emilio carelli silvio berlusconi

TRAVAGLIO ASFALTA EMILIO CARELLI, L'EX MEDIASET CARO A LETTA, PER MANDARE UN PIZZINO GIGANTE A DI MAIO: "DICE CHE NON CI SONO PREGIUDIZIALI SU BERLUSCONI E SU MEDIASET? MA UN MOVIMENTO CHE VOGLIA CAMBIARE LE COSE E FARLA FINITA CON GLI INCIUCI DESTRA-SINISTRA CHE HANNO INGRASSATO IL DELINQUENTE E LA SUA BANDA DEVE PARTIRE PROPRIO DALLA PREGIUDIZIALE SU QUELLA PERSONA” – ED EMILIO SI ADEGUA: “IL VETO SU BERLUSCONI RESTA"

 

Marco Travaglio per "Il Fatto Quotidiano" di ieri, domenica 15 aprile

 

marco travaglio (2)

Non sappiamo se sia vero ciò che scrive il Corriere della Sera, e cioè i vertici dei 5Stelle sono “irritati” dalle ultime esternazioni di Alessandro Di Battista su Berlusconi (“è il male assoluto, finanziava la mafia che fece le stragi, non andremo mai con lui o con FI”) e su Salvini (“al Quirinale pareva Dudù: Berlusconi parlava e lui muoveva la bocca. Spero che abbia il coraggio di staccarsi, ma forse non può farlo, forse ci sono cose che non sappiamo…”). Ma, se fosse vero, sarebbe bizzarro, visto che l’ex deputato M5S non ha fatto altro che ribadire la linea del Movimento: accordo col Pd o con la Lega, mai con FI.

 

Se proprio volessero smentire qualcuno, i vertici M5S dovrebbero farlo col neodeputato Emilio Carelli, ex giornalista del Tg5 e poi di Sky, protagonista di un’incauta intervista al Messaggero in cui diceva, a proposito di B.: “Qui non si tratta di avere una pregiudiziale su una persona”. Parole curiose, in bocca a un esponente di punta degli stessi 5Stelle (l’altra sera parlava nei tg a nome loro) che alla vigilia delle elezioni, davanti alla villa di Arcore, diedero pubblica lettura della sentenza Dell’Utri sul patto stipulato nel 1974 da B. con Cosa Nostra, da lui finanziata fino al 1992.

di maio fico

 

In che senso Carelli smentisce “pregiudiziali” sulla “persona” di un tipaccio del genere? Un movimento che voglia cambiare le cose e farla finita con gli inciuci destra-sinistra che hanno ingrassato il Delinquente e la sua banda e ora li tengono in vita artificialmente deve partire proprio dalla pregiudiziale su quella persona.

 

Una pregiudiziale che con la politica e i programmi non c’entra un bel nulla: è una pregiudiziale penale, morale, antropologica. Nel senso che con B. non si parla, punto. E non perché, come dice Carelli con voce flautata, “il discorso su Berlusconi riguarda il passato, riguarda una forza politica che ha già avuto l’opportunità di governare questo Paese negli ultimi venti anni e lo ha fatto in diverse occasioni però ha fatto tante promesse e non le ha mai mantenute. Secondo noi stare con Berlusconi è guardare al passato. E noi vogliamo guardare al futuro”.

 

DI MAIO DI BATTISTA

Forse che il problema di B. non sono i conflitti d’interessi, i monopoli televisivi ed editoriali, le 60 leggi vergogna, l’editto bulgaro contro Biagi, Luttazzi, Santoro & C., le missioni di guerra in Iraq, Afghanistan e Libia, i disastri in materia di giustizia, immigrazione, economia, scuola, sanità, lavoro, fisco e cultura, le sentenze di condanna o di prescrizione per reati gravissimi, le compravendite di politici, parlamentari, finanzieri, magistrati, testimoni e donne a volontà, ma le promesse non mantenute? E quali, poi?

 

Davvero, se B. avesse mantenuto tutte le promesse, tipo la riforma presidenziale, la separazione delle carriere dei magistrati, il controllo del governo sulle procure o la segregazione dei pm “matti, antropologicamente diversi dal resto della razza umana” in manicomio, oggi il M5S potrebbe dialogare con lui? E per far che?

 

emilio carelli silvio berlusconi

Carelli ha poi aggiunto: “Sono stato un dipendente di Mediaset e non ho nessun problema a dirlo: non mi sembra che all’interno del Movimento ci sia intenzione di attaccare Mediaset”.

 

Ma un ex dipendente Mediaset dovrebbe astenersi dal pronunciare giudizi sulla sua azienda: sia per un elementare conflitto d’interessi quantomeno affettivo, sia perché sappiamo benissimo che cosa intende Mediaset per “attacchi”: quelle poche norme di minima civiltà e decenza che l’Italia attende da 35 anni.

 

Cioè dal 1984-’85, quando Bettino Craxi varò due “decreti Berlusconi” (i primi di una lunga serie) per neutralizzare le ordinanze di tre pretori che imponevano alla Fininvest il rispetto delle leggi; poi nel ’90 impose la Mammì, presunta legge antitrust talmente anti da consacrare tale e quale il trust di Canale5, Rete4 e Italia1. Intanto B. lo ricompensava con 23 miliardi di lire di finanziamenti in nero estero su estero e con lo scippo della Mondadori a De Benedetti (con i giornali Repubblica, Panorama, Espresso ed Epoca, spine nel fianco di Bettino e di tutto il Caf), grazie a una sentenza comprata da Previti con soldi suoi.

IL BACIO TRA LUIGI DI MAIO E EMILIO CARELLI

 

Siccome nel ’94 la Consulta bocciò la Mammì per palese incostituzionalità e impose alla Fininvest di rinunciare a una tv in chiaro (Rete4), provvide poi il centrosinistra a lasciare tutto com’era grazie all’apposita proroga concessa dal ministro Maccanico. E siccome la Consulta dichiarò incostituzionale anche quella, ci pensò poi B. col decreto salva-Rete4 e con la legge Gasparri.

 

Una legge orrenda che il centrosinistra si guardò sempre bene dall’abrogare. Anzi, nel 2015 Renzi riuscì addirittura a peggiorarla infeudando vieppiù la Rai al governo, con l’ennesima “riforma” salva-Mediaset. Dunque imporre una legge antitrust (sulle reti in chiaro e sulla pubblicità) e una seria normativa sul conflitto d’interessi, che proibisca agli azionisti di giornali e tv di fare politica, oltre a liberare finalmente la Rai dal servaggio governativo perché faccia una vera concorrenza al Biscione, sarebbe il minimo sindacale di un governo almeno decente.

 

grillo travaglio felici

E questo, se non andiamo errati, diceva il programma elettorale dei 5Stelle. A che titolo Carelli prende impegni in senso contrario, ammainando una bandiera storica del Movimento, nato nelle piazze del V-Day proprio raccogliendo firme per cancellare la Gasparri? La svolta governista di Di Maio va benissimo: chi rappresenta ormai un terzo dei votanti non può stare all’opposizione in eterno. E per governare, in un sistema parlamentare e proporzionale, è giusto fare compromessi. Ma non con tutti e non su tutto. Un governo Di Maio che facesse le stesse cose di chi l’ha preceduto sarebbe inutile. Anzi dannoso, perché frustrerebbe anche l’ultima speranza degli italiani di cambiare qualcosa.

 

2. E CARELLI RINCULA: IL VETO SU SILVIO RESTA

Fabio Savelli per il Corriere della Sera

 

carelli berlusconi

All' orizzonte la Terza Repubblica. Promette il cambiamento generazionale con i leader usciti vittoriosi il 4 marzo: Luigi Di Maio e Matteo Salvini. Immagina un nuovo bipolarismo. La sua nascita però è ritardata dalla stretta contingenza. I due cercano un accordo per formare un governo.

 

Per Emilio Carelli, neodeputato pentastellato, intervenuto ieri a Vicenza a un dibattito del festival Città Impresa, «serve solo un passo di lato». Secondo Carelli, dovrebbe compierlo Silvio Berlusconi, lasciando spazio ai leader di M5S e Lega. In settimana era sembrato che Carelli potesse incarnare il ruolo di «pontiere», anche in virtù del suo passato in Mediaset. «Nessuna pregiudiziale», aveva detto. Neanche sul leader di FI.

 

emilio carelli luigi di maio

Carelli ieri ha invece chiarito: «Il veto su Berlusconi resta». Roberto Maroni lo ha però dissuaso: «Non è nella sua natura farsi da parte», ha spiegato dallo stesso palco, durante il confronto al quale ha partecipato Luciano Fontana, direttore del Corriere della Sera . In ogni caso, spiega Carelli, si sbaglia chi pensa che il Movimento 5 Stelle auspichi un ritorno alle urne. «Nessuno lo vuole».

 

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