matteo salvini piantedosi giorgia meloni

SALVINI, UNA MINA VAGANTE PER LA DUCETTA – AL CAPITONE, GASATO DOPO L’ASSOLUZIONE NEL PROCESSO OPEN ARMS, NON DISPIACEREBBE TORNARE A FARE IL MINISTRO DELL’INTERNO: “STO BENE DOVE STO, PER ORA. MA SE QUALCUNO ERA CONVINTO CHE NON POTEVO TORNARE AL VIMINALE PERCHÉ ERO UN POTENZIALE SEQUESTRATORE, ADESSO QUESTA COSA CADE” – LA STRADA SI APRIREBBE SE PIANTEDOSI DOVESSE CANDIDARSI A PRESIDENTE DELLA REGIONE CAMPANIA NEL 2026. MA GIORGIA MELONI NON È AFFATTO CONVINTA – E TAJANI È PREOCCUPATO DALL’ATTIVISMO DI SALVINI IN FUNZIONE ANTI-TOGHE...

Estratto dell’articolo di Giacomo Salvini per “il Fatto Quotidiano”

 

matteo salvini giulia bongiorno - assoluzione processo open arms - foto lapresse

[…]  Qualcuno, probabilmente, e cinicamente, sperava in una condanna: in quel modo Salvini avrebbe potuto montare la grande operazione di propaganda anti-giudici. Era stata preparata anche una manifestazione alla Camera, in caso di sentenza negativa. Ma venerdì sera, tra una dichiarazione di voto e l’altra, i leghisti che si ritrovano alla buvette sono soddisfatti ugualmente.

 

Poco prima del voto finale al bancone del bar di Montecitorio ci sono i leghisti Anastasio Carrà, sindaco di Motta Sant’Anastasia (Catania) e noto per aver rivelato a Salvini il nome della giudice Iolanda Apostolico in piazza contro le politiche anti-migranti, il vicesegretario Andrea Crippa e il coordinatore della Lega in Campania, Giampiero Zinzi.

 

matteo salvini e francesca verdini - foto lapresse

Scherzano ma fanno una analisi dopo l’assoluzione di Salvini. “Be’ adesso, dopo l’assoluzione di Matteo, dobbiamo risalire almeno un punticino nei sondaggi, anche sugli altri…”, dice Carrà rivolto ai colleghi. Ovvio che, pur senza dirlo apertamente, il riferimento del deputato leghista è agli alleati di centrodestra, a partire dalla premier Giorgia Meloni che in questi anni gli ha rubato proprio il tema dell’immigrazione.

 

“Un punto? – replica Crippa – speriamo anche due…”. Che il leghista voglia sfruttare politicamente l’assoluzione lo si è capito anche ieri. Prima ha sentito al telefono Pier Silvio Berlusconi con cui ha avuto una telefonata “cordiale” e, fanno sapere dalla Lega, i due hanno ricordato le battaglie “per la giustizia giusta” del padre Silvio.

 

migranti in albania - vignetta by vukic

Poi nel pomeriggio il leghista è andato a un banchetto del Carroccio a largo di Torre Argentina e ha fatto capire che, dopo l’assoluzione, sogna di tornare al ministero dell’Interno come nel 2019. “Sto bene dove sto, per ora. Poi Piantedosi è un fratello e non corro per sostituire nessuno” ha spiegato Salvini. Che poi però ha aggiunto: “Se qualcuno negli anni scorsi era convinto che non potevo tornare al Viminale perché ero un potenziale sequestratore e delinquente, adesso questa cosa cade”.

 

Nel caso in cui il titolare del Viminale dovesse candidarsi a presidente della Regione Campania nel 2026, però questa possibilità si aprirebbe. La premier Giorgia Meloni però non è convinta e, spiega un dirigente ai vertici di Fratelli d’Italia, non vorrebbe dare a Salvini la stessa possibilità del 2019.

 

Ai piani alti del governo si spiega che l’approccio di Meloni sulle politiche migratorie è diverso da quello di Salvini (vedi il “modello Albania”) e tornare all’era dei porti chiusi non è più praticabile. Piuttosto serve rafforzare la dimensione esterna dei confini dell’Ue con accordi con gli altri Paesi e anche per questo ieri Meloni ha partecipato a un vertice in Lapponia con Svezia, Finlandia e Grecia.

 

antonio tajani, giorgia meloni e matteo salvini in senato foto lapresse

Resta, nel medio periodo, la volontà del leader del Carroccio di sfruttare politicamente l’assoluzione per rilanciare sulla riforma della separazione delle carriere, in teoria una bandiera di Forza Italia. “Ora la riforma della separazione delle carriere e della responsabilità civile dei magistrati è più urgente che mai – ha spiegato il segretario del Carroccio con i militanti al banchetto nel centro di Roma con cui si è fatto fotografare con uno striscione emblematico (‘Il fatto non sussiste’) – il processo Open Arms è costato milioni di euro, ora serve una vera riforma della giustizia”.

 

giorgia meloni e matteo salvini in senato foto lapresse.

I forzisti adesso sono preoccupati dall’attivismo di Salvini in funzione anti-toghe e il segretario Antonio Tajani lo ha spiegato nelle ultime settimane ai suoi fedelissimi: “Non dobbiamo permettere che Salvini ci rubi la battaglia sulla giustizia”, ha spiegato.

matteo salvini e francesca verdini - foto lapresse

Ultimi Dagoreport

monte dei paschi di siena luigi lovaglio francesco gaetano caltagirone fabrizio palermo corrado passera francesco milleri

DAGOREPORT - MPS, LA PARTITA È PIÙ APERTA CHE MAI - A MILANO SUSSURRANO UN’IPOTESI CHE AI PIÙ PARE PIUTTOSTO AZZARDATA: UN IMBUFALITO LOVAGLIO STAREBBE LAVORANDO PER PRESENTARE UNA SUA LISTA - I FONDI NON APPREZZEREBBERO POI L’ECCESSIVA “IMPRONTA” DI CALTAGIRONE SU FABRIZIO PALERMO, CHE POTREBBE ESSERE SUPERATO DA VIVALDI COME AD - NEMMENO LA CONFERMA DI MAIONE È COSÌ SCONTATA. E SI RAFFORZA L’IPOTESI, CALDEGGIATA DA MILLERI, DI CORRADO PASSERA COME PRESIDENTE - LOVAGLIO MOLTO INCAZZATO ANCHE CON GIORGETTI…

lovaglio meloni maione caltagirone mps mediobanca caltagirone

DAGOREPORT – POVERO LOVAGLIO, USATO E GETTATO VIA COME UN KLEENEX USATO. CHE FARÀ ORA L’AD DI MPS, (GIUSTAMENTE) FUORI DI SÉ DALLA RABBIA DOPO ESSERE STATO ESCLUSO DALLA LISTA PER IL VERTICE DEL “MONTE”, NONOSTANTE ABBIA PORTATO A TERMINE CON SUCCESSO IL RISANAMENTO DI MPS E IL RISIKO MEDIOBANCA ED OGGI SCARICATO A MO’ DI CAPRONE ESPIATORIO? IL “LOVAGLIO SCARICATO” È IMBUFALITO IN PRIMIS CON CALTAGIRONE, CHE GLI PREFERIREBBE COME CEO FABRIZIO PALERMO, MA ANCHE CON GLI “ANTIPATIZZANTI” SENESI ALLA SUA RICONFERMA: NICOLA MAIONE, PRESIDENTE DI MPS, E DOMENICO LOMBARDI, PRESIDENTE DEL COMITATO NOMINE – È UNA MOSSA INEVITABILE (AGLI ATTI DELLA PROCURA C'È L'INTERCETTAZIONE BOMBA CON "CALTA" IN CUI SI DANNO DI GOMITO: "MA LEI È IL GRANDE COMANDANTE?"; "IL VERO INGEGNERE È STATO LEI"), MA RISCHIOSISSIMA: COSA USCIRÀ DALLA BOCCUCCIA DI UN INCAZZATISSIMO LOVAGLIO QUANDO SI RITROVERÀ SOTTO TORCHIO DA PARTE DEI PM DELLA PROCURA DI MILANO CHE INDAGANO SUL “CONCERTONE”? AH, SAPERLO….

crosetto meloni mantovano mattarella caravelli

DAGOREPORT - SUL CAOS DEL VIAGGIO DI CROSETTO A DUBAI, SOLO TRE QUESTIONI SONO CERTE: LA PRIMA È CHE NON SI DIMETTERÀ DA MINISTRO, PENA LA CADUTA DEL GOVERNO (CROSETTO HA INCASSATO ANCHE LA SOLIDARIETÀ DI MATTARELLA, CHE OGGI L’HA RICEVUTO AL QUIRINALE) – LA SECONDA È LA GRAVE IDIOSINCRASIA DELLO “SHREK” DI CUNEO PER LA SCORTA: COME A DUBAI, ANCHE QUANDO È A ROMA VA SPESSO IN GIRO DA SOLO. LA TERZA, LA PIÙ “SENSIBILE”, RIGUARDA LA NOSTRA INTELLIGENCE: GLI 007 DELL’AISE, INVECE DI TRASTULLARSI CON GLI SPYWARE E ASPETTARE DI ESSERE AVVISATI DA CIA E MOSSAD, AVREBBERO DOVUTO AVVERTIRE CROSETTO, E GLI ALTRI TURISTI ITALIANI NEGLI EMIRATI, CONSIGLIANDO DI NON SVACANZARE TRA I GRATTACIELI DI DUBAI. E INVECE NISBA: SUL SITO DELLA FARNESINA, NON ERANO SEGNALATI RISCHI...

giorgia meloni trump iran

DAGOREPORT – GLI ITALIANI NON SOPPORTANO PIÙ IL BULLISMO DI TRUMP E SONO TERRORIZZATI DALLE POSSIBILI RIPERCUSSIONI DELLA GUERRA NEL GOLFO, TRA AUMENTO DELL’ENERGIA E L’ALLARGAMENTO DEL CONFLITTO. QUESTA INSOFFERENZA PUÒ FARE MALE A GIORGIA MELONI, CHE DI TRUMP È LA CHEERLEADER NUMERO UNO IN EUROPA, GIÀ CON IL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA DI FINE MARZO – LA DUCETTA SOGNAVA UNA CAMPAGNA ELETTORALE NON POLITICIZZATA, MA NORDIO E MANTOVANO HANNO SBRACATO TRA “MERCATO DELLE VACCHE”, “SISTEMA PARA-MAFIOSO”, “CATTOLICI CHE VOTANO SÌ”. ORA È COSTRETTA A METTERCI LA FACCIA, MA CON MODERAZIONE: UN SOLO COMIZIO, IL 12 MARZO, AL TEATRO PARENTI DI MILANO…