RIECCO LA DC! - È PIERFURBY, IL VERO VINCITORE DELLA “CAMPAGNA D’AUTUNNO” CHE HA SOTTRATTO COSÌ TANTI PARLAMENTARI ALLA MAGGIORANZA E CHE HA PORTATO AL COLLASSO DEL GOVERNO BERLUSCONI - E CASINI, IN DUPLEX COL CAPO DELLO STATO, SI PREPARA ORA A GIOCARE LA PROSSIMA MANO, QUELLA DEL “GOVERNO DI RESPONSABILITÀ”, CON MARIO MONTI PREMIER - MA SE IL PDL S’IMPUNTA, L’UDC ANDRÀ COL PD (SALUTAME IL TERZO POLLO)…

Fabio Martini per "La Stampa"

Si è appena spento il tabellone con i risultati che inchiodano il governo Berlusconi allo score più basso della sua storia, il leader del Pd Pier Luigi Bersani chiede la parola e proprio nell'incipit del suo discorso fa un annuncio significativo: «Voglio dire pochissime parole, cercando di interpretare il sentimento di tutte le opposizioni...». Fuori dal politichese significa che due ore prima Pier Ferdinando Casini, Gianfranco Fini e Antonio Di Pietro hanno consentito che fosse Bersani a parlare a nome di tutti loro.

Un'investitura non banale soprattutto da parte di Casini che esita sempre a farsi rappresentare da un leader della sinistra. Un intervento breve, quello di Bersani, forse meno efficace di altre volte, sta di fatto che alla fine del suo discorso dai banchi centristi, i deputati dell'Udc e del Fli non si spellano le mani, anzi la maggior parte di loro resta a braccia conserte.

L'epidermica freddezza dei centristi alla fine del discorso di Bersani non cancella il compiacimento di Casini, il vero vincitore di questa tornata, il principale artefice della «campagna d'autunno» che ha sottratto così tanti parlamentari alla maggioranza e che ha portato al collasso, sia pur differito, del governo Berlusconi.

In questi giorni, mentre democratici, dipietristi e finiani si impegnavano nei pur necessari discorsi di contrasto, i capi dell'Udc si sporcavano le mani, contrattavano, promettevano, portavano a casa adesioni o promesse. Tanto è vero che in serata, con i suoi, Casini commentava: «L'annuncio delle dimissioni di Berlusconi è una vittoria fondamentale. Ma quando si vince, non bisogna mai stravincere».

E Casini, il leader politico che in questi mesi si è mosso con la maggior sintonia col Capo dello Stato, si prepara ora a giocare la prossima mano, quella del «governo di responsabilità», con Mario Monti premier. Una partita dagli esiti incertissimi, ma che in caso di impuntatura di Berlusconi e di riproposizione del Cavaliere come leader del centrodestra, potrebbe produrre una grossa sorpresa nella disponibilità dell'Udc a un'alleanza elettorale - finora esclusa - con il centrosinistra.

Premessa di un'ascesa di Casini al soglio che più ambisce: quello del Quirinale. Un patto Pd-Udc, davvero clamoroso se si materializzasse, appartiene al non-detto di questi giorni ed è una delle conseguenze del protagonismo dell'Udc, protagonista di una massiccia controcampagna acquisti, condotta in prima persona da Pier Ferdinando Casini e da Lorenzo Cesa, con l'apporto di Paolo Cirino Pomicino.

Tre ex democristiani che sono riusciti a convincere parlamentari di centrodestra - ecco il «dettaglio» non ancora rilevato che hanno tutti ascendenze democristiane: Giustina Destro, Fabio Gava, Gianfranco Pittelli, Roberto Antonione, Franco Stradella, Francesco Stagno D'Alcontres, per non parlare di Calogero Mannino, che ha seguito un suo personale percorso di allontanamento dalla maggioranza, ma che della Dc è stato vicesegretario e ministro.

Certo, da quando la Democrazia cristiana si è sciolta, era il gennaio del 1993, da allora tante volte sui giornali si è riaffacciato il tormentone: «Riecco la Dc». Tutti falsi allarmi e semplificazioni giornalistiche, eppure mai come in queste ore è tornato ad aleggiare nel Palazzo l'orgoglio democristiano.

Ieri pomeriggio nei corridoi di Montecitorio era come se circolassero soltanto ex Dc, di centrodestra e di centrosinistra che si davano di gomito, annuivano, si complimentavano. Commentava a voce bassa un deputato Pdl molto addentro alle vicende di Santa Romana Chiesa: «Non c'è alcun dubbio che le recenti e ripetute considerazioni espresse dal cardinale Bagnasco, così diverse dalla stagione dell'allineamento di Ruini, abbiano creato il clima per questa ripresa di protagonismo dei cattolici in politica. Come diceva il profeta Isaia: così come la pioggia scende dal cielo senza aver fecondato la terra, così la mia parola non ritornerà a me senza aver compiuto ciò che desidero».

Un ritrovato protagonismo «democristiano» che si dispiegherà nel tentativo di far nascere un «governissimo», ma se finisse male? Dice Beppe Fioroni, uno dei pochi dirigenti Pd che ha collaborato ai sondaggi con i parlamentari Pdl: «Le misure richieste dall'Europa vanno rapidamente archiviate, in modo da voltare pagina. E se Berlusconi impedirà un governo di responsabilità, costringendo i suoi a ingoiare la pasticca di cianuro e mettendo il Paese in ginocchio a quel punto potrebbero crearsi per davvero i presupposti di un'alleanza elettorale tra noi e l'Udc».

 

PIER FERDINANDO CASINI bersani casini Napolitano ha incontrato anche Bersani e CasiniCasini e FiniMARIO MONTI PAOLO CIRINO POMICINO VINCINO SU BERLUSCONI E I VOTI ALLA CAMERA

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