vignetta ellekappa - salvini e zaia

SALVINI HA PERSO IL TOCCO MAGICO - SI APRE IL PROCESSO INTERNO AL "CAPITONE" CHE HA INCASSATO DUE SCOPPOLE, IN EMILIA ROMAGNA E IN TOSCANA - MENTRE ZAIA VOLA CON LA SUA LISTA CHE HA TRIPLICATO I CONSENSI IN VENETO - SALVINI E’ CONVINTO CHE NESSUNO OSERÀ SFIDARLO APERTAMENTE MA SIA IL GOVERNATORE CHE GIORGETTI SI MUOVONO PER CAMBIARE VOLTO ALLA LEGA - E NEL MIRINO FINISCE PURE “LA BESTIA”, LA MACCHINA ACCHIAPPA-VOTI DI LUCA MORISI...

Emilio Pucci per “il Messaggero”

 

zaia salvini

E ora si apre il processo interno a Salvini. Due sconfitte, in Emilia Romagna e in Toscana, una dopo l'altra. E la prospettiva di una dura traversata nel deserto, con la leadership della coalizione a forte rischio, anche se nella Lega si osserva come le performances di Fdi siano abbastanza deludenti. Sono i fedelissimi ad invocare una svolta nel partito di via Bellerio.

 

Perché se il Capitano si limita a rimarcare che da oggi «la Lega e centrodestra saranno alla guida di 15 Regioni su 20» i suoi non nascondono più l'irritazione per le mosse del segretario. Con il governatore Zaia considerato l'unico vero vincitore, visto che la sua lista ha triplicato i consensi del partito in Veneto. È un lungo cahier de doléances quello che i dirigenti lumbard presenteranno a Matteo.

 

La premessa spiega un big è che alla guida resta lui. Almeno fino a quando i vari Giorgetti e Zaia non lo sfideranno apertamente per prendere le redini della Lega, uno scenario che al momento non è ancora sul tavolo, anche se l'ex deputato Pini rappresentante della vecchia guardia consideri già iniziata una nuova fase: «Basta - osserva - con la stagione dei bluff». Gli esponenti più vicini all'ex ministro dell'Interno chiederanno intanto la fine del cerchio magico.

zaia salvini

 

Ovvero di quelle persone che da tempo aiutano il leader nella campagna elettorale. «Non è possibile uno degli sfoghi più ricorrenti puntare solo sulla comunicazione social, così si abbandonano i territori». Nel mirino finisce pure la Bestia, la macchina acchiappa-voti di Merisi. «Solo messaggi sbagliati, dettati dal momento», la tesi. Ma la critica più forte è legata proprio alle scelte fatte. La prima è rimandata al governo giallo-verde, a quel contratto stipulato con il Movimento 5 stelle, anche sul taglio del numero dei parlamentari.

 

«Non c'è il refrain chiarezza su nulla. Sul referendum qualcuno per il sì, altri per il no. Sull'Europa non si comprende la nostra posizione. E le decisioni prese sulle candidature in Emilia e in Toscana non hanno pagato, così abbiamo prestato il fianco ai nostri avversari e pure agli alleati». Il primo a essere deluso è proprio Salvini, anche se a chi lo ha chiamato ha ricordato di aver subito l'accordo con FI e Fdi, siglato per non sfasciare l'alleanza, «il problema è che al sud il centrodestra arretra». La convinzione dell'ex responsabile del Viminale è che nessuno metterà la faccia per contendergli lo scettro.

 

GIORGIA MELONI LUCA ZAIA MATTEO SALVINI

MANOVRE A VIA BELLERIO

Ma una parte del partito, l'ala più moderata che fa riferimento a Giorgetti, punta di fatto a commissariare il leader. In pochi in realtà scommettono su una vera e propria resa di conti in tempi brevi. Ma a lungo andare la luce di Zaia è sempre più forte e in tanti indicano che alle prossime Politiche l'intesa, anche con FI e Fdi, potrà essere siglata proprio sul suo nome.

 

Il Doge per ora non pensa ad una Opa per la leadership. «Salvini ha smarrito il suo fluido ma fino a quando non ci sarà un congresso non cambierà nulla», dice un altro esponente del partito di via Bellerio. I salviniani continuano a puntare su di lui. «Rimarrà dice un'altra fonte per tutto il tempo che lo vorrà». Ma con una premessa: «Deve fermarsi e riflettere. Non basta più solleticare l'elettorato sull'immigrazione. Servono altri temi e soprattutto una politica che paghi nel medio e lungo termine».

 

salvini giorgetti

«Anche dove non ce l'abbiamo fatta, tutti al lavoro con un solo obiettivo: aiutare, proteggere e far crescere la nostra bellissima Italia», afferma il Capitano, facendo capire anche a critici e detrattori che non intende fare alcun passo indietro. «Queste elezioni non incideranno sulla leadership nazionale», dice l'ex ministro Fontana, uomo di raccordo tra Zaia e Salvini.

 

VERSO CATANIA

Ma su quest' ultimo pende la minaccia giudiziaria. Il 3 ottobre tutto il gruppo dirigente si schiererà al suo fianco, andando a Catania, dove si aprirà il processo sul caso Open arms. La solidarietà non verrà a mancare ma l'auspicio di chi gli sta vicino è per dirla con le parole di un deputato «che smetta di comportarsi come Bossi, puntando solo su poche e fedeli persone».

 

matteo salvini luca zaia e le ciliegie 2

Ma Matteo non ci sta ad essere nel mirino: «Le leadership le decidono i cittadini, e la Lega è primo partito del centrodestra in tutte le Regioni dove si è votato. Le leadership non si decidono a tavola, ma le decidono gli elettori col voto». Si oppone al proporzionale («Sarebbe la morte della politica»), chiede per il centrodestra la presidenza della Conferenza regioni e glissa sulle elezioni anticipate: «Prima ci sono e meglio è, ma a prescindere dal voto di oggi».

Ultimi Dagoreport

messina milleri del vecchio lovaglio

DAGOREPORT - I GIOCHI SON (QUASI) FATTI. LA MAGGIORANZA DEGLI OTTO EREDI/AZIONISTI DI DELFIN, IN PRIMA FILA LEONARDO MARIA DEL VECCHIO, AVREBBERO DECISO DI ADERIRE ALL'OPAS LANCIATA DA INTESA SU MONTE DEI PASCHI DI SIENA – PUR ESSENDO LA CASSAFORTE DELLA FAMIGLIA DEL VECCHIO, CON IL SUO 17,5% DI MPS L’AGO DELLA BILANCIA DELLA SFIDA TRA INTESA E SIENA, NON È ANCORA DETTO. SOLO VIVENDO SAPREMO SE IL PRESIDENTE DI DELFIN, FRANCESCO MILLERI, FAVOREVOLE AL CEO DI MPS, LUIGI LOVAGLIO, SI ALLINEERÀ ALLA VOLONTÀ DEGLI OTTO EREDI? - CHE DECISIONI PRENDERÀ L’ANTITRUST? INTESA È AL VERTICE DEL RICCO MERCATO DELLE POLIZZE VITA E GENERALI SI RITROVEREBBE COME PRIMO AZIONISTA UN COMPETITOR - LA RIVINCITA DI CALTAGIRONE: E' “AL FIANCO DI INTESA PERCHÉ SPERA DI INCASSARE UN DIVIDENDO IN TERMINI DI POTERE NELLE GENERALI” – E CHISSA' COME LA PRENDERÀ LA VITTORIA DI INTESA GIORGIA MELONI CONTRARIA, PER TIMORI ELETTORALI, ALLO ‘’SPEZZATINO SENESE”?

giorgia meloni sergio mattarella elezioni legge elettorale melonellum

DAGOREPORT – A CHE GIOCO STA GIOCANDO GIORGIA MELONI? NELL’ULTIMO CONSIGLIO DEI MINISTRI HA TUONATO: “SE SALTA LA LEGGE ELETTORALE, CI SARANNO CONSEGUENZE INEVITABILI”. TRADOTTO: SALIRÒ AL COLLE PER PRESENTARE LE DIMISSIONI – EPPURE L’“INCIDENTE” PARLAMENTARE SUL MELONELLUM A QUESTO PUNTO SAREBBE LA SCUSA PERFETTA PER LA DUCETTA PER PROVARE AD ANDARE AL VOTO A INIZIO 2027 (MATTARELLA PERMETTENDO): PRENDEREBBE IN CONTROPIEDE IL CAMPO LARGO, CHE AL MOMENTO È SENZA LEADER E SENZA UNO STRACCIO DI PROGRAMMA, EVITEREBBE D DOVER AFFRONTARE MESI ECONOMICAMENTE DA INCUBO PER NOI POVERI CITTADINI, TRA INFLAZIONE E CRISI ENERGETICA, E BLOCCHEREBBE L’ASCESA DI ROBERTO VANNACCI – SENZA DIMENTICARE LA COMMISSIONE UE NON PIÙ DISPOSTA A TENDERE UNA MANO AI PATRIOTI TRICOLORE, MENTRE L’ONDA NERA TRAVOLGE L’EUROPA…

onorato renzi de luca manfredi

DAGOREPORT! FERMI TUTTI! VINCENZO DE LUCA SCENDE IN CAMPO: VENERDI’ PROSSIMO APRE LA LEOPOLDA INSIEME A RENZI. MATTEO LO VUOLE FRONTMAN DEL SUO PARTITO: “SOLO DI VOTO DI OPINIONE, CI PORTA IN DOPPIA CIFRA”. LO "SCERIFFO" E’ TENTATO, ANCHE PER SBARRARE ALL’ODIATO MANFREDI LA STRADA VERSO LA RIBALTA NAZIONALE. NON SOLO: IL SINDACO DI NAPOLI E’ LA PUNTA DI DIAMANTE DEL PARTITO DI ONORATO, NEMICO GIURATO DI RENZI. SAREBBE UNA BREZZA FRIZZANTINA PER L’ATTUALE CAMPO LARGO E LA SUA ATMOSFERA DA CAMPOSANTO… 

donald trump cina usa xi jinping

CERA UNA VOLTA IL BULLO DELLA CASA BIANCA! DAVANTI A XI JINPING, DONALD TRUMP SI È PRESENTATO COME UN QUESTUANTE, CON IL CAPPELLO IN MANO. IL TYCOON, IMPANTANATO NELLA GUERRA DEL GOLFO IN CUI SI È INFILATO, CON IL PREZZO DEL PETROLIO CHE PESA SUI PORTAFOGLI DEGLI AMERICANI E I CONSENSI IN PICCHIATA, AVEVA UN DISPERATO BISOGNO DI OTTENERE DAL PRESIDENTE CINESE ANCHE UNA MINIMA CONCESSIONE. HA CHIESTO AL DRAGONE LO STOP AL SOSTEGNO ALL’IRAN E HA MESSO SUL TAVOLO I TEMI DELLE TERRE RARE, DEL COMMERCIO DEI CHIP E DEI DAZI – MA XI, CHE HA IL COLTELLO DALLA PARTE DEL MANICO, HA NICCHIATO SU TUTTE LE RICHIESTA DI “THE DONALD” E HA POSTO COME CONDIZIONE PER QUASIASI TRATTATIVA LA FINE DEGLI AIUTI AMERICANI A TAIWAN – ALLA FINE DELLA FIERA, TRUMP APPARE ANCORA PIU’ AZZOPPATO DI PRIMA E  XI JINPING NE ESCE COME IL GRANDE VINCITORE…

monteleone corsini malara giletti daniele

DAGOREPORT - A VIALE MAZZINI C’E’ MARETTA INTORNO A “FILOROSSO” E AL SUO CONDUTTORE, ANTONINO MONTELEONE – PER RAGIONI DIVERSE, PAOLO CORSINI, MASSIMO GILETTI, ELEONORA DANIELE E LA REDAZIONE DI “MI MANDA RAI TRE” HANNO I NERVI A FIOR DI PELLE – I BASSI DATI DI ASCOLTO DI “FILOROSSO” METTONO IN CRISI IL DIRETTORE DEGLI APPROFONDIMENTI, PAOLO CORSINI, E SOPRATTUTTO IL SUO VICE, GIUSEPPE MALARA, PRINCIPALE SPONSOR DELLA TRASMISSIONE – PER CORRERE AI RIPARI E CONTENERE L’EMORRAGIA DI TELESPETTATORI, SI VALUTA DI CAMBIARE IL GIORNO DELLA MESSA IN ONDA, ORA FISSATO AL MARTEDI’ - IL CDR APPROFONDIMENTI CHIEDE UN INCONTRO URGENTE AI VERTICI…