa impossibile da realizzare senza che gli eredi di Franco, che controllavano il potere e contavano ancora — perché mentire — su un forte consenso dell’opinione pubblica, si ribellassero contro questa democratizzazione della Spagna che li avrebbe ridotti all’estinzione e la combattessero con tutti i mezzi a loro disposizione, compresa, naturalmente, la violenza militare. Perché non lo fecero? Perché, con un’abilità straordinaria, conservando sempre le forme più squisite ma senza fare mai un passo falso, il giovane monarca li imbarcò nel processo di trasformazione in modo tale che quando si rendevano conto di aver già ceduto troppo, confusi e sconcertati, invece di reagire stavano già facendo una nuova concessione.

juan  carlos abdica e incorona re il figlio felipejuan carlos abdica e incorona re il figlio felipe

 

Poco tempo fa, in occasione della sua scomparsa, è stato ricordato con molta equanimità lo straordinario lavoro che effettuò Adolfo Suárez durante la transizione. È verissimo. Ma bisogna ricordare che fu Juan Carlos che con fiuto infallibile scelse come suo collaboratore in questa straordinaria operazione la persona che all’epoca era niente di meno che il Ministro Segretario Generale del Movimento, cioè dell’insieme di organizzazioni e istituzioni politiche del regime franchista.

 

Nessuno deve sminuire, questo è certo, l’importanza che ebbero praticamente tutte le forze politiche del Paese nella transizione pacifica della Spagna dalla dittatura alla democrazia. Ma nessuno dovrebbe nemmeno dimenticare che chi, fin dal principio, concepì, promosse e portò a buon fine questo processo, fu il monarca. Senza re Juan Carlos una transizione pacifica, consensuale e intelligente non sarebbe stata possibile.

 

il discorso del nuovo re felipe al parlamento spagnoloil discorso del nuovo re felipe al parlamento spagnolo

Ecco perché la Spagna su cui regnerà Filippo VI oggi è sostanzialmente diversa da quella del momento in cui morì Franco: una democrazia moderna e rispettata, un Paese libero, solvente e istruito, che si colloca tra i più avanzati del pianeta. Non dobbiamo dimenticarci che tanta parte di tutto questo è merito del monarca che oggi si ritira per essere sostituito dal suo erede.

 

È vero che il principe Felipe è stato preparato a puntino per il difficile compito che si assumerà. È vero anche che la Spagna di oggi vive problemi enormi (il primo e più grave dei quali sono le minacce di secessione che potrebbero farla sprofondare in una crisi dalle conseguenze incalcolabili) e che, anche se in una monarchia costituzionale il monarca regna ma non governa, le sfide con cui dovrà confrontarsi metteranno a dura prova tutte le conoscenze e le esperienze che ha acquisito nel corso della sua impegnativa formazione. La cosa più importante è che il nuovo re, attraverso i suoi gesti, le sue iniziative, il suo tatto e comportamento, mantenga viva nella società spagnola l’adesione, ancora molto radicata, verso la monarchia costituzionale.

 

juan carlos  abdica e incorona re il figlio felipejuan carlos abdica e incorona re il figlio felipe

Non è vero che se c’è la democrazia conta poco se un regime sia repubblicano o monarchico. Non quando il problema dell’unità del Paese è così grave come è oggi in Spagna. La monarchia è una delle poche istituzioni che garantiscono quell’unità nella diversità senza la quale rischiamo di assistere alla disintegrazione di una delle civiltà più antiche e influenti del mondo. In tutte le altre la divisione, l’astio, il fanatismo e la miopia politica hanno gettato già i semi della frammentazione. Tutti, ognuno col proprio granellino di sabbia, dobbiamo aiutare sua maestà Filippo VI a riuscire nell’impresa di mantenere la Spagna unita, diversa e libera com’è stata in questi ultimi 39 anni.

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