parisi renzi

RENZI E PARISI, QUASI AMICI - IL BULLETTO TOSCANO HA BISOGNO CHE “FARSA ITALIA” RINASCA E TOLGA VOTI AL M5S, L’EX MANAGER SPERA CHE IL GOVERNO REGGA FINO AL 2018 PER RISTRUTTURARE IL PARTITO CON CALMA - IL PIANO DI BERLUSCONI DI FEDERARE IL CENTRODESTRA CON PARISI METTE ALL’ANGOLO SALVINI, QUASI SCARICATO ANCHE DA GIORGIA MELONI

Francesco Verderami per il “Corriere della Sera”

 

stefano parisistefano parisi

Renzi fa il tifo per Parisi, e Parisi fa il tifo per Renzi. Non è un inciucio, piuttosto è una convergenza di interessi. Perché Renzi ha interesse che Parisi riesca a costruire un centrodestra capace di «contendere voti» ai Cinque Stelle, in modo da depotenziare il Movimento.

 

E Parisi ha interesse che Renzi rimanga a Palazzo Chigi «fino al 2018», così da garantire il tempo necessario al fronte berlusconiano per ristrutturarsi. Certo, tra il dire e il fare c'è di mezzo un mare di incognite che gravano sui destini di chi vorrebbe continuare a fare il premier e di chi aspira a diventare candidato premier. L'esito del referendum costituzionale, la nuova legge elettorale, gli equilibri nelle rispettive aree politiche, sono variabili indipendenti.

 

PARISI BERLUSCONIPARISI BERLUSCONI

Però sulle regole d'ingaggio e la necessità di ridimensionare le forze populiste tra i due c'è sintonia. Sul resto si vedrà. L'«Incaricato» è ancora ai piedi della montagna, anche se può farsi forza oggi del mandato che gli ha conferito l'ex premier e del sostegno che gli garantiscono la famiglia Berlusconi e i vertici aziendali del Biscione. È uno scudo che lo protegge dalla fronda interna a FI, un blocco che Matteoli aveva peraltro visto sgretolarsi già venerdì alla riunione del partito convocata ad Arcore, e dove l' ex ministro si era reso subito conto di esser rimasto (quasi) da solo sulle barricate.

 

BERLUSCONI E SALVINIBERLUSCONI E SALVINI

La scelta di Berlusconi ha spiazzato la dirigenza azzurra, e il terremoto stava per provocare immediati effetti dirompenti, se è vero che il governatore ligure Toti sarebbe stato sul punto di dimettersi da FI. Il fatto è che mancava l'appiglio per un simile e clamoroso gesto, dato che Parisi non avrà incarichi di partito, non ne sarà il coordinatore. Ma proprio l'assenza di galloni, per paradosso, diventa una minaccia per tutti i suoi avversari, che vivono questa fase kafkiana con grande preoccupazione.

 

Perché, per quanto l' incarico al manager non abbia contorni definiti, l'obiettivo è chiaro: l'area liberal-popolare a cui lavora non ha (né deve avere oggi) il profilo di un nuovo contenitore, però è evidente che in prospettiva rischia di trasformare Forza Italia in una bad company, dove Berlusconi lascerebbe la zavorra prima di lanciare la nuova coalizione. Una federazione.

renzi berlusconirenzi berlusconi

 

«Bisogna federare», ha detto infatti il leader azzurro l'altra sera all'«Incaricato», evocando lo schema della vecchia Casa delle libertà. E siccome in quello schema l'area moderata era il perno dell' alleanza, ecco spiegata la reazione del capo del Carroccio, che vede messi a repentaglio la sua strategia e i suoi propositi di primato, indeboliti dal silenzioso quanto progressivo smarcamento della Meloni, a cui non sono piaciute certe uscite di Salvini.

 

Non c'è solo un pezzo di Forza Italia in subbuglio, insomma, anche il leader della Lega deve gestire le tensioni nel partito, testimoniate da Bossi e da Maroni, che ieri ha marcato la distanza dal suo segretario su Parisi, rilanciando quel «modello Lombardia» che comprende in maggioranza anche Ncd. Ora si capisce perché Alfano - nei suoi interventi pubblici - mentre ripete «mai con Salvini», aggiunge sempre che «ben diversa era la Lega di Bossi, capace di incidere sull'agenda politica e nell'azione di governo».

 

ALFANO BERLUSCONI GIOVANARDI ALFANO BERLUSCONI GIOVANARDI

L'effetto domino innescato da Berlusconi ha rotto i vecchi equilibri, al punto che in Forza Italia Miccichè si è preso la briga di difendere il suo storico rivale, «Angelino»: «Il giorno in cui dovessimo chiudere un' alleanza con i centristi - ha detto a Libero - si porrebbe il problema della loro presenza nel governo di Renzi. Quelli del mio partito che il problema lo pongono ora, non mi convincono. Mi sembra una sciocchezza. Abbiamo bisogno del centro e della destra». È la «federazione» a cui mira Berlusconi, e l'«Incaricato» ha avuto già una funzione catartica, consentendo al Cavaliere di scardinare progetti vissuti come ostili.

 

gianfranco miccichegianfranco micciche

Parisi oggi è il baricentro di un disegno voluto dalla famiglia e dall'azienda e assecondato dal fondatore del centrodestra, che ha seguito i consigli dei figli e degli amici di una vita e tuttavia nutre la speranza del riscatto giudiziario, coltivando ancora l'idea di prendersi una rivincita personale sulla scena politica. È un equilibrio che il tempo e gli eventi s'incaricheranno di verificare, tra le ambiguità sul referendum costituzionale e le aspirazioni di un manager che ha fatto il conto di quanti - prima di lui - sono stati incaricati e poi scaricati.

 

Al momento ci sono solo un comunicato di Berlusconi, l'idea di una Conferenza programmatica di Parisi e i movimenti tellurici in Forza Italia e nella Lega. Non è poco, visto lo stato comatoso in cui versava il centrodestra.

Ultimi Dagoreport

giovambattista fazzolari francesco filini gian marco chiocci giorgia meloni palazzo chigi

DAGOREPORT – FREGATO UNA VOLTA DAL CERCHIO MAGICO DI “PA-FAZZO CHIGI”, ORA CHIOCCI E’ PRONTO PER DIVENTARE PORTAVOCE DI GIORGIA MELONI – A FINE AGOSTO, LA SUA PROMOZIONE FU BRUCIATA DA UNO SCOOP DEL “FOGLIO” SU MANDATO DEI CAMERATI INSOFFERENTI PER IL SUO CARATTERINO, POCO INCLINE ALL’OBBEDIENZA - ORA PERO’ ALLA DUCETTA, CON UN 2026 IN SALITA, SERVE UN MASTINO PER GESTIRE IL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA, LA RIFORMA DELLA LEGGE ELETTORALE, LE NOMINE DELLE PARTECIPATE, CON LO SGUARDO ALLE POLITICHE DEL 2027 E AGLI SCAZZI QUOTIDIANI CON LEGA E FORZA ITALIA – SENZA CONTARE LA MINA VAGANTE VANNACCI – CHIOCCI, CHE DOVREBBE LASCIARE LA RAI A MARZO, ASPETTA DA PALAZZO CHIGI UNA PROPOSTA DI CONTRATTO BLINDATA (VUOLE CHIAREZZA SULLA RIPARTIZIONE DELLE DELEGHE PER EVITARE INVASIONI DI CAMPO DI FAZZOLARI E FILINI) – AL SUO POSTO, ALLA GUIDA DEL TG1, IN POLE C’E’…

fabrizio corona pier silvio berlusconi giampaolo rossi

FLASH – TENETEVI FORTE: ORA INIZIA UNA VERA GUERRA TRA MEDIASET E RAI! – NON SOLO GLI UFFICI LEGALI DELLA FAMIGLIA BERLUSCONI STANNO RIVEDENDO, FOTOGRAMMA PER FOTOGRAMMA, L’OSPITATA DI FABRIZIO CORONA A “LO STATO DELLE COSE”, ORA PIER SILVIO BERLUSCONI HA DECISO CHE LA RAI LA PAGHERA’ DURAMENTE PER TUTTO LO SPAZIO CONCESSO AI DELIRI DI “FURBIZIO” (CHE E’ STATO ACCOLTO IN PASSATO A “BELVE”, A “CIAO MASCHIO”, A “DOMENICA IN” E PIU’ RECENTEMENTE DA GILETTI ED E’ STATO VIDEOCHIAMATA DA FIORELLO A “LA PENNICANZA”) – LA VENDETTA DI “PIER DUDI” SI CONSUMERA’ NELLA SETTIMANA DI SANREMO, VERA CASSAFORTE DELLE CASSE RAI: CONTROPROGRAMMAZIONE AGGRESSIVA DA PARTE DI MEDIASET E, NEL SABATO DEL FESTIVAL, POTREBBE ANDARE IN ONDA MARIA DE FILIPPI - DALLA RAI SI CERCA UN ACCOMODAMENTO: LA SETTIMANA PROSSIMA, MASSIMO GILETTI DOVREBBE ANDARE IN ONDA CON UNA PUNTATA "RIPARATRICE" DOPO AVER DATO SPAZIO ALLE ESONDAZIONI DI CORONA...

john elkann andrea agnelli ardoino devasini juventus

FLASH – VOCI DA TORINO: JOHN ELKANN POTREBBE PRENDERE IN CONSIDERAZIONE L’IDEA DI VENDERE LA JUVENTUS PER UNA CIFRA VICINA AI 2 MILIARDI DI EURO (DEVASINI E ARDOINO, I DUE PAPERONI A CAPO DI TETHER, IL COLOSSO DELLE STABLECOIN, AVEVANO OFFERTO 1 MILIARDO) - NEL CASO IN CUI L’AFFARE ANDASSE IN PORTO E I DUE CRIPTO-RICCONI RIUSCISSERO A PAPPARSI LA SOCIETA’, ANDREA AGNELLI POTREBBE ENTRARE NEL CAPITALE CON UNA PICCOLA QUOTA E AIUTARE NELLA GESTIONE DELLA SQUADRA: SAREBBE IL LINK CON LA FAMIGLIA AGNELLI E CON IL PASSATO "GOBBO”…

matteo salvini tedofori milano cortina

A PROPOSITO DI… SALVINI – IL CAPOSTAZIONE DELLA LEGA È ARRIVATO PUNTUALE NEL DIRE LA SUA SUI TEDOFORI DI MILANO CORTINA. UN CASO CHE HA PRESO “A CUORE” - PER LA CARNEVALATA ORGANIZZATA DA MALAGÒ, LO SPONSOR HA REALIZZATO ALTRETTANTE TUTE TERMICHE, BEN PRESTO FINITE IN VENDITA PER MIGLIAIA DI EURO NEI SITI DI “SECONDA MANO”. SE LA MORALE SPESSO NON URTASSE LE COSCIENZE, VERREBBE DA CHIEDERE AL MINISTRO SALVINI CON IL “CUORE IN MANO” SE QUELLE TUTE TERMICHE DATE AI TEDOFORI NON AVREBBERO POTUTO SALVARE LA VITA DEL VIGILANTE MORTO DAL FREDDO IN UN CANTIERE OLIMPICO A CORTINA…

donald trump free iran

DAGOREPORT – CHE CE FAMO CON KHAMENEI? TRUMP MINACCIA TEHERAN MA L’INIZIATIVA MILITARE SI ALLONTANA: GLI ALLEATI ARABI DEGLI USA (ARABIA SAUDITA E QATAR) SONO CONTRARI AL BOMBARDAMENTO E LE PORTAEREI AMERICANE SONO LONTANE DAL MEDIO ORIENTE – PIÙ PROBABILE, PER ORA, CHE GLI “AIUTI” PROMESSI DA WASHINGTON SIANO ATTACCHI CYBER E SABOTAGGI ENERGETICI, IN GRADO DI INDEBOLIRE IL REGIME DI KHAMENEI – IL PIANO “PSYOPS” DI GUERRA PSICOLOGICA, LE MOSSE SUL CAMPO DI CIA E MOSSAD E LA DURA REALTÀ: BUTTATO GIÙ KHAMENEI, NON C’È UN'OPPOSIZIONE PRONTA A PRENDERE IL POTERE O UNA FIGURA FANTOCCIO (COME IN VENEZUELA) PER LA SUCCESSIONE -RIMUOVERE L'AYATOLLAH PROVOCHEREBBE PIÙ INSTABILITÀ. E TANTI SALUTI AL FIGLIO DELLO SCIÀ, REZA PAHLAVI, E AI MANIFESTANTI CHE INVOCANO LIBERTÀ E VENGONO TRUCIDATI DAL REGIME - VIDEO

gio scotti

COME MAI LA BELLISSIMA GIO SCOTTI, MODELLA E INFLUENCER ITALIANA DI 19 ANNI, È DIVENTATA SUO MALGRADO UN’ICONA DELL’ALT-RIGHT AMERICANA? – LA RAGAZZA, CHE HA QUASI 3 MILIONI DI FOLLOWER SUI SOCIAL E A QUANTO PARE NON HA MAI ESPRESSO PUBBLICAMENTE OPINIONI POLITICHE, GRAZIE ALL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE, È STATA PRESA IN PRESTITO DA SUPREMATISTI, “INCEL” E “GROYPERS” COME SIMBOLO DELLA BELLEZZA “ARIANA” E OCCIDENTALE - A SUA INSAPUTA, LA RAGAZZA E' DIVENTATA STRUMENTO DI UNA "GUERRA CULTURALE" CHE DIFFONDE IDEE ESTREMISTE E INQUINA IL DIBATTITO FOMENTANDO ODIO