TROPPI GRILLINI A CANTARE: LO SCAZZO CON LA GAMBARO POTREBBE ESSERE LA FATIDICA GOCCIA

Al.T. per "Il Corriere della Sera"

La lettera di dimissioni era già pronta, concordata con i vertici del Movimento. Dopo lunghe trattative, Adele Gambaro si era lasciata convincere ad abbassare i toni. «Tanto vedrai che le dimissioni vengono respinte e così ci facciamo una bella figura, noi e tu». Poi qualcosa è scattato. Un moto d'orgoglio. O più probabilmente le parole di qualcuno che la pensa come lei.

E le ha detto: «Aspetta, fatti espellere e noi ti seguiremo». Così la lettera è finita nel cestino e lei ha chiamato il gruppo: «Io resto. Se volete, cacciatemi voi». Parole che per qualcuno sono miele. E così, pochi minuti dopo, era pronto il comunicato, da pubblicare ovviamente sul blog di Beppe Grillo. A firma, Vito Crimi e Nicola Morra, ovvero i capogruppo uscente e entrante. Ma era solo l'inizio. Perché, pochi minuti dopo, l'assemblea del Senato, indetta per parlar d'altro, si è trasformata in una sorta di corrida: urla, lacrime e porta sbattute.

E dire che pochi minuti prima Morra spiegava: «Ci vuole una soluzione ragionevole. Logica ed etica devono andare d'accordo. Io falco? Mi ha chiamato un amico che mi conosce da anni e ne abbiamo riso insieme». La soluzione ragionevole, quella che era stata offerta alla Gambaro, è stata rifiutata. «Vedrai, il Parlamento respinge le dimissioni, c'è l'estate, poi ci si dimentica».

Ma niente. E allora ecco il comunicato. Nel quale si imputano alla senatrice «le ripetute esternazioni di analisi politiche» e gli «attacchi» a Grillo, che hanno messo in atto «un'azione lesiva dell'immagine e dell'attività del Movimento». Rifiutando di dimettersi, «come aveva promesso, ha posto in essere un problema tipicamente italico».

Conclusione: «L'assemblea congiunta dei gruppi è convocata per lunedì pomeriggio per valutare la proposta di cessazione dell'appartenenza al gruppo, da sottoporre successivamente al voto decisivo della rete».

Già, ma come voteranno i parlamentari? La spaccatura è certa. Bastava sentire le urla dell'assemblea in Senato. Battista che attacca Morra. Una voce: «Monica calma!». Bartolomeo Pepe: «Discutiamo di ogni cazzata e devo sapere dalla stampa una cosa così importante?».

Un altro: «Avete deciso senza di noi, è gravissimo». Escono Cristina De Pietro e Ivana Simeoni: «Ora basta». Morra cerca di parlare, ma lo zittiscono. La Bencini viene placata: «Alessandra, calmati». Un'altra voce: «Neppure nelle peggiori riunioni dei meet up ho visto scene del genere. Sembriamo all'asilo».

Se al Senato è rivolta, alla Camera, tra accuse a Pd e Pdl di «compravendita», la maggioranza sembra più incline alla linea dura. Il capogruppo, Riccardo Nuti, se non lo avessero fatto Morra e Crimi, era pronto a firmare la richiesta. Roberto Fico: «Ci sono i presupposti per l'espulsione». Ma anche tra i deputati non tutti sono d'accordo.

A cominciare da Tommaso Currò: «La Gambaro ha espresso un dissenso legittimo, che condivido». Un gruppo di parlamentari è pronto a uscire, nel caso di espulsione della Gambaro. Le ultime titubanze riguardano la creazione di un gruppo: non si vuole uscire per andare al Misto. Là dove si trova Marino Mastrangeli, il primo espulso: «Alcuni senatori vogliono proporre il mio reintegro nel gruppo. Volentieri, non ne sono mai uscito. Ma Grillo è impazzito. E più di lui il cerchio magico dei talebani. Si taglino la barba e se ne riparla».

Comunque vada, non sarà un successo. Se anche il gruppo decidesse per il sì alla proposta di espulsione (da ratificare dalla rete) sarebbero molti i contrari. E il voto assumerebbe il sapore di una rivolta contro Grillo. Il leader è atteso a Roma. Dal suo blog nega la sua partenza per l'estero per preparare un tour, circostanza confermata invece da diverse fonti a lui vicine: «Non andrò in Australia, in compenso manderemo i politici ad Hammamet».

 

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