VAFFANBANKA! – STRADA IN SALITA PER LA “BAD BANK” DI GOVERNO – CI LAVORANO TECNICI DI TESORO, EUROSTAT E BANKITALIA E PADOAN LA BENEDICE – MA GOZI È CONTRARIO E LE GRANDI BANCHE SI SONO GIÀ ARRANGIATE

Andrea Greco per “la Repubblica

 

VAROUFAKIS E PADOANVAROUFAKIS E PADOAN

Tra smentite, battute «per creare consenso intorno alla proposta» (dice un banchiere), cambi di schema, la “bad bank all’italiana” lentamente avanza. Non si sa quando né come vedrà la luce, ma gli ultimi incontri tra tecnici di Tesoro, di Eurostat, di Bankitalia delineano una manovra a tenaglia. Da un lato il veicolo, in cui alcuni istituti dovrebbero conferire crediti in sofferenza per una cinquantina di miliardi, e che la mano pubblica parteciperebbe in due modi: nel capitale con una quota minore - così non entra nel debito pubblico - per qualche miliardo, e un’altra decina di miliardi in garanzie sulle cartolarizzazioni. A latere, norme che potenzino gli effetti della ripulitura dei vecchi crediti di alcune banche, per fare spazio ai nuovi.

 

Qui il governo ne ha almeno due in mente: la deducibilità fiscale delle perdite su crediti in un solo anno (oggi sono cinque, unicum europeo: ma fino al 2013 l’ammortamento durava 18 anni) e un più rapido recupero delle garanzie su crediti in mora, dove la media di sette anni fa dell’Italia un paese tra i più lenti al mondo. Questo percorso però ha tanti di quegli ostacoli che potrebbe fermarsi o cambiare rotta. Come il placet di Bruxelles, senza cui scattano gli aiuti di Stato e il relativo bail in che imputa a soci e obbligazionisti il costo dei salvataggi.

 

emanuela e sandro goziemanuela e sandro gozi

O il ruolo della potente vigilanza unica, che da tre mesi controlla le banche italiane senza sconti, neanche un euro. O la tempistica, per i rischi che la misura sia pronta solo quando il peggio sarà passato, quindi inutile. Non bastasse, è in corso nel governo una disputa tecnico-politica: chi sarà a pagare le perdite del veicolo, l’erario o la Bce? Dipende da che tipo di bad bank si farà. La prima idea di lavoro, nata da uno studio Astrid, ipotizzava il conferimento di crediti in bonis, che grazie alle garanzie statali sarebbero stati acquistabili dalla Bce nella prossima manovra espansiva (Qe). Rischio Bce dunque, il gigante monetario. Ma da qualche settimana quel rischio sembra trasferirsi da Francoforte a Roma.

 

Se, infatti, la bad bank accoglierà solo sofferenze la sua redditività sarà bassa; e appena le perdite su crediti inesigibili supereranno i flussi in entrata, si trasformerebbe in debito pubblico. Del resto, non è strano che una bad bank perda soldi: vedi Spagna e Irlanda. Ieri il ministro del Tesoro, Padoan, ha detto: «Il governo sta esaminando misure per eliminare le sofferenze. Sotto la definizione bad bank si possono mettere diverse cose. Valutiamo soluzioni fortemente orientate al mercato con un ruolo pubblico limitato e rispettose della norma sugli aiuti di Stato».

bankitaliabankitalia

 

Anche il governatore Ignazio Visco, al Forex, aveva citato le soluzioni “di mercato”: un modo, anche, per ripararsi dalle accuse che l’opposizione politica ha già avviato sul tema. Per questo martedì il sottosegretario agli affari europei Sandro Gozi ospite a Ballarò ha detto a Giorgia Meloni (Fratelli d’Italia): «Ho una buona notizia per lei, non stiamo lavorando alla bad bank». Gli strali politici sono una certezza: specie dopo che Intesa Sanpaolo e Unicredit si sono tirate fuori dal progetto. «Un duro colpo per il governo - dicono tra i corridoi di Via XX Settembre - che intendeva vendere l’idea come soluzione di sistema, utile a tutte le banche per rilanciare l’economia».

bankitalia big bankitalia big

 

Le due uniche banche “di sistema”, invece, la bad bank se la sono fatte in casa, e già se ne vedono i risultati. E la soluzione del governo rischia d’essere un salvagente per malati bancari come Mps, Banca Etruria, Banca Marche, le venete non quotate e tutti gli altri controllati che non hanno certo dato lustro ai controllori.

 

Ultimi Dagoreport

giancarlo giorgetti - foto lapresse

FLASH! – UN “TESORO” DI RUMORS: I RAPPORTI TRA IL MINISTRO DELL’ECONOMIA, GIANCARLO GIORGETTI, E IL SUO PARTITO, LA LEGA, SEMBRANO GIUNTI AL CAPOLINEA – IL “DON ABBONDIO DEL CARROCCIO”, QUALCHE GIORNO FA, PARLANDO DEL CASO VANNACCI, SI SAREBBE SFOGATO IN PARLAMENTO CON UN CAPANNELLO DI COLLEGHI LEGHISTI (TRA CUI ANCHE QUALCHE FRATELLINO D’ITALIA), MOSTRANDO TUTTA LA SUA DISILLUSIONE - LA SINTESI DEL SUO RAGIONAMENTO? “NON MI SENTO PIÙ DELLA LEGA, CONSIDERATEMI UN MINISTRO TECNICO…”

donald trump emmanuel macron charles kushner

DAGOREPORT – NEL SUO DELIRIO PSICHIATRICO, DONALD TRUMP STAREBBE PENSANDO DI NON PARTECIPARE AL G7 DI EVIAN, IN FRANCIA, A GIUGNO - SAREBBE UNA RITORSIONE PER L'''AMMONIMENTO'' DATO DAL DETESTATISSIMO MACRON ALL’AMBASCIATORE USA, CHARLES KUSHNER (CHE DEL TYCOON E' IL CONSUOCERO), CHE SE NE FREGA DI FORNIRE SPIEGAZIONI AL MINISTRO DEGLI ESTERI, BARROT, SUI COMMENTI FATTI DA WASHINGTON SULLA MORTE DEL MILITANTE DI DESTRA, QUENTIN DERANQUE - PER LO STESSO MOTIVO ANCHE GIORGIA MELONI, DIMENTICANDO CHE L'ITALIA E' NELL'UE E HA MOLTO DA PERDERE, HA IMBASTITO UNA GUERRA DIPLOMATICA CON MACRON - È UNA COINCIDENZA O C’È UNA STRATEGIA COMUNE TRA LA DUCETTA E TRUMP?

giorgia meloni elly schlein giuseppe conte antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT - LA LEGGE ELETTORALE BY MELONI-FAZZO È PRONTA E C’È UNA SORPRESA: SECONDO RUMORS RACCOLTI DA DAGOSPIA, LA RIFORMA NON PREVEDEREBBE IL NOME DEL PREMIER SUL SIMBOLO ELETTORALE, COME INVECE SOGNAVA LA SORA GIORGIA (AVENDO FALLITO IL PREMIERATO, “MADRE DI TUTTE LE RIFORME”, PROVAVA A INTRODURLO DI FATTO) – FORZA ITALIA E LEGA HANNO FATTO LE BARRICATE, E LA DUCETTA HA DOVUTO TROVARE UN COMPROMESSO - MA TUTTO CIO'  NON TOGLIE DALLA TESTA DI GIUSEPPE CONTE, DALL'ALTO DI ESSERE STATO DUE VOLTE PREMIER, LA FISSA DELLE PRIMARIE PER LA SCELTA DEL CANDIDATO PREMIER DEL CENTROSINISTRA UNITO - ALL'INTERNO DI UN PARTITO, LE PRIMARIE CI STANNO; PER LE COALIZIONI VIGE INVECE IL PRINCIPIO DEL PARTITO CHE OTTIENE PIU' VOTI (VALE A DIRE: IL PD GUIDATO DA ELLY SCHLEIN) - NEL "CAMPOLARGO" INVECE DI CIANCIARE DI PRIMARIE, PENSASSERO PIUTTOSTO A TROVARE I VOTI NECESSARI PER RISPEDIRE A CASA I “CAMERATI D'ITALIA” DELL’ARMATA BRANCA-MELONI…

2026rinascita rinascita goffredo bettini massimo dalema elly schlein nicola fratoianni andrea orlando roberto gualtieri

DAGOREPORT - SINISTRATI, NATI PER PERDERE: INVECE DI CORRERE A DAR VITA A UNA COALIZIONE DELLE VARIE ANIME DEL CENTROSINISTRA, PROPONENDO UN'ALTERNATIVA A UN ELETTORATO DISGUSTATO DALLA DERIVA AUTORITARIA DELL'ARMATA BRANCA-MELONI ALLE PROSSIME POLITICHE DEL 2027, I SINISTRATI CONTINUANO A FARSI MALE E CIANCIANO DI PRIMARIE – ALL'APERITIVO ORGANIZZATO PER LA NUOVA "RINASCITA" DI GOFFREDONE BETTINI, IMPERA L'EGOLATRIA DI SCHLEIN E CONTE: VOGLIONO BATTAGLIARE COL COLTELLO TRA I DENTI, DI GAZEBO IN GAZEBO, PER CHI SARA' IL CANDIDATO A PALAZZO CHIGI, CONFERMANDO LO STATO DI UN CENTROSINISTRA DIVISO E LITIGIOSO – NON SAREBBE MEGLIO ACCORDARSI PRIMA SU 4-5 PUNTI DI PROGRAMMA E, DOPO IL VOTO, NELLA REMOTA IPOTESI DI UNA VITTORIA, SEDERSI AL TAVOLO E SCEGLIERE IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO? CHE COMUNQUE, VIENE NOMINATO DA SERGIO MATTARELLA…