1- ‘’MILANO FINANZA” DI OGGI CONFERMA DAGOSPIA DEL 9 SETTEMBRE 2012: I POTERI INTERNAZIONALI, QUELLI CHE HANNO SPEDITO GOLDMAN MONTI A PALAZZO CHIGI, HANNO STABILITO CHE DRAGHI TORNERÀ IN ITALIA COME PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 2-LA BCE DIVENTA FINALMENTE A GUIDA TEDESCA PER ASSICURARE LA VITTORIA ELETTORALE DELLA MERKEL, MONTI RESTERÀ A PALAZZO CHIGI ANCHE DOPO LE ELEZIONI, MA SOLTANTO SINO AL 2014 QUANDO DIVENTERÀ PRESIDENTE DEL CONSIGLIO EUROPEO AL POSTO DI VAN ROMPUY 3- MA ALLORA A CHE SERVONO LE ELEZIONI ITALIANE? A NIENTE, AL MASSIMO SERVIRANNO A DECIDERE CHI SARANNO I VICEPRESIDENTI DEL CONSIGLIO TRA I CAPI DEI PARTITI CHE, AVENDOLO SOSTENUTO IN CAMPAGNA ELETTORALE, AFFIANCHERANNO MONTI FINO AL 2014

1- SE LO SPREAD CROLLA, ALLORA DRAGHI POTRÀ LASCIARE LA BCE E ANDARE AL QUIRINALE
Roberto Sommella per "Milano Finanza"

Si chiama Mario, ha dimostrato di avere super poteri taumaturgici sui mercati, è apprezzatissimo in Italia e all'estero. E può puntare al Quirinale. Ma attualmente vive all'estero. Il non complicato identikit di un vero outsider nella corsa alla successione di Giorgio Napolitano è proprio quello del presidente della Bce, Mario Draghi.

E il suo nome comincia a circolare negli ambienti che contano e che cominciano a tratteggiare, chissà se con successo o meno, l'Italia dell'ingorgo politico-istituzionale del 2013. Nel primo semestre del prossimo anno si andrà sicuramente a votare per le elezioni politiche più incerte dell'ultimo ventennio e il nuovo Parlamento che uscirà dalle urne non si sa ancora con quale diavoleria di legge elettorale avrà subito un compito molto arduo: trovare il nome ideale per succedere a Napolitano, il vero dominus politico degli ultimi due anni, l'inventore della nomina a senatore a vita di Mario Monti, il custode della tenuta nazionale.

E se dalle consultazioni politiche dovesse uscire una maggioranza rabberciata o addirittura un pareggio, c'è chi già pensa a un paracadute per calmare i mercati, sempre in agguato nei confronti di un Paese così instabile come l'Italia. Quella clausola di salvaguardia, secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, sarebbe proprio l'ex governatore della Banca d'Italia, dal 2010 al vertice della Banca centrale europea, sicuramente anch'egli protagonista centrale dell'uscita dalla crisi di rischio default di mezza Europa.

Uno come Draghi è apprezzatissimo da Silvio Berlusconi (che lo ha candidato due volte, prima per la poltrona di governatore della Banca d'Italia e poi per quella più alta di numero uno dell'Eurotower) ma rappresenta anche la carta segreta per il Quirinale del centrosinistra, qualora gli attuali potenziali candidati quali Giuliano Amato e Massimo D'Alema dovessero trovare troppi ostacoli lungo il loro cammino.

Tra i papabili per un ruolo così delicato, che negli ultimi tempi si è trasformato così tanto da far diventare l'Italia quasi una repubblica presidenziale, ci sono anche uomini del centrodestra, come Lamberto Dini e Gianni Letta, che punta a sua volta anche a diventare senatore a vita, ma i sondaggi drammatici del Pdl in queste settimane spingono il Cavaliere a non farsi soverchie illusioni. Per il Colle meglio cercare un uomo super partes.

Ecco che allora un profilo come quello di Draghi potrebbe mettere d'accordo tutti, a destra e sinistra, visto che nelle prime votazioni del presidente della Repubblica serve la maggioranza dei due terzi. Fantapolitica? Non proprio. Sembra che alcuni amici ne abbiano già parlato con il diretto interessato (che peraltro sta benissimo in quel di Francoforte), ricevendo, come nello stile di Draghi, un garbato rifiuto: troppo presto per fare previsioni e lanciare candidature. Certo che se la cosa si facesse davvero concreta nella primavera del 2013, l'uomo difficilmente potrebbe dire di no di fronte a un'investitura plebiscitaria.

Sulla strada di Draghi, che pare sia in questi mesi molto infastidito dalle pressioni dei tedeschi sulla sua politica salva-spread e di riacquisto dei titoli di Stato dei paesi in difficoltà, ci sono evidentemente due ostacoli. Il primo è proprio l'altro Mario, Monti, che a prima vista sembra ancora il candidato in pectore della maggioranza ma che potrebbe, come la storia insegna, diventare invece solo un nome di bandiera; e, scoglio ben più arduo, c'è il rebus successione in Bce.

Se la crisi dovesse continuare Draghi resta un'assicurazione formidabile per i Paesi dell'Euromed e quindi per l'Italia. Se però, ragionano ancora i kingmaker interpellati da MF-Milano Finanza, lo spread dovesse riportarsi a quota 200 e l'euro imboccare la via della ripresa, il suo ruolo di tutore dei conti pubblici potrebbe esercitarlo tranquillamente nella sua città natale, Roma e dal Colle più alto.

2- DAGOSPIA DEL 9 SETTEMBRE 2012 - I GRANDI POTERI INTERNAZIONALI, QUELLI CHE DICONO DI MUOVERE I MERCATI E CHE HANNO SOSTENUTO L'AVVENTO DI GOLDMAN MONTI A PALAZZO CHIGI, HANNO STABILITO CHE DRAGHI TORNERÀ IN ITALIA COME PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/1-i-grandi-poteri-internazionali-quelli-che-dicono-di-muovere-i-mercati-e-che-43645.htm

"Condizionalità" merkeliana a parte (ma niente viene dal niente per gli amministrati dai mercati), Mario Draghi ha battuto un colpo che toglie molte castagne dal fuoco a tutti e dà anche, per la prima volta in modo incisivo, un ruolo alla Banca Centrale europea.
Certo, esattamente un anno fa lo spread ballava quasi allo stesso livello di oggi e a tutti, commentatori blasonati o normali cittadini, sembrava l'anticamera della fine. Oggi appare quasi un porto ben riparato, visti i picchi a cui ci eravamo abituati e la sostanziale ininfluenza dei governi nazionali, a partire da quello tecnico italiano, a modificarne gli andamenti.

Ma il punto vero è un altro: i grandi decisori internazionali, quelli che dicono di muovere i mercati e che hanno sostenuto l'avvento di Mario Monti a Palazzo Chigi e altri fatterelli non di poco conto in giro per l'Europa, quelli che si materializzano alla Trilateral, alla Bildelberg e talvolta anche alla Goldman Sachs e che mandano qualche esponente minore a Cernobbio, hanno stabilito anche una serie di cosine che ci riguardano e che ci verranno comunicate a tempo debito come se fossero casuali. Anzi, come se le avessimo decise noi da bravi cittadini, sia pure con l'aiuto illuminato dei media locali.

Ecco le principali:
Uno. Mario Draghi, avendo fatto bene il suo lavoro a Francoforte raffreddando gli spread quel tanto che basta, tornerà in Italia come Presidente della Repubblica. Nella tarda primavera il posto si libera, il palazzo è bello e a pochi passi da Palazzo Koch caso mai servisse dare una mano a Bankitalia a ubbidire ai mercati, i vecchi politici (anche quelli che si sentono giovani ed europei) sono impresentabili, fosse solo perché appartengono ad altre epoche geologiche degli stessi mercati, cioè quasi tutti risalenti a quando c'era il "serpente" monetario.

Due. La Banca Centrale europea diventa finalmente a guida tedesca, dopo una controfigura olandese, un alleato francese e un italiano atipico. Punto importantissimo: per essere rieletta la Merkel ha bisogno di un tedesco in vetta alla Bce prima delle elezioni politiche tedesche dell'autunno 2013.

Avrà gli stessi poteri che ha avuto Draghi ma verra' usata soltanto la "condizionalita": si dovranno i fare durissimi compiti a casa e soltanto dopo si potranno comprare bond tedeschi ad un prezzo superiore a quello praticato ai cittadini nati in Germania. Di fatto, Equitalia dipenderà da Francoforte anche se la Bce non ha competenze fiscali.

Tre. Mario Monti resterà a Palazzo Chigi anche dopo le elezioni, ma soltanto sino al 2014 quando diventerà presidente del Consiglio europeo al posto di Van Rompuy. Un punto importante: Monti dovrà restare esterno a tutti quelli che dicono che vogliono fare il partito di Monti altrimenti si schiera e l'incantesimo finisce. Non solo: Supermario avrà poteri maggiori rispetto al suo predecessore Van Rompuy perché i reggitori dei mercati sanno che potrebbero aver bisogno di un discreto esecutore anche in Europa, magari ci fosse bisogno di tasse improvvise.

Quattro. Ma allora a che servono le elezioni italiane, per fare le quali stiamo addirittura cambiando per l'ennesima volta la legge elettorale? A niente, peggio che in Spagna (che pure c'era parsa un esempio di democrazia funzionante quando le aveva coraggiosamente indette). Al massimo serviranno a decidere chi saranno i vicepresidenti del Consiglio tra i capi dei partiti che, avendolo sostenuto in campagna elettorale, affiancheranno Monti fino al 2014.

Insomma, una spesa inutile che i reggitori dei mercati tollerano ancora perché le elezioni sono state la grande novità del Novecento e pare brutto deludere chi tra il popolo continua a crederci. Tra l'altro, sarebbe meglio semmai farle nel 2014 quando Monti lascerà, ma i grandi reggitori dei mercati ancora non hanno deciso chi sarà il nuovo fiduciario. Del resto, nelle nostre condizioni non possiamo chiedere troppo.

Ricapitolando. Draghi al Quirinale (Casini presidente del Senato, se sarà vitale per Monti), la Bce ai tedeschi, Monti a Palazzo Chigi e poi al posto di Van Rompuy. Il resto sono briciole, dovessero pure chiamarsi presidenze di Camera e Senato. I Grandi Decisori dei Mercati lo stabilirono nell'estate del 2012, questo sito disgraziato lo riporta oggi a futura memoria.

Aggiungendo soltanto che un ex leader italiano molto scorbutico ma stimato dai Grandi Decisori nonostante non abbia mai lavorato in Goldman Sachs che avrebbe potuto avere delle possibilità, riparte da zero: trattasi di Giulio Tremonti che nel primo fine settimana di ottobre riunisce la sezione emiliana del suo movimento a Riccione per organizzare la partecipazione alle elezioni del 2013. I Grandi Decisori apprezzano la sua (possibile) ritrovata umiltà e valuteranno benevolmente i risultati.

 

 

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