UNA TRATTATIVA SULLA TRATTATIVA STATO-MAFIA - E CIANCIMINO SI VANTÒ: UN PATTO COI INGROIA PER TUTELARE I MIEI AFFARI

1. E CIANCIMINO SI VANTÃ’: UN PATTO COI INGROIA PER TUTELARE I MIEI AFFARI
Giuseppe Caporale per La Repubblica

Una trattativa sulla trattativa Stato-mafia. I proventi del tesoro criminale del padre, Vito Ciancimino, in cambio della sua testimonianza al processo contro i vertici dello Stato. C'era questo in ballo per Massimo Ciancimino dietro una delle vicende giudiziarie più importanti e controverse della storia del Paese. O almeno è ciò che emerge da un'inchiesta portata avanti dalle procure dell'Aquila e di Roma e che, ieri, dopo due anni di intercettazioni, pedinamenti e sequestri, è arrivata ad un punto di svolta.

Ora è certo - secondo il procuratore di Roma Giuseppe Pignatone e la pm dell'Aquila Antonella Picardi - che i soldi della mafia sono stati investiti per comprare la discarica più grande d'Europa, che si trova a Glina in Romania. Una discarica che vale cento milioni di euro e che nel volgere di vent'anni avrebbe potuto rendere al suo investitore "occulto" oltre due miliardi di ricavi (come si legge in una delle mail inviate dai prestanome di Ciancimino
a possibili acquirenti).

Ma ieri il gip di Roma, Massimo Battistini, ha firmato un'ordinanza cautelare di sequestro delle quote societarie e inviato una rogatoria in Romania per chiedere di porre i sigilli. E nelle oltre cento pagine del provvedimento ci sono diversi passaggi che imbarazzeranno la procura di Palermo.

Ciancimino, parlando con i suoi prestanome Romano Tronci e Santa Sidoti (quest'ultima deceduta di recente), li rassicura continuamente che la procura di Palermo non sequestrerà la discarica: «Io gli ho detto patti chiari! Gli ho detto che in udienza negherò tutto se non mi aiutano».

Ed è un fatto che sulla discarica rumena di Ciancimino i magistrati palermitani abbiano avviato un'inchiesta nel lontano 2007 che non si è ancora conclusa in quanto il tribunale continua a rigettare le loro richieste di archiviazione. E su Skype (confidando in una conversazione protetta) i prestanome di Ciancimino parlano anche del pm Antonio Ingroia. «È dalla nostra parte», assicurano.

2. IL FIGLIO DI DON VITO, NEL MIRINO PER RICICLAGGIO, CERCÃ’ UN SALVACONDOTTO DAL POOL DI PALERMO
Libero - 17/05/2013

Il pm della Trattativa Stato-mafia, Antonio Ingroia, sarebbe a sua volta invischiato in una trattativa: quella con Massimo Ciancimino. Lo scoop è de Il Sole24Ore che pubblica una serie d'intercettazioni in cui il figlio di don Vito Ciancimino rivela il 'movente' che lo ha spinto a collaborare con i magistrati di Palermo: tirarsi fuori dai guai giudiziari che lo vedono coinvolto in alcune inchieste di riciclaggio.

Insomma, la sua collaborazione in cambio di un salvacondotto giudiziario, un inquietante do ut des che vede protagonisti il 'pentito' Ciancimino da una parte e il pool che si occupa della Trattativa Stato-mafia guidato da Ingroia dall'altro.

L'altra trattativa - Parla Ciancimino, dall'altro capo del telefono Romano Tronci e la sua compagna Santa Sidoti: "Io non abbandono nessuno! Ora... - dice il figlio di don Vito a Santa Sidoti - Io gli ho fatto patti chiari! Gli ho detto che negherò tutto se non mi aiutano!. In udienza nego tutto gli ho detto!".

Sulle telefonate, quasi semrpe su Skype e registrate dalla polizia, i magistrati annotano: è lui stesso "a mettere in relazione il tesoro in Romania e la sua eventuale tutela con le dichiarazioni rese in altri procedimenti. A suo dire, lo stesso processo sulla trattativa Stato-mafia - almeno per la parte che lo vede direttamente coinvolto - sarebbe nato dalla necessità di tutelare i propri interessi".

Scrivono ancora i magistrati sulla base delle telefonate intercettate: Ciancimino junior "assume di aver trattato con la procura di Palermo l'archiviazione delle indagini sulla Romania in cambio della conferma in dibattimento delle dichiarazioni rese in istruttoria".

Eliminare gli avversari - L'inchiesta sul riciclaggio in cui è indagato viene portata avanti da Pierpaolo Morosini, da cui si aspettava un'archiviazione. Ma così non è andata e Ciancimino diventa una furia: "Pure la prevenzione mi devono levare per cui la Saguto se ne deve andare! Cioè oggi gliel'ho detto chiaro".

Il riferimento è al sequestro emesso dal tribunale di Palermo, misura firmata da Silvana Saguto. Ma Morosini e la Saguto non sono gli unici ostacoli che si frappongono alla sua strategia per scampare dalla morsa giudiziaria. C'è l'amministratore giudiziario Cappellano Seminara da eliminare. In un'intercettazione Tronci riporta una frase inquietante di Sergio Pileri, socio d'affari di Ciancimino: "Sergio dice: io voglio Cappellano ucciso". Gianni Lapis, prestanome di Ciancimino e presente all'incontro, risponde: "Anch'io". E la Sidoti, moglie di Troci, conclude: "Sergio non perdona".

 

 

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