big pence keine

PRESIDENZIALI FATTE A MAGLIE - DONALD, CI PENCE IO! SFUMATO IL VANTAGGIO DI HILLARY SU DONALD DOPO IL DIBATTITO: SONO 42% A 41% PER LEI - ADESSO TOCCA AI VICE: PENCE SI MOSTRERA' POLITICAMENTE ESPERTO DEL SUO CAPO, A KAINE L’ONERE DI SEMBRARE ESTRANEO ALLA NOMENCLATURA CLINTONIANA

Maria Giovanna Maglie per Dagospia

 

trump e mike pence circondati da famigliaritrump e mike pence circondati da famigliari

Tied again, in attesa del secondo e forse definitivo dibattito, e delle sorprese di Hallloween che il tremendo Julian Assange potrebbe riservare alla campagna. Di nuovo  testa a testa tra Donald Trump e Hillary Clinton secondo l'autorevole Rasmussen Reports, ammesso che ci sia ancora qualcosa di autorevole in queste pazze pazze elezioni del 2016, che dopo aver dato per l'intera settimana la Clinton in ascesa come effetto della vittoria ai punti nel primo dibattito, ora ritiene che le cose siano tornate com'erano, ovvero la candidata democratica al 42% contro il 41% del candidato repubblicano.

 

mike pencemike pence

Saldamente al 9% Gary Johnson, che è il fantasma del candidato libertario, e ha un 2% virtuale Jill Stein, candidata verde. Solo il 4% sono indecisi su chi votare  l’8 novembre. Che cosa è cambiato in poco più di ventiquattro ore, visto che ancora lunedì la Clinton era al 43 e Trump al 40? Tenete sempre conto del margine di errore che è 2,5 per Rasmussen, e del fatto che in molti non attribuiscono i sondaggi nazionali la stessa importanza dei sondaggi Stato per Stato.

 

donald trump mike pencedonald trump mike pence

Però qualcosa si può ugualmente ricavare. Intanto che l'effetto del primo dibattito è già svanito e non è un risultato abituale e ricorrente nelle elezioni americane; probabilmente il frutto degli argomenti dei quali importa poco agli elettori e che hanno dominato l'ora e mezza di discussione, per responsabilità principale del moderatore, Lester Holt. Questa sera tocca ai vice presidenti che sono abbastanza poco conosciuti tranne che negli Stati dei quali sono governatori, ma proprio questo potrebbe aiutare il dibattito a concentrarsi sulle issues, le proposte del programma.

 

MIKE PENCE GOVERNATORE INDIANAMIKE PENCE GOVERNATORE INDIANA

Secondo questo sondaggio  83% degli elettori sa per certo per chi voterà e tra costoro la Clinton ha un vantaggio insignificante dal punto di vista statistico, 48 a 47. Tra coloro disponibili ancora a cambiare idea, Trump è al 31, la Clinton al 27, Johnson al 32 e la Stein al 10. Molta confusione sotto il cielo. Rasmussen reports aggiorna il suo White House watch ogni giorno dal lunedì al venerdì su intervista a 1500 elettori probabili.

Oggi dunque tocca ai vicepresidenti:questa sera a Farmville in Virginia si confrontano il repubblicano Mike Pence e il democratico Tim Kaine.

 

CLINTON KAINECLINTON KAINE

Quando c'è più di qualche fondato dubbio suì candidati a presidente, ecco che i vice sono visti come un completamento necessario e Pence toccherà far vedere che è più politicamente esperto del suo capo, a Kaine l'onere di sembrare estraneo alla nomenclatura Clintoniana.

 

Tra i guru delle previsioni il solito Nate Silver conferma che dopo il primo dibattito Hillary Clinton ha circa 4 punti di vantaggio e un buon numero di Stati in più. Ma poi si domanda: dov'è il popolo nuovo di Trump e siamo sicuri che non sfugga i sondaggi? Insomma, il dubbio viene anche  dagli stessi sondaggisti. Che un po' è un modo per lavarsene le mani in vista di possibili figuracce, un po' denuncia la reale novità della situazione.

 

CLINTON KAINECLINTON KAINE

Nella novità della situazione potrebbero sortire effetti opposti certe intemerate contro Donald Trump che vengono dalla Casa Bianca, come l'intervista durissima del vice presidente Joe Biden alla Cnn nella quale il vicepresidente dice che il candidato repubblicano “manca di qualsiasi sensibilità sul popolo americano” e che “non è una cattiva persona ma la sua ignoranza è profonda “.Probabilmente si riferisce all'ignoranza e all'inesperienza politica del candidato repubblicano, ma non è proprio questa la caratteristica che piace di più a molti elettori? Non è proprio l'appartenenza all'establishment da 30 anni di Hillary Clinton a infastidire?

 

CLINTON KAINE 1CLINTON KAINE 1

Da Londra dove vive recluso da quattro anni nell'ambasciata dell'Ecuador il capo di Wikileaks, Julian Assange, si rivolge ai giornalisti in una videoconferenza per i dieci  anni dalla fondazione dell'agenzia. Ha annullato un incontro dal balcone dell'ambasciata per ragioni di sicurezza ma ora annuncia che sta per pubblicare documenti scottanti su Google e naturalmente sulle elezioni presidenziali americane. Questo materiale è atteso da tempo e in molti tra i democratici hanno suggerito l'ipotesi grave che gli hacker del mondo siano sotto la direzione della Russia di Vladimir Putin, il quale sarebbe interessato a una vittoria di Donald Trump.

 

HILLARY KAINEHILLARY KAINE

Sarà vero o è fantascienza? Certo, le relazioni tra Stati Uniti e Russia non sono mai state a un livello così basso e di pericolo, ma attribuire tutta la responsabilità a Putin e non anche all'incredibile gioco delle tre carte giocato da Barack Obama e da John Kerry in Siria per dire la peggiore, sarebbe miope. Assange ha promesso notizie ogni settimana per le prossime dieci settimane, accusa Google di manipolare le notizie, per esempio a favore di Hillary Clinton. Ha negato di voler danneggiare la candidata democratica e ha definito le reazioni dei democratici ai leaks usciti fino a ora una isteria neo Maccarthista.

 

Dei due candidati dice le stesse cose tremende, in particolare che sono tormentati dalle loro ambizioni. Resta da vedere se l'ambizione sìa un difetto e un tormento, perlomeno in un mondo competitivo, e volendo diventare presidente degli Stati Uniti. Certo finora  un qualche danno ai democratici e solo a loro Assange lo ha procurato.

 

ASSANGE PUTIN TRUMPASSANGE PUTIN TRUMP

Prendete solo gli scambi di mail all'interno del Comitato nazionale democratico che hanno rivelato che le signore a capo del comitato smaccatamente favorivano la Clinton e che hanno portato alle dimissioni con infamia della presidente proprio il giorno in cui si apriva la convention democratica. Ora Assange dice di avere progetti nuovi e che gli servirà un esercito per difendere il diritto alle sue pubblicazioni. La verità è che l'unica cosa veramente tremenda che potrà avere in mano ed eventualmente rivelare, ammesso che a qualcuno convenga, sono le mail sparite dei giorni nell'autunno del 2012 alla vigilia della rielezione di Barack Obama  della strage di Bengasi in cui furono uccisi l'ambasciatore Chris Stevens gli uomini dei servizi.

ASSANGE 3ASSANGE 3

 

Là potrebbero esserci le prove che Hillary segretario di Stato si rifiutò di mandare rinforzi per non rivelare la fragilità di una situazione che invece veniva raccontata come trionfale. Altro non c'è, a meno che la candidata democratica non sia stata così sventata, e potrebbe essere, da inserire nelle mail, finite sul suo server privato e facilmente trafugate, anche notizie che rivelino interessi e quattrini tra il suo lavoro di Segretario di Stato e la Fondazione che porta il suo nome.

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