travaglio di maio salvini berlusconi

TRAVAGLIO CI RIPENSA E BRINDA AL GOVERNO TRA DI MAIO E IL ''CAZZARO VERDE'' - ''IL BICCHIERE TUTTO PIENO SAREBBE STATA L'UNIONE TRA M5S E PD CON UNA NUOVA LEADERSHIP. MA NEL CONTRATTO DI MAIO HA PORTATO A CASA QUASI TUTTI I PUNTI DEL PROGRAMMA STORICO. E PURE NELL'ANNUNCIO DI NUOVE CARCERI... - GIORNALONI PREOCCUPATISSIMI PER LA TENUTA DEMOCRATICA. MA QUESTO È IL GOVERNO PIÙ RAPPRESENTATIVO DEGLI ULTIMI ANNI''

 

Estratti dall'articolo di Marco Travaglio per ''il Fatto Quotidiano''

 

Si può dire tutto del contratto (finalmente) definitivo presentato ieri dalla maggioranza giallo-verde che si accinge (se troverà un premier) a fare il governo (...) Ma va riconosciuto a Di Maio di aver portato a casa quasi tutti i punti qualificanti del programma storico dei 5Stelle e a Salvini di aver dato prova di un certo pragmatismo, concentrandosi sulle cose più fattibili o meno impossibili e lasciando le sparate da Cazzaro Verde alla campagna elettorale e resistendo - almeno finora - alle minacce del Delinquente.

 

marco travaglio

Chi parla del "governo più a destra di sempre", magari dopo aver chiuso gli occhi su governi infinitamente più destrorsi (tipo i tre governi B., il Monti, il Letta-B. e il Renzi-Alfano-Verdini), dovrebbe spiegare cosa ci sia di reazionario nel reddito di cittadinanza, nella riforma della Fornero col pensionamento anticipato a "quota 100", nel tetto minimo ai salari, nella legge sull' acqua pubblica, nelle norme anti-corruzione, anti-prescrizione (che, com' è noto, è un' amnistia per ricchi e potenti), anti-mafia, anti-evasione e anti-conflitti d' interessi, nel ridiscutere opere pubbliche inutili, inquinanti e costose come il Tav Torino-Lione.

 

E pure nell' annuncio della costruzione di nuove carceri, unico antidoto serio al sovraffollamento e alla promiscuità che impediscono la funzione rieducativa della pena.

Ovviamente nessuno può sapere se questi impegni verranno mantenuti, ma bollarli come premesse al fascismo fa semplicemente ridere.

 

 

(...) C'è anche il bicchiere mezzo vuoto. Gli asili nido riservati ai bambini italiani è una vergogna che si spera resterà sulla carta, il ritorno dei voucher e la scomparsa del ripristino dell' articolo 18 è una sconfessione delle campagne contro il Jobs Act.

BERLUSCONI SALVINI MELONI CON MATTARELLA

 

Ma scrivere - come fa su Repubblica il nostro amico Massimo Giannini - che "c' è da temere per le sorti della democrazia" è davvero fuori dal mondo. Se la nostra povera democrazia è sopravvissuta a chi - Craxi, Bicamerale D' Alema, Berlusconi e Renzi - voleva cestinare mezza Costituzione, se la caverà anche col Salvimaio che si accontenta di cambiare due o tre articoli (per giustamente abolire il Cnel e ridurre il numero dei deputati e dei senatori e per ingiustamente ingabbiarli nel vincolo di mandato).

 

BERLUSCONI SALVINI MELONI AL QUIRINALE

Certo, è sempre meglio un bicchiere tutto pieno. E forse lo sarebbe più di questo, se il Pd avesse cambiato leadership e linea dopo la batosta elettorale, sedendosi al tavolo coi 5Stelle.

 

Anziché spingerli fra le braccia di Salvini per poi godersi il presunto spettacolo coi pop-corn. Resta il fatto che in questi 25 anni, salvo rare parentesi, il bicchiere è sempre stato vuoto. Altrimenti non si spiegherebbe il trionfo elettorale delle sole due forze politiche rimaste all' opposizione degli ultimi quattro governi, che han fatto più danni di Attila fra gli applausi dei giornaloni e dei retrostanti padroni.

 

Chi ha sposato il Sì alla controriforma costituzionale che trasformava il Senato in un dopolavoro per partitocrati inquisiti paracadutati dai Comuni e dalle Regioni, cioè dai partiti, chi non ha alzato un sopracciglio per le Camere esautorate a suon di decreti, fiducie, canguri e tagliole, e ora lancia l' allarme democratico, fa scompisciare dal ridere.

 

luigi di maio salvini

"La voglia dei vincitori di saltare le regole" (quali? boh), si allarma sul Corriere Aldo Cazzullo, pretendendo "una squadra di prim' ordine" che non ricordiamo di aver sentito invocare quando diventavano ministri gli Alfano, le Boschi, le Fedeli, le Madia, e nemmeno i Previti, i Gasparri e i Giovanardi (più i leghisti bossiani).

 

"Frenata sul Comitato-politburo, ma il Parlamento resta a rischio", titola - restando seria - la Repubblica, terrorizzata dal putribondo "comitato di conciliazione", previsto in una bozza del contratto e poi cancellato da quella definitiva, per dirimere le controversie fra gli alleati non previste dall' accordo programmatico: una roba che è sempre esistita fin dalla notte dei tempi, chiamata ora "vertice di maggioranza", ora "consiglio di gabinetto", ora "verifica di coalizione", senza che nessuno vi scorgesse l' anticamera del Gran Consiglio del Fascismo (peraltro benemerito, visto che nel '43 sfiduciò il Duce).

ALFANO E BOSCHI - nale

 

Non c' è giornale che, giustamente, non interroghi gli aspiranti governanti sulle misteriose coperture finanziarie alle costosissime riforme economiche. Oddio, questi vogliono spendere 65 miliardi senza dire dove li prendono! Saggia preoccupazione, se non venisse dagli stessi che non batterono ciglio quando Renzi gettò 4 miliardi per sospendere l' Imu sulla prima casa ai ricchi, ne bruciò 12 in incentivi alle imprese che assumevano senza art. 18 (con risultati miserrimi) e altrettanti in bonus da 80 euro che non spostarono i consumi di un millimetro, per non dire delle decine di miliardi regalati agli amichetti banchieri e confindustriali. Silenzio, peraltro, facilmente spiegabile: banche e Confindustria sono padrone dei giornaloni, i pensionati e i disoccupati no.

 

Ricapitolando: questo governo, sempreché veda mai la luce, è legittimo almeno quanto gli altri (forse anche di più, visto che ha una maggioranza vera in Parlamento e nel Paese, non finta e drogata come quelle figlie del Porcellum). E, se farà bene o male, lo giudicheremo quando e se farà qualcosa. Senza pregiudizi. (...)

 

 

 

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