machado trump urrutia

“LA CATTURA DI MADURO È UN PASSO IMPORTANTE, MA NON SUFFICIENTE VERSO LA NORMALIZZAZIONE” – EDMUNDO GONZALEZ URRUTIA, UNO DEI LEADER DELL’OPPOSIZIONE VENEZUELANA (AVREBBE VINTO LE PRESIDENZIALI DEL 2024 CON IL 70%), CHIEDE DI ANDARCI PIANO CON L’ENTUSIASMO: “IL RITORNO ALLA DEMOCRAZIA SARÀ POSSIBILE SOLO QUANDO TUTTI I CITTADINI INCARCERATI PER MOTIVI POLITICI SARANNO LIBERATI E QUANDO LA VOLONTÀ POPOLARE ESPRESSA IL 28 LUGLIO SARÀ RISPETTATA SENZA AMBIGUITÀ” – IL FIGLIO DI MADURO AL VELENO CONTRO LE TALPE CHE HANNO AIUTATO GLI STATUNITENSI: “LA STORIA CI DIRÀ CHI SONO I TRADITORI” – TRUMP DICE CHE GOVERNERÀ CARACAS, MA PER ORA I CHAVISTI RESTANO AL POTERE (E LA PREMIO NOBEL MACHADO È STATA “FRIENDZONATA” DAL TYCOON)

URRUTIA, 'LA CATTURA DI MADURO È UN PASSO IMPORTANTE, MA NON BASTA'

Edmundo Gonzalez Urrutia

(ANSA) - Edmundo Gonzalez, candidato venezuelano che secondo i verbali pubblicati dall'opposizione avrebbe vinto le presidenziali del 28 luglio 2024 con il 70% dei voti, ha definito la cattura di Nicolás Maduro un "passo importante ma non sufficiente" verso la normalizzazione del Venezuela.   

 

In un video diffuso sul suo account ufficiale di X, Gonzalez ha sottolineato che il ritorno alla democrazia sarà possibile solo quando tutti i cittadini incarcerati per motivi politici saranno liberati e quando la volontà popolare espressa il 28 luglio sarà rispettata senza ambiguità.

 

meme su marco rubio e il venezuela

Gonzalez Urrutia ha anche esortato la comunità internazionale a vigilare sui diritti dei venezuelani e ha ricordato che la transizione richiede riforme concrete e garanzie per la libertà e la partecipazione politica di tutti. La dichiarazione arriva dopo l'arresto di Maduro da parte della Delta Force statunitense a Caracas, evento che apre nuove incognite sul futuro istituzionale del paese.

 

IL FIGLIO DI MADURO, 'LA STORIA DIRÀ CHI SONO I TRADITORI'

(ANSA) -  "La storia dirà chi ha tradito". Così si è espresso oggi il figlio primogenito del presidente venezuelano Nicolás Maduro in dichiarazioni rilasciate al canale Instagram La Payara Digital.

MEME SU TRUMP E IL VENEZUELA

   

Nicolás Maduro Guerra - 35 anni, frutto della relazione del leader chavista con la prima moglie Adriana Guerra - ha affermato che "(gli Usa) vogliono seminare dubbi" all'interno dei vertici del governo di Caracas ma che "non ci riusciranno".

   

Tuttavia non ha escluso che la cattura del padre sia stata consentita de elementi sleali vicini al presidente e ha rimandato a più avanti nel tempo un eventuale resa dei conti all'interno dell'esecutivo. "Vedremo più avanti, la storia dirà chi sono i traditori, adesso dobbiamo concentrarci nel governare il Paese e a far tornare sano e salvo Nicolás Maduro Moro e a Cilia Flores", ha detto.

 

PUGNI CHIUSI E RESISTENZA, IL CHAVISMO NON MOLLA LA PRESA

Marcello Campo per l’ANSA

 

Pugni chiusi, volti tirati, appello alla resistenza, alla Patria perché "si rimetta in cammino" e la richiesta ai cittadini di lavorare "alla pace e all'ordine". All'indomani del raid americano che ha portato alla cattura di Nicolas Maduro, tocca al potente capo dell'Esercito e ministro della Difesa, Vladimir Padrino López, rassicurare in una drammatica diretta tv i venezuelani, ma soprattutto comunicare agli Stati Uniti e il resto del mondo che il chavismo non intende assolutamente mollare la presa del potere di Caracas.

   

Edmundo Gonzalez Urrutia

Una prova di forza necessaria, almeno sul piano della comunicazione, dopo lo smacco militare vissuto ieri: tanti osservatori si sono interrogati nelle ultime ore sulla quanto meno sospetta facilità con cui le forze speciali Usa siano riusciti a catturare e deportare a New York il presidente venezuelano e la moglie. Tra gli obiettivi di questa durissima conferenza stampa, probabilmente anche quello di togliere dal tavolo il sospetto di un possibile tradimento da parte di qualche elemento infedele all'interno del regime.

   

Padrino ha quindi attaccato frontalmente con parole cariche di risentimento, l'operato degli Stati Uniti accusati apertamente di aver "assassinato a sangue freddo gran parte della sua squadra di sicurezza, soldati, militari e cittadini innocenti".

Edmundo Gonzalez Urrutia

  

Quindi ha chiesto "il rapido rilascio" di Nicolas Maduro e di sua moglie, Cilia Flores, bollando la loro cattura come un "sequestro codardo".

  

Il suo messaggio è stato chiarissimo: serrare le fila, rassicurare una comunità in preda all'incertezza sottolineando che il Venezuela non è un Paese allo sbando, che non c'è nessun cambio alle porte, nessun esercito è in rotta, i militari sono e saranno in sella della Repubblica Bolivariana del Venezuela anche dopo la fine dell'era Maduro.

  

MEME SULL ARRESTO DI NICOLAS MADURO

"Le forze armate del Venezuela - declama Padrino - hanno garantito la continuità democratica e continueranno a farlo: chiamo il popolo alla pace e all'ordine e a riprendere le sue attività economiche, lavorative ed educative, a non cedere alle tentazioni della guerra psicologica, alla minaccia, alla paura che vogliono imporci. La Patria deve rimettersi in cammino".

   

In divisa militare, armato e circondato dai suoi, il generale ha delineato in modo preciso anche il ruolo che intende svolgere nella delicatissima fase che si è aperta con la fine del regime, assicurando in modo inequivocabile la sua fedeltà alla neo presidente ad interim, Delcy Rodriguez. "In osservanza alla decisione della Corte Suprema riconosciamo la designazione di Delcy Rodriguez", ha sancito con parole solenni.

   

maria corina machado ed edmundo gonzalez urrutia

Un passaggio che in qualche modo ha cercato di compattare il movimento chavista e di fatto ha ulteriormente indebolito l'ipotesi balenata ieri per qualche ora secondo cui gli Stati Uniti avessero visto in Delcy Rodriguez, la potente ministra del petrolio, fedelissima prima di Chavez poi di Maduro, la figura chiave su cui investire per il futuro del Venezuela. Uno scenario che sembra essere sempre più remoto, alla luce soprattutto delle continue minacce dell'amministrazione Usa nei confronti della 'tigre' chavista.

 

MACHADO

Estratto dell’articolo di Massimo Gaggi per il “Corriere della Sera”

 

MEME SUL LOOK DI MADURO DOPO LA CATTURA

Sedotta e abbandonata? Apparentemente María Corina Machado, principale leader dell’opposizione al regime di Maduro, appena insignita del premio Nobel per la Pace, è passata in poche ore dal trionfale «Trump ha fatto la cosa giusta, siamo pronti a governare il Paese, l’attesa è stata lunga ma ne è valsa la pena», alla doccia fredda del presidente americano che sembra tagliarla fuori: «La stimo, è molto gentile, ma è difficile essere leader se non hai abbastanza sostegno e rispetto nel tuo Paese».

Dall’entusiasmo alla costernazione mentre Trump sembra voler mettere alla prova la vice di Maduro, Delcy Rodríguez.

 

[…] Il presidente Usa che non la ama perché ha avuto il Nobel al posto suo? La decisione del Comitato norvegese avrà pure ferito il narcisismo di Trump, ma la tesi di un’esclusione della fondatrice del movimento Vente Venezuela per gelosia appare caricaturale e non solo perché la Machado è riuscita a lasciare il suo rifugio a Caracas raggiungendo dopo un viaggio rocambolesco l’Europa proprio grazie all’aiuto americano: il presidente autoritario che a Washington scavalca sistematicamente il Congresso non ha alcuna intenzione, almeno per ora, di favorire, nel Paese sudamericano, il ripristino di meccanismi di democrazia parlamentare, per lui difficili da controllare.

 

Edmundo Gonza?lez Urrutia

Le sue intenzioni le ha espresse apertamente: per adesso governiamo noi attraverso chi è disposto ad obbedire ai nostri ordini. Chiaro sulle intenzioni immediate ma non su modi e tempi dell’attuazione. Come sempre, con Trump non è il caso di parlare di piano, ma è chiaro cosa vuole evitare: una rivolta chavista.

 

Per questo cerca di costringere la vice di Maduro e i suoi ministri a mettersi al servizio di Washington minacciando, in caso contrario, di far fare loro una fine peggiore di quella del deposto dittatore, ora in carcere a New York. Ma l’esclusione della Machado (e di Edmundo González Urrutia per il quale lei rivendica la presidenza in quanto vero vincitore delle elezioni truccate del 2024) è definitiva?

 

L’ambizione di María Corina di «portare la società al potere anziché avere uno Stato che decide per noi» è incompatibile con la volontà di Trump di fare del Venezuela uno Stato vassallo con una presenza dominante di imprese americane? La determinazione del presidente a tenersi le mani libere farebbe pensare di sì, ma c’è anche chi ritiene che il ricorso a personaggi del clan Maduro, ammesso che funzioni, non durerà a lungo: l’intenzione è di affidare a loro il «lavoro sporco», arrivare a un minimo di stabilizzazione.

 

nicolas maduro in mano agli americani in volo per new york

Lasciando, poi, il campo a elezioni, più o meno libere. E qui la Machado che, oltre a essere una democratica, è un ingegnere, figlia di una grande dinastia industriale (acciaio ed elettricità), non solo lontanissima dal chavismo e dal socialismo, ma vera capitalista, amica dell’America (ha studiato per qualche anno al Wellesley College, lo stesso di Hillary Clinton e poi, brevemente, a Yale), potrebbe essere un asset prezioso per gli Stati Uniti.  […]

NICOLAS MADURO DOPO LA CATTURA MEME SU NICOLAS MADURO SORRIDENTE COME PABLO ESCOBAR DONALD TRUMP E IL VENEZUELA - MEME BY VUKICIL LOOK DI MADURO DOPO LA CATTURA venezuelani festeggiano l arresto di maduro venezuelani festeggiano l arresto di maduro edmundo gonzalez urrutia

Ultimi Dagoreport

borsa italiana dario scannapieco fabrizio testa cdp cassa depositi e prestiti

DAGOREPORT - PERCHE' ALLA BORSA ITALIANA COMANDANO I FRANCESI? – INFURIA LA BATTAGLIA SULLA CONFERMA DI FABRIZIO TESTA ALLA GUIDA DI BORSA ITALIA, IMPOSTA DALLA FRANCESE EURONEXT E CONTESTATA DA CDP (ENTRAMBI AZIONISTI ALL’’8,08%). SECONDO LA CASSA, NON SAREBBE STATO RISPETTATO IL PATTO PARASOCIALE – EPPURE LA CONSOB, NEL SUO “ACCERTAMENTO” SU BORSA ITALIANA DELLO SCORSO NOVEMBRE, ERA STATA CHIARA: HA RILEVATO UNA “RIPETUTA VIOLAZIONE DELLE REGOLE DEL GOVERNO SOCIETARIO”, HA ACCERTATO CHE “TESTA NON HA DATO LA NECESSARIA INFORMATIVA AL CDA DI BORSA ITALIANA SUI PROGETTI O LE MODIFICHE ALLA STRUTTURA COMMISSIONALE”, “MORTIFICANDO IL RUOLO DEL CDA” – L’ASSEMBLEA DEI SOCI DI BORSA ITALIANA È CONVOCATA PER IL 29 APRILE PER RINNOVARE CDA E VERTICI MA LA GUERRA LEGALE POTREBBE ESSERE MOLTO PIU’ LUNGA...

procuratore milano viola procura milano luigi lovaglio - francesco gaetano caltagirone - giancarlo giorgetti - milleri - alberto nagel - philippe donnet mediobanca mps giorgia meloni

DAGOREPORT - SDENG! ANCHE IL ‘’SOVRANISMO BANCARIO’’ È FINITO NEL CESTINO DELLE CAZZATE DELL’ARMATA BRANCA-MELONI – A CANCELLARE IL DISEGNO DEL ‘GRANDE POLO DEL RISPARMIO TRICOLORE', A CAVALLO DI CALTAGIRONE & C., OBIETTIVO GLI 800 MILIARDI DI GENERALI, CI HANNO PENSATO IN TANTI: DALLE PERPLESSITÀ DI BCE ALLA CONTRARIETÀ DEI FONDI INTERNAZIONALI PER LA LEGGE CAPITALI (RIVELATASI UN BOOMERANG PER CALTA CHE L’AVEVA ISPIRATA) - MA IL RIBALTONE NON SAREBBE AVVENUTO SENZA L’ENTRATA IN CAMPO DELLA PROCURA DI MILANO - L’ISCRIZIONE NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI DI CALTA-MILLERI-LOVAGLIO PER PRESUNTO “CONCERTO OCCULTO” SULLA SCALATA DI MEDIOBANCA, IN DUPLEX CON LA BIZZARRA VENDITA “OVERNIGHT” DEL 15% DI MPS DA PARTE DEL TESORO DI GIORGETTI, E' STATO IL PRIMO SEGNALE DI ALLARME PER I GENI DI PALAZZO CHIGI PER I POSSIBILI (E AMARI) STRASCICHI GIUDIZIARI - MA LA GOCCIA CHE HA FATTO INFINE TRABOCCARE IL VASO, SPINGENDO MELONI, DELFIN E BPM AD ABBANDONARE AL SUO DESTINO L’EX ALLEATO CALTARICCONE, È STATA LA VITTORIA DEL “NO” AL REFERENDUM, SENZA LA QUALE L’INCHIESTA DELLA PROCURA DI MILANO CHISSA' IN QUALE CASSETTO SAREBBE FINITA...

giorgia meloni trump viviana mazza netanyahu

DAGOREPORT – PERCHÈ È PIÙ FACILE PARLARE CON L’UOMO PIÙ POTENTE (E DEMENTE) DEL MONDO CHE CON GIORGIA MELONI? - PORRE UNA DOMANDINA ALLA "PONTIERA IMMAGINARIA" DEI DUE MONDI È PRATICAMENTE IMPOSSIBILE, MENTRE CON TRUMP BASTA UNO SQUILLO O UN WHATSAPP E QUELLO…RISPONDE – L'INTERVISTA-SCOOP AL DEMENTE-IN-CAPO, CHE LIQUIDA COME UNA SGUATTERA DEL GUATEMALA LA PREMIER DELLA GARBATELLA, REA DI AVER RESPINTO L'INAUDITO ATTACCO A PAPA LEONE, NON E' FRUTTO DI CHISSA' QUALE STRATEGIA DI COMUNICAZIONE DELLA CASA BIANCA, MA SOLO DELLA DETERMINAZIONE GIORNALISTICA DELL'INVIATA DEL "CORRIERE", VIVIANA MAZZA, CHE L'HA TAMPINATO E SOLLECITATO AD APRIRE LE VALVOLE – E' PASSATO INVECE QUASI INOSSERVATO IL SILENZIO SPREZZANTE DI NETANYAHU VERSO MELONI CHE HA FINALMENTE TROVATO IL CORAGGIO DI SOSPENDERE IL PATTO DI DIFESA ITALIA-ISRAELE - TRA UN BOMBARDAMENTO E L'ALTRO DEL LIBANO, IL GOVERNO DI TEL AVIV HA DELEGATO UN FUNZIONARIO DI TERZO LIVELLO PER AVVERTIRE CHE “L’ITALIA HA MOLTO PIÙ BISOGNO DI NOI DI QUANTO NOI ABBIAMO BISOGNO DI LORO''...

marina berlusconi antonio tajani giorgia meloni pier silvio nicola porro paolo del debbio tommaso cerno

DAGOREPORT - MARINA BERLUSCONI NON È MICA SODDISFATTA: AVREBBE VOLUTO I SUOI FEDELISSIMI BERGAMINI E ROSSELLO COME CAPOGRUPPO, MA HA DOVUTO ACCETTARE UNA MEDIAZIONE CON IL LEADER DI FORZA ITALIA, NONCHE' MINISTRO DEGLI ESTERI E VICE PREMIER, ANTONIO TAJANI - LA CACCIATA DEL CONSUOCERO BARELLI, L'AMEBA CIOCIARO NON L'HA PRESA PER NIENTE BENE: AVREBBE INFATTI MINACCIATO ADDIRITTURA LE DIMISSIONI E CONSEGUENTE CADUTA DEL GOVERNO MELONI – AL CENTRO DELLA PARTITA TRA LA FAMIGLIA BERLUSCONI E QUELLO CHE RESTA DI TAJANI, C’È IL SACRO POTERE DI METTERE MANO ALLE LISTE DEI CANDIDATI ALLE POLITICHE 2027 – PIER SILVIO SUPPORTA LA SORELLA E CERCA DI “BONIFICARE” LA RETE(4) DEI MELONIANI DI MEDIASET GUIDATA DA MAURO CRIPPA (IN VIA DI USCITA), CHE HA IN PRIMA FILA PAOLO DEL DEBBIO E SOPRATTUTTO NICOLA PORRO (SALLUSTI SI E' INVECE RIAVVICINATO ALLA "FAMIGLIA") – RACCONTANO CHE IL VOLUBILE TOMMASINO CERNO-BYL SI E' COSI' BEN ACCLIMATATO A MILANO, ALLA DIREZIONE DE "IL GIORNALE", CHE PREFERISCA PIU' INTRATTENERSI CON I “DIAVOLETTI” DELLA BOLLENTE NIGHTLIFE ''A MISURA DUOMO'' CHE CON GLI EDITORI ANGELUCCI…

xi jinping donald trump iran cina

DAGOREPORT – LA CINA ENTRA IN GUERRA? L’ORDINE DI TRUMP DI BLOCCARE "QUALSIASI NAVE CHE TENTI DI ENTRARE O USCIRE DALLO STRETTO DI HORMUZ E DAI PORTI IRANIANI" NON POTEVA NON FAR INCAZZARE IL DRAGONE, PRINCIPALE ACQUIRENTE DI GREGGIO IRANIANO – SE NON VIENE REVOCATO IL BLOCCO, PECHINO MINACCIA DI FAR SALTARE L’ATTESO INCONTRO AL VERTICE CON XI JINPING, IN AGENDA A MAGGIO A PECHINO - DI PIU': IL DRAGONE SI SENTIRÀ AUTORIZZATO A RIBATTERE CON RAPPRESAGLIE POLITICHE CHE POTREBBERO TRASFORMARSI IN RITORSIONI MILITARI - L'ARABIA SAUDITA IMPLORA TRUMP DI FINIRLA DI FARE IL VASSALLO DI ISRAELE E DI TORNARE AL TAVOLO DEI NEGOZIATI CON L'IRAN. RIAD TEME CHE TEHERAN POSSA SCHIERARE I SUOI ALLEATI HOUTHI IN YEMEN PER BLOCCARE LO STRETTO DI BAB AL-MANDEB, UN'ARTERIA VITALE CHE TRASPORTA IL 10% DEL COMMERCIO GLOBALE TRA L'ASIA E I MERCATI EUROPEI ATTRAVERSO IL CANALE DI SUEZ, DETTA "PORTA DELLE LACRIME"…

meloni orban trump netanyahu papa leone

DAGOREPORT - REFERENDUM, GUERRA DEL GOLFO, ORBAN, PAPA LEONE: UNA BATOSTA DOPO L'ALTRA. IL BLUFF DEL CAMALEONTE DELLA GARBATELLA È GIUNTO AL CAPOLINEA: MEJO PRENDERE LE DISTANZE DA TRUMP E NETANYAHU, DUE TIPINI CON GROSSI PROBLEMI DI SALUTE MENTALE, PRIMA DI ANDARE A FAR COMPAGNIA AI GIARDINETTI AL SUO AMICO ORBAN - SOLO L'EROSIONE DEI CONSENSI LE HA FATTO TROVARE IL CORAGGIO DI CONDANNARE,  DOPO UN TRAVAGLIO DI SETTE ORE, IL BLASFEMO ATTACCO DEL SUO "AMICO" DI WASHINGTON AL PONTIFICATO DI PAPA PREVOST (SUBITO BASTONATA DA TRUMP: "SU DI LEI MI SBAGLIAVO") - OGGI E' STATA COSTRETTA A PRENDERE LE DISTANZE DAL "BOMBARDIERE" NETANYAHU, ANNUNCIANDO LA SOSPENSIONE DEL RINNOVO DEL PATTO DI DIFESA CON ISRAELE (ARMI, TECNOLOGIA, INTELLIGENCE) – CHISSÀ SE IL RINCULO INTERNAZIONALE DELLA DUCETTA AZZOPPATA RIUSCIRA' ANCORA AD ABBINDOLARE GLI ITALIANI….