referendum emilia romagna

ROMAGNEXIT| - ALLA LEGA E’ VENUTA LA FREGOLA DEL REFERENDUM: DOPO LOMBARDIA E VENETO, VOGLIONO CHIEDERE ALLA ROMAGNA SE SI VUOLE STACCARE DALL’EMILIA - LE DUE AREE FURONO UNITE NEL 1946 DOPO SECOLI IN CUI SONO STATE DUE ENTITA’ BEN DISTINTE E CON STORIE DIVERSE 

 

Elisa Calessi per Libero Quotidiano

 

REFERENDUM2REFERENDUM2

Il sogno di staccarsi dall' Emilia, di fare regione a sé, esiste in Romagna almeno da una settantina d' anni. Cioè da quando, nel 1946, la neonata Repubblica italiana decise di fare, di due territori che avevano vissuto felicemente separati dai tempi precedenti all' impero romano, un' unica unità amministrativa.

 

Quel matrimonio forzato, soprattutto ai romagnoli non è mai andato giù. Sono nati movimenti autonomisti, sono stati fatti studi, ricerche che spiegano in cosa e perché l' Emilia non c' entra nulla con la Romagna. Quando là c' erano i Galli, qui c' erano Etruschi e Umbri. Quando Ravenna divenne la capitale dell' Impero romano d' Oriente, di qua si formò la Regio Flaminia, di là l' Aemilia. Quando nella striscia padana che da Piacenza arriva a Bologna arrivarono i Longombardi, in Romagna ci fu la dominazione bizantina. E così, felice e separati, fino al Risorgimento.

BOLOGNA CITTABOLOGNA CITTA

 

Oggi, a rilanciare il tema, è la Lega Nord che ormai in regione fa risultati a due cifre. Alcuni giorni fa il gruppo del Carroccio, sostenuto dal deputato leghista Gianluca Pini, orgogliosamente romagnolo («sono nato a Bologna per sbaglio ma la mia famiglia è romagnola dal 1733»), ha depositato una risoluzione, a prima firma Massimiliano Pompignoli, capogruppo, che propone due quesiti da sottoporre a referendum.

 

Il primo è una fotocopia di quello che il 22 ottobre si terrà in Lombardia e Veneto per chiedere maggiore autonomia fiscale. Tenuto conto della «peculiarità» del territorio, si chiede «l' attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, con le relative risorse», citando l' articolo 116 della Costituzione. In pratica, come spiega a Libero Pini, «se oggi come regione tratteniamo quando va bene il 25% delle tasse, noi proponiamo che rimanga qui il 60%, in modo da poter fare quello che lo Stato o le provincie non riescono a fare: edilizia scolastica, mobilità fino all' assistenza sociale».

REFERENDUM1REFERENDUM1

 

Non è un discorso egoistico, insomma, semmai il contrario: «Diciamo allo Stato: lasciaci il residuo fiscale e tutte le competenze a cui non riesci a sopperire e con queste risorse le facciamo noi. Quello che avanza lo diamo alle nostre aziende perché diano una mano agli altri». Esempio: «Ho un miliardo in più da spendere in investimenti? Se non mi serve perchè nella mia regione ci sono altre esigenze, lo dò a mille stabilimenti balneari della Romagna perché vadano in Puglia o in Campania a farne altri e insegnare come si fa».

GIANLUCA PINIGIANLUCA PINI

 

Ma il quesito che sta scaldando di più gli animi è il secondo: in considerazione della «peculiarità culturale, storica e geografica» della Romagna, si chiede agli elettori delle provincie di Forlì, Cesena, Ravenna e Rimini e dei comuni dell' imolese se sono d' accordo a creare «una entità regionale autonoma denominata "Regione Romagna" con propria Assemblea Regionale e un proprio Governatore». Chiosa Pini: «Se si fa, scommetto che vanno a votare il 90% degli elettori». E con una vittoria scontata dei sì.

 

Nel 2010 ci fu un altro tentativo: in commissione Affari costituzionali alla Camera vennero presentate due proposte di legge per l' autonomia della Romagna, firmate dallo stesso Pini e da Enzo Raisi (An). Ma la fine della legislatura fermò tutto.

 

CARTINA STORICA DELLA ROMAGNACARTINA STORICA DELLA ROMAGNA

Le ragioni della separazione, del resto, hanno una letteratura infinita. Già Dante nel Purgatorio parlava della terra che si stende «tra 'l Po e 'l monte e la marina e 'l Reno». Ci sono diversità storiche, linguistiche. E produttive: «Noi viviamo di turismo e terziario, l' Emilia di distretti industriali e agricoltura, sono due economie diverse». Ma al di là di questo, è un fatto di identità. E comunque, conclude Pini, «la democrazia appartiene al popolo. La prima forma di partecipazione è potersi esprimere».

 

Il presidente della Regione, Stefano Bonaccini, Pd, si è detto assolutamente contrario. All' uno e all' altro referendum. A settembre, in ogni caso, l' assemblea dovrà pronunciarsi. «La sinistra ha paura della Romagnexit perché sa che se il popolo si pronuncia, dice di sì», insiste Pini. I sindaci lombardi, però, compresi quelli del Pd, alla fine, nonostante le titubanze di Roma, si sono schierati a favore del referendum per l' autonomia. Sarà interessante vedere cosa faranno i colleghi emiliani e romagnoli.

Ultimi Dagoreport

netanyahu bin salman donald trump ghalibaf iran xi jinping

DAGOREPORT – TRUMP HA DETTO UNA MEZZA VERITÀ NEL SOLITO MARE DI STRONZATE: UN NEGOZIATO CON L’IRAN C’È ED È BEN AVVIATO. IL GUAIO È CHE DOVEVA RIMANERE SEGRETO, COME SEMPRE QUANDO CI SONO TRATTATIVE COSÌ DELICATE – IL RUOLO DEL MEDIATORE SPETTA AL PAKISTAN, POTENZA NUCLEARE IN OTTIMI RAPPORTI CON L’ARABIA SAUDITA DI BIN SALMAN (CHE VUOLE ANNIENTARE IL REGIME IRANIANO) – IL TYCOON È PRONTO A SPEDIRE IL VICE JD VANCE: SAREBBE UN MESSAGGIO ALLA BASE CONTRARIA ALLA GUERRA (VANCE È UN’ISOLAZIONISTA) – NETANYAHU HA ABBASSATO LE PENNE DOPO CHE I MISSILI BALISTICI DEGLI AYATOLLAH HANNO BUCATO L’IRON DOME E SONO ARRIVATI A UN PASSO DALL’IMPIANTO NUCLEARE DI DIMONA, SU INDICAZIONE DELL’INTELLIGENCE CINESE …

putin trump orban zelensky droni ucraina

DAGOREPORT – IL MONDO È CONCENTRATO SULLE BOMBE DI TRUMP E NETANYAHU IN IRAN E SI È DIMENTICATO DEI POVERI UCRAINI: IERI PUTIN HA LANCIATO MILLE DRONI SU TUTTO IL PAESE, GLI USA CONTINUANO CON IL LORO PRESSING SU KIEV PER LA RESA E IL PRESTITO DA 90 MILIARDI DALL'UNIONE EUROPEA È BLOCCATO PER IL VETO DI ORBAN (IL 12 APRILE SI VOTA A BUDAPEST E FINO A QUEL GIORNO NON SE NE PARLA) – ZELENSKY SI SBATTE COME UN MOULINEX PER FAR CAPIRE AL TYCOON CHE IL FRONTE È UNICO (RUSSIA E IRAN SONO ALLEATI) MA QUELLO NON CI SENTE – L’ESERCITO UCRAINO IN QUATTRO ANNI DI GUERRA È DIVENTATO UNO DEI PIÙ AVANZATI AL MONDO: È L’UNICO CHE SA COME ABBATTERE I DRONI IRANIANI, E STA ADDESTRANDO I PAESI DEL GOLFO...

giorgia meloni tajani nordio salvini delmastro bartolozzi conte schlein santanche la russa

DAGOREPORT - LA CADUTA DEI MELONI NEL VOTO (A PERDERE) - DOPO UNA SCONFITTA, PER UN LEADER SI APRONO DUE STRADE: O SI DIMETTE O RAFFORZA LA SUA LEADERSHIP - MELONI HA SCELTO DI RESTARE INCOLLATA ALLA POLTRONA DI PALAZZO CHIGI, MA ANZICHÉ GUARDARSI ALLO SPECCHIO E AMMETTERE L’ARROGANTE BULIMIA DI POTERE DOMESTICO E IL VASSALLAGGIO ESTERO-TRUMPIANO, HA DECISO DI FAR PIAZZA PULITA DEGLI INDAGATI BARTOLOZZI, DELMASTRO, SANTANCHE’ - E METTENDO AL MURO LA PANTERATA MINISTRA DEL TURISMO, IL BERSAGLIO NON PUÒ ESCLUDERE IL VOLTO MEFISTOFELICO DEL CO-FONDATORE DI FRATELLI D’ITALIA, NONCHE' BOSS DELLA PRIMA REGIONE ITALIANA PER PIL, IL SICULO-LOMBARDO LA RUSSA (CHI SCEGLIERÀ NEL ’27 IL CANDIDATO A SINDACO DI MILANO, ‘GNAZIO O GIORGIA?) - AL TEMPO STESSO, IL VOTO DI LUNEDÌ FA RIALZARE LA CRESTA AI DUE GALLETTI DEL “CAMPOLARGO”, SCHLEIN E CONTE, CHE S’ILLUDONO CHE I “NO” INCASSATI AL REFERENDUM SI POSSANO TRASFERIRE IN BLOCCO SUL CENTROSINISTRA - MA IL DRAMMA È UN ALTRO: 'STA ELLY CON ESKIMO È IN POSSESSO DELLE CAPACITÀ DI FARE LA PREMIER? E COME VIENE PERCEPITA DALL’OPINIONE PUBBLICA UNA CHE GRIDA SLOGAN CICLOSTILATI NEGLI ANNI ’70 INVECE DI PROPORRE L’IDEA DI UN “PAESE NORMALE”?

piperno stefanelli sala

DAGOREPORT: L’IRAN E LE ANIME BELLE DELLA SINISTRA - UN TEMPO C’ERANO I GRANDI MAÎTRE À PENSER FILOARABI E PRO RIVOLUZIONE ISLAMICA. CINQUANT’ANNI DOPO ABBIAMO LE VARIE ALESSIA PIPERNO, CECILIA SALA, BARBARA STEFANELLI CHE CI INONDANO SU “CORRIERE” E “FOGLIO” DI ARTICOLI, LIBRI, POST E PODCAST SULLE RIVOLUZIONARIE RAGAZZE IRANIANE OPPRESSE DAL VELO E DAL REGIME, PRONTE ALLA RIVOLUZIONE…  SCOPPIA LA GUERRA E IN PIAZZA, A TEHERAN, CI SONO SOLO DONNE VELATE CHE INNEGGIANO AI GUARDIANI DELLA RIVOLUZIONE, BRUCIANO BANDIERE USA E DI ISRAELE E INNEGGIANO AI MARTIRI DELL’ISLAM - MA LE RAGAZZE IRANIANE DOVE SONO?

edmondo cirielli marta schifone gennaro sangiuliano

DAGOREPORT – LA PIU’ GRANDE BATOSTA PER FRATELLI D’ITALIA AL REFERENDUM E’ ARRIVATA IN CAMPANIA, DOVE IL “NO” E’ ARRIVATO AL 65,2% - UNA REGIONE NON “ROSSA” (IL CENTRODESTRA HA VINTO CON RASTRELLI E CALDORO) DOVE SPADRONEGGIANO EDMONDO CIRIELLI E GENNARO SANGIULIANO – I DUE, CONSIDERATI INTOCCABILI NONOSTANTE LE SCARSE PERFORMANCE ELETTORALI, FANNO GIRARE I CABASISI ALLA DESTRA NAPOLETANA CHE LI VEDE COME CORPI ESTRANEI (E INFATTI NON VA A VOTARE) – AI DUE SI E’ AGGIUNTA MARTA SCHIFONE, CARA AD ARIANNA MELONI, DIVENUTA COMMISSARIO PROVINCIALE DEL PARTITO...