giovanni tria

TRIA UNA BRUTTA ARIA – "MINZO": IL MINISTRO CHE DRAGHI E MATTARELLA AVEVANO SCELTO COME PUNTO DI RIFERIMENTO SI È TRASFORMATO IN UN RAGIONIERE – ECCO COME TRIA, CHE AVEVA PROMESSO RIGORE SPIEGANDO AI QUATTRO VENTI CHE IL DEFICIT/PIL DOVEVA STARE ALL’1,6%, HA DOVUTO CALARE LE BRAGHE ACCETTANDO I DIKTAT DEI SUOI PADRONCINI

Augusto Minzolini per “il Giornale”

 

TRIA BY VAURO

Ieri grazie alla ricetta dettata dal duo Salvini-Di Maio per la legge di bilancio, lo spread ha sfiorato i 280 punti, mentre la borsa di Milano si è inabissata del 5%. In questi casi il più classico dei copioni prevederebbe un intervento del ministro dell' Economia per calmare i mercati e tranquillizzare gli investitori, ma Giovanni Tria è rimasto afono, senza voce.

 

In fondo che avrebbe potuto dire? Aveva spiegato ai quattro venti che il Def per essere accettato dall' Europa e per evitare turbolenze alla tenuta del paese, avrebbe dovuto rispettare un rapporto deficit/Pil dell' 1,6% o, comunque, non avrebbe dovuto superare l' asticella del 2%. Invece, i due consoli Giggino e Matteo per dimostrare chi comanda davvero nel governo, lo hanno sbeffeggiato: avevano promesso che avrebbero puntato sul «numeretto» del 2,4%, e così è stato.

 

giovanni tria 5

Addirittura, hanno rilanciato, visto che su quel numero hanno deciso di puntare per un triennio. Un modo fin troppo rozzo per dire ai mercati che Tria non garantisce neppure se stesso. E lui, l' interessato, ha abbozzato.

 

Per cui il ministro che Bruxelles, il Quirinale, la Bce avevano scelto come proprio riferimento nel governo gialloverde, quasi che fosse un via di mezzo tra un novello Luigi Einaudi e un redivivo Carlo Azeglio Ciampi, è tornato ad essere solo il ragionier Filini, l' amico di Fantozzi.

 

giovanni tria 1

Il giudizio sul personaggio oggi può apparire fin troppo severo, ma è anche vero che se un ministro dell' Economia si sbilancia nel dare delle cifre, indicandole come il punto di equilibrio per i conti del Paese, il momento che non le fa rispettare, al costo di abbandonare il Consiglio dei Ministri sbattendo la porta, ma anzi non fa mancare il suo voto ad un Documento economico e finanziario che non ha nulla a che vedere con quello che ha teorizzato per mesi, è lui stesso, in un moto masochistico, a demolire la propria parola.

 

DELVOX TRIA SALVINI DI MAIO

E nel contempo mettendo in contraddizione il Tria di oggi con quello di ieri, apparecchia il tavolo alla speculazione finanziaria e lascia il Paese in balia della reazione dei mercati. Agli investitori, in buona o in malafede, infatti, basta citare i numeri ipotizzati dal ministro dell' Economia neppure una settimana fa, per ventilare i rischi che corre l' Italia.

 

Insomma, Tria ha peccato di ottimismo nel valutare il buonsenso dei suoi capi di governo. Un ottimismo che ha tratto in inganno un po' tutti, anche il Capo dello Stato. «Io non cederò e loro non mi cacceranno», era la rassicurazione che aveva recapitato sul Colle nel week-end scorso.

 

GIOVANNI TRIA

Un' espressione enfatica che alla prova dei fatti si è trasformata in un atteggiamento più modesto: ho ceduto e non mi sono dimesso. Una scelta, quella di non dimettersi, che, per onor di verità, è soprattutto il risultato delle pressioni del Presidente della Repubblica, terrorizzato per le possibili conseguenze di un simile gesto.

 

A questo punto, però, c' è da chiedersi a cosa serve un ministro dell' Economia che la prepotenza dei due Consoli ha ridotto al rango di semplice ragioniere? Il dubbio si insinua nelle menti anche di chi nutre il più profondo rispetto e la più solidale comprensione per il professor Tria.

 

GIORGIO MULE'

«D' ora in avanti nessuno gli crederà più», constata il portavoce di Forza Italia, Giorgio Mulè. «Ormai non garantisce più nessuno e men che meno i mercati», rileva il piddino Andrea Romano. Mentre il suo predecessore sulla poltrona che fu di Quintino Sella, Pier Carlo Padoan, sull' argomento «dimissioni» non proferisce parola per amor di Patria.

 

SALVINI DI MAIO CONTE BY SPINOZA

E nel governo? Il Premier Conte al solito fa lo «gnorri» sul dramma del suo ministro. E se gli chiedi della minaccia di dimissioni, ti bofonchia una risposta del tipo «non c' ero e se c' ero dormivo, e non vedevo e non sentivo».

 

Solo il «vice» di Tria al ministero, il leghista Massimo Garavaglia, ammette la tensione ma si rifugia nell' equazione: «Meglio una scommessa che la crisi di governo». E dietro di lui si staglia il vero ministro ombra dell' Economia Paolo Savona che teorizza la guerra all' Europa.

 

garavaglia

A questo punto, però, c' è da chiedersi cosa ci stanno a fare i vari Tria, Moavero, in un governo in cui, al momento delle decisioni, contano come il due di picche. Offrono una patina di competenza, di serietà, ad un governo squisitamente politico, dove, di fatto, si pratica il gioco d' azzardo. E alla fine i cosidetti «tecnici», senza avere voce in capitolo, finiscono solo di scaricare i due Consoli di una parte delle loro responsabilità.

Ultimi Dagoreport

legge elettorale giorgia meloni roberto zaccaria vannacci

DAGOREPORT – SALVATE IL SOLDATO MELONI DAL PANTANO DELLA LEGGE ELETTORALE! - SE VUOLE DAVVERO ANDARE AL VOTO NELL’APRILE 2027, MELONI HA UN’UNICA OPZIONE: AFFOSSARE IL SUO MELONELLUM – ANCHE SE VENISSE APPROVATO A FINE LUGLIO, CON IL CONSEGUENTE RICORSO ALLA CORTE COSTITUZIONALE,  I TEMPI TECNICI PER ANDARE ALLE URNE IN PRIMAVERA SONO UN SOGNO – IN PIU’ IL FATTORE VANNACCI HA FATTO SALTARE I PIANI DELLA DUCETTA SUL PREMIO DI MAGGIORANZA - CHE FARE? NIENT'ALTRO CHE ASPETTARE I TEMPI BIBLICI DELLA CONSULTA E VOTARE A OTTOBRE - ALTRIMENTI, TENERSI L'ATTUALE SISTEMA ELETTORALE VUOL DIRE PER GIORGIA E CAMERATI RITORNARE A LEGGERE TOLKIEN A COLLE OPPIO.....

antonio marano simona agnes roberto sergio giampaolo rossi rai meloni

DAGOREPORT – RAI, CHE BORDELLO! COME SI E' ARRIVATI ALLE DIMISSIONI IN BLOCCO DEI COMPONENTI DELLA COMMISSIONE VIGILANZA? - È STATO SOLO L’ULTIMO TASSELLO DI UN DOMINO CHE NASCE CON IL PENSIONAMENTO, PREVISTO A NOVEMBRE, DEL DIRETTORE GENERALE ROBERTO SERGIO - LA DESTRA AVEVA CONVINTO LA GIANNILETTA-DIPENDENTE SIMONA AGNES A PRENDERE IL SUO POSTO, DIMETTENDOSI DAL CDA RAI - MOSSA CHE AVREBBE PERMESSO A TELEMELONI DI POTER FARE BINGO PRENDENDO, DOPO L'AD ROSSI, ANCHE IL PRESIDENTE - FIUTATA L’ARIA DI FREGATURA, I PARLAMENTARI DELLA VIGILANZA HANNO RIMESSO IL LORO MANDATO – PALINSESTI THRILLER: DOMANI SARANNO PRESENTATI I PROGRAMMI DELLA NUOVA STAGIONE, MA MOLTI CONTRATTI ANCORA NON SONO STATI NEMMENO FIRMATI…

giorgia meloni carabinieri

FLASH – I MARANZA SCATENANO IL PANICO NELLE STRADE DI ROMA, GLI APPARTAMENTI VENGONO SVALIGIATI E LE STAZIONI SONO UN SUK DOVE NON SI PUÒ GIRARE DA SOLI. E IL GOVERNO TUTTO LEGGE E SICUREZZA CHE FA? A FEBBRAIO IL COMANDANTE GENERALE DEI CARABINIERI, SALVATORE LUONGO, LANCIÒ L’ALLARME: “C’È UNA CARENZA DI QUASI 10.200 UNITÀ, CORRISPONDENTE ALL'8,5% DELLA FORZA PREVISTA DALLA LEGGE”. SONO PASSATI 5 MESI: COSA HA FATTO GIORGIA MELONI? AVRÀ ASSUNTO I MILITARI CHE SERVONO A CONTRASTARE L’EMERGENZA SICUREZZA? L’HA CAPITO CHE LE PROSSIME ELEZIONI SI GIOCANO SU QUESTO TEMA?

friedrich merz afd cdu

FLASH – COSA SUCCEDERÀ IN GERMANIA, ORA CHE LA LOCOMITIVA TEDESCA È DERAGLIATA? CI SONO I 100MILA LICENZIAMENTI DI VOLKSWAGEN, SIEMENS TAGLIERÀ ALMENO 6MILA POSTI DI LAVORO E IL GOVERNO DI QUELLO STOCCAFISSO DI FRIEDRICH MERZ È IN BAMBOLA. LA POPOLARITÀ DEL CANCELLIERE È IN CADUTA LIBERA E I POST-NAZISTI DI AFD SONO ORMAI IL PRIMO PARTITO – AD ANGOSCIARE IL GOVERNO DI BERLINO C’È ANCHE IL DOSSIER COMMERZBANK: VISTA L’ARIA CHE TIRA, SI TEME CHE LO SFORBICIATORE ANDREA ORCEL, ORA CHE UNICREDIT HA IL CONTROLLO DELLA BANCA TEDESCA, MANDI A CASA MIGLIAIA DI PERSONE…

donald trump benjamin netanyahu

FLASH – LA STRATEGIA ELETTORALE DI NETANYAHU? BOMBARDARE! “BIBI” CONTINUA A MARTELLARE IL LIBANO PER RISALIRE NEI SONDAGGI, IN VISTA DELLE ELEZIONI DI OTTOBRE, MA ORMAI IL SUO DESTINO SEMBRA SEGNATO – ANCHE DONALD TRUMP GLI HA CONSEGNATO UN BEL “VAFFA”: IL TYCOON HA CAPITO CHE DEVE PUNTARE LE SUE FICHES SU UN GOVERNO DI CENTRODESTRA CHE ABBIA UN PREMIER MENO COMPROMESSO DI “BIBI”. LO SPARTIACQUE CHE HA PORTATO TRUMP A SCARICARE NETANYAHU È STATO IL NO ALLA GRAZIA DA PARTE DEL PRESIDENTE ISAAC HERZOG…

calamucci del deo striano

FLASH! – DURANTE L’ERA MELONI SONO ACCADUTI TRE SCANDALI POLITICI GRAVISSIMI DI CYBER-SPIONAGGIO E DOSSIERAGGIO ILLECITO: IL "CASO STRIANO", CHE HA TRAVOLTO LA DIREZIONE NAZIONALE ANTIMAFIA (DNA); IL "CASO EQUALIZE", SOCIETÀ CHE RACCOGLIEVA INFORMAZIONI RISERVATE E SENSIBILI PER CONTO DI AZIENDE, MANAGER E PRIVATI; IL CASO "SQUADRA FIORE", COMPOSTA DA EX 007, HACKER E IMPRENDITORI, CHE HA COINVOLTO GIUSEPPE DEL DEO, EX NUMERO DUE DEI SERVIZI SEGRETI – COME MAI, DOPO LA FIAMMATA INIZIALE, I GIORNALONI NON NE PARLANO PIÙ? CHE FINE HANNO FATTO LE TRE INCHIESTE?