vladimir putin donald trump ue europa

“TRUMP NON È UN ALLEATO DELL'EUROPA” – L’AMBASCIATORE STEFANINI METTE IN CHIARO, A CHI NON VUOLE CAPIRE, CHE IL COATTO DELLA CASA BIANCA HA VOLTATO LE SPALLE AL VECCHIO CONTINENTE PERCHÉ È “DEBOLE”: “L’ATTACCO DI IERI ALLE ATTUALI DIRIGENZE EUROPEE, ALLEATI DI SEMPRE, È PESANTE. È UN'INGERENZA SENZA PRECEDENTI. DOVREBBE SPAZZARE IL CAMPO DALLA PRETESA CHE TRUMP ‘ESAGERI’ E SIA IN FONDO UN ALLEATO IRRUENTO E BRUTALE MA SEMPRE ALLEATO. L'ILLUSIONE DI TENERE LA NATO AL RIPARO DALLA PERDITA DI SOLIDARIETÀ AMERICANA NON AVRÀ LUNGA VITA…” 

Estratto dell’articolo di Stefano Stefanini per “La Stampa”

 

URSULA VON DER LEYEN DONALD TRUMP A NEW YORK

Donald Trump ha gettato la maschera. Con Zelensky che, con le spalle al muro, si arrampica sugli specchi, accettando l'accettabile - elezioni entro 60 giorni - per salvare il salvabile - cessioni territoriali in bianco, prima di negoziare e senza cessate il fuoco. Con l'Europa che non sopporta - non l'ha mai nascosto.

 

[...]

 

L'Ucraina, colpevole secondo Trump di essersi fatta invadere dalla Russia con la complicità di Joe Biden, ne farà le spese. Per Kiev e per Zelensky, le agitazioni diplomatiche americane tra Mosca e Miami, con gli europei alla rincorsa, possono finire in due modi: continuazione della guerra senza sostegno americano o pace ingiusta - che chiameremo "pace giusta" e di cui Trump si ammanterà nell'inseguire l'ambito Nobel per la Pace.

 

VOLODYMYR ZELENSKY INCONTRA DONALD TRUMP ALLA CASA BIANCA - 17 OTTOBRE 2025 - FOTO LAPRESSE

Se gli europei si mettono di mezzo tanto peggio per loro. Sono comunque troppo deboli e «non sanno cosa fare». Kiev è "vittima collaterale" del radicale cambio nell'equazione della politica estera americana sull'Europa. Trump non ce l'ha con l'Ucraina. Ma non la ritiene un Paese di Serie A. Non certo a confronto della Russia.

 

Dopo mesi di rapporti ondivaghi di Zelensky, il presidente americano sembra arrivato alla conclusione con cui aveva esordito: l'Ucraina sta perdendo, quindi è spendibile sull'altare delle relazioni russo-americane. Chi perde deve cedere. Fra Russia e Ucraina, Trump sceglie la Russia.

 

donald trump volodymyr zelensky alla casa bianca

Sta dalla parte del più forte. Il secondo membro dell'equazione è la scelta fra Russia ed Europa. Anche qui Trump sceglie la Russia. Come spiega, fondamentalmente per lo stesso motivo. Perché l'Europa è debole.

 

Con l'intervista di ieri a Politico il presidente americano ha mandato in fibrillazione Bruxelles e i governi europei. L'attacco alle attuali dirigenze europee, alleati di sempre, è pesante e ingeneroso. È un'ingerenza senza precedenti, neppure ai tempi dell'anticomunismo americano in guerra fredda, nelle politiche interne europee. Non c'è di che sorprendersi.

 

Trump non fa altro che riprendere la linea di pensiero che percorre la sua amministrazione dal discorso del suo vice, JD Vance, alla conferenza di Monaco sulla sicurezza europea dello scorso febbraio. La strategia sulla sicurezza nazionale di pochi giorni fa l'aveva articolata.

 

STEFANO STEFANINI

Certo sentirla dalla viva voce del presidente è un'altra cosa. Dovrebbe spazzare il campo dalla pretesa che Trump "esageri" e sia in fondo un alleato irruento e brutale ma sempre alleato. Trump non è un alleato dell'Europa. L'illusione di tenere la Nato al riparo dalla perdita di solidarietà americana non avrà lunga vita. Il segretario generale, Mark Rutte, cerca di tenerla in vita con l'adulazione.

 

Il problema si porrà tutto nel giro di uno-due anni con l'annunciato ritiro di forze americane dall'Europa nel 2027. Fino ad allora l'Alleanza può tirare a campare con gli americani a bordo. Forse. Il problema immediato è però cosa succede all'Ucraina.

 

[...]

 

foto di gruppo vertice alla casa bianca con zelensky e i leader europei foto lapresse

Una sconfitta dell'Ucraina, nel cui sostegno europei, Ue, Nato hanno investito molto è una sconfitta dell'Europa. Nel tour de force europeo degli ultimi due giorni, Londra con gli E3 (Uk, Francia, Germania), Bruxelles, Roma, col Pontefice - l'unico forse che gli ha dato qualche motivo di speranza - e con Giorgia Meloni, il presidente ucraino ha raccolto le forze intorno a un ennesimo "piano", adesso in venti punti. Rappresenta probabilmente il massimo di concessioni che l'Ucraina può fare, comprese, forse aggiunte all'ultimo momento, le elezioni entro 60 giorni.

 

Zelensky e gli europei si augurano che Trump lo sostenga con Putin senza ricevere una riconvenzionale con nuove richieste a favore di Mosca. Non sappiamo fino a che punto si spingano queste nuove proposte euro-ucraine. A un negoziare tutto, territorio compreso, senza precondizioni, e in cambio del cessate il fuoco? Il tutto in un'articolazione diplomatica che si avvicini il più possibile a quanto messo sul tavolo dai negoziatori americani.

 

Ursula von der leyen e donald trump a Turnberry in Scozia - foto lapresse

Estremo tentativo di arrivare alla stretta finale fra Russia e Ucraina con gli americani dalla parte di Kiev anziché di Mosca. Il segnale dato ieri da Donald Trump con l'intervista a Politico - che lo aveva appena proclamato come la figura più influente del 2025 in… Europa - non va purtroppo in quella direzione.

 

Ma Donald non è nuovo a cambiamenti di posizione. Quando trova resistenza e fermezza. Che è quanto finora mancato dalla stragrande maggioranza dei leader europei. Che, con diverse modulazioni, hanno preferito ammansirlo e lodarlo. Col risultato di convincerlo di essere troppo deboli per tenergli testa. È il momento di farlo. Per l'Ucraina e per l'Europa. Ora o mai più.

volodymyr zelensky alexander stubb donald trump foto lapresse

 

vladimir putin e donald trump - meme by 50 sfumature di cattiveria

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