SPESE FARAONICHE - L'UOMO DI RENZI NELLA SEGRETERIA PD INDAGATO A PALERMO NELL'INCHIESTA SUI CONTI DEI GRUPPI IN CONSIGIO REGIONALE

Antonio Pitoni per "La Stampa"

Lo chiamano «il Renzi di Palermo». Per il suo credo, senza se e senza ma, nelle primarie aperte elevato a dogma, alla fine, pure in Sicilia. Gli contestano 3.380,60 euro di «acquisti impropri» oltre ad aver contribuito allo sforamento del budget per i collaboratori che aveva un tetto di 400mila euro per tutto il gruppo. E così, nella lista dei 97 indagati (per peculato) dalla procura del capoluogo palermitano, per una storia di spese folli e rimborsi, c'è finito pure il nome di Davide Faraone.

Giovane leva, classe 1975, nell'affollata generazione dei quarantenni voluta dal sindaco di Firenze al suo fianco nel governo del nuovo Pd. Quello che «cambia verso». In cui anche il deputato democrat, che alla Camera occupa un seggio anche in commissione Antimafia, ha trovato posto, in segreteria, come responsabile Welfare. Uno dei volti di quel nuovo che avanza proiettato verso il futuro ma costretto a fare i conti con il suo stesso passato. Con i trascorsi da deputato all'Assemblea regionale siciliana. Prima tegola giudiziaria sul nuovo vertice del Nazareno.

«Benissimo la procura: indaghi. E se c'è qualche ladro deve pagare. Sono certo che emergerà chiaramente se c'è qualcuno che ha rubato e ha utilizzato le risorse per lucro personale», si è difeso il responsabile Welfare del Pd. «Serenissimo», s'è definito, come le calde estati siciliane. «Quanto accaduto - ha assicurato - sarà l'occasione per far conoscere a tutti i modi in cui ognuno di noi utilizza le risorse destinate a fini politici e di rappresentanza».

Nell'attesa degli sviluppi delle indagini - e magari pure di una posizione ufficiale della segreteria del Partito democratico - non stanno certo a guardare quelli del Movimento 5 Stelle. Che, d'altra parte, avevano già «festeggiato» la sua ascesa ai piani alti del Nazareno con un benvenuto speciale. Citando sul sito del gruppo alla Camera Martin Scorzese e il suo celebre film «Quei bravi ragazzi», per attaccarlo con relativo sottotitolo: «Ecco il nuovo che avanza ha incontrato persone poi condannate per mafia mentre raccattava voti per la città per la campagna elettorale per le regionali del 2008».

Durissimo lo scontro che ne seguì, con tanto di minacce di querele, con il portavoce dei grillini, Riccardo Nuti. Che non ha perso occasione ieri per tornare alla carica: «Compatibile con le istituzioni come il presepe a Ferragosto. Faccia non uno, ma due passi indietro e lasci le cariche di deputato e responsabile Welfare della segretaria di Renzi. Se il nuovo del Pd è questo, molto, molto meglio l'usato sicuro». Dimissioni? «Anche da uomo», ma solo se «dovessi essere rinviato a giudizio», ha assicurato Faraone, certo in ogni caso che «non ci si arriverà».

Mirello Crisafulli in persona, agnello sacrificale immolato da Faraone, folgorato sulla via del renzismo, non esita un momento a difenderlo. Nonostante sia stato il suo principale detrattore. «E' vero, voleva rottamarmi ma gli elettori di Enna non sono stati del suo stesso avviso», ha ricordato a «La Stampa».

E anche stavolta non gli nega la sua solidarietà. «Porgo la seconda guancia come feci già quando lo difesi dall'operazione di bassa cucina dei grillini», - ha assicurato Crisafulli -. Aspettiamo che la magistratura faccia il suo lavoro, ma nell'attesa porto la mia personale solidarietà a tutti i colleghi indagati». Anche se, per mister 6.000 preferenze, alla fine rottamato e depennato dalle liste per le ultime politiche del Pd dal comitato dei garanti del partito, la vera notizia è un'altra: «Strano, tra gli indagati, stavolta, non c'è il mio nome». Chissà cosa farebbe Faraone per essere al suo posto.

 

 

DAVIDE FARAONE DAVIDE FARAONE DAVIDE FARAONE

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