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TRUPPE E TRIPPE – NON CI SARÀ ALCUNA BRIGATA DI MILITARI ITALIANI SCHIERATI IN ARMI A GAZA: NETANYAHU NON CHIEDE A GIORGIA MELONI UOMINI PER TENERE D’OCCHIO HAMAS, SAPENDO CHE FAREBBERO DI TUTTO PER NON SPARARE MAI - DALL’ITALIA, SCRIVE MAURIZIO CAPRARA, ISRAELE SI ASPETTA UN ALTRO GENERE DI AIUTO E SUPPORTO. COME IL CIBO DELLA MISSIONE “FOOD FOR GAZA”, CHE EVITA DI COLLABORARE CON L’UNRWA (RITENUTA ALLEATA DI HAMAS), MILITARI CON COMPITI SPECIFICI, UN PO’ DI CARABINIERI ISTRUTTORI, GEMELLAGGI TRA OSPEDALI. FUORI GIOCO L’UE, MALVISTA LA FRANCIA, ECCO LE OPPORTUNITÀ PER L’ITALIA NELLA RICOSTRUZIONE…

Estratto dell’articolo di Maurizio Caprara per www.corriere.it

 

GIORGIA MELONI - BENJAMIN NETANYAHU

Se il cessate il fuoco tra Israele e Hamas reggerà e seguiranno progressi verso un ridimensionamento della crisi di Gaza, il nostro Paese ha più possibilità di altri partner europei di ricoprire ruoli di rilievo nella fase della ricostruzione della Striscia. […]

 

Gli Stati dell’Unione europea, negli ultimi due anni, non si sono sforzati quanto occorreva per trovare posizioni comuni capaci di incidere sulla realtà del Medio Oriente. La campagna del presidente francese Emmanuel Macron per il riconoscimento di uno Stato palestinese, attualmente privo di un gruppo dirigente rappresentativo in grado di garantire prospettive di sicurezza a Israele, ha consolidato nello Stato ebraico il rifiuto di affidare all’Ue compiti di mediazione.

 

carabinieri al valico di rafah

[…] «Vediamo con favore l’Italia coinvolta nel “giorno dopo”», dice al Corriere l’ambasciatore israeliano a Roma Jonathan Peled riferendosi a dopo il conflitto nella Striscia confinante con Stato ebraico ed Egitto.

 

[…] Prematuro pensare che imprese italiane riceveranno più o meno commesse per rimettere in piedi palazzi di Gaza. Non è ancora chiaro chi pagherebbe i lavori. In vantaggio saranno aziende dei Paesi che forniranno fondi. Ma in Israele una testata come il Jerusalem Post ha riservato attenzione alla scelta di Giorgia Meloni di definire l’Italia «pronta a contribuire a stabilizzazione, ricostruzione e sviluppo di Gaza» e a dichiarazioni analoghe dei ministri di Esteri, Antonio Tajani, e Difesa, Guido Crosetto.

 

JONATHAN PELED

Oltre a notare la distanza della presidente del Consiglio dalla linea di Macron sullo Stato palestinese, nei tempi e nei modi delle rispettive prese di posizione, il governo di Benjamin Netanyahu ha apprezzato dettagli pratici.

 

Per esempio che la missione italiana Food for Gaza, cibo per Gaza, sebbene sia una goccia nel mare delle necessità palestinesi, distribuisce gli aiuti in collaborazione sul posto con il Programma alimentare mondiale. Non con l’agenzia Unrwa dell’Onu, ritenuta in Israele prona ad Hamas.

 

[…] A Gerusalemme […] Dall’Italia si augurano che arrivino contributi specifici.

 

EMMANUEL MACRON

Benché Tajani la settimana scorsa abbia affermato che a Gaza «possiamo inviare i carabinieri, le truppe dell’Esercito», è bene tenere presenti dati di fatto. A Gaza, Israele non ha mai appaltato a soldati stranieri la sicurezza dello Stato ebraico.

 

Se adesso non se ne esclude la presenza non è per chiedere unità di combattimento a un Paese restìo a impartire regole di ingaggio da zona di guerra, pur se interrotta: chi si aspetterebbe per i nostri soldati ordini di sparare a una mamma o a un bambino che potrebbero avere una bomba su di sé?

carabinieri al valico di rafah

 

Crosetto ha disposto «la ripresa dell’attività» per Gaza nell’European Border Assistance Mission. Tuttavia quella è una missione civile per cooperare a controlli di confine. Con pochi carabinieri, non brigate.

 

Un aumento dei carabinieri è possibile per gli istruttori inviati a Gerico ad addestrare la polizia dell’Autorità nazionale palestinese. Una decina, adesso. Potrebbero salire a una cinquantina. Difficilmente ai duecento richiesti in passato dagli Stati Uniti. Genieri per rimuovere macerie e sminatori sono oggi ulteriori ipotesi.

 

BENJAMIN NETANYAHU REGALA UNA COLOMBA DORO A DONALD TRUMP

A Roma nel governo si valuta come favorire gemellaggi tra ospedali italiani e altri che a Gaza non possono funzionare senza collaborazioni.

 

Dai ministri occidentali e arabi riuniti giovedì scorso a Parigi Tajani si è sentito riconoscere per l’Italia un ruolo di rilievo nell’assistenza sanitaria.

 

Opportunità di cooperazione ve ne sono per Italia e Germania. Tra le condizioni, Palazzo Chigi pone che i militari agiscano in missioni multinazionali e non al di sotto di livelli accettati di sicurezza.

 

Ai prossimi mesi e anni rivelare gli esiti delle potenziali occasioni che le convergenze di Meloni con Donald Trump e Netanyahu, e precedenti rapporti dell’Italia con palestinesi, sembrano oggi fornire.

 

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