volodymyr zelensky donald trump giorgia meloni

ADESSO SI SPIEGA LA PRUDENZA DI GIORGIA MELONI SULL’USO DEGLI ASSET RUSSI: È UN ORDINE DI TRUMP! – I FUNZIONARI EUROPEI RACCONTANO DI “PRESSIONI AMERICANE SUI GOVERNI, ALMENO SU QUELLI PIÙ AMICHEVOLI”, PER RESPINGERE IL PIANO DI UTILIZZARE I BENI DI MOSCA CONGELATI IN UE – LE ALTERNATIVE SONO DUE: NON UTILIZZARE GLI ASSET E REPERIRE ALTROVE 60 MILIARDI L’ANNO (MA I SOLDI NON CI SONO E NESSUN PAESE È DISPOSTO A CERCARLI), O STACCARE LA SPINA A ZELENSKY, COSTRINGENDOLO ALLA RESA E ASPETTARE LA PROSSIMA INVASIONE DI PUTIN…

MEDIA, 'PRESSING DI TRUMP SUI PAESI UE CONTRO L'USO DEGLI ASSET'

giorgia meloni donald trump

(ANSA) - "I funzionari dell'amministrazione Trump hanno esercitato pressioni sui governi europei, almeno su quelli che considerano più amichevoli, affinché respingessero il piano di utilizzare i beni russi per finanziare l'Ucraina".

 

E' quanto scrive Politico.eu citando quattro funzionari europei. Nell'articolo, dal titolo, "Il problema dell'Ue non è il Belgio, è Trump". Gli Usa "ci vogliono deboli", ha spiegato un funzionario europeo alla testata, secondo la quale "i funzionari Usa hanno aggirato Bruxelles e comunicato in modo riservato con le capitali hanno portato Italia, Bulgaria, Malta e Repubblica Ceca ad unirsi ai dissenzienti".

 

DONALD TRUMP - VOLODYMYR ZELENSKY - CASA BIANCA, 17 OTTOBRE 2025 - FOTO LAPRESSE

USARE I BENI RUSSI E SALVARE ZELENSKY UNICA STRADA PER PIEGARE IL CREMLINO

Estratto dell’articolo di Nathalie Tocci per “la Stampa”

 

[…] La domanda cruciale oggi è capire se e come gli europei faranno fronte alla prosecuzione della guerra senza il sostegno degli Stati Uniti. È qui che si gioca la vera decisione strategica: l'utilizzo degli asset russi congelati in Europa. E proprio in questo contesto la posizione dell'Italia potrebbe rivelarsi decisiva.

 

La questione degli asset russi ha subito numerose evoluzioni negli ultimi quattro anni, trasformandosi in una questione strategica, in grado di determinare le sorti della guerra. Quando la Russia avviò l'invasione su larga scala dell'Ucraina, una delle prime misure sanzionatorie adottate dall'Ue fu il congelamento degli asset russi detenuti in Europa, per un valore di circa 210 miliardi di euro, custoditi principalmente in Belgio da Euroclear.

 

EUROCLEAR

Per lungo tempo, la questione rimase in sospeso: si temeva che l'utilizzo di tali beni potesse violare il diritto internazionale e compromettere la stabilità finanziaria dell'Eurozona.

 

[…] Di fatto, esistono tre opzioni. L'Europa potrebbe scegliere di non utilizzare gli asset e reperire altrove l'intero ammontare necessario a sostenere l'Ucraina, pari a circa 60 miliardi all'anno.

 

la stretta di mano tra putin e trump ad anchorage, alaska. foto lapresse

Questo garantirebbe che l'80% del Paese ancora sotto controllo ucraino rimanga libero, democratico e indipendente. Eviterebbe inoltre che la guerra russa […] si estenda ulteriormente. Questa opzione eliminerebbe qualsiasi rischio legale e finanziario per l'Europa.

 

Il problema è che tali risorse non sono disponibili. Trovare 60 miliardi all'anno, ogni anno, finché duri la guerra, non è scontato. È un impegno economico consistente, ben più oneroso dei rischi associati all'utilizzo dei beni russi.

 

Esiste poi una seconda opzione, cara a chi auspica una capitolazione dell'Ucraina: staccare la spina a Kyiv, costringerla alla resa e illudersi che così finisca la guerra. È quanto vorrebbe farci credere la propaganda russa, sostenuta anche da Washington.

 

attacco russo a kiev 10 ottobre 2025 4

Ma la maggior parte dei governi europei ha compreso il gioco. Sa che, se questo scenario si realizzasse, i prossimi obiettivi del revisionismo coloniale russo potrebbero essere proprio loro. I costi politici, economici e di sicurezza di questa opzione sono talmente elevati che, al confronto, i rischi legati all'utilizzo degli asset russi appaiono irrisori.

 

Ciò ci conduce all'ultima opzione, l'unica che abbia senso strategico ed economico per l'Europa: utilizzare gli asset come garanzia per un prestito di 140 miliardi a favore di Kyiv.

 

VOLODYMYR ZELENSKY INCONTRA DONALD TRUMP ALLA CASA BIANCA - 17 OTTOBRE 2025 - FOTO LAPRESSE

Non si tratta di spendere direttamente i beni congelati, ma di usarli come leva per garantire un flusso di sostegno all'Ucraina per diversi anni. Il debito verrebbe ripagato al termine della guerra, contestualmente ai costi di riparazione a carico della Russia.

 

Il segnale sarebbe potente: l'Europa, indipendentemente dalle pressioni statunitensi, ha chiari i propri interessi di sicurezza ed è disposta a restare al fianco dell'Ucraina finché Mosca non si convinca che sia giunto il momento di deporre le armi. Potrebbe accadere presto o meno, ma di certo questa scelta accorcerebbe notevolmente la durata del conflitto, costringendo Putin a rivedere i suoi calcoli.

 

VIKTOR ORBAN - VLADIMIR PUTIN

Il primo passo è già stato compiuto: la questione degli asset è stata inserita tra i poteri emergenziali dell'Ue, decidibili a maggioranza qualificata e non più all'unanimità. In questo modo, l'Unione non è più ostaggio dei veti di Viktor Orbán. La partita, però, rimane aperta: altri Paesi, a partire dal Belgio, continuano a opporre resistenza.

 

Il Belgio ha preoccupazioni legittime, alle quali la Commissione e altri Stati membri stanno cercando di dare risposta. Meno comprensibili, ma comunque presenti, sono le reticenze di una manciata di altri Paesi, per lo più piccoli, con l'eccezione dell'Italia.

 

VIKTOR ORBAN IN VISITA DA DONALD TRUMP A MAR-A-LAGO

Roma si è mostrata riluttante a procedere, temendo ritorsioni russe nei confronti di alcune compagnie italiane ancora operative in Russia. Sono preoccupazioni fondate, ma, di fronte all'enormità del momento e alla drammaticità delle alternative, appaiono inconsistenti.

 

È arrivato il momento della verità, una verità che richiede una scelta. Non si può sostenere di appoggiare l'Ucraina nascondendosi dietro al velo del fantomatico processo di pace di Trump. La pace non arriverà a breve e la scelta sul tavolo oggi è se continuare a restare al suo fianco, non per bontà d'animo, ma con la consapevolezza che la sicurezza nazionale e europea ne dipende.

donald trump e viktor orban alla casa bianca trump zelensky casa bianca

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