LE TRUMPATE QUOTIDIANE RISCHIANO DI FAR PERDERE LA FACCIA A GIORGIA MELONI – LA PREMIER ITALIANA È LA LEADER PIÙ ESPOSTA DEI PAESI CHE CONTANO DELL’EUROPA: HA RIVENDICATO LA SUA “SPECIAL RELATIONSHIP” CON TRUMP, E TENTA INUTILMENTE DI ESSERE UN “PONTE” TRA BRUXELLES E WASHINGTON. MA NEMMENO LEI PUÒ IGNORARE LE MINACCE DI INVASIONE ALLA GROENLANDIA O DI NUOVI DAZI, A CHI NON S’ADEGUA – CHE FARÀ LA DUCETTA DOPO IL PASSO INDIETRO DI MACRON DAL BOARD OF PEACE PER GAZA? RIMARRÀ A FARE DA COMPRIMARIA A QUEI SINCERI DEMOCRATICI DI PUTIN, ERDOGAN, XI JINPING E LUKASHENKO?
Estratto dell’articolo di Francesco Malfetano e Ilario Lombardo per "la Stampa"
IL PASSO DELL OCA GIULIVA - VIGNETTA BY MANNELLI
I contatti sono partiti ieri, in rapida sequenza, mentre Giorgia Meloni si lasciava alle spalle Seul e la notte americana era ancora fonda. Telefonate, messaggi riservati, scambi diretti con le principali capitali europee e con Bruxelles.
Il punto di partenza è uno solo: evitare che la crisi sulla Groenlandia diventi il detonatore di una nuova guerra commerciale tra l'Unione europea e Donald Trump. E soprattutto impedire che l'asse transatlantico si spezzi proprio sull'Artico, trasformando una tensione geopolitica in un'escalation senza ritorno.
A Palazzo Chigi raccontano che la premier ha deciso di muoversi subito, senza aspettare che Bruxelles formalizzasse una risposta muscolare alle minacce americane. Prima, quindi, del Consiglio europeo straordinario convocato per dopo domani sera. La linea è quella già sperimentata nei mesi più difficili del braccio di ferro sui dazi di metà 2025: abbassare i toni, guadagnare tempo, ricondurre lo scontro su un terreno politico prima che diventi economico.
giorgia meloni insegue trump e zelensky alla casa bianca foto lapresse
Da qui il tentativo di Meloni di ritagliarsi, non senza affanni e imbarazzi, il ruolo di mediatrice. Trump, insistono fonti di governo, solleva un tema reale – il valore strategico dell'Artico e della Groenlandia – ma lo fa nel modo sbagliato, con toni ultimativi e minacce che finiscono per rafforzare il fronte europeo più ostile alla Casa Bianca.
La premier si muove, quindi, con un obiettivo e un timore: spiegare a Washington che l'approccio muscolare è un errore che condannerebbe l'Occidente alla divisione dinanzi a Cina e Russia; non riuscire a convincere Bruxelles che reagire colpo su colpo ai dazi Usa sarebbe il modo sbagliato di difendere gli interessi europei.
Sul piano della credibilità personale Meloni è la leader che ha da perdere più di tutti. Per questo […] il telefono della premier si fa bollente.
In poche ore sente Friedrich Merz, Alexander Stubb, Keir Starmer, Mette Frederiksen, Kyriakos Mitsotakis, Nikos Christodoulidis, oltre alle interlocuzioni costanti con Antonio Costa e gli uffici di Ursula von der Leyen.
Un lavoro di tessitura e sponde - specie con il tedesco che incontrerà Trump a Davos giovedì mattina, a margine della presentazione del Board of peace, a cui ancora non è escluso si unisca anche Meloni - che mira a presentare il Consiglio Ue come distante dalla logica della ritorsione contro gli Usa, nella convinzione che Trump sia più sensibile a un canale politico diretto che a un braccio di ferro commerciale.
Meloni sa che questa volta sarà meno semplice delle altre. Lei stessa avverte l'enorme difficoltà, anche solo di trovare una giustificazione sensata allo show senza fine del presidente Usa.
la risata di giorgia meloni davanti a donald trump 7
È difficile far digerire le minacce di Trump, i suoi toni ultimativi, la pretesa di comprare o conquistare un territorio che è parte dell'Unione, anche geograficamente attaccato agli Usa. La paura, condivisa da ambienti economici, è anche che i mercati anticipino lo scontro prima ancora della politica. Le Borse in flessione sono un segnale che a Roma non passa inosservato. Per questo Meloni insiste sulla necessità di «disinnescare» la crisi, derubricando l'invio simbolico di militari in Groenlandia a un'incomprensione politica e le minacce di dazi a eccessi verbali.
La via è però strettissima e compatta l'esecutivo italiano.
DONALD TRUMP - GIORGIA MELONI - MEME BY EDOARDO BARALDI
Antonio Tajani parla apertamente di «errore» da parte del presidente Usa, ma avverte che «rispondere è sbagliato, è sbagliata una escalation commerciale». Matteo Salvini liquida l'ipotesi di una prova di forza Ue come «ridicola», mettendo in guardia dal rischio di vedere «truppe Nato contro truppe Nato».
[…]
A Palazzo Chigi respingono entrambe le letture. La scelta, spiegano, non nasce da simpatia politica per il tycoon, ma dalla convinzione che la Nato e il rapporto con gli Stati Uniti restino il perno della sicurezza europea.
VIGNETTA ELLEKAPPA - TRUMP MAKE EUROPA NAZI AGAIN
I segnali di insofferenza da parte dei Ventisette nei confronti del tycoon si fanno sempre più evidenti. Ne è emblema il rifiuto di Emmanuel Macron di sedere al Board for peace che sarebbe dovuto essere per Gaza ma è diventato una sorta di totem del nuovo ordine mondiale trumpiano con dentro anche Vladimir Putin o Aljaksandr Lukashenko.
«La difesa di un multilateralismo efficace» con cui l'Eliseo motiva il gran rifiuto avrebbe probabilmente le carte in regola per trasformarsi in una miccia anti-americana che incendierebbe il Consiglio Ue. Ai vertici del nostro esecutivo però, indossato l'elmetto da pompiere, l'uscita è giudicata come «un'agenda personale» di Macron, affatto utile a gestire queste ore.
la risata di giorgia meloni davanti a donald trump 8
giorgia meloni donald trump
donald trump giorgia meloni
DONALD TRUMP E GIORGIA MELONI
LA POSIZIONE ITALIANA NEI CONFRONTI DEGLI STATI UNITI - VIGNETTA BY NATANGELO
