TOGLIATTI E DE GASPERI SOGNAVANO IL PD! - E’ QUESTA L’ULTIMA FRONTIERA DELL’ “UNITA’”, TRA REVISIONISMO E LSD - PAGINATE DI MARCO FOLLINI E MICHELE PROSPERO PER RINVIGORIRE LE CONVERGENZE PARALLELE E RIDISEGNARE L’ALBERO GENEALOGICO DEI SINISTRATI - MA IL PD CHE SI AUTOPROCLAMA DISCENDENTE DI DE GASPERI E TOGLIATTI È UN PO’ COME ALESSANDRO SIANI CHE SI PROFESSA NUOVO TROISI…

Andrea Scanzi per Il Fatto Quotidiano

Ricordare chi se n'è andato è cosa nobile, ricordarli troppo è forse il sintomo di un'anomalia. Quasi che i morti fossero più vivi dei sopravvissuti. Negli ultimi giorni L'Unità pullula di celebrazioni di Alcide De Gasperi e Palmiro Togliatti. L'aggancio sono due ricorrenze, rispettivamente 58ennale (19 agosto 1954) e 48ennale (21 agosto 1964) delle scomparse. Elzeviri, agiografie. E ardite attualizzazioni.

Mentre Avvenire faceva lo stesso, sancendo nuovamente una di quelle convergenze parallele involontarie che costituiscono il programma del Partito Democratico, L'Unità ospitava una paginata su De Gasperi. A firma Marco Follini. Sintesi: la Dc, sin dalla impostazione del fondatore, era un partito di centro che guardava a sinistra. Sottotesto facile: il Pd è la naturale prosecuzione del verbo degasperiano.

Ieri è toccato a Togliatti. Articolo di Michele Prospero. Prima parte che scintillava vivida ("Senza i suoi arnesi anche il comunismo italiano sarebbe stato un movimento marginale"). Parte centrale sulla preveggenza del Migliore. E finale che si caratterizzava come chiara elegia del caro estinto a fini personali. Prima un ardito parallelismo De Gasperi-Togliatti, che in fondo si somigliavano ("C'è qualcosa di rilevante che li accomuna") anche se, per motivi a questo punto inspiegabili, si sono combattuti per una vita.

Quindi il forte monito: "Sbaglierebbe il Pd a rinunciare a questo confronto storico-critico, magari in ossequio a coloro che vorrebbero eliminare il contributo dei comunisti italiani, non solo dal patrimonio culturale dei Democratici di oggi, ma dall'intera storia nazionale". Ovvero: "Siamo uguali, ma siamo diversi". Come Nanni Moretti in Palombella Rossa. Dalla lettura de L'Unità sembra evincersi, nitidamente, che il Pd era il sogno segreto di De Gasperi e Togliatti: se non lo hanno fondato, uniti in un sol corpo, è stato unicamente per mancanza di tempo.

Giova prenderne atto: è una rivelazione di proporzioni storiche pressochè epocali. Verrebbe da pensare che, in assenza di leader e programmi, l'unica strada è affidarsi al carisma postumo: beati gli ultimi, cioè i Bersani, ma comunque e sempre meglio i Togliatti. E ci sarebbe pure la tentazione, invero malandrina, di scorgere in queste eredità appena forzate un che di altamente comico: il Pd che si autoproclama discendente di De Gasperi e Togliatti (e magari anche Cavour, Sturzo e - perché no - Batman e Bordiga), è un po' come Alessandro Siani che si professa nuovo Troisi.
Questa tendenza a personalizzare il passato, oltre a suonare ideologicamente un po' macabra, parrebbe l'ammissione inconscia di magnifiche sorti e progressive neanche più inseguite. Carri funebri che si sorpassano grottescamente tra loro, in un'autostrada sperduta. Sacre reliquie da esporre, e santificare, affinché i fedeli non si accorgano che i nuovi cardinali non sono che ologrammi.

Non sia mai: De Gasperi è vivo, Togliatti pure e anche il Pd si sente benissimo. I due statisti litigavano per finta, aspirando in realtà a un'ammucchiata nobilmente democratica. Sia lode, dunque, a L'Unità. Un po' revisionista e un po' lisergica. La stessa che, sempre ieri, pubblicava una foto della commemorazione di Togliatti al Varano. C'era Ugo Sposetti. C'era Marisa Malagoli Togliatti. E c'era un corona di fiori, con sopra una scritta a banda rossa: "Democratici di sinistra". Più che un pensiero affettuoso, un autoscatto politico.

alcide degasperiMARCO FOLLINI TogliattiPIERLUIGI BERSANI jpegAlessandro Siani Claudio Bisio in BENVENUTI AL NORD MARCELLE PADOVANI MICHELE PROSPERO

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