RIUSCIRANNO LETTA E NAPOLITANO A RESISTERE FINO A GENNAIO ED EVITARE IL VOTO ANTICIPATO A MARZO E MANDARE LUNGHI RENZI & BERLUSCONI? - LO SCUDO DEL COLLE SALVA-CANCELLIERI

Francesco Bei per "la Repubblica"

«Oggi sei stata brava». Enrico Letta sussurra il complimento all'orecchio del ministro Cancellieri al termine di una giornata difficile, che sarebbe potuta finire diversamente se anche il Quirinale non fosse intervenuto riservatamente per aprire uno scudo a difesa del governo. «Qualcuno ha provato a farci cadere - è l'amara constatazione del premier - e ci proveranno ancora».

Il Pd ha quindi ingoiato - dopo quello Alfano-Shalabayeva in estate - anche il boccone Cancellieri- Ligresti, ma ora l'emergenza si sposta su Berlusconi, sulla legge di Stabilità e, soprattutto, sull'Imu. Enrico Letta ha fissato da giorni la rotta, condividendo con Napolitano la consapevolezza che saranno proprio le prossime settimane quelle più a rischio: «Se riusciamo ad arrivare a gennaio è fatta».

Tutto si gioca al Senato, nello spazio stretto tra la sessione di bilancio e la decadenza di Berlusconi. «Il "Mar Rosso" sarà traversabile fino a dicembre - ragiona Pino Pisicchio in Transatlantico - poi il guado per arrivare al voto anticipato a marzo, con il Porcellum in vigore, si chiuderà. E tutti si dovranno rassegnare a sostenere il governo almeno fino al 2015».

Ieri Letta ha discusso delle prossime trappole anche con Angelino Alfano, reduce dal summit ad Arcore lunedì notte. E proprio l'ex segretario del Pdl ha chiesto al premier un aiuto sulla Finanziaria e sull'Imu, per togliere al Cavaliere ogni pretesto per provocare una crisi. Una prima ricaduta operativa è stata la decisione di rinviare a data da destinarsi la partecipazione di Letta all'assemblea dei gruppi Pdl.

Un appuntamento troppo a rischio in questo momento, una fossa dei leoni in cui le contestazioni e le provocazioni dei "lealisti" al premier sarebbero state difficili da evitare. Poi il capogruppo Pdl al Senato, l'alfaniano Renato Schifani, ha dato luce verde, insieme al Pd Luigi Zanda, alla proposta avanzata dal segretario Psi Riccardo Nencini per votare sulla decadenza del Cavaliere dopo la legge di Stabilità.

Un calendario che ha fatto gridare al tradimento i falchi berlusconiani.
La mossa successiva sarà invece concordata con Fabrizio Saccomanni e riguarderà la seconda rata dell'Imu, una perfetta bandiera per Berlusconi da agitare in campagna elettorale.

Il premier, respinta definitivamente l'idea brunettiana della cabina di regia, ha chiesto al ministro dell'Economia di preparare «un menu» di proposte per il Consiglio dei ministri. Saranno soluzioni pesanti, dolorose, perché si tratta di trovare nel bilancio 2013 quasi due miliardi e mezzo di euro, e su queste il premier chiederà alle forze politiche di scegliere. «Il costo politico di queste scelte - è la linea di Letta - dovrà essere condiviso da tutta la maggioranza. Perché rinunciare all'Imu va bene, resta un impegno del governo, ma tutti devono sapere che questo ha un prezzo molto alto visto che dobbiamo mantenere l'impegno del 3% nel rapporto deficit/ Pil».

Il tempo è scarso, mancano quaranta giorni alla scadenza del pagamento dell'Imu, ma a palazzo Chigi intendono risolvere la questione molto prima. Non solo per dare certezze ai contribuenti, ma anche per arrivare a una decisione prima del voto sulla decadenza di Berlusconi, fissato ieri per il 27 novembre. «Stiamo lavorando per disinnescare le prossime mine», spiega il ministro Enrico Giovannini dopo un colloquio con Franceschini e Letta.

Per mettere in sicurezza la legge di stabilità, se le fibrillazioni dovessero raggiungere livelli eccessivi, il premier ha pronto anche un "piano B". Tutte le modifiche concordate con i gruppi - un lavoro affidato alla mediazione del viceministro Stefano Fassina - sarebbero incluse nel provvedimento approvato a palazzo Madama prima della decadenza. A Montecitorio, a costo di far arrabbiare i deputati del Pd, il governo metterebbe la fiducia sul testo del Senato, per chiudere la partita evitando quindi una pericolosa navetta.

È un piano d'emergenza, destinato a scattare solo in caso di necessità. Ma di questi tempi tenere un paracadute a bordo è norma di elementare prudenza. «Le questioni interne dei partiti più grandi - sospira il segretario Udc Lorenzo Cesa, uno degli "sminatori" del governo - si scaricano tutte sulla legge di Stabilità e rendono giganteschi anche i piccoli problemi». L'altra polizza d'assicurazione di Letta sarebbe l'eventuale scissione del Pdl. Alfano ieri gli ha ribadito quanto detto a Napolitano due giorni fa: Berlusconi non ha più i numeri a palazzo Madama per far cadere il governo, al massimo potrà passare all'opposizione insieme ai "lealisti".

 

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