SE LE PROSSIME ELEZIONI PRESIDENZIALI AMERICANE SI TENESSERO OGGI, HILLARY CLINTON LE VINCEREBBE: NEI SONDAGGI SUPERA SIA I SUOI COLLEGHI DEMOCRATICI CHE I POSSIBILI CANDIDATI REPUBBLICANI - PECCATO CHE LE ELEZIONI SIANO FRA TRE ANNI, E I REPUBBLICANI LA SPUTTANANO IN DUE LIBRI: “NON CONTAVA NULLA ALLA CASA BIANCA. HA SOLO PEGGIORATO LE RELAZIONI CON GLI ALTRI STATI”...

Federico Rampini per "la Repubblica"

Stravince nei sondaggi. Se non fosse che mancano più di tre anni alla campagna elettorale, e lei stessa non ha mai ammesso che si candiderà, Hillary Clinton si potrebbe già considerare in pole position per la Casa Bianca 2016. L'ultima indagine demoscopica,
Quinnipiac poll, la dà favoritissima in campo democratico dove distanzia sia l'attuale vicepresidente Joe Biden sia il governatore di New York Andrew Cuomo. E' lei l'unica a battere diversi potenziali candidati repubblicani.

Per esempio: la Clinton vince 45 a 37 in un confronto con il governatore del New Jersey Chris Christie, e 50 a 34 contro Marco Rubio. Ma queste sfide virtuali hanno un valore indicativo per il 2016? Nel fuoco della battaglia la popolarità di un politico può subire duri colpi dagli avversari, compresi quelli del suo stesso partito.

La Clinton era scesa al 37% di pareri positivi contro il 48% di opinioni negative nel corso delle primarie 2008 contro un certo Barack Obama. La sua immagine è stata ricostruita negli ultimi quattro anni, aggiungendoci una dimensione da statista, grazie al suo incarico di segretario di Stato. Nel momento dell'addio al Dipartimento di Stato, il 56% degli americani aveva un parere positivo su di lei.

Ora è proprio l'immagine della statista, quella che viene fatta a pezzi. L'artiglieria pesante dei conservatori sembra già esercitarsi nelle prove generali del 2016. Il pretesto è l'uscita di due libri, molto diversi. Il primo è di Vali Nasr, docente di geostrategia alla Johns Hopkins University, ex collaboratore di Richard Holbrooke che fu il rappresentante speciale degli Stati Uniti in Afghanistan e Pakistan fino al suo decesso nel 2010. Il saggio di Nasr s'intitola "The Dispensable Nation: American Foreign Policy in Retreat" e ne pubblica un'anticipazione la rivista Foreign Policy.

Descrive Hillary come un segretario di Stato spesso scavalcato dalla Casa Bianca sulle decisioni cruciali, costretta a «combattere per ottenere l'attenzione» del presidente e dei suoi. La Clinton tentò di appoggiare Holbrooke in particolare su un punto, la proposta di negoziare con i talebani per chiudere la guerra in Afghanistan. Ma Holbrooke fu sconfitto, Obama diede retta al "partito dei generali" che voleva l'escalation militare.

L'altro libro è dedicato interamente a Hillary, con il titolo "The Secretary", e l'autrice è l'inviata speciale della Bbc al Dipartimento di Stato, Kim Ghattas. La giornalista della tv inglese ha scritto un ritratto più che elogiativo, in realtà. Ma di questo libro si sono impadroniti i media di destra, da Fox Newsal Wall Street Journal, per farne un uso ben diverso.

«La Clinton - scrive con ironia feroce il Wall Street Journal- è stata il miglior segretario di Stato nella storia americana, se il criterio per giudicare il capo della nostra diplomazia è la quantità dei suoi viaggi all'estero. Lei ha percorso un milione di miglia durante il primo mandato di Obama. Una cifra ragguardevole. La circonferenza della terra essendo di 25.000 miglia, lei ha fatto 40 volte il giro del pianeta in quattro anni».

Poi la stoccata: «Ancora più impressionante è il fatto che nessuno riesca a trovare in mezzo a tutto quell'attivismo diplomatico un solo risultato rilevante». Dal libro della Ghattas i commentatori di destra selezionano tutto ciò che è andato storto. Il "reset"
delle relazioni con la Russia è stato dimenticato. Le relazioni con la Cina sono andate di male in peggio: all'inizio la Clinton provò a mettere in sordina i diritti umani, per poi alzare la voce verso la fine del suo mandato, sempre con risultati mediocri.

Nel mondo arabo tutto è andato storto, «pur andando in giro a chiedere scusa per tutto ciò che avevano fatto le Amministrazioni precedenti», accusa il Wall Street Journal, «il bilancio finale è in un sondaggio del Pew nel giugno 2012 dove risulta che solo il 12% dei pachistani ha un parere favorevole dell'America, cioè ancora meno rispetto al 19% dell'era Bush». Poi naturalmente c'è il tragico epilogo di Bengasi con l'uccisione dell'ambasciatore americano in Libia. Tutto le sarà ricordato e rinfacciato, al momento opportuno.

 

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