IL RITORNO DEL SENATÙR: “MARONI È UN TRADITORE A ME NON MI AMMAZZA NESSUNO E ORA MI RIPRENDO LA LEGA”

Gad Lerner per "La Repubblica"

Il vecchio guerriero medita la rivincita circondato dai suoi ritratti a olio che tappezzano le pareti della casa di Gemonio, rievocando ben altre stagioni di gloria.

Umberto adamitico con la mela in mano; crociato con l'armatura; Braveheart con lo spadone. Poi l'orologio con lui in camicia verde assieme a Gipo Farassino, la statua lignea a figura intera, piatti di ceramica, targhe di ogni misura, la foto con papa Woytjla, il Duomo di Milano con la bandiera della Lega... perfino la porta che dà sul tinello foderato di verde reca inciso sul vetro un Sole delle Alpi.

Ma oggi è solo, Umberto Bossi, in mezzo ai suoi cimeli. Nella penombra, accanto a lui, non resta che la moglie Manuela: «Sarei io la guardiana del cerchio magico? Mi guardi, fatico a farmi dare retta anche in casa. A inventare sono capaci tutti, ora. Ma la scuola Bosina di Varese per cui dicono che la Lega si sarebbe svenata non mi ha mai versato un centesimo, io sono sempre stata una maestra volontaria». E lui di rincalzo: «Sia ben chiaro, quella scuola è nata su ordine della Lega».

Umberto Bossi indica la grande Madonna bianca dietro al divano: «Me l'ha portata da Medjugorje la moglie di Castelli, la metteremo in campagna dove Renzo alleva maiali e capre, ha imparato a fare il formaggio. La casa gliel'ha disegnata Roberto Libertà, lui s'è diplomato ragioniere. È bello vedere i fratelli così uniti. Ho sbagliato a portare Renzo nel consiglio regionale lombardo?... ».

Lo interrompe Manuela: «Col senno di poi, è stata un'ingenuità». «Che poi s'è dimesso per motivi da niente - ricomincia Umberto - così come era solo una gran balla dei nostri diffamatori che Riccardo si fosse comprato una barca».

Tempi duri, caro Bossi. Ma sulla famiglia torneremo dopo. Prima deve fare i conti con la sua rivoluzione mancata. Dopo 25 anni come fa a crederci ancora?
«Ci credo perché la questione settentrionale non è un'invenzione e il bisogno di libertà non si può sopprimere. Certo mi fa rabbia che Maroni cancelli la Padania e si rammollisca con "Prima il Nord" proprio quando era maturo il tempo di farci forza del diritto internazionale. Nell'Europa in crisi torna attuale l'indipendenza dei popoli attraverso i referendum, come in Scozia e in Catalogna. Superando la fase del federalismo. Lo faremo anche in Padania».

Maroni dove sta portando la Lega?
«Lui non ha i nostri ideali. Quando uno tradisce una volta - e Maroni quando ruppi con Berlusconi nel 1994 gli sedeva di fianco, si opponeva - poi tradisce sempre. Si illude di diventare il plenipotenziario di Berlusconi al Nord, ma il Pdl non rinuncerà mai a presentare le sue liste in casa nostra, come fa la Cdu tedesca con la Csu in Baviera».

Pentito di essersi sottomesso a Berlusconi?
«No perché lui è stato un moltiplicatore di consenso per noi, ci ha fatto dei favori, e poi quando hai subìto una persecuzione che si assomiglia si genera anche una specie di affetto. Ma la destra è nazionalista, l'autodeterminazione è più facile che si realizzi con la sinistra. Perciò se per l'indipendenza si deve rompere con la destra, pazienza».

È più quel che ha ricevuto o quel che ha dato a Berlusconi?
«Secondo me alla fine Berlusconi ci ha alzato i voti. E se arriveremo almeno al federalismo fiscale lo dobbiamo a quell'alleanza. Certo, me lo ricordo Bersani che mi fermava lamentandosi: "Ma cosa ci stai a fare tu con quel miliardario!".
Intanto però la sinistra sul federalismo fiscale non ci sentiva, l'abbiamo dovuta trascinare. Però il rapporto di Maroni con Berlusconi è un'altra storia. Lui all'indipendenza non ci crede e quindi rimane sottomesso».

In effetti sull'indipendenza Maroni non la segue di certo.
«Maroni sta distruggendo la Lega, butta fuori la gente. Quel mio colpo di genio con cui avevamo preso la guida di Veneto e Piemonte, con Zaia e Cota, di questo passo al prossimo giro ce lo sogniamo. Tosi in Veneto porta via i voti alla Lega e fa accordi con i fascisti: il suo progetto Verona non mi è mai piaciuto. In Piemonte vogliono mettere a capo del partito Gianna Gancia, la moglie di Calderoli, brava amministratrice, ma io dubito che abbia le doti per guidare il movimento».

Calderoli a che gioco gioca?
«È un gran lavoratore ma ora si barcamena un po', cosa vuole».

A 72 anni, malato, forse dovrebbe arrendersi. Tanto più dopo quella sera delle ramazze alla Fiera di Bergamo, il 10 aprile 2012, quando si era appena dimesso da segretario e in
lacrime ha chiesto scusa per i danni provocati "da chi porta il mio cognome".

Guarda la moglie Manuela che scuote la testa: «No, quella umiliazione è stata troppo, un'ingiustizia troppo grande...». Umberto si rianima: «Non lo rifarei mai, non ripeterei quelle parole. A Bergamo mi ci avevano trascinato in manette. E ora mi hanno tolto gli autisti e le guardie del corpo per cercare di impedirmi di andare in giro a parlare con i militanti, a dire la verità. Espulsioni, espulsioni, mandano a rotoli la mia Lega! ».

Però quando i suoi fedelissimi l'hanno implorata di fondare un partito alternativo,
lei s'è rifiutato.

«Io sarei stato dell'idea di non fare nessuna battaglia, ma a furia di buttare fuori gente e tradire gli ideali della Lega la pressione su di me s'è fatta irresistibile. Devo per forza rimettermi alla guida del partito».

Il congresso è fra un anno, Maroni ha in mano il consiglio federale. E nel frattempo?
«Venga qui tra dieci giorni e le do la prima copia del nuovo giornale che stiamo preparando. Titolo: "La lingua padana". Ricominciamo dalla nostra identità, ce n'è un bisogno enorme, e allora le assicuro che il traditore dovrà fare i conti con noi».

Intanto però le tagliano i fondi, dicono che la Lega non può più permettersi di passarle 800 mila euro l'anno.
«Sono tutte balle, difatti nessuno è venuto ancora a dirmi nulla. La Lega a me e alla mia famiglia non ha mai dato dei soldi che non servissero per la militanza».

La sua segretaria Nicoletta Maggi a Roma non prende lo stipendio da marzo.
«Tranquillo che la Nicoletta la pagherò io, con i miei soldi».

Dicono che il partito si è sobbarcato le sue spese sanitarie.
Guarda di nuovo Manuela, lei allarga le braccia: «Facciamo i controlli, le analisi, e li paghiamo come tutti i cristiani». Lui precisa: «Ho la mia mutua come tutti i parlamentari. Non ne posso più di tutte queste menzogne».

Ci faccia capire, lo scandalo... Forse lei considerava il partito talmente una sua creatura da non fare troppe distinzioni fra bilancio della Lega e bilancio familiare. Li identificava...
«La smetta, semmai è vero il contrario. Quando la Lega è nata e magari c'era da comprare un'automobile, i soldi ce li mettevo io di tasca mia. A questo partito ho dato tutto, nessuno osi dire il contrario. Le sembra una casa di lusso, questa? Ha le pareti che vanno in rovina, ci ho anche dovuto fare dei lavori. I disonesti stanno altrove».

Quel suo tesoriere Belsito, per esempio. Dice che lei voleva costituire una riserva di denaro all'estero nell'eventualità di fondare un nuovo partito.
«Ma va là... A Belsito i magistrati gli fanno dire quello che vogliono, ha paura. Io avevo in mano la Lega, mica avevo bisogno di un'altra cassa. Glielo ripeto, i ladri sono altrove, non si permettano».

Personaggio ambiguo, però, Belsito.
«Si era messo al fianco di Maurizio Balocchi, il nostro tesoriere, finché è morto nel 2010 e così me lo sono ritrovato. Belsito aveva lavorato prima per quell'avvocato del Pdl... Alfredo Biondi. Chissà che giri aveva, mica era un mio uomo».

Scusi se insisto, Bossi, ma lei ce l'ha la salute e l'energia per rimettersi a battagliare?
«Ce l'ho, ce l'ho la forza io. A me non mi ammazza nessuno, e stavolta mi hanno fatto davvero incazzare. Il capo della Lega resto io».

Butta il toscano nel camino, si alza scuro in volto e se ne va con quei suoi piccoli passi incerti. Resto in imbarazzo ad aspettare qualche minuto il guerriero di 72 anni che fatica a parlare ma non si rassegna al tramonto. Torna indietro accompagnato da Manuela e dal figlio Roberto Libertà: «L'importante è che i miei ragazzi restano uniti, si aiutano l'un l'altro».

Scende a fatica gli scalini per uscire con me sulla via di Gemonio, stretta e in discesa. Ricorda i bei tempi delle serate in tv, quanto si divertiva. Ricorda il nostro comune amico Guido Passalacqua. Si rivolge ancora a Manuela: «A Gipo Farassino è morta la moglie, non sta bene, devo andarlo a trovare». Accarezza gli ornamenti floreali della casa: «Una volta qui fuori c'era sempre qualcuno a vigilare, ora può passare un pazzo e buttare una bomba in giardino. Ma se pensano di mollarmi così...».

 

VIGNETTA BENNY MARONI E IL CAPPIO PER BOSSI jpegmaroni sul palco con bossi a pontida BOSSI E MARONI jpegUMBERTO BOSSI E ROBERTO MARONI ELETTO SEGRETARIO DELLA LEGA NORD jpegMARONI BOSSI BENNY SU BOSSI CHE SPIA MARONI BOSSI E MARONI AL CONGRESSO DELLA LEGA jpegVIGNETTA BENNY MARONI E BOSSI SI CONTENDONO LA LEGA BOSSI IN LACRIMA CONSOLATO DA MANUELA DAL LAGOMANUELA MARRONE MOGLIE DI UMBERTO BOSSIBOSSI BERLUSCONI LUCA ZAIA SPEZZA IL PANE CALDEROLI E GIANNA GANCIAUMBERTO BOSSI E ROBERTO COTA

Ultimi Dagoreport

monte dei paschi di siena luigi lovaglio francesco gaetano caltagirone fabrizio palermo corrado passera francesco milleri

DAGOREPORT - IL PALIO DI SIENA IN VERSIONE BANCARIA SI È RIDOTTO A UN REFERENDUM: CALTA SÌ, CALTA NO - DOPO LA DECISIONE DI MILLERI DI NON ENTRARE IN CDA, PROBABILMENTE IN VISTA DI DISMETTERE IL PROPRIO 17,5% (UNICREDIT CI COVA), SONO RIMASTI IN CAMPO GLI ALTRI DUE INDAGATI PER “CONCERTO OCCULTO”: ‘’GOLIA’’ CALTAGIRONE VS ‘’DAVIDE’’ LOVAGLIO - LA PARTITA DEL 15 APRILE, MALGRADO LA DISTANZA DI QUOTE, RIMANE MOLTO APERTA PERCHÉ “ALMENO LA METÀ DEL CAPITALE DEL MONTE È CONTROLLATO DA INVESTITORI ISTITUZIONALI, TRA CUI GRANDI FONDI” - LOVAGLIO HA QUALCHE BUON MOTIVO PER INCAZZARSI CON CALTARICCONE DI AVERLO BUTTATO FUORI DA CEO ‘’PER VIA DEI RISCHI LEGATI AL SUO COINVOLGIMENTO” NEL PAPOCCHIO DELLA SCALATA MEDIOBANCA. OGGETTIVAMENTE, NON AVENDO IN TASCA AZIONI DI MPS, QUALE “CONCERTO” POTEVA METTERE IN ATTO LOVAGLIO? IL SUO RUOLO ERA SOLO DI “ESEGUIRE L’INCARICO”, COME SI EVINCE DALLE INTERCETTAZIONI….

edmondo cirielli guido crosetto giorgia meloni antonio tajani maurizio gasparri

DAGOREPORT - NELL’ARMATA BRANCA-MELONI, GIUNTA AL QUARTO ANNO DI POTERE, I REGOLAMENTI DI CONTI NON AVVENGONO SOLO TRA "VIA DELLA SCROFA E "FIAMMA MAGICA", TRA SALVINI E LA DUCETTA - CHI AVEVA INTERESSE A COLPIRE IL VICEMINISTRO DEGLI ESTERI IN QUOTA FDI, EDMONDO CIRIELLI, RENDENDO PUBBLICA SULLE COLONNE DEL “CORRIERE DELLA SERA”, LA NOTIZIA DEL SUO INCONTRO CON L’AMBASCIATORE RUSSO IN ITALIA ALEKSEJ PARAMONOV? - CHE LA DUCETTA SIA ANDATA SU TUTTE LE FURIE E' UNA CAZZATA PERCHE' IL MINISTRO TAJANI ERA A CONOSCENZA DELL'INCONTRO ESSENDO AVVENUTO ALLA FARNESINA ALLA PRESENZA DI DI DUE FUNZIONARI DEL MINISTERO - A VOLERE LO SCALPO DELL’EX GENERALE DI BRIGATA DEI CARABINIERI SONO IN TANTI, DATO CHE IL SUO CARATTERE FUMANTINO STA SUL GOZZO SIA AI CAMERATI D'ITALIA SIA A FORZISTI ITALIOTI - IL SILURO DIRETTO ALLE PARTI BASSE DI CIRIELLI È “MADE IN CIOCIARIA”…

donald trump benjamin netanyahu ali khamenei iran usa

DAGOREPORT – NON SIAMO ASSISTENDO AL DISORDINE POLITICO MONDIALE, MA PIUTTOSTO AL DISORDINE MENTALE DI GRAN PARTE DEI LEADER - LA STRATEGIA DELLA “DECAPITAZIONE” DI NETANYAHU  (BANG! BANG! UCCIDIAMO TUTTI I LEADER IRANIANI) È UNA MINCHIATA CHE RADICALIZZERA' ANCORA DI PIU' IL REGIME TEOCRATICO DI TEHERAN - PER OGNI AYATOLLAH SPEDITO A MAOMETTO, CE NE SONO ALMENO DUE ANCORA PIÙ ESTREMISTI PRONTI A SUBENTRARE - COME DIMOSTRANO GAZA E LIBANO: HAMAS E HEZBOLLAH, PUR DECIMATI, CONTINUANO A COMANDARE, GOVERNARE E COMBATTERE – L’UCCISIONE DI LARIJANI, CAPO DELLA SICUREZZA NAZIONALE CHE AVEVA PRESO LE REDINI DEL COMANDO DOPO KHAMENEI, AVEVA COME SCOPO DI NON FAR ''SCAPPARE'' TRUMP DALLA GUERRA (LA CASA BIANCA ERA STATA TENUTO ALL'OSCURO DAGLI ISRAELIANI) - CON LO STRETTO DI HORMUZ BLOCCATO E MINATO, LA BENZINA ALLE STELLE, TRAFFICI E COMMERCI IN TILT, UNA CRISI ECONOMICA GLOBALE MINACCIA GLI STESSI STATI UNITI, CHE PERDONO ALLEATI: DOPO GLI STATI EUROPEI, ANCHE IL GIAPPONE RINCULA - UNICA VIA USCITA PER TRUMP? DICHIARARE "HO VINTO" E ANDARE A CASA...

andrea iervolino antoniozzi giuli santanche floriana gentile cinecitta

DAGOREPORT – “CIAK”, SI SCAZZA! NON BASTAVA LA LITE CON BUTTAFUOCO E UN VESPAIO DI NOMINE DEMENTI, ORA IL MINISTRO GIULI-VO DELLA CULTURA SI RITROVA CONTRO IL CINE-PRODUTTORE ANDREA IERVOLINO, A CUI IL MIC HA BLOCCATO 66 MILIONI DI TAX CREDIT – OLTRE A UNA INTERROGAZIONE PARLAMENTARE DI FDI A SUO FAVORE (SIC!), LA SETE DI VENDETTA DI IERVOLINO SI ARMA DI UN "MANGANELLO DI CARTA": HA ACQUISITO DALLA SANTANCHE' LA RIVISTA “CIAK” PER SVELARE "DA VICINO E DA DENTRO TUTTI I MECCANISMI CHE MUOVONO I FILM: FINANZIAMENTI PUBBLICI, DINAMICHE DEL TAX CREDIT, PREMI E LORO MODALITÀ DI ASSEGNAZIONE" - IERVOLINO HA GIA' DENUNCIATO CHE LE SOCIETÀ DA PUNTARE, QUANDO SI PARLA DI TAX CREDIT, NON SONO LE SUE, MA PIUTTOSTO...

markus soder soeder ursula von der leyen manfred weber friedrich merz

DAGOREPORT – ANCHE MERZ, NEL SUO PICCOLO, S’INCAZZA! IL CANCELLIERE TEDESCO È UNA FURIA CONTRO MANFRED WEBER, IL BOSS DEL PPE CHE A BRUXELLES LAVORA PER L’ALLEANZA CON I POST-NAZISTI DI AFD: “NON COLLABORIAMO CON L’ESTREMA DESTRA E ANCHE LUI LO SA”. TRADOTTO DAL TEDESCO: SE NON TI ADEGUI, SEI FUORI – È LA STESSA LINEA DEL POTENTE MARKUS SOEDER, PRESIDENTE DELLA BAVIERA CHE SCALPITA, E TEME LA CRESCITA DI AFD NEL SUO LAND (INTANTO, DOMENICA SI VOTA IN RENANIA PALATINATO, REGIONE DELL’OVEST IN CUI FROTTE DI VOTI STANNO MIGRANDO VERSO LE SVASTICHELLE…)

peter thiel donald trump papa leone xiv thomas joseph white

DAGOREPORT – PREVOST, CUOR DI LEONE: “NON ME NE FREGA NULLA DEI SOLDI CHE ARRIVANO DAGLI STATI UNITI. CANCELLATE LE CONFERENZE ALL'ANGELICUM DI PETER THIEL” - LA RISPOSTA TOSTA DEL SANTOPADRE AL RETTORE DELL'ANGELICUM, IL TRUMPIANO THOMAS JOHN WHITE, CHE GLI AVREBBE FATTO PRESENTE DI CORRERE COSI' UN SERIO RISCHIO: FAR SVANIRE L'OBOLO DEGLI STATI UNITI, PRIMO FINANZIATORE DEL VATICANO (13,7 MILIONI) – COLPO DI SCENA AL TERZO GIORNO DI PISTOLOTTI ROMANI, THIEL HA SVELATO IL NOME DI CHI AVREBBE AVVERTITO IL MONDO DELL’ARRIVO DELL’ANTICRISTO: RATZINGER, DEFINITO “IL PIÙ  GRANDE PENSATORE CRISTIANO DEGLI ULTIMI 100 ANNI” (NON A CASO FU BENEDETTO XVI CHE TOLSE LA SCOMUNICA AI SEGUACI ANTI-CONCILIARI DI MONS. LEFEVBRE) - IL NOME DI RATZINGER   SERVE SOLO A RINFOCOLARE LA SPACCATURA TRA LA CHIESA CONSERVATRICE USA E QUELLA PROGRESSISTA DI LEONE XIV…