VENTO IN POPPA (VERSO PANAMA) - IL TRIO BERLUSCONI-LAVITOLA-MARTINELLI, ASSE DORATO SU CUI VIAGGIANO MILIONI - IL GOVERNO DECIDE DI DONARE A PANAMA BEN SEI NAVI DA GUERRA (COMMESSA PER FINMECCANICA, da 50 MLN €) E L’EDITORE PESCIVENDOLO INCASSA UNA GRASSA CONSULENZA - LE SEI NAVI ERANO PER FINCANTIERI COME PARZIALE PAGAMENTO DI UNA COMMESSA DI 125 MILIONI CHE INVECE ADESSO DOVRANNO ESSERE PAGATI CASH…

Vittorio Malagutti per "il Fatto quotidiano"

Silvio Berlusconi e il presidente di Panama, Ricardo Martinelli? Due amiconi, come no? Una volta, a Milano, Berlusconi chiese al collega di procuragli "qualche attrattiva locale" quando si fosse recato in visita dalle parti del Canale. E Martinelli, un miliardario (ramo supermercati) di origini toscane, appena può, non manca mai di rendere omaggio a quel simpaticone del premier italiano.

Poi però c'è anche quell'altro italiano, Valter Lavitola, Valterino per gli amici, professione commerciante di pesce con la passione dei traffici internazionali. Lavitola è di casa a Palazzo Grazioli, ma va alla grande anche a Panama. Frequenta le stanze del potere, conosce il presidente Martinelli. Sarà un caso, e forse non c'è rapporto di parentela, ma il presidente dell'associazione degli italiani a Panama si chiama Arnolfo La Vitola.

Il gioco è fatto, allora. Parte la giostra degli affari. Tutto ruota attorno alla visita di Berlusconi a Panama del 30 giugno dell'anno scorso. È la prima volta che un capo di governo italiano mette piede da quelle parti. Martinelli, però, nel settembre 2009, due mesi dopo l'elezione a presidente, si era già scapicollato in Italia dall'amico Silvio. Così tocca ricambiare. Tra una cerimonia e l'altra si mettono le basi di un grande appalto che di lì a poco finirà in mani italiane.

Tre aziende del gruppo Finmeccanica (Agusta Westland, Selex Sistemi e Telespazio) si aggiudicano una commessa da oltre 230 milioni di dollari (165 milioni di euro). Lavitola gioca la partita da protagonista. E ci mancherebbe. Ormai è diventato un fidato consigliere di Berlusconi. Con Martinelli non ci sono problemi. E perfino Finmeccanica gli ha fatto un contratto di consulenza. Da pagarsi sul conto di una società creata dalle parti di Panama, secondo quanto si capisce dalle intercettazioni telefoniche allegate dai pm di Napoli nella richiesta di arresto di Gianpiero Tarantini e dello stesso Lavitola, al momento latitante.

Questo però è soltanto il primo atto di una vicenda più complessa. Berlusconi, come noto, è persona generosa. E Martinelli è un grande amico, un altro imprenditore costretto a bere l'amaro calice della politica. Detto, fatto: è pronto un bel regalo con destinazione Panama. Il governo decide di donare al Paese centroamericano ben sei navi da guerra, sei pattugliatori in forze alla Guardia costiera italiana. Ricapitoliamo: Finmeccanica aumenta il fatturato con la commessa siglata grazie anche ai buoni uffici di Lavitola. E a stretto giro di posta lo Stato italiano, cioè noi contribuenti, spedisce dall'altra parte dell'Oceano un gradito pacco dono sotto forma di navi. Tra altro il regalo berlusconiano vale almeno una cinquantina di milioni.

Ancora più sorprendenti, però, sono le modalità con cui il gentile omaggio all'amico Martinelli viene presentato in Parlamento. Come segnalato dal giornale online Linkiesta, la cessione dei sei pattugliatori è stata infatti inserita in due successivi decreti per il rifinanziamento delle missioni militari all'estero. A febbraio di quest'anno è passato il primo pacchetto di quattro navi. E in agosto, un mese fa, è arrivato il decreto per le altre due.

Queste ultime erano state promesse in permuta al gruppo pubblico Fin-cantieri come parziale pagamento di una commessa per complessivi 125 milioni. In pratica il governo si era a suo tempo impegnato a pagare in natura una parte del prezzo per due imbarcazioni costruite dai cantieri navali di Stato. E invece no. Marcia indietro. Le navi vanno a Panama. Fincantieri verrà pagata cash.

Resta da capire che cosa c'entrino le missioni militari all'estero con Panama e i buoni rapporti con Martinelli. Di sicuro l'attivissimo Lavitola, tra una telefonata a Gianpi Tarantini e un'altra a Berlusconi, trovava il tempo di occuparsi anche degli affari della marina. Nelle carte dell'inchiesta di Napoli, infatti, spunta anche una telefonata tra il nostro uomo a Panama, alias Valterino, e l'ammiraglio di squadra Alessandro Picchio, consigliere militare di Berlusconi. Da quello che si capisce, Lavitola chiama Picchio proprio per avere notizie sul provvedimento per le due navi da spedire a Panama. L'ammiraglio si schermisce, prende tempo, accampa qualche scusa. "Sto aspettando - dice - di vedere la bozza (del decreto, ndr) che ancora non è stata pubblicata".

Lavitola insiste, implacabile. "Comunque lei non mi può far sapere se per caso insorgono problemi nel prossimo preconsiglio?", chiede l'amico personale di Berlusconi al militare in sevizio a Palazzo Chigi. Alla fine Picchio sbotta: "Se uno insiste troppo si crea l'effetto contrario", dice al suo interlocutore, al quale, comunque, non manca di garantire il suo interessamento.

La telefonata porta la data del 27 maggio. Alla fine il decreto per il rifinanziamento delle missioni militari all'estero verrà approvato dal Consiglio dei ministri il 7 luglio successivo. Il via libera definitivo dalla Camera, con voto unanime di maggioranza e opposizione (Idv esclusa) arriva il 2 agosto. In tempi di crisi nera per il bilancio pubblico anche le spese per le missioni militari vengono tagliate per 120 milioni. Ma il governo riesce comunque a trovare 17 milioni per rimborsare Fincantieri. L'amico Martinelli, da Panama, sarà contento.

 

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