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A CIASCUNO IL SUO SINDACO ROTTAMATORE - IL PRIMO CITTADINO DI LONDRA BORIS JOHNSON SFIDA CAMERON: “RIVEDERE IL RAPPORTO CON L’UE OPPURE CE NE ANDIAMO” - LABURISTI IN TESTA PER IL VOTO DELLA PRIMAVERA 2015

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Fabio Cavalera per “Il Corriere della Sera

 

Dentro o fuori? Il sindaco Boris Johnson dà una spallata al leader del suo partito tory nonché premier David Cameron e canta senza paura il ritornello dell’antieuropeismo: allo stato dell’arte per Londra e per il Regno Unito è assai meglio abbandonare l’Unione che non starci dentro subendo i vincoli e le ingerenze della burocrazia di Bruxelles.

 

Con l’estate e con Westminster chiuso, la politica si prende in genere un po’ di vacanza ma questo è l’agosto che precede la stagione dei congressi dei partiti prima della partenza della campagna per il voto della primavera 2015. Le strategie si definiscono ora. E i sondaggi incalzano: l’ultimo dice che i laburisti sono al 38%, i conservatori al 35, lo Ukip di Nigel Farage al 12 e i liberaldemocratici al 7.

 

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Nonostante il barometro dell’economia sia orientato al bello stabile (crescita superiore al 3 %) due sono i tasti sensibili per gli elettori: Europa e immigrazione. Che poi sono due facce della stessa medaglia. Così Boris Johnson, che è una vecchia volpe e che fingendo di non volere la poltrona aspira in realtà a prendere prima o poi il posto di David Cameron a Downing Street, va all’attacco mettendo pepe sulla coda del suo leader che giudica, anche qui non dichiarandolo esplicitamente, troppo morbido.

 

DAVID CAMERON INCONTRA A CASA SUA ANGELA MERKEL DAVID CAMERON INCONTRA A CASA SUA ANGELA MERKEL

In verità il sindaco di Londra esternerà i suoi sentimenti verso la Ue mercoledì prossimo davanti alla platea di Bloomberg ma i contenuti li ha lasciati filtrare sia al giornale amico e con cui collabora, il Daily Telegraph, sia al Times che è pur sempre al fianco dei conservatori. E la sostanza è un sonoro richiamo a evitare ondeggiamenti e perdite di tempo.

 

ED MILIBAND GNAM THE INDEPENDENTED MILIBAND GNAM THE INDEPENDENT

Per Boris Johnson stare in un’Europa non riformata, in un’Europa che non restituisce qualche potere ai governi nazionali, in un’Europa che richiama le briglie sulla City, insomma in questa Europa non ha senso. E allora, al bando ogni prudenza, «prepariamoci» a scappare se non si modificano e presto i trattati. Poiché certe parole possono essere scambiate per velleitari comizi indirizzati ai simpatizzanti che strizzano l’occhiolino all’antieuropeismo di Nigel Farage, Boris Johnson si è fatto preparare da un gruppo di economisti un rapporto sui futuri scenari della capitale. E da qui esce la ragione dello strappo. 

lo skyline di londralo skyline di londra

 

Attualmente il Pil di Londra è pari a 350 miliardi di sterline (442 miliardi di euro), un quinto della ricchezza del Regno Unito. Restando in un’Europa non riformata nei prossimi 20 anni aumenterebbe fino a 495 miliardi di sterline (625 miliardi di euro). Uscendo invece dall’Europa, pronostica Johnson, il Pil londinese arriverebbe a 615 miliardi di sterline (713 miliardi di euro).

 

Ancora meglio (640 miliardi di sterline, 742 miliardi di euro) andrebbe per Londra se i patti europei venissero riscritti da cima a fondo, dando spazio alle rivendicazioni del governo di Sua maestà. La conclusione è che o si rinegozia da subito la partecipazione britannica alla Ue o tanto vale inforcare il casello di uscita, senza «essere terrorizzati» da questa prospettiva. Le cautele non servono, «sii pronto a lasciare la casa comune europea». Il sindaco di Londra mette fretta al premier.

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