COSA NON FAREBBE D’ALEMA PUR DI NON FARE UN DISPETTO A BERSANI?

1. PUR
Jena per "La Stampa" - Cosa non farebbe D'Alema pur di non fare un dispetto a Bersani?

2. "STUFO DI PRENDERE SCHIAFFI: SE SERVE MI CHIAMINO LORO"
Federico Geremicca per "La Stampa"

Eccolo lì, Matteo Renzi, cinque e mezza del pomeriggio, salottino della carrozza numero tre del Frecciarossa 9569, in viaggio da Firenze verso Roma. Archiviato il faccia a faccia con Massimo D'Alema lo attendono nella Capitale per una intervista al tg de La7 e poi a «Porta a Porta».

Renzi è stanco, slaccia la cravatta, sbottona il colletto della camicia e cerca di riposare. «Non una parola che sia una - dice -. Eravamo solo io e lui, D'Alema mi ha chiesto riservatezza, perchè la confusione è già tanta, e non mi va di fare la figura del ragazzino...».

Dice che l'incontro non è andato male «perchè credo che lui, alla fine, abbia rispetto e forse perfino stima di chi le cose le dice lealmente in faccia, come ho fatto io». E detto questo, la chiude qui.

Ma l'umore è traballante, e in certi momenti pare volgere decisamente al peggio. Cos'è successo da far incupire così Matteo Renzi? «Assolutamente niente. Ma sa che c'è? C'è che mi sono stufato di prendere schiaffi in faccia tutti i giorni. Che diavolo ho fatto per meritare un trattamento così? Ho sfidato Bersani a viso aperto, e dopo le primarie ho fatto la campagna elettorale sostenendolo lealmente. Non mi sono messo di traverso mai, né prima né ora, anche se molte cose non mi convincono. Ho detto solo: fate qualcosa, qualunque cosa, ma fatela in fretta. In risposta mi è arrivato sulla testa di tutto, compresa la mortificante vicenda del Grande Elettore...».

Verrebbe da chiedere: e allora? Che si fa, dopo l'ultima "offesa"? Si riprende la guerriglia nel Pd? Si minaccia la tanto evocata scissione? Sorprendentemente: si fa l'opposto. «Mi sono stufato dell'immagine che mi stanno cucendo addosso: uno che sta sempre lì a sgomitare, a chiedere e a protestare. Facciano quello che vogliono e come vogliono, io mi sono stancato.

Vogliono mettere in campo Barca? Lo facciano? Vogliono puntare sulla Boldrini? Ci puntino. Io leggo i sondaggi su di me e sono contento, la gente continua ad avere fiducia. E sa che le dico? Che se la vedano loro: se hanno bisogno, se pensano di aver bisogno di me, mi chiamano. Io ho 38 anni, me ne sto a Firenze e faccio il sindaco». Un Aventino, insomma. E Renzi che veste i panni del Cincinnato. Possibile? Possibile, soprattutto, considerati il caratterino e l'irruenza? Lo si vedrà, ma è quel che vorrebbe.

Naturalmente, ci sono cose più importanti che essere uno dei mille elettori del Presidente della Repubblica: ma a quella nomina Renzi davvero ci teneva. «Sì, è vero. Avrei voluto farlo, fin da quando seguii in tv l'elezione di Cossiga speravo mi potesse capitare. Ma non me lo aveva ordinato il medico, mi era stato proposto dal Pd: salvo che poi, all'ultimo momento, qualcuno ha cambiato idea. O gliel'hanno fatta cambiare».

È la storia delle telefonate romane, che Renzi conferma. Chi ha bloccato la sua nomina? Bersani, Franceschini o Franco Marini in persona? I "renziani" se la sono legata al dito, e un paio di giorni fa il Transatlantico di Montecitorio era tutto un ribollire di «e ora i nostri voti se li sognano, a cominciare da Marini».

Si potrebbe usare la solita immagine: la goccia che fa traboccare il vaso. Succede, quando è già colmo: e quello di Matteo Renzi evidentemente lo è. «A Roma tagliano fuori i miei quasi da tutto, alla Camera fanno cinque vicepresidenti del gruppo Pd ma noi non ci siamo; l'altro giorno mi chiama il governatore Rossi e mi dice "Matteo faccio un rimpasto di giunta, ma non ho posto per nessuno a te vicino". E poi pure la trappola del voto per i Grandi Elettori... Mi pare troppo. Mercoledì ho girato mezzo Friuli in macchina - guidata da me e presa in prestito da mio fratello - per aiutare Debora Serracchiani. Bersani non ci è ancora andato...».

E pensare che la giornata era stata, a suo modo, piena di soddisfazioni. Nel pomeriggio l'incontro con D'Alema (la sua prima "vittima", in fondo) che viene a Firenze per parlargli, lo definisce «una personalità importante del Pd» e bolla come «un errore» il voto che lo esclude dai Grandi elettori.

In mattinata, invece, la telefonata di Fabrizio Barca, un atto di cortesia per salutarlo e annunciargli l'invio del suo documento-manifesto. C'è chi ipotizza - per un futuro anche molto prossimo - una sorta di tandem Barca-Renzi, con il primo a guidare il Pd e il secondo a Palazzo Chigi. Che ne pensa il sindaco? «Ci conosciamo pochissimo - ricorda. Una volta andai da lui, ministro da pochissimo, a chiedere soldi per Firenze: disse che non ne aveva, mi trattò come fossi un ragazzino. È la cosa che meno sopporto: praticamente mi alzai e me ne andai...».

Il treno è in stazione. Matteo Renzi scende. Un giovane molto distinto si avvicina e gli dice: «Sindaco io sto a destra, ma se c'è lei candidato al governo, voto per lei». Un altro berlusconiano che vuole votare per lui. Renzi ringrazia e si guarda intorno. Un guaio se il giovane fosse stato sentito da qualcuno del Pd ...

 

BERSANI E DALEMA SBIRCIATINA ALLUNITA PIERLUIGI BERSANI MASSIMO DALEMA MATTEO RENZI IN BICIMinistro Fabrizio Barca DARIO FRANCESCHINI

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