migranti barca giorgia meloni

SUI MIGRANTI L'ITALIA E' SOLA (E LE "SCHENGENATE" DI MELONI NON AIUTANO) - IL NUOVO PATTO EUROPEO SUI MIGRANTI, ENTRATO IN VIGORE IL 12 GIUGNO, LASCIA ALL’ITALIA, TRA I PAESI CON IL MAGGIOR NUMERO DI ARRIVI VIA MARE, IL FARDELLO DI ESAMINARE LE RICHIESTE DI ASILO - SE UNO STATO SI SENTE SOTTO “FORTE PRESSIONE MIGRATORIA” PUO’ RICHIEDERE IL RICOLLOCAMENTO DI 30MILA MIGRANTI IN ALTRI PAESI. PECCATO CHE IL NUOVO REGOLAMENTO LASCI MOLTI MARGINI DECISIONALI ALLA COMMISSIONE EUROPEA E AI SINGOLI STATI - L’ITALIA COME AL SOLITO RISCHIA DI RIMANERE FREGATA. MELONI HA UNO SCAZZO IN CORSO CON SANCHEZ E SUBISCE LA LINEA DURA DELL’”AMICO MERZ”...

Estratto dall’articolo di Giuseppe Sarcina per il “Corriere della Sera” 

 

Migranti

Il nuovo «Patto europeo sui migranti» è entrato in vigore il 12 giugno 2026, dopo sei anni di discussioni tra Commissione europea, Parlamento e i governi dei 27 Stati membri. L’obiettivo dichiarato è superare la frammentazione delle norme in materia di immigrazione, a cominciare dal Regolamento di Dublino, la cui terza versione venne approvata nel giugno 2013. Ora lo sostituirà il «Ceas» (Common european asylum system) una sorta di Testo Unico, composto da 10 provvedimenti. 

 

Per anni, la norma cardine del Regolamento di Dublino è stata la più contestata da Italia, Grecia e Malta. Prevedeva che le domande dei richiedenti asilo dovessero essere esaminate nel primo Stato di arrivo. [...]

 

giorgia meloni ursula von der leyen

Secondo l’Iom, (Organizzazione internazionale per le migrazioni, un’agenzia dell’Onu) nel 2025 sono entrati nell’Unione 158.003 migranti. Il numero, naturalmente, si riferisce solo alle persone identificate e registrate. Quasi la metà, 66.316, è approdata in Italia, viaggiando sulle carrette del mare, in balia dei trafficanti. [...] 

 

Ma la nuova formulazione del «Patto» modifica solo in parte il meccanismo previsto per i cosiddetti «dublinanti». Resta valida la norma base: tocca al Paese del primo arrivo esaminare le richieste di asilo. Con un correttivo: per tutti gli altri membri della Ue scatta l’obbligo di solidarietà. Se uno Stato, come l’Italia, si trova sotto «forte pressione migratoria», può chiedere il ricollocamento al massimo di 30 mila migranti in altri Paesi. 

Migranti

 

Ma il meccanismo andrà messo alla prova su due aspetti. Primo: è la Commissione che deve stabilire se un Paese si trovi effettivamente «sotto pressione migratoria». Facile prevedere che potranno sorgere problemi di interpretazione tra Roma, Madrid, Atene da una parte e Bruxelles dall’altra.

 

Secondo: gli altri Stati potranno a loro volta contestare i criteri fissati per stabilire la loro quota di pertinenza. Infine, una scappatoia per le nazioni più ricche: chi rifiuta il ricollocamento potrà versare al partner «sotto pressione» 20 mila euro per migrante. 

 

pedro sanchez giorgia meloni 2 2

Gli hub fuori dai confini Il dibattito sul diritto di asilo solleva una questione che causa aspre divisioni tra le forze politiche in Italia e in Europa: quanti sono davvero i profughi che hanno diritto alla protezione e quanti sono, invece, i migranti economici? Secondo le ultime statistiche complete di Eurostat, nel 2024, i 27 Paesi della Ue hanno esaminato 997.815 richieste di protezione internazionale e ne hanno concesse 437.910.

migranti invadono ceuta

Quasi una su due. 

 

Anche qui le cifre mostrano uno sbilanciamento: l’Italia da sola ha ricevuto 158.605 richieste, riconoscendone il 35,9 per cento. È al terzo posto, dietro la Spagna e la capolista Germania che ne ha analizzate 250.945, accogliendone il 53,4 per cento. Come si vede, dunque, le procedure possono essere più o meno restrittive, a seconda dei governi al comando. [...]

 

L’altro annoso problema è quello dei rimpatri. Una volta negato il diritto di asilo, resta da capire se e come sia possibile rimandare indietro i migranti in condizioni di sicurezza. Il nuovo «Patto» introduce l’«Ordine europeo di rimpatrio»: la decisione di uno Stato potrà essere immediatamente eseguita anche negli altri Paesi dell’Unione. 

 

Giorgia Meloni Friedrich Merz

Inoltre, gli hub extra confine potranno essere utilizzati come centri di detenzione per i migranti in attesa di rimpatrio. Le norme europee consentono ai singoli Stati di stipulare accordi con «Paesi sicuri» che garantiscano il «rispetto dei diritti fondamentali». La lista sta suscitando le aspre critiche delle organizzazioni umanitarie, perché comprende anche Libia, Tunisia, Egitto.

 

La detenzione dei migranti in attesa di rimpatrio può durare fino a 30 mesi. Dopodiché, però, non è chiaro che cosa ne sarà di loro. Infine, la stretta sui movimenti interni all’Unione europea. Le informazioni sui migranti vengono registrate nel Paese di arrivo e confluiscono nell’Eurodac, una banca dati condivisa da tutti gli Stati. [...]

friedrich merz giorgia meloni foto lapressemigranti a lampedusamigrantinaufragio nel mediterraneo 3ursula von der leyen giorgia meloni

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