giorgia meloni e giancarlo giorgetti

LO STRANO CAMBIAMENTO DI GIORGETTI – INIZIALMENTE FAVOREVOLE ALLA NOMINA DI ANDREA DE GENNARO A COMANDANTE GENERALE DELLA GUARDIA DI FINANZA HA POI CAMBIATO IDEA E SI E’ IMPUNTATO – NON HA DETTO NULLA QUANDO MELONI HA FATTO ALLONTANARE IL DG DEL TESORO ALESSANDRO RIVERA - NON HA FIATATO QUANDO IL DIPARTIMENTO DELLE FINANZE È DIVENTATO UN MINISTERO SEPARATO IN MANO AL VICEMINISTRO MAURIZIO LEO – NON HA BATTUTO CIGLIO QUANDO IL MINISTRO DEGLI AFFARI EUROPEI RAFFAELE FITTO, D’ACCORDO CON MELONI, HA SPOSTATO DAL MEF A PALAZZO CHIGI LA GESTIONE DEL PNRR - ORA PERÒ TIENE IL PUNTO SU UNA POSIZIONE DI POTERE DI POLIZIA FINANZIARIA…

salvini giorgetti

Estratto dell’articolo di Federico Fubini per il “Corriere della Sera”

 

E venne il giorno in cui Giancarlo Giorgetti tirò una riga. […] che ha impedito al generale Andrea De Gennaro, comandante in seconda della Guardia di Finanza, di essere nominato al vertice del suo corpo venerdì. A questo punto il tempo non è molto, per il governo, per evitare una situazione piuttosto imbarazzante. Mercoledì prossimo il comandante generale uscente delle Fiamme Gialle, Giuseppe Zafarana, dev’essere nominato presidente dell’Eni.

 

andrea de gennaro

E poiché Zafarana non può presentarsi all’assemblea della società come figura di vertice di una forza ispettiva, il passaggio di poteri alla Guardia di Finanza è già fissato per dopodomani alle ore 17. Restano al governo una cinquantina di ore. Se per quel momento Giorgetti stesso, il ministro della Difesa Guido Crosetto e la premier Giorgia Meloni non si saranno messi d’accordo su un profilo, il numero due delle Fiamme Gialle De Gennaro diventerebbe comandante generale ad interim in attesa della sua stessa nomina o — circostanza per lui più spiacevole — di quella di un collega.

GIANCARLO GIORGETTI - QUESTION TIME SENATO

 

Ma, appunto, per ora la linea tirata da Giorgetti resta. […] De Gennaro per ora è in una short list — dovrebbe includere tre fra i quattro generali Fabrizio Carrarini, Fabrizio Cuneo, Francesco Greco e Umberto Sirico — che hanno presentato a Meloni i due ministri con diretti poteri in questa materia: Giorgetti stesso e Crosetto.

 

[…] Alcuni estranei alla Lega, il partito di Giorgetti, sostengono che il ministro dell’Economia un mese fa sarebbe stato d’accordo su De Gennaro, ma da allora avrebbe frenato. Il solo fatto evidente è che almeno parte del pasticcio è fatta, se non altro perché è improbabile che Meloni riesca entro martedì a metà giornata a incontrare tutti i candidati.

Non sarà facile a questo punto evitare un interim al vertice del corpo più delicato delle forze di polizia giudiziaria.

 

sergio mattarella e giuseppe zafarana

Resta da capire come abbia potuto il governo arrivare a questo punto, quasi un mese dopo la nomina di Zafarana all’Eni. E perché proprio qui Giorgetti abbia tirato una riga a tutela della sua prerogativa — indiscutibile — di avere un comandante della Guardia di Finanza di sua fiducia. Il ministro sembra avere l’impressione che subire una nomina caldeggiata da Mantovano, che appunto ha delega ai servizi segreti, concentrerebbe troppi poteri a Palazzo Chigi e eroderebbe il suo ruolo.

 

RICCARDO BARBIERI HERMITTE

Eppure per Giorgetti questo è un approccio nuovo. Non aveva tirato una riga quando più volte negli ultimi mesi da Palazzo Chigi si è spinto per ridimensionare il ministero dell’Economia su questioni strategiche. Non quando Meloni ha fatto allontanare il direttore generale del Tesoro Alessandro Rivera: il suo successore Riccardo Barbieri Hermitte è apprezzato, anche fuori dall’Italia, ma a Giorgetti stesso e alla struttura del ministero manca Rivera per come ha risolto i dossier più delicati, da Mps a Alitalia.

 

GIORGETTI

Giorgetti non ha tirato una riga neanche quando di fatto il Dipartimento delle Finanze è diventato un ministero separato dall’Economia, anche fisicamente trasferito da Via XX Settembre a Piazza Mastai, in mano al viceministro Maurizio Leo (di Fratelli d’Italia). E la riga non è stata tracciata neanche quando il ministro degli Affari europei Raffaele Fitto, d’accordo con Meloni, ha spostato a Palazzo Chigi la gestione del Piano nazionale di ripresa e dei fondi di coesione: il potere diretto di governo su risorse per circa 300 miliardi ha lasciato il ministero dell’Economia.

 

alessandro rivera

Ora però la linea sul terreno appare, su una posizione di potere di polizia finanziaria. È piuttosto chiaro che Giorgetti in questo momento non è sottoposto a pressioni solo da Meloni e da Palazzo Chigi. Lo è anche dal suo partito, la Lega. Forse perché, prima o poi, i nodi vengono al pettine.

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