DOVE VAI SE IL BANANA NON CE L’HAI? (LA POLITICA COSTA) - LA MILLANTATA SCISSIONE PDL È IMPENSABILE: SENZA IL CAVALIERE PAGATORE, CHI SALDA I DEBITI E FORAGGIA IL PARTITO?

Amedeo La Mattina per "La Stampa"

I ministri del Pdl, nelle ore in cui si scrive la legge di stabilità, sono impegnati in una titanica prova di tenuta politica. Devono dimostrare di essere in piena sintonia con il programma del partito e soprattutto con i propri elettori. «È all'esterno, tra i cittadini, che si conquista la leadership. Ce lo ha insegnato Berlusconi - dice Quagliariello -, le battaglie non le ha mai fatte dentro il partito, il centrodestra è diventato maggioritario fuori».

Continuare a litigare tra colombe, falchi e lealisti è un'operazione a saldo zero.
«Meglio due partiti che un litigio permanente», arriva a dire Quagliariello, evocando così lo spettro della scissione se al comando del Pdl non ci sarà il tandemBerlusconi-Alfano. E di scissione parla pure Cicchitto, se passerà l'idea dell'azzeramento, come vogliono Fitto e il suo battagliero esercito.

«Lo dico a malincuore, meglio avere due partiti, uno moderato, l'altro movimentista, federati fra loro e con altri movimenti del centrodestra, che non un partito bloccato da una conflittualità cieca».

Il fantasma della scissione quindi si aggira per le stanze del Popolo della libertà. È un modo per drammatizzare lo scontro, ma è difficile che si arriverà a tanto. L'ipotesi è che i lealisti di Fitto traslochino, insieme a Santanché, Verdini e Bondi in Forza Italia, tenendosi sul groppone gli 88 milioni di debito, mentre gli alfaniani rimangono sotto le insegne del Popolo della libertà. Berlusconi sta cercando di evitare che ciò avvenga, ma la sua forza di convinzione non è più quella di una volta.

Anzi, sembra che le truppe in campo se ne infischino dei suoi richiami, degli appelli a stare calmi e buoni. I panni sporchi si lavano in famiglia, non con le interviste sui giornali e le dichiarazioni alle agenzie di stampa. Il Cavaliere vorrebbe un confronto di opinioni dentro i «luoghi delegati del movimento», ma non convoca nessun organo di partito, né l'assemblea nazionale né l'ufficio di presidenza.

Niente congresso, niente primarie. Solo tante riunioni a casa sua, prima con gli uni poi gli altri. Come quello di ieri sera a Villa San Martino dove sono arrivati i «mediatori» Gasparri, Matteoli e Romani. Poi si sono aggiunti a cena la pitonessa Santanché e il direttore del Giornale Sallusti, la cui testa è stata chiesta da Alfano, provocando la reazione del potenziale ghigliottinato. Ieri, in un editoriale titolato «chi vede il nuovo e chi resta vecchio», Sallusti parlava di «mafiosetti» e di «ridicole minacce». Non si arrende, attacca.

Vedremo se il direttore conserverà il suo posto al Giornale dove ieri è stato ospitato in prima pagina un intervento di Fitto che riconosce solo a Berlusconi la leadership. «Restituire la palla a chi è stato scelto da milioni di elettrici ed elettori, cioè Berlusconi, evitando di collaborare, pur tra omaggi ipocriti e comunicati dolenti, al tentativo in corso di accompagnarlo fuori dalla scena istituzionale».

Fitto sa di toccare il nervo scoperto di Berlusconi, cioè la decadenza (ieri sono ricominciati i lavori della giunta con la relazione del presidente Stefàno). E insiste sull'azzeramento delle cariche, avendo nel mirino Alfano. Ora però gli esponenti più vicini al segretario parlano di rischio scissione. Un'ipotesi che ha fatto imbestialire il Cavaliere, che oggi potrebbe tornare a Roma e far incontrare Angelino e Raffaele. L'ex premier è convinto che il destino di ogni scissionista è quello che ha travolto Fini: «Un errore che Angelino non commetterebbe mai».

L'ex premier crede di essere essenziale, come catalizzatore di voti e finanziatore del partito. «Dove vanno senza di me e i miei soldi?». Per la verità ne è convinto pure Pierferdinando Casini quando sostiene che «Alfano e Fitto sono due ottime persone, ma oggi fanno il gioco delle parti. Pensino a come prendere i voti e come creare una grande area dei moderati. Con Berlusconi in campo c'è poco da discettare sulla leadership».

 

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