BERSANI OUT! UN “ESTERNO” ALLA POLITICA ANCHE PER IL PREMIER?

Francesco Bei per "la Repubblica"

Bersani è sicuro di essere sul Frecciarossa, direzione palazzo Chigi. «Venerdì ci davano già per morti - scherza il segretario con i suoi - adesso mi sa che devono spostare un po' la data del funerale». E tuttavia il segretario rischia di essere la prima vittima del suo successo: se infatti il "metodo Grasso" ha funzionato per individuare i presidenti delle Camere, in molti nel Pd iniziano a chiedersi perché non applicare lo stesso schema anche per il premier.

L'idea di trovare un outsider per palazzo Chigi, un Rodotà o un Prodi, che spiazzi i cinque stelle e li costringa a uscire dal loro splendido isolamento si va facendo strada. Ne parlano in molti sottovoce, ma nessuno esce allo scoperto finché è in campo il segretario. L'unico che ha il coraggio di teorizzarlo è Pippo Civati, che nel suo blog l'ha definito il Piano C: «Si fa un governo a tempo determinato, un governo del Parlamento, sulla base dei punti che si stanno discutendo in questi giorni, e si cerca una figura che piaccia al Pd e al M5S, se a quest'ultimo non dovesse andare bene il governo Bersani».

Una prospettiva che, al momento, il leader del Pd non prende in considerazione. Anzi, è deciso a sfidare la sorte e lo «scetticismo» della gerarchia del partito in nome del «rinnovamento». Prossima stazione la composizione dell'ufficio di presidenza di Camera e Senato, dove il Pd darà spazio ai candidati vicepresidenti di cinque stelle, Scelta civica, Lega e Pdl. Per ampliare la capacità di attrazione in vista della prova più difficile, quella della fiducia.

Galvanizzato dal successo di sabato sulle presidenze parlamentari, Bersani è infatti determinato ad andare avanti e per farcela intende applicare integralmente il "metodo Grasso" anche per la formazione del governo. Costituire un «dream team» di personalità di altissimo profilo, con un programma inattaccabile dai grillini (prova ne è la nuova proposta sul finanziamento pubblico ai partiti, prima difeso ora sostanzialmente superato). I nomi che circolano per la squadra Bersani sono già un manifesto: da Carlin Petrini (il fondatore di Slow Food, per l'Agricoltura) a Milena Gabanelli, da Fabrizio Barca a
Don Ciotti, dallo stesso Stefano Rodotà a Giuseppe De Rita.

Che il criterio sia quello della massima apertura a personalità esterne lo dimostra, del resto, una battuta fatta ieri dal leader del Pd a Maria Latella su SkyTg24: «Grasso e Boldrini? Ho buttato via due ministri». Il punto fermo, ovviamente, è che il numero uno debba essere proprio lui, nonostante il veto assoluto di Grillo a un governo guidato dal Pd.

L'incarico insomma Bersani lo pretende per sé, «non per ambizione ma per senso di responsabilità». E a questo punto, dopo aver eletto il presidente di palazzo Madama, ritiene di aver silenziato chi nel partito puntava ancora sulle larghe intese. «Bersani - riconosce Walter Verini - ha fatto una mossa intelligente. Se avesse presentato Finocchiaro o qualunque altro nome politico la crepa nel M5S non si sarebbe mai aperta».

Ma l'apertura ai bei nomi della società civile non è l'unica arma su cui intende puntare Bersani. Per assicurarsi il sostegno dei senatori di Scelta Civica, raccontano che il segretario abbia riaperto alla grande il canale con Pierferdinando Casini. Riavutosi dalla botta del risultato elettorale, il leader dell'Udc è infatti di nuovo in campo come mediatore per portare i montiani verso il sì alla fiducia. Del resto la leadership di Monti sulla sua formazione politica, dopo i passi falsi sulle presidenze, è in questo momento un po' appannata.

Anche i parlamentari di Italia Futura sono rimasti senza parole quando il premier, durante l'assemblea (infuocata) del gruppo che doveva decidere come comportarsi sulle presidenze, ha tirato fuori il suo iPhone e ha letto davanti a tutti un Sms ricevuto dal capo dello Stato. Nel messaggio Napolitano sollecitava Scelta Civica ad apprezzare l'offerta del Pd per mandare un montiano alla presidenza della Camera.

Ma, al di là del contenuto, tutti i presenti sono rimasti colpiti dal fatto che Monti rivelasse una comunicazione tanto riservata del presidente della Repubblica. Insomma, con il Pdl ormai sulle barricate e proiettato verso le elezioni anticipate, Casini è certo di poter convincere le truppe sbandate di Monti a seguirlo verso la fiducia al governo Bersani.

Anche la Lega, con i suoi diciassette senatori, resta un interlocutore del Pd. Quanto meno per ottenere una fiducia "tecnica" che consenta alla legislatura di partire. Insomma, il governo Bersani potrebbe assomigliare al calabrone, che riesce a volare nonostante le leggi della fisica dicano il contrario.ì

 

BOLDRINI - NAPOLITANO - GRASSO - MONTIPIERLUIGI BERSANIGRASSO E BOLDRINIStefano Rodota

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