1. ‘’IL FOGLIO’’ FA LA SUOLA ALLO SCARPARO A PALLINI: “L’IDENTITÀ MISTERIOSA E MITOLOGICA DI DIEGO DELLA VALLE, ROMPIGHIACCIO E ROMPIPALLE, SOLIDO E E LIQUIDO QUANTO A QUATTRINI, RODOMONTESCO E LOFFIO, TAMARRO DI SUCCESSO CHE SPACCA MA NON VINCE MAI” 2. TUONA E SCALCIA, ANNUNCIA SFRACELLI, SFIDA IL SALOTTO COSTITUITO E IL SUO POTERE PARRUCCONE, INSOLENTISCE I VECCHI E I NUOVI PADRONI, I FINANZIERI E GLI INDUSTRIALI, LA CONFINDUSTRIA E I SINDACATI, DESTRA E SINISTRA, OGGI RENZI E MARCHIONNE, “DUE SÒLE”, COME IERI GERONZI E BERLUSCONI, BAZOLI E ELKANN, MEDIOBANCA E GENERALI, QUELLI DI RIZZOLI E DI BNL, SEMPRE UNO SBERLEFFO, UN SALTO NEI CERCHI DI FUOCO, UNA ZUFFA 3. INSOMMA DA VENT’ANNI È UNA PROMESSA DI CAMBIAMENTO, DA VENT’ANNI VORREBBE RIVOLTARE L’ITALIA COME UN CALZINO, E INSOMMA BOOM! E ANCORA BOOM! E POI? E POI NIENTE

Salvatore Merlo per "il Foglio"

 

DELLA VALLE CADEDELLA VALLE CADE

Tuona e scalcia, da vent’anni annuncia sfracelli, sfida il salotto costituito e il suo potere parruccone, insolentisce i vecchi e i nuovi padroni, i riformisti e i conservatori, i finanzieri e gli industriali, la Confindustria e i sindacati, i politici di destra e quelli di sinistra, oggi Matteo Renzi e Sergio Marchionne, “due sòle”, come ieri Cesare Geronzi e Silvio Berlusconi, Giovanni Bazoli e John Elkann, i padroni di Mediobanca e di Generali, quelli di Rizzoli e della Bnl.

diego della vallediego della valle

 

Parla chiaro, ci mette la faccia, sfida rapporti e forze consolidate, sempre una ribellione, un cimento, una contrazione violenta, sempre uno sberleffo, un salto nei cerchi di fuoco, una zuffa. Nel 1993 accettò di sedere nel consiglio d’amministrazione dell’Iri “per fare fuori i boiardi di stato”, ma finì che se ne andò lui sbattendo la porta, urlando: “Burocrati!”. Spese cento miliardi di lire per acquisire l’1,2 per cento della Comit, litigò e attaccò Mediobanca con la stessa energia con la quale oggi critica Renzi e Marchionne, alla fine riuscì a vendere guadagnandoci.

 

MATTEO RENZI E DIEGO E ANDREA DELLA VALLE ALLO STADIO MATTEO RENZI E DIEGO E ANDREA DELLA VALLE ALLO STADIO

E insomma da vent’anni Diego Della Valle è una promessa di cambiamento nell’establishment, da vent’anni vorrebbe rivoltare l’Italia come un calzino, ed è da vent’anni che adora litigare, dare battaglia, affibbiando nomignoli un po’ a chiunque, ad Antonio Fazio (“stregone di Alvito”), ai Romiti (“famiglia Addams”), a Geronzi e Bazoli (“arzilli vecchietti”), e poi ancora a John Elkann che è “un imbecille” e adesso persino a Renzi, che gli è stato vicino ma ora oltre a essere una “sòla” è anche uno che “è andato in tilt”.

 

Dice Urbano Cairo, l’editore di La7, che gli è amico e lo difende: “Diego ha passione. La sua è la spavalderia di un provocatore culturale e politico che ha una voglia matta di stanare gli avversari e di inchiodarli alla forza delle sue idee”.

SERGIO MARCHIONNE SERGIO MARCHIONNE

 

Eppure Diego, che sarà anche spericolato e temerario come un ariostesco “cavalier villano”, tuttavia nel potere vero non quaglia, non realizza: al di fuori delle scarpe e della moda non mette in pratica, ma soffre, si lamenta, si agita, sparge polvere urticante, alimentando così, nel mondo della finanza e del potere, nei corridoi e nei salotti, un fiume di romanzi, una cascata di curiosità e di interrogativi, persino dei sorrisetti maliziosi che si concentrano sulla sua psicologia, la sua natura, quel suo carattere pirotecnico, tutto impeti e sobbalzi, nervi e scatti, un’indole irrequieta che viene fuori persino dal suo modo di vestire: colori sgargianti, fazzoletti sbuffanti, foulard vaporosi, gessati da paesano metropolitano e poi quell’incredibile serie di bracciali di stoffa sempre annodati ai polsi.

 

urbano cairo la7 urbano cairo la7

“Un’estroversione eccessiva, come quella di Totò a Capri”, celia a volte Giovanni Bazoli, il gran banchiere d’Italia che, silenzioso padrone del salotto finanziario, sembra anche esteticamente la nemesi di Della Valle, lui che il petardo lo ha persino querelato per certe sue espressioni “ingiuriose e inaccettabili” intorno all’affaire Ubi Banca.

 

“Della Valle è una specie di rompighiaccio”, dice Guido Roberto Vitale, banchiere d’affari, ex presidente di Rcs. “Ogni incazzatura, ogni suo gesto d’insofferenza, contiene una dose di verità. E forse tutto questo suo agitarsi ha persino una funzione organica nel nostro paese. In Rcs, per esempio, Della Valle è servito. Altro che. E’ servito a scuotere il gatto di marmo.

 

geronzi-della valle geronzi-della valle

Lui spacca, frantuma, prepara la strada e si fa da parte”, come fece in Generali, dove fu il siluro lanciato contro Cesare Geronzi. Dunque imprevedibile, fino all’eccesso, sì, un petardo appunto, eppure fa rumore prolungato, avvolto in un eccentrico e indistricabile garbuglio di talento e dissipazione, energia e inconcludenza, interessi personali e donchisciottismo.

 

E d’altra parte il rumore è al confine con il suono, come il significato è sempre al confine con l’insignificanza. “Il suo è un eccesso denso”, racconta Pierluigi Battista. E l’editorialista del Corriere Della Sera, autore lunedì di un fondo categorico su Della Valle, pubblicato dal giornale che ha scaricato Renzi in prima pagina con la firma del direttore Ferruccio de Bortoli, spiega: “Della Valle fa scarpe, moda, lusso, e non ha bisogno di appoggi politici. I suoi prodotti stanno in piedi da soli. Dunque è libero, parla. Talvolta straparla. Anche se, con i treni Ntv, adesso per lui le cose stanno cambiando. Quello è un business che implica relazioni, anche di scontro, con la politica. E chissà se è anche per questo che adesso ha polemizzato con Renzi, che ha un po’ favorito Ferrovie”.

della valle bazoli geronzi GetContent asp jpegdella valle bazoli geronzi GetContent asp jpeg

 

E insomma Battista descrive anche lui una personalità ambivalente, “un po’ è rottamatore e un po’ sa coltivarsi gli affari suoi”. E poiché le risorse finanziarie ovviamente non gli fanno difetto, anche Della Valle, come altri, si circonda d’intellettuali, di giornalisti amici, di consiglieri e bru-bru (che non gli hanno tuttavia evitato la piccola gaffe della “Costituzione di Einaudi”), li invita in montagna per sciare e al mare nella villa di Capri, presta loro l’elicottero e la barca (una volta, ospite Clemente Mastella, a Lipari per fargli uno sgarbo gli tagliarono gli ormeggi).

 

Una flûte di Cristal e un sogno di gloria, un sorso di champagne e un piccolo botto. E dunque, di botto in botto, studia un po’, parla in pubblico e si mostra in televisione, occupa una poltrona nel teatro di Michele Santoro e una in quello di Giovanni Floris, diffonde proclami a pagamento sul Corriere della Sera ed elargisce interviste a Repubblica.

floris la7 19 e 40 4floris la7 19 e 40 4

 

Parla di progresso e di sviluppo, di concorrenza e di merito, sogna conquiste, scalate nelle vette più alte e ambiziose del potere italiano, nei giornali e nelle banche, in Rcs e alle Generali, ora persino nella politica: vorrebbe far concorrenza a Renzi come i suoi treni Ntv fanno concorrenza alle Ferrovie. E insomma Boom!, Boom! e ancora Boom! E poi? E poi niente…

 

Raccontano infatti i suoi amici giornalisti, alquanto sollevati: “Anche di questa storia della politica, della lista di ministri da suggerire a Napolitano, del governo alternativo a Renzi, non se ne parlerà più, come non s’è più parlato dell’aumento di capitale in Rcs. E meno male”. Come tutto il resto. Un petardo. O quasi.

Diego della Valle Montezemolo ItaloDiego della Valle Montezemolo Italo

 

Suggerisce dunque un amico che Della Valle ha in comune con Luca di Montezemolo: “Per gli uomini come Montezemolo, come Della Valle e come Corrado Passera, la vittoria non è nel ‘fine’ ma nel ‘durante’. E’ l’ebbrezza di essere riconosciuti, cercati e coccolati dai giornali, l’idea di far parte di un Olimpo, d’essere uno di quegli uomini al cui passaggio le folle si aprono come le acque del mar Rosso per Mosè. La politica è solo il compimento di un disegno esistenziale. Ma in realtà, la sola idea di fare sul serio, di dover trattare con Alfano, con Quagliariello o con Casini, li atterrisce”.

RENZI ALFANO CASINI IN SENATO FOTO LAPRESSE RENZI ALFANO CASINI IN SENATO FOTO LAPRESSE

 

E così, incredibilmente, malgrado il continuo digrignare di denti, Della Valle non è riuscito ancora a mordere la mela del potere che conta, nemmeno ad afferrarla, per la verità, ma è finora sempre ed esclusivamente esploso. Un po’ dovunque. “Della Valle è uno strano signore che scoppietta e lascia molto fumo alle sue spalle”, mormora Cesare Geronzi, il banchiere emerito che certo non lo ama (eufemismo).

 

Botti su botti, che non sono soltanto lo sfogo baldanzoso di un vincente, dicono, ma un singolare, incessante e talvolta stravagante crepitìo. “Qualche volta con costrutto, qualche altra volta meno”, allude Pierluigi Battista. Lupo Rattazzi, figlio di Susanna Agnelli, nipote dell’Avvocato, una volta disse che “Della Valle è la controfigura di Sgarbi, ha la stessa inclinazione all’ingiuria”, malgrado, come dice Carlo De Benedetti, “a modo suo Della Valle dice con brutalità cose spesso assolutamente vere e condivisibili”.

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni carlo calenda

FLASH – CARLO CALENDA UN GIORNO PENDE DI QUA, L’ALTRO DI LÀ. MA COSA PENSANO GLI ELETTORI DI “AZIONE” DI UN’EVENTUALE ALLEANZA CON LA MELONI? TUTTO IL MALE POSSIBILE: IL “TERMOMETRO” TRA GLI “AZIONISTI” NON APPREZZA L'IPOTESI. ANCHE PER QUESTO CARLETTO, ALL’EVENTO DI FORZA ITALIA DI DOMENICA, È ANDATO ALL’ATTACCO DI SALVINI: “NON POSSO STARE CON CHI RICEVE NAZISTI E COCAINOMANI” (RIFERIMENTO ALL’ESTREMISTA INGLESE TOMMY ROBINSON) – IL PRECEDENTE DELLE MARCHE: ALLE REGIONALI DI SETTEMBRE, CALENDA APRÌ A UN ACCORDO CON IL MAL-DESTRO ACQUAROLI, PER POI LASCIARE LIBERTÀ “D’AZIONE” AI SUOI CHE NON NE VOLEVANO SAPERE...

donald trump peter thiel mark zuckerberg sam altman ice minneapolis

IL NERVOSISMO È ALLE STELLE TRA I CAPOCCIONI E I PAPERONI DI BIG TECH: MENTRE ASSISTONO INERMI ALLE VIOLENZE DI MINNEAPOLIS (SOLO SAM ALTMAN E POCHI ALTRI HANNO AVUTO LE PALLE DI PRENDERE POSIZIONE), SONO MOLTO PREOCCUPATI. A TEDIARE LE LORO GIORNATE NON È IL DESTINO DELL'AMERICA, MA QUELLO DEL LORO PORTAFOGLI. A IMPENSIERIRLI PIÙ DI TUTTO È LO SCAZZO TRA USA E UE E IL PROGRESSIVO ALLONTANAMENTO DELL'EUROPA, CHE ORMAI GUARDA ALLA CINA COME NUOVO "PADRONE" – CHE SUCCEDEREBBE SE L’UE DECIDESSE DI FAR PAGARE FINALMENTE LE TASSE AI VARI ZUCKERBERG, BEZOS, GOOGLE, IMPONENDO ALL’IRLANDA DI ADEGUARE LA PROPRIA POLITICA FISCALE A QUELLA DEGLI ALTRI PAESI UE? – COME AVRÀ PRESO DONALD TRUMP IL VIAGGIO DI PETER THIEL NELLA FRANCIA DEL “NEMICO” EMMANUEL MACRON? SPOILER: MALISSIMO…

viktor orban giorgia meloni santiago abascal matteo salvini

FLASH – GIORGIA MELONI SI SAREBBE MOLTO PENTITA DELLA SUA PARTECIPAZIONE ALL’IMBARAZZANTE SPOTTONE PER LA CAMPAGNA ELETTORALE DI VIKTOR ORBAN, INSIEME A UN’ALLEGRA BRIGATA DI POST-NAZISTI E PUZZONI DI TUTTA EUROPA – OLTRE AD ESSERSI BRUCIATA IN UN MINUTO MESI DI SFORZI PER SEMBRARE AFFIDABILE ED EUROPEISTA, LA SORA GIORGIA POTREBBE AVER FATTO MALE I CONTI: PER LA PRIMA VOLTA DA ANNI, I SONDAGGI PER IL “VIKTATOR” UNGHERESE NON SONO BUONI - IL PARTITO DEL SUO EX DELFINO, PETER MAGYAR, È IN VANTAGGIO (I GIOVANI UNGHERESI NON TOLLERANO PIÙ IL PUTINISMO DEL PREMIER, SEMPRE PIÙ IN MODALITÀ RAGAZZO PON-PON DEL CREMLINO)

zelensky beltrame meloni putin

FLASH – CHI E PERCHÉ HA FATTO USCIRE IL DISPACCIO DELL’AMBASCIATORE “LEGHISTA” A MOSCA, STEFANO BELTRAME, RISERVATO AI DIPLOMATICI, IN CUI SI ESPRIMEVANO LE PERPLESSITÀ ITALIANE SULLE NUOVE SANZIONI ALLA RUSSIA, CON TANTO DI STAFFILATA ALL’ALTO RAPPRESENTANTE UE, KAJA KALLAS (“IL CREMLINO NON LA RICONOSCE COME INTERLOCUTRICE”)? NON SONO STATI I RUSSI, MA QUALCUNO DALL'ITALIA. EBBENE: CHI HA VOLUTO FARE UN DISPETTUCCIO A GIORGIA MELONI, CHE CI TIENE TANTO A MOSTRARSI TRA LE PIÙ STRENUE ALLEATE DI KIEV? -  PICCOLO REMINDER: BELTRAME, EX CONSIGLIERE DIPLOMATICO DI SALVINI AI TEMPI DEL VIMINALE, NELL’OTTOBRE DEL 2018 ORGANIZZÒ IL VIAGGIO DI SALVINI A MOSCA, AI TEMPI DELL’HOTEL METROPOL…

 donald trump ursula von der leyen xi jinping

DAGOREPORT – TRUMP SCHIFA L'EUROPA? E QUEL VOLPONE DI XI JINPING VUOLE USARLA PER FAR ZOMPARE L'ECONOMIA AMERICANA - IL PRESIDENTE CINESE HA FATTO UNA PROPOSTA “INDECENTE” ALLA COMMISSIONE EUROPEA DI URSULA VON DER LEYEN: “COMINCIAMO AD AVERE RAPPORTI ECONOMICI IN EURO”. TRADOTTO: LASCIATE PERDERE IL VECCHIO DOLLARO COME VALUTA DI RISERVA MONDIALE – XI SOFFIA SUL FUOCO: L’UE È IL PRIMO DETENTORE DEL DEBITO AMERICANO, PERTANTO HA IN MANO LE SORTI DELLA VALUTA USA (E QUINDI DELLA SUA ECONOMIA)

grande fratello vip pier silvio berlusconi alfonso signorini fabrizio corona ilary blasi

FERMI TUTTI: IL “GRANDE FRATELLO VIP” 2026 SÌ FARÀ - PIER SILVIO BERLUSCONI NON HA ALCUNA INTENZIONE DI DARLA VINTA A FABRIZIO CORONA NÉ TANTOMENO DI SCENDERE A COMPROMESSI: IL REALITY TORNERÀ IN ONDA, CON OGNI PROBABILITÀ, CON LA CONDUZIONE DI ILARY BLASI. IN RISERVA, RESTA IL NOME DI VERONICA GENTILI CHE, NELLA PASSATA STAGIONE, HA CONDOTTO CON MEDIOCRE FORTUNA L’“ISOLA DEI FAMOSI” – IN ENDEMOL, CASA DI PRODUZIONE DEL REALITY, C’È STATO UN AUDIT INTERNO PER FARE CHIAREZZA SUL TANTO VAGHEGGIATO "CASO SIGNORINI", E SUI METODI DI SELEZIONE DEI VARI CAST DELLE PASSATE EDIZIONI, NON RILEVANDO ALCUNA "CRITICITÀ" - RESTA IN PIEDI IL PIANO GIUDIZIARIO: LO STOP IMPOSTO ALLA PUNTATA DI OGGI DI “FALSISSIMO” SUL CASO SIGNORINI È UNA SBERLA PER CORONA CHE…