ANCHE LE SOCIETA’ TEDESCHE DIVENTANO ARABE – CON IL MAXI AUMENTO DI CAPITALE DA 8 MILIARDI, LA FAMIGLIA REALE DEL QATAR DIVENTA PRIMO SOCIO AL 6% DI DEUTSCHE BANK. MA IN QUESTO CASO L’OPERAZIONE E’ STATA MOLTO PIU’ VELOCE CHE ALITALIA-ETIHAD

Giuliana Ferraino per il "Corriere della Sera"

Ai mercati non è piaciuto il nuovo aumento di capitale da 8 miliardi, annunciato domenica sera da Deutsche Bank, che fa diventare la famiglia reale del Qatar primo azionista del primo istituto di credito tedesco, con una quota del 6% e un investimento di 1,75 miliardi di euro. Il titolo ieri ha chiuso in discesa dell'1,74%, a 30,20 euro, sul listino di Francoforte, ma nel corso della seduta era arrivato a perdere oltre il 2%, trascinando al ribasso l'intero settore bancario europeo.

A entrare nell'azionariato di Deutsche Bank, tecnicamente, è Paramount Services holding, un veicolo di investimento posseduto e controllato dallo Sceicco Hamad Bin Jassim Bin Jabor Al-Thani del Qatar, al quale il gruppo tedesco ha ceduto circa 60 milioni di azioni, al prezzo di 29,20 euro a titolo, per un controvalore complessivo di 1,75 miliardi.

Gli ulteriori 6,3 miliardi di aumento saranno chiesti agli altri soci, che sono prevalentemente fondi, con in testa l'americano BlackRock, finora maggiore azionista con una quota del 5,14% della banca tedesca (al 31 dicembre 2013). Il prospetto per emettere fino a 300 milioni di nuove azioni è atteso per il 5 giugno, dopo il via libera della BaFin, l'autorità di controllo sui mercati tedeschi, e ci sarà tempo fino al 24 giugno per sottoscriverlo.

Il nuovo aumento di capitale, appena 13 mesi dall'ultimo, servirà a rafforzare il patrimonio di una banche meno capitalizzate d'Europa, alla vigilia degli stress test della Bce. E aiuterà l'istituto ad affrontare «le sfide impreviste», ha affermato Anshu Jain, co-ceo di Deutsche Bank durante una conference call con gli analisti, ammettendo che è «impossibile quantificare» le richieste ulteriori che i regolatori potrebbero domandare per rendere il sistema finanziario più resistente verso le crisi.

Con l'aumento di capitale, Deutsche Bank farà salire il suo Common Equity Tier 1, uno degli indicatori più importanti della solidità di un istituto di credito, dal 9,5 all'11,8%. Ma non è soltanto l'Unione bancaria, in vigore da novembre, a costringere le banche dell'eurozona ad accumulare riserve, i famosi cuscinetti di capitale, per far fronte ai nuovi standard europei.

Deutsche Bank si prepara anche ad affrontare un futuro pieno di «contenziosi difficili e imprevedibili», ha spiegato il direttore finanziario Stefan Krause, nonostante abbia già stanziato miliardi per far fronte a multe e cause legali. L'ingresso dell'emirato arabo serve a rendere meno doloroso il contributo dei soci attuali. La scelta del Qatar? «Abbiamo deciso per la società Paramount Services, società di investimento controllata da Hamad Bin Jassim Bin Jabor Al Thani del Qatar, perché ha intenzione di diventare un investitore centrale e di rimanere», ha affermato Jain.

D'altronde l'emirato non è nuovo a incursioni nelle banche europee. Nel 2008 Qatar Holding, il braccio di investimento diretto della Qatar Investment Authority, e Challenger, un altro veicolo di investimento dello sceicco Al-Thani, nel 2008 hanno investito 6,1 miliardi di sterline in Barclays, permettendole in questo modo di non ricorrere al salvataggio pubblico.

Il fondo di investimento del Qatar ha inoltre il 6% del Credit Suisse e partecipazioni in Bank of America e in Agricultural Bank of China. Ma anche in Italia il piccolo emirato, sia attraverso il fondo sovrano sia la famiglia reale, è molto attivo, soprattutto nel settore immobiliare e della moda, con investimenti nel complesso di Porta Nuova a Milano (possiede il 40%), in Costa Smeralda, rilevata dal tycoon americano Tom Barrack, in Valentino e Pal Zileri. Sono suoi inoltre gli hotel Baglioni e il Four Seasons di Firenze e il Gallia di Milano.

 

 

ENRICO LETTA DOHA EMIROemiro del qatar con la moglie DEUTSCHE BANK alitalia etihad LOGO blackrockUNA FESTA IN COSTA SMERALDA costa smeralda

Ultimi Dagoreport

gian marco chiocci giorgia meloni palazzo chigi

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA NON SERVE A UN CAZZO –  LE MODIFICHE ALLA GOVERNANCE DELLA RAI, IMPOSTE DALL’UE, AVREBBERO DOVUTO ESSERE OPERATIVE ENTRO GIUGNO. E INVECE, IL GOVERNO SE NE FOTTE – SE IERI PALAZZO CHIGI SOGNAVA UNA RIFORMA “AGGRESSIVA”, CON L’OBIETTIVO DI “MILITARIZZARE” VIALE MAZZINI IN VISTA DELLE ELEZIONI DEL 2027, L’ESITO DISASTROSO DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA HA COSTRETTO LA “FIAMMA TRAGICA” DI MELONI A RICONSIDERARE L’EFFICACIA DI RAI E MEDIASET – SOLO IL TG1 DI CHIOCCI FUNZIONA COME STRUMENTO DI PROPAGANDA: GLI ALTRI NON SONO DETERMINANTI, O PERCHÉ NON LI VEDE NESSUNO (RAINEWS) O PERCHÉ NON CONTROLLABILI (IL TG5-AFTER-MARINA, MA ANCHE TG2 E TG3) - INOLTRE, È IL “MODELLO” STESSO DEL TELEGIORNALE A ESSERE ORMAI OBSOLETO, QUANDO SI HA IN TASCA UN TELEFONINO SPARA-SOCIAL O UN COMPUTER SUL TAVOLO CHE INFORMA IN TEMPO REALE...

giorgia meloni riforma legge elettorale stabilicum

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA ELETTORALE, DITEMI A CHI CAZZO CONVIENE? – LA MELONA AZZOPPATA DAL REFERENDUM SAREBBE PRONTA A RITOCCARE IN BASSO L'ABNORME PREMIO DI MAGGIORANZA DELLO “STABILICUM” PUR DI FAR CONVERGERE IL SI' DELL’OPPOSIZIONE – MA LA FU DUCETTA HA DAVANTI DUE OSTACOLI: NON È SICURA DEI VOTI, A SCRUTINIO SEGRETO, DI LEGA E DI FORZA ITALIA CHE TEMONO UN TRAPPOLONE SUI SEGGI - IL SECONDO PROBLEMA SERPEGGIA IN FDI: IN CASO DI SCONFITTA, MOLTI DI LORO RISCHIANO DI FINIRE TROMBATI PROPRIO A CAUSA DEL PREMIO DI MAGGIORANZA – A SINISTRA, SE IL M5S E' ABBASTANZA FAVOREVOLE ALLA RIFORMA, IL DUPLEX PD-AVS E' DI AVVISO CONTRARIO (IL SOLITO ''DIVIDI E PERDI'', NON CONOSCENDO LA REGOLA DI OGNI COALIZIONE DI SUCCESSO: “PRIMA SI PORTA A CASA IL POTERE, POI SI REGOLANO I CONTI”)

beatrice venezi

DAGOREPORT! UNA NOTTE CON "BEATROCE" VENEZI: LA "FU BACCHETTA NERA" RICICCIA NEL RUOLO DI PRESENTATRICE DEL PROGRAMMA DI ''SKY ARTE", “RINASCIMENTI SEGRETI” - NON STIAMO SCHERZANDO, MEGLIO DI UNA DILETTA LEOTTA, LA VENEZI, CHIODO DI PELLE NERA E PANTA ADERENTI, RIPRESA PIÙ DA DIETRO CHE DA DAVANTI, HA VOCE SUADENTE, LEGGE IL GOBBO CON CAPACITÀ E GUARDA IL TELESPETTATORE CON UNA CERTA INNATA MALIZIA - ALLA VENEZI ANDREBBE AFFIDATO UN PROGRAMMA PER LA DIVULGAZIONE DELLA MUSICA CLASSICA, NON LA FENICE! SAREBBE DI AIUTO PER LA SOLITA TIRITERA DI “AVVICINARE I GIOVANI ALLA MUSICA CLASSICA”. L’AMICHETTISMO FA SCHIFO, MA SE INOLTRE GLI AMICI LI METTI FUORI POSTO, DALLA BACCHETTA AL PENNELLO… - VIDEO

buttafuoco giuli arianna giorgia meloni emanuele merlino elena proietti fazzolari

DAGOREPORT - UTERINO COM'È, GIULI NON HA RETTO ALL'ELEVAZIONE DI BUTTAFUOCO A NUOVO IDOLO DELLA SINISTRA LIBERALE E DELLA DESTRA RADICALE: VUOLE ANCHE LUI DIVENTARE LO ‘’STUPOR MUNDI’’ E PIETRA DELLO SCANDALO. E PER DIMOSTRARE DI ESSERE LIBERO DAL ‘’CENTRO DI SMISTAMENTO DI PALAZZO CHIGI’’, HA SFANCULATO IL SUO “MINISTRO-OMBRA”, IL FAZZO-BOY MERLINO – IL CASO GIULI NON È SOLO L’ENNESIMO ATTO DEL CREPUSCOLO DEL MELONISMO-AFTER-REFERENDUM: È IL RISULTATO DEL FALLIMENTO DI RIMPIAZZARE LA MANCANZA DI UNA CLASSE DIRIGENTE CAPACE CON LA FEDELTÀ DEI CAMERATI, FINO A TOCCARE IL CLIMAX DEL FAMILISMO METTENDO A CAPO DEL PARTITO LA SORELLINA ARIANNA, LA CUI GESTIONE IN VIA DELLA SCROFA HA SGRANATO UN ROSARIO DI DISASTRI, GAFFE, RIPICCHE, NON AZZECCANDO MAI UNA NOMINA (MICHETTI, TAGLIAFERRI, GHIGLIA,  SANGIULIANO, CACCIAMANI, DI FOGGIA, MESSINA, ETC) - FINIRÀ COSI': L'ALESSANDRO MIGNON DELL'EGEMONIA CULTURALE SCRIVERÀ UN ALTRO LIBRO: DOPO “IL PASSO DELLE OCHE”, ‘’IL PASSO DEI CAPPONI’’ (UN POLLAIO DI CUI FA PARTE...)