LA FINE INGLORIOSA DI SCIOLTA CINICA - “TRADITORI!”, “VAFFANCULO!”, E MARIO MAURO SI PORTA VIA MEZZO PARTITO PER CONSEGNARLO AD ALFANO

Monica Guerzoni per il "Corriere della Sera"

«Guerrafondai». «Traditori». «Usurpatori». «Sabotaggio». «Riunione truccata». Pochi minuti dopo il gong già volano le suppellettili nella sala delle «Carte geografiche», dove i montiani e i ribelli di Mario Mauro si sono dati appuntamento alle 15.30, per l'ultima volta. L'assemblea nazionale, la prima nella breve storia di Scelta civica, comincia in ritardo e finisce subito. Grida e insulti e minacce e reciproche accuse, che stridono un po' con gli angioletti d'oro affrescati sulle pareti e con il rango dei litiganti: professionisti e industriali di successo, parlamentari, pezzi grossi delle istituzioni.

I «popolari» del ministro Mario Mauro abbandonano la riunione e si preparano a battezzare i nuovi gruppi parlamentari. «È un oltraggio, ci hanno sbattuti fuori», saluta Andrea Olivero. Mentre Mario Monti resta impassibile al suo posto di prima fila, spalle alle telecamere, senza voltarsi mai, nemmeno per assistere alla scena madre del divorzio. «Io non ripudio il legame con Scelta civica», dirà dal palco tra gli applausi il senatore a vita. E a sera, bilancio amaro e polemico: «Mi spiace che alcuni abbiano preferito la ritirata, spero non capeggiata dall'assente ministro della Difesa, a una civile battaglia delle idee per il timore di perderla».

Mauro finge di non sentire e tira dritto per la sua strada, quella del «cantiere» con l'Udc di Casini e in prospettiva con i dissidenti di Alfano della nuova forza politica che ha delineato nella mozione per l'Assemblea: «Berlusconi e Monti si tengano le loro scialuppe, noi costruiremo una grande nave».

Chi l'ha voluta, la scissione? La parola fine, quella che chiude una storia e ne apre un'altra (anzi due) nessuno la pronuncia, eppure la rottura appare insanabile. «Dopo quell'assemblea di cooptati non siamo più un partito sotto il profilo democratico, adesso ognuno cerchi la propria strada» mette il sigillo alla separazione Mauro. Quando lo strappo si consuma il ministro è a Palazzo Chigi, ma la portavoce Roberta De Marco spunta in platea e spiega ai giornalisti: «Non può venire, è impegnato con Letta e Bonino... Ma il regista dell'operazione è lui».

È a questo punto che scoppia la rissa, è quando Gregorio Gitti, schierato con i ribelli, ruba la parola dal palco al presidente Alberto Bombassei e contesta la proposta di regolamento presentata dai montiani. Dice che il documento non è mai stato discusso e che il voto per delega è una deroga allo statuto: «Qui ci sono degli usurpatori e noi ce ne andiamo, Scelta civica è morta». Chi si alza, chi grida «vergogna!», chi si lascia scappare un energico «vaffa»...

Mario Marazziti corre sotto il tavolo della presidenza e arringa la platea senza microfono: «Lascio questo vostro club poco democratico. È finita nel modo peggiore e mi dispiace per Monti, che si è affidato ai professionisti della politica, Causin e Della Vedova». I popolari se ne vanno, gridando contro la «dittatura» di Monti. «Guerrafondai!» è l'addio dell'onorevole Librandi a Olivero, Dellai e Mauro. E Gianluca Susta: «Una gazzarra studiata a tavolino».

Il documento della discordia passa con 42 sì su 81 aventi diritto, dopodiché i montiani ribaltano le accuse. Dicono che i ribelli hanno «sabotato» l'assemblea per innescare la scissione. «Provocatori... Che tristezza - abbassa il sipario Benedetto Della Vedova -. Erano in minoranza e hanno fatto saltare il banco».

 

 

Ministro Mario Mauro OLIVERO BOMBASSEI RICCARDI MONTI ILARIA CAPUA MONTEZEMOLO BALDUZZI Mario Marazziti GREGORIO GITTI FOTOGRAFATO DA STYLE DEL CORRIERE Dellai Bonanni Bombassei e Rossi Benedetto Della Vedova

Ultimi Dagoreport

messina milleri del vecchio lovaglio

DAGOREPORT - I GIOCHI SON (QUASI) FATTI. LA MAGGIORANZA DEGLI OTTO EREDI/AZIONISTI DI DELFIN, IN PRIMA FILA LEONARDO MARIA DEL VECCHIO, AVREBBERO DECISO DI ADERIRE ALL'OPAS LANCIATA DA INTESA SU MONTE DEI PASCHI DI SIENA – PUR ESSENDO LA CASSAFORTE DELLA FAMIGLIA DEL VECCHIO, CON IL SUO 17,5% DI MPS L’AGO DELLA BILANCIA DELLA SFIDA TRA INTESA E SIENA, NON È ANCORA DETTO. SOLO VIVENDO SAPREMO SE IL PRESIDENTE DI DELFIN, FRANCESCO MILLERI, FAVOREVOLE AL CEO DI MPS, LUIGI LOVAGLIO, SI ALLINEERÀ ALLA VOLONTÀ DEGLI OTTO EREDI? - CHE DECISIONI PRENDERÀ L’ANTITRUST? INTESA È AL VERTICE DEL RICCO MERCATO DELLE POLIZZE VITA E GENERALI SI RITROVEREBBE COME PRIMO AZIONISTA UN COMPETITOR - LA RIVINCITA DI CALTAGIRONE: E' “AL FIANCO DI INTESA PERCHÉ SPERA DI INCASSARE UN DIVIDENDO IN TERMINI DI POTERE NELLE GENERALI” – E CHISSA' COME LA PRENDERÀ LA VITTORIA DI INTESA GIORGIA MELONI CONTRARIA, PER TIMORI ELETTORALI, ALLO ‘’SPEZZATINO SENESE”?

giorgia meloni sergio mattarella elezioni legge elettorale melonellum

DAGOREPORT – A CHE GIOCO STA GIOCANDO GIORGIA MELONI? NELL’ULTIMO CONSIGLIO DEI MINISTRI HA TUONATO: “SE SALTA LA LEGGE ELETTORALE, CI SARANNO CONSEGUENZE INEVITABILI”. TRADOTTO: SALIRÒ AL COLLE PER PRESENTARE LE DIMISSIONI – EPPURE L’“INCIDENTE” PARLAMENTARE SUL MELONELLUM A QUESTO PUNTO SAREBBE LA SCUSA PERFETTA PER LA DUCETTA PER PROVARE AD ANDARE AL VOTO A INIZIO 2027 (MATTARELLA PERMETTENDO): PRENDEREBBE IN CONTROPIEDE IL CAMPO LARGO, CHE AL MOMENTO È SENZA LEADER E SENZA UNO STRACCIO DI PROGRAMMA, EVITEREBBE D DOVER AFFRONTARE MESI ECONOMICAMENTE DA INCUBO PER NOI POVERI CITTADINI, TRA INFLAZIONE E CRISI ENERGETICA, E BLOCCHEREBBE L’ASCESA DI ROBERTO VANNACCI – SENZA DIMENTICARE LA COMMISSIONE UE NON PIÙ DISPOSTA A TENDERE UNA MANO AI PATRIOTI TRICOLORE, MENTRE L’ONDA NERA TRAVOLGE L’EUROPA…

onorato renzi de luca manfredi

DAGOREPORT! FERMI TUTTI! VINCENZO DE LUCA SCENDE IN CAMPO: VENERDI’ PROSSIMO APRE LA LEOPOLDA INSIEME A RENZI. MATTEO LO VUOLE FRONTMAN DEL SUO PARTITO: “SOLO DI VOTO DI OPINIONE, CI PORTA IN DOPPIA CIFRA”. LO "SCERIFFO" E’ TENTATO, ANCHE PER SBARRARE ALL’ODIATO MANFREDI LA STRADA VERSO LA RIBALTA NAZIONALE. NON SOLO: IL SINDACO DI NAPOLI E’ LA PUNTA DI DIAMANTE DEL PARTITO DI ONORATO, NEMICO GIURATO DI RENZI. SAREBBE UNA BREZZA FRIZZANTINA PER L’ATTUALE CAMPO LARGO E LA SUA ATMOSFERA DA CAMPOSANTO… 

donald trump cina usa xi jinping

CERA UNA VOLTA IL BULLO DELLA CASA BIANCA! DAVANTI A XI JINPING, DONALD TRUMP SI È PRESENTATO COME UN QUESTUANTE, CON IL CAPPELLO IN MANO. IL TYCOON, IMPANTANATO NELLA GUERRA DEL GOLFO IN CUI SI È INFILATO, CON IL PREZZO DEL PETROLIO CHE PESA SUI PORTAFOGLI DEGLI AMERICANI E I CONSENSI IN PICCHIATA, AVEVA UN DISPERATO BISOGNO DI OTTENERE DAL PRESIDENTE CINESE ANCHE UNA MINIMA CONCESSIONE. HA CHIESTO AL DRAGONE LO STOP AL SOSTEGNO ALL’IRAN E HA MESSO SUL TAVOLO I TEMI DELLE TERRE RARE, DEL COMMERCIO DEI CHIP E DEI DAZI – MA XI, CHE HA IL COLTELLO DALLA PARTE DEL MANICO, HA NICCHIATO SU TUTTE LE RICHIESTA DI “THE DONALD” E HA POSTO COME CONDIZIONE PER QUASIASI TRATTATIVA LA FINE DEGLI AIUTI AMERICANI A TAIWAN – ALLA FINE DELLA FIERA, TRUMP APPARE ANCORA PIU’ AZZOPPATO DI PRIMA E  XI JINPING NE ESCE COME IL GRANDE VINCITORE…

monteleone corsini malara giletti daniele

DAGOREPORT - A VIALE MAZZINI C’E’ MARETTA INTORNO A “FILOROSSO” E AL SUO CONDUTTORE, ANTONINO MONTELEONE – PER RAGIONI DIVERSE, PAOLO CORSINI, MASSIMO GILETTI, ELEONORA DANIELE E LA REDAZIONE DI “MI MANDA RAI TRE” HANNO I NERVI A FIOR DI PELLE – I BASSI DATI DI ASCOLTO DI “FILOROSSO” METTONO IN CRISI IL DIRETTORE DEGLI APPROFONDIMENTI, PAOLO CORSINI, E SOPRATTUTTO IL SUO VICE, GIUSEPPE MALARA, PRINCIPALE SPONSOR DELLA TRASMISSIONE – PER CORRERE AI RIPARI E CONTENERE L’EMORRAGIA DI TELESPETTATORI, SI VALUTA DI CAMBIARE IL GIORNO DELLA MESSA IN ONDA, ORA FISSATO AL MARTEDI’ - IL CDR APPROFONDIMENTI CHIEDE UN INCONTRO URGENTE AI VERTICI…