1. S.B. È IL GRANDE SCONFITTO DELLA NEO REPUBBLICA PRESIDENZIALE DI NAPO-LEONE 2. METTENDO TUTTO IN GHIACCIAIA, RE GIORGIO HA FATTO SALTARE I PIANI DEL BANANA 3. IL GOVERNO SI FARÀ DOPO L'ELEZIONE DEL CAPO DELLO STATO. SI POTRÀ VOTARE SOLO TRA OTTOBRE E NOVEMBRE COME MINIMO. E MAGARI IN QUESTO TEMPO IL PD SI SARà RIPRESO ALLA GRANDE CON IL DUPLEX RENZI-LETTA MENTRE BERLUSCONI VERRà RICOPERTO DI CONDANNE ED ESPULSO DAL PARLAMENTO

Claudio Cerasa per
http://www.rivistastudio.com/editoriali/politica-societa/operazione-freezer/

L'operazione freezer magistralmente architettata da Giorgio Napolitanola notte del ventinove marzo, dopo ventiquattro ore di spericolate spifferate quirinalizie sulle imminenti dimissioni del presidente della Repubblica (era tutta tattica, ovviamente), ha, come si è visto, di fatto congelato questa diciassettesima legislatura.

Ma, oltre ad aver infilato dentro una ghiacciaia il risultato elettorale, ha prodotto alcuni effetti importanti che avranno un peso rilevante non solo nei prossimi giorni ma probabilmente nei prossimi anni.

Al di là della formula irrituale della doppia bicamerale nominata da Napolitano per tentare di ricreare sotto forma di bonsai una sorta di semi governo del Presidente, l'intera operazione freezer portata avanti dal Capo dello Stato ha fatto fare un significativo e improvviso salto costituzionale al nostro paese, trasformandolo, nel giro di pochi mesi, da repubblica parlamentare a repubblica presidenziale.

In Italia, si sa, la formazione del governo non è contemplata all'interno della Carta costituzionale e dalla fine della seconda guerra mondiale a oggi in tutti gli esecutivi nati a seguito di un risultato elettorale, il ruolo del Presidente della Repubblica è sempre stato più simile a quello di un notaio che a quello di un dominus - e il più delle volte il capo dello Stato, una volta dato l'incarico a un Presidente del Consiglio, non si è mai rifiutato di trasformare quell'incarico in una nomina utile a formare un nuovo governo.

Con Pier Luigi Bersani invece Giorgio Napolitano ha seguito una prassi diversa rispetto a quella adottata durante la prima repubblica e pur essendo il segretario del Pd il leader della coalizione arrivata prima alle elezioni, seppur di un soffio, il Presidente ha scelto, in modo irrituale, di togliersi i panni del notaio e di vestire quelli del dominus.

Fino a vincolare il percorso del Presidente del Consiglio incaricato ad alcuni paletti, i famosi numeri certi, che non essendo stati soddisfatti non hanno permesso al segretario di tentare di fare quello che in passato hanno fatto molti presidenti del consiglio risultati vincitori alle elezioni ma senza una maggioranza parlamentare certa: andare alle Camere e verificare i numeri.

Napolitano, invece, ha detto di no, ha scelto di prendere in mano la situazione, "personalmente", e - dopo aver già dato una spallata decisiva allo status di Repubblica parlamentare del nostro paese un anno e mezzo fa sfiduciando lui (e non il Parlamento) un Presidente del Consiglio eletto (era Berlusconi) e sostituendolo con un nuovo Presidente del Consiglio politicamente partorito dal Quirinale e non da Montecitorio - ha, con un altro gesto irrituale, prima congelato il risultato elettorale e in seguito fatto entrare sul circuito parlamentare una safety car direttamente guidata dal Capo dello Stato.

La safety car di Napolitano, che oggi si chiama Convenzione e domani potrebbe chiamarsi governo del Presidente, ha congelato tutto e ha prodotto, all'interno del panorama politico, altri effetti non secondari: il primo riguarda Silvio Berlusconi e il secondo invece riguarda Pier Luigi Bersani. I due leader che per ragioni diverse hanno subito più danni dal contraccolpo generato dai siluri lanciati dal Quirinale.

Il primo, Berlusconi, pur potendosi vantare di essere uscito da questa fase post elettorale con un profilo più solido, e sorprendentemente più responsabile, rischia di essere quello che politicamente potrebbe più perderci dal congelamento del sistema. E' vero che Napolitano ha imposto al Pd, nel governo bonsai, quelle larghe intese che il Pd ha sempre negato di volere, ma è anche vero che mettendo tutto in ghiacciaia Napolitano ha fatto saltare i piani del centrodestra: prima, l'elezione condivisa del Presidente della Repubblica era il fulcro delle trattative per far partire un governo; ora che invece un governo c'è già, chi può costringere il centrosinistra ad eleggere necessariamente con il centrodestra un Presidente della Repubblica? Risposta esatta.

Per quanto riguarda Bersani, invece, il discorso è leggermente diverso. E anche se tecnicamente Bersani è ancora in campo (chi lo sa cosa potrà accadere dopo l'elezione del Presidente della Repubblica) la verità, politicamente parlando, è che alla fine dei conti, e dopo una serie di entusiasmanti consultazioni in cui il leader del centrosinistra ha provato in tutti i modi a dimostrare che il vaffa di Grillo non era un vaffa ma era un gesto politico tutto da interpretare, il succo di questa fase elettorale è questo: Bersani ha dovuto arrendersi ai paletti del Quirinale e ha dovuto riconoscere che la linea "o governo Bersani oppure elezioni" è stata sostituita dalla linea "o governo Bersani oppure un governo qualsiasi per evitare le elezioni".

Se tecnicamente dunque il non vittorioso e non nominato segretario del Pd è ancora in campo politicamente, si può dire che nel giro di qualche giorno il leader del centrosinistra si è ritrovato a fare i conti con una maggioranza silenziosa che si era formata dietro le sue spalle e che, pur mostrandosi leale nei confronti del tentativo del segretario, si è manifestata un minuto dopo che quel tentativo ha mostrato la sua fragilità, e di colpo ha di fatto rottamato la linea del segretario.

Una maggioranza silenziosa guidata da Matteo Renzi ed Enrico Letta - gli unici che in questi mesi hanno sempre rivendicato la necessità di evitare il voto qualora il tentativo di Bersani non fosse andato a buon fine - che è emersa venerdì sera quando il vicesegretario del Pd, alla fine del suo colloquio con Napolitano, ha promesso fiducia incondizionata alle scelte del Presidente della Repubblica.

Da quel momento la linea Napolitano è diventata la linea guida del Pd. E se le cose resteranno così anche dopo la fine della fase freezer si potrà dire allora che per il Pd sarà davvero cominciata una nuova stagione in cui il protagonista, comunque andranno le cose, non sarà più il non risolutivo segretario del Pd.

 

 

NAPOLITANO BERLUSCONI LETTA TREMONTIBERLUSCONI NAPOLITANO RENZIPIETRO GRASSO TRA BERSANI ED ENRICO LETTANapolitano - BerlusconiENRICO LETTA, CAMUSSO, MONTI A CERNOBBIOBerlusconi appisolato ENRICO LETTA - copyright Pizzi

Ultimi Dagoreport

meloni schlein lovaglio messina donnet

DAGOREPORT – A FERRAGOSTO UN COLPO DI “SOLE” CI STA. FIRMATO DAL DIRETTORE DEL QUOTIDIANO DELLA CONFINDUSTRIA, FABIO TAMBURINI ANNUNCIA CHE PER CONTRASTARE L’OPAS DI INTESA SU MPS NELLA MENTE DI LUIGI LOVAGLIO FRULLEREBBERO NON UNA, MA ADDIRITTURA DUE OPS (OFFERTA PUBBLICA DI SCAMBIO). UNA PER PRENDERE IL CONTROLLO SUL BANCO BPM E L’ALTRA PER ACQUISIRE BANCA GENERALI – NON FINISCE QUI: IN BALLO CI SAREBBE ANCHE LA POSSIBILE VENDITA DEL 13,2% DI GENERALI POSSEDUTO DA MEDIOBANCA, VERO OBIETTIVO DEL RISIKONE BANCARIO – A INGARBUGLIARE LA PARTITA, SI È AGGIUNTA LA PRESA DI DISTANZA DALL’OPAS DI INTESA, LA “BANCA DI SISTEMA” GUIDATA DA CARLO MESSINA, DA PARTE DEL POTERE POLITICO AL COMPLETO, CON MELONI E SCHLEIN PER UNA VOLTA SULLO STESSO FRONTE – ‘STA MEGA-OPERAZIONE DELL’IRRIDUCIBILE LOVAGLIO, CHE DOVREBBE ESSERE ANNUNCIATA NEL CDA DI MPS CONVOCATO PER DOMANI, PUÒ AVERE TANTI VARIABILI DA SCHEDINA: 1-2-X – IN TALE LABIRINTO DI SPECCHI, C’È UN ‘’CONVITATO DI PIETRA’’ CHE TUTTI NOTANO MA CHE NESSUNO NOMINA: IL CEO DI GENERALI, PHILIPPE DONNET, CHE OVVIAMENTE NON FA SALTI DI GIOIA AL PENSIERO DELLA POSSIBILE ACQUISIZIONE VIA OPAS SU MPS DI BANCA INTESA DEL 13,2% DEL COLOSSO ASSICURATIVO…

classifica universita shanghai ranking consultancy politecnico milano torino corgnati donatella sciuto

DAGOREPORT – LE LUSINGHE ALLA CINA NON RI-PAGANO – LE UNIVERSITA’ ITALIANE, IN PARTICOLARE I POLITECNICI DI MILANO E TORINO, HANNO STRETTO DA ANNI CONVENZIONI CON GLI ATENEI CINESI PER SCAMBI DI STUDENTI (PIUTTOSTO ASINI) E DOCENTI, CON APERTURE DI SEDI E PROGRAMMI DI RICERCA COMUNI (TANTO GLI STIPENDI LI PAGA LO STATO) – MA LA CINA NON RICAMBIA TANTO AFFETTO: NELLA CLASSIFICA DELLE UNIVERSITA’ PIU’ PRESTIGIOSE PUBBLICATA DALL’ORGANIZZAZIONE “SHANGHAI RANKING CONSULTANCY” I NOSTRI ATENEI LI VEDI CON IL BINOCOLO! PER IL POLITECNICO DI MILANO, IL PIU’ ATTIVO CON LA CINA, DEVI ARRIVARE AL TRECENTESIMO POSTO...

meloni gasparri nordio paromonov vannacci

DAGOREPORT – COSA CI FANNO IL MINISTRO NORDIO E IL SENATORE GASPARRI NEL PARTERRE DI UN MAXI-EVENTO CHE SEMBRA AVER ARRUOLATO SAN FRANCESCO NEL MONDO “MULTIPOLARE” E FILO-RUSSO? CON LORO ANCHE ALTI UFFICIALI DELLE FORZE ARMATE – PRENDERANNO PARTE AI “TAVOLI DI PACE: UN’ESPERIENZA FRANCESCANA, UN’ETERNA SFIDA TUTTA ITALIANA”, CHE SI TERRANNO A FORMELLO, ALLE PORTE DI ROMA, DA FINE AGOSTO A INIZI DI SETTEMBRE – I PARTECIPANTI ALL’EVENTO SEMBRANO ACCOMUNATI DAL DISPREZZO PER IL MONDO OCCIDENTALE E PER SIMPATIE NEMMENO TROPPO CELATE PER LE VARIE AUTOCRAZIE. SI VA DALL’AMBASCIATORE RUSSO ALEXEY PARAMONOV, ALL’AYATOLLAH IRANIANO MOHAMMAD HOSSEIN. E, NATURALMENTE, CI SARÀ IL GENERALISSIMO VANNACCI – IMMAGINIAMO QUANTO SARÀ ENTUSIASTA GIORGIA MELONI DELLA PRESENZA DEL “SUO” GUARDASIGILLI IN MEZZO A QUESTE TRUPPE…

valter lavitola sigfrido ranucci bomba attentato

DAGOREPORT - BOMBAROLI D’AMORE O C’E’ DELL’ALTRO? - PAOLO MIELI HA LANCIATO IL SASSO SUL CASO DELL’ATTENTATO A SIGFRIDO RANUCCI: “PUÒ DARSI, CHE QUALCUNO SI SIA INFILATO IN QUESTO RAPPORTO CON LAVITOLA PROPRIO ALLO SCOPO DI METTERE IN PIEDI UNA MISSIONE PER DANNEGGIARE RANUCCI” – CERTO, CI SONO MOLTE ZONE D’OMBRA: TUTTO GIRA INTORNO AL MOVENTE CHE HA SPINTO LAVITOLA A COMMISSIONARE L’ATTENTATO - IL FACCENDIERE VOLEVA ACCRESCERE LA POPOLARITÀ DI RANUCCI PER SPINGERLO A ENTRARE IN POLITICA? - AI MAGISTRATI HA SPIEGATO DI VOLER “SFRUTTARE” LA BOMBA PER SPINGERE LE AUTORITÀ A RAFFORZARE LA SCORTA DEL CONDUTTORE DI “REPORT”. MA SE FOSSERO QUESTE LE RAGIONI, LA CONDIZIONE INDISPENSABILE DEL PIANO ERA: NON ESSERE SCOPERTI – UN’ASSURDITA’, A PENSARCI BENE: COME POTEVANO, VALTERINO E I SUOI UOMINI, ILLUDERSI DI NON ESSERE ACCIUFFATI, DOPO UN ATTENTATO DINAMITARDO? – ECCO PERCHE’ QUALCOSA NON TORNA…

moulay hassan marocco ceuta melilla donald trump giorgia meloni pedro sanchez friedrich merz

DAGOREPORT – LA CRISI SUI FLUSSI MIGRATORI TRA ITALIA E SPAGNA È APPESA A CIÒ CHE SUCCEDERÀ DOMANI, 15 AGOSTO: UNA NUOVA “INVASIONE” È STATA MINACCIATA SUI SOCIAL MAROCCHINI A CEUTA E, SOPRATTUTTO A MELILLA, L’ALTRA EXCLAVE SPAGNOLA NEL PAESE NORD-AFRICANO – E QUI SI ARRIVA AL VERO NODO IRRISOLTO DELLA QUESTIONE, CHE NON RIGUARDA L’ITALIA, MA IL MAROCCO E LA ROTTURA DELL'ACCORDO CON LA SPAGNA. A RABAT MOHAMMED VI FORMALMENTE HA SULLA CAPOCCIA LA CORONA, MA A GOVERNARE DI FATTO È IL FIGLIO, IL 23ENNE MOULAY EL HASSAN, BEN SUPPORTATO DA MADRE E SORELLA NELLA SUA ASCESA PER DIVENTARE IL “BIN SALMAN MAROCCHINO” – L’ALLEGRO TERZETTO, ACCOMPAGNATO DA NUMEROSA CORTE ALLE PRESE CON BEN 224 VALIGIE, HA SVACANZATO A LUGLIO A CAPRI DOVE AVREBBERO TROVATO IL TEMPO DI INTRATTENERSI CON EMISSARI DELLA GALASSIA “MAGA” – E DIVENTA SEMPRE PIÙ PLAUSIBILE CHE L'"ISPIRAZIONE" AL PRINCIPE MAROCCHINO PER L'OPERAZIONE CEUTA ABBIA IL MARCHIO DEL SOVRANISMO USA - SE TRUMP S’È BUTTATO A PESCE CON LE SUE ARMATE DI TROLL E ACCOUNT SOCIAL PER SOFFIARE SUL FUOCO DELL’''INVASIONE'', LA SUA EX "AMICA SPECIALE" GIORGIA MELONI È ANDATA A SBATTERE SUL “MURO DI BERLINO” DI MERZ… - VIDEO

craxi di pietro napolitano

VIDEO-FLASH! - NON CAMBIA UN CAZZO: PRIMA C'ERANO IL KGB E I SERVIZI BULGARI CON LE LORO RICETRASMITTENTI, OGGI CI SONO I "MAGA" E I "PUPAZZI PREZZOLATI" DI PUTIN - LE PAROLE VERE, TRAGICHE E ATTUALISSIME PRONUNCIATE DA BETTINO CRAXI NELL’INTERROGATORIO DEL 19 DICEMBRE 1993 DAVANTI A DI PIETRO, AL PROCESSO CUSANI: "I PARTITI ERANO TENUTI A PRESENTARE I BILANCI IN PARLAMENTO E I BILANCI ERANO SISTEMATICAMENTE FALSI” – “C’ERA UN REFLUSSO CHE PROVENIVA DALL’UNIONE SOVIETICA CHE COSTITUIVA UNA DELLE VOCI PRINCIPALI DEL FINANZIAMENTO DEL PARTITO COMUNISTA - NON È CREDIBILE CHE IL PRESIDENTE DELLA CAMERA, GIORGIO NAPOLITANO, CHE È STATO PER MOLTI ANNI MINISTRO DEGLI ESTERI DEL PARTITO COMUNISTA E AVEVA RAPPORTI CON TUTTE LE NOMENCLATURE COMUNISTE DALL'ESTERO, A PARTIRE DA QUELLA SOVIETICA, NON SI SIA MAI ACCORTO DEL GRANDE TRAFFICO CHE AVVENIVA SOTTO DI LUI, TRA I VARI RAPPRESENTANTI E AMMINISTRATORI DEL PARTITO COMUNISTA E I PAESI DELL'ESTERO…”