E SE L’ACCORDO ELETTORALE STRETTO CON MATTEUCCIO FOSSE UN CETRIOLO PER IL BANANA? - LA SOGLIA DEL 5% POTREBBE CANCELLARE I PARTITINI DI DESTRA E TRE MILIONI DI VOTI

Ugo Magri per ‘La Stampa'

Per la prima volta in vent'anni, Berlusconi non cambia subito idea (o perlomeno: non ancora). Travolto da un mix di entusiasmo e di ammirazione, riversa su Renzi espressioni di tale elogio da esigere una citazione integrale. «Esprimo sincero e pieno apprezzamento», dichiara il Cav, «per l'intervento del segretario Pd alla direzione del suo partito, che ha rappresentato in modo chiaro e corretto il contenuto dell'intesa che abbiamo raggiunto nell'incontro di sabato, e che offriamo con convinzione al Parlamento e al Paese».

Sincero, pieno, chiaro, corretto... Siamo all'identità di vedute. Berlusconi sente di poter parlare tranquillamente a nome del rivale: «Vogliamo realizzare un limpido sistema bipolare, che garantisca una maggioranza solida ai vincitori delle elezioni, che riduca impropri poteri di veto e di interdizione, e che favorisca un sistema politico di chiara alternanza».

Si sente che la «pancia» del Cavaliere è felice e soddisfatta. Il barrage del 5 per cento imposto ai piccoli partiti corona il sogno berlusconiano del colpo di scopa. La sola idea che un giorno Alfano possa venire a Canossa per implorare un posto causa all'ex-premier intensi godimenti. Eppure, nonostante queste sensazioni piacevoli, nella mente di Silvio qualche dubbio si affaccia. L'uomo non è così certo di avere fatto la scelta più conveniente. Sospetta addirittura, stando a fonti attendibili, di avere sacrificato i propri interessi a quelli del Paese.

Il congegno messo a punto con Renzi può fargli perdere per strada parecchi voti: quelli che oggi sostengono i partitini di centrodestra, e un domani chissà. Tutto da dimostrare l'assioma che, se non ci fosse la Lega, i leghisti si butterebbero con Forza Italia. Che senza Fratelli d'Italia i suoi elettori premierebbero Berlusconi. Può andare così, certo; ma può pure succedere che un «tot» di irriducibili alla fine preferisca Grillo. Il padano Giorgetti ieri sera quasi gridava contro la pugnalata alla schiena: «Vorrà dire che faremo un accordo coi Cinque stelle. Oppure presenteremo una lista al di fuori degli schieramenti, di pura testimonianza».

La questione è più delicata di quanto possa apparire. Nei sondaggi, Forza Italia sta al 21-22 per cento. Gli altri partiti del centrodestra oscillano intorno al 10-12. Alfano vale sul 5, forse ce la farebbe a scavalcare la soglia; la Lega è quotata al 4 per cento; l'area delle varie destre (Fd'I, An) al 3,5. Tutti insieme valgono 3 milioni di voti. La scommessa del Cavaliere consiste nel non farsene sfuggire nemmeno uno e, al tempo stesso, sbarazzarsi delle mini-nomenklature di partito.

Tra parentesi, è escluso che queste ultime vogliano sgombrare il campo senza combattere. Con un amico, Berlusconi ieri l'altro ammetteva: «Minacceranno di andare dall'altra parte, proveranno a ricattarmi di nuovo». Già, perché il congegno deciso con Renzi prevede pure il doppio turno per la conquista del premio, casomai nessuno dovesse superare il 35 per cento. E nel ballottaggio perfino un pugno di voti potrebbe essere decisivo.

Guarda caso, una vecchia volpe come Casini ostenta una certa tranquillità. Sulla carta lui sarebbe spacciato. Ma il 2-3 per cento che gli è rimasto tra un anno potrebbe valere oro tanto a sinistra quanto a destra. Non basterebbe a superare la soglia del 5, però metterebbe Casini nella condizione di entrare in un Ppe italiano dalla porta principale anziché da quella di servizio. Il bipolarismo, probabilmente, è il futuro. Ma deve fare i conti con le sopravvivenze del passato. Per quanto tempo ancora, nemmeno Berlusconi lo sa.

 

 

IL CAPODANNO DI SILVIO BERLUSCONI E FRANCESCA PASCALE BERLU pascale RENZI E ALFANO ALLA PRESENTAZIONE DEL LIBRO DI BRUNO VESPA fini casini download jpegGRILLO A ROMA

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