loreto woodcock

''IO, PERSEGUITATO DA WOODCOCK'' - 16 ANNI A DIFENDERSI DAL PM. ORA ASSOLTO – IL RACCONTO DELL’EX SINDACO DI CASTELLANETA ROCCO LORETO, CHE AVEVA OSATO ACCUSARE UN MAGISTRATO DELLA ZONA (POI CONDANNATO A 12 ANNI ED ESPULSO DALLA CATEGORIA) – “DA LUI NEMMENO UNA SCUSA. UN VERO KILLER". QUEL COMIZIO CON MATTARELLA QUAND’ERA ANCORA “FRESCO DI GALERA"

 

Carlo Vulpio per il “Corriere della Sera”

 

ROCCO LORETOROCCO LORETO

Senatore per tre legislature con un consenso che sfiorava il 70 per cento, sindaco per tre volte della città di Rodolfo Valentino con il triplo dei voti presi dal suo partito (il Pci-Pds-Ds) «senza alcun rispetto del dibattito congressuale», come ironizzò Ellekappa in una sua riuscita vignetta, Rocco Loreto, 74 anni, ha speso gli ultimi sedici anni della sua vita a difendersi, rinunciando alla prescrizione, dalle accuse di violenza privata e calunnia per le quali il 4 giugno 2001 venne arrestato dal pm Henry John Woodcock.

 

Rocco Loreto, che ha legato il suo nome a proposte di legge che hanno cambiato la vita a qualche milione di persone — l’abolizione del servizio militare obbligatorio, l’obiezione di coscienza, l’istituzione del servizio civile nazionale, l’autonomia dell’Arma dei carabinieri e della Guardia di Finanza —, aveva osato presentare un dossier all’allora ministro della Giustizia, Piero Fassino, al Consiglio superiore della magistratura e al procuratore generale della Corte di Cassazione, su un magistrato della procura di Taranto, il pm Matteo Di Giorgio, anch’egli di Castellaneta, accusandolo di esercitare le sue funzioni in maniera distorta, poiché «quasi ogni giorno mandava la Digos e i carabinieri in municipio per sequestrare atti su atti senza alcun fondato motivo, cercando così di determinare la vita politica del Comune di Castellaneta».

pm Matteo Di Giorgiopm Matteo Di Giorgio

 

Il dossier di Loreto parlava anche del Di Giorgio «privato», che non si faceva problemi, per esempio, a «far eseguire lavori nella villa della propria moglie del valore di circa 60 milioni di lire da Francesco Maiorino, un noto imprenditore locale». Toccare un magistrato? Prudenza. «Il compianto Loris D’Ambrosio, segretario di Fassino — racconta Loreto —, mi confidò che aveva consigliato lui al ministro di non procedere, per evitare che si parlasse di“soccorso rosso” di un ministro nei confronti di un sindaco e senatore del suo stesso partito».

 

Ma nemmeno il Csm e la procura generale della Cassazione si mossero. Quasi un via libera per il pm Di Giorgio, che alcuni giorni dopo la presentazione del dossier da parte di Loreto fa arrestare mezza giunta comunale di Castellaneta e da accusato diventa l’accusatore del senatore. Sul proprio cammino di «giustizia», Di Giorgio trova un altro magistrato, Woodcock, pm a Potenza, che gli crede e fa arrestare Loreto, senza mai averlo prima interrogato di persona.

WOODCOCKWOODCOCK

 

Casualmente, l’arresto avviene il primo giorno utile dopo l’insediamento delle nuove Camere, quando Loreto non gode più della immunità parlamentare, e casualmente la scena dell’arresto — alle 7 del mattino, con Loreto fra sette carabinieri—viene ripresa dal teleobiettivo di un fotografo appostato sulla terrazza della palazzina di fronte a casa sua.

 

Sedici anni dopo, il legno storto della falsità comincia a essere raddrizzato. Nel dicembre scorso, il pm Di Giorgio è stato condannato in secondo grado a 12 anni e mezzo di reclusione per corruzione in atti giudiziari e concussione e messo fuori ruolo come magistrato. Mentre il 26 maggio scorso per Loreto arriva la sentenza di primo grado che lo assolve con formula piena.

 

«Sono stato sbattuto in cella con un ergastolano e due condannati per omicidio e spaccio di droga — ricorda Loreto —. Ho trascorso quattro giorni e quattro notti facendo lo sciopero della fame e della sete. Poi, 11 giorni ai domiciliari». Quando Loreto torna a Castellaneta, dopo il carcere a Potenza, trova ad attenderlo una folla di centinaia di persone, che con una fiaccolata lo porta in corteo da casa al municipio.

 

mattarella mattarella

«Woodcock lo ricordo durante l’interrogatorio di garanzia, l’unico, che mi ha fatto in carcere e poi durante la sua requisitoria a conclusione di ben 20 udienze preliminari — dice l’ex senatore —. Nei miei confronti lo sentivo accanito, quasi violento, era arciconvinto della mia colpevolezza». Scuse, dopo? «Mai, nemmeno una parola».

 

A parte i suoi concittadini e i suoi amici e colleghi, nessuno le ha creduto in tutto questo tempo? «No, sono stati in tanti a credermi. Tra questi, fra i primi e mentre ero ancora “fresco di galera”, un certo Sergio Mattarella, che è venuto a fare un comizio per me. Cosa di cui gli sarò sempre grato». Politicamente però… «Un’esecuzione. Un killer non avrebbe saputo far meglio. Ma la vita continua, ora sto lavorando a una storia del brigantaggio, tema che mi appassiona». 

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