luca zaia matteo salvini massimiliano fedriga

“DOBBIAMO CACCIARE SALVINI, CHE STA TRASCINANDO LA LEGA NEL BARATRO” - IL VENETO LEGHISTA DÀ LO SFRATTO AL “CAPITONE”: “O VA VIA CON LE BUONE O LO CACCIAMO NOI. TROPPE PROMESSE NON MANTENUTE. TROPPE DECISIONI E CANDIDATURE CALATE DALL’ALTO. SALVINI LA MATTINA DICE UNA COSA E LA SERA GIURA IL CONTRARIO. IL PONTE SULLO STRETTO AL NORD NON INTERESSA E LUI LO VUOLE. GLI IMMIGRATI CI SERVONO E LUI NON LI VUOLE” - LO “SCHEMA” DEI RIBELLI, SE NON PASSA IL TERZO MANDATO PER ZAIA: FEDRIGA SEGRETARIO DELLA LEGA, ZAIA SINDACO A VENEZIA E MARIO CONTE LASCERÀ TREVISO PER CORRERE DA GOVERNATORE IN REGIONE…

Estratto dell’articolo di Giampaolo Visetti per “la Repubblica”

 

ZAIA - GIORGETTI - FONTANA - CALDEROLI - SALVINI - FEDRIGA

«Terzo mandato per Zaia? Di rigore, ma non è più la priorità: la prima cosa adesso è cacciare Matteo Salvini, che sta trascinando la Lega nel baratro». Nei bar, fuori dai capannoni e nei piccoli Comuni del Veneto profondo, si materializza la rivolta contro il leader, ridotto sotto il 4% dal voto in Sardegna.

 

Il Carroccio qui non mugugna più, come dopo il sorpasso shock da parte di FdI alle politiche. Il popolo venetista […] alza il tiro e anche la voce. «Troppe promesse non mantenute – dice Andrea Gobbi nella sua officina – troppe decisioni e candidature calate dall’alto. Salvini la mattina dice una cosa e la sera giura il contrario. Il Ponte sullo Stretto al Nord non interessa e lui lo vuole. Gli immigrati ci servono e lui non li vuole. È tempo di cambiare sia il capo che la rotta».

 

luca zaia matteo salvini massimiliano fedriga attilio fontana

[…] ora Salvini qui è al 2,6%, Giorgia Meloni al 33%. Dopo il tonfo di Cagliari, però, anche lo zoccolo duro si è rotto: la base è infuriata e le Europee di giugno diventano un incubo per gli stessi sindaci. «L’errore è stato non fare il congresso – dice Germano Racchella, sindaco di Cartigliano nel Bassanese – quando è stato imposto il cambio di strategia del partito, mettendo nel simbolo Salvini al posto del Nord. Eravamo territoriali e ci siamo svegliati personali: serve subito un esame di coscienza e poi cambiare strada».

zaia salvini

 

Quando si perde, tutti i nodi vengono al pettine: autonomia incagliata, terzo mandato bocciato in Commissione al Senato, gelo Salvini-Meloni, voto europeo a rischio tracollo.

La base non capisce più il suo «ex sindacato territoriale del popolo».

 

Imprenditori e partite Iva presentano il conto di bilanci che non tornano. Ad aprire il fuoco l’assessore Roberto Marcato, che al vicepremier ha voluto dire che «dopo Zaia in Veneto c’è Zaia, punto». Messaggio: se non passa il terzo mandato vai a casa anche tu. A dichiarare ufficialmente aperto il processo è però il parlamentare europeo Gianantonio Da Re, ex sindaco di Vittorio Veneto e leader dell’ortodossia leghista.

LUCA ZAIA MATTEO SALVINI

 

«Il 9 giugno – dice – assisteremo a un disastro annunciato. Un sondaggio interno dà la Lega al 5,5%. Il giorno dopo Salvini si deve dimettere. O il cretino se ne va con le buone, o andiamo tutti a Milano in Via Bellerio e lo cacciamo con le cattive. Ormai la pensiamo tutti così, a partire da 80 parlamentari che aspettano solo i numeri del voto per muoversi. Anticipare il congresso in primavera a questo punto non serve: Salvini ci ha disintegrati e deve assumersene la responsabilità».

 

mario conte sindaco di treviso 2

A far infuriare iscritti e amministratori, il «distacco dalla gente» del Capitano e della «cerchia ristretta che lo guida». Foza è l’esempio- simbolo. Nel centro asiaghese, alle Europee di cinque anni fa, la Lega ha stabilito il record nazionale di 7 elettori su 10 per Salvini: oggi FdI sfiora il 50%. […]

 

[…] Martedì il governatore al quarto mandato ha riunito i suoi, a porte chiuse, a palazzo Balbi. Alle Regionali 2025, ha assicurato, il brand Zaia comunque ci sarà: candidato governatore con la Lega, se Matteo strappa a Giorgia il via libera a una legge ormai ad personam, o candidato consigliere con una propria lista-partito, data oggi vincente. […] «Dopo le Europee – prevede Da Re – scatterà l’ora di Massimiliano Fedriga, l’uomo giusto per riportare la Lega alle origini. L’anno prossimo Zaia si candiderà come sindaco a Venezia e Mario Conte lascerà Treviso per correre da governatore in Regione. È tempo che Zaia, causa indecisione cronica, la smetta di tenere in vita Salvini: condannandoci a sparire».

 

LUCA ZAIA UMBERTO BOSSI MATTEO SALVINI

Alle imprese del Nordest lo scenario piace. Venezia, dopo gli affari di Brugnaro, ha bisogno di una star politica. Nei sondaggi per le regionali il ministro meloniano Adolfo Urso, padovano di nascita, non sfonda. Il “traditore” Flavio Tosi, ora coordinatore di Forza Italia, non è stato perdonato e l’industriale Matteo Zoppas ha declinato l’invito.

mario conte sindaco di treviso 1

 

Lo schema Fedriga-leader a Roma dopo Salvini, Conte governatore del Veneto con Zaia sindaco a Venezia e azionista di maggioranza in consiglio regionale, scalda così la base dissidente. Non fa i conti però con il 9 giugno e con FdI. A oscurare la vista su Strasburgo, anche lo spettro del generale Roberto Vannacci. «Non scherziamo - il coro dei sindaci leghisti - se Salvini lo impone capolista, qui è la fine. In Europa saremo gli appestati, all’opposizione con Orbán e Le Pen, filo-Putin e nelle mani dell’estrema destra». […] Se salta Zaia, salta Salvini […]

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni marina berlusconi antonio tajani

DAGOREPORT – A PALAZZO CHIGI ALEGGIA DAVVERO UN CLIMA DA FINE IMPERO - AL VERTICE DI MARTEDÌ SCORSO IL NERVOSISMO DI GIORGIA MELONI HA SUPERATO LA SOGLIA DI GUARDIA, ACCUSANDO PESANTEMENTE SALVINI E TAJANI DI “TRADIMENTO” SULLE PREFERENZE (SE L’EMENDAMENTO VENISSE BOCCIATO ANCHE AL SENATO, LA “SFI-DUCETTA” DELLA CAMERA DIVENTEREBBE UNA CATASTROFICA "SFI-DUCIONA") - IL LEGHISTA HA SUBITO SMOLLATO LA PATATONA BOLLENTE SU FORZA ITALIA. L’EX MONARCHICO DI FERENTINO, FINO A IERI FEDELE ‘’CAMERIERE’’ DELLA DUCETTA, HA RIFILATO IL SOLITO BLA BLA DI SUPERCAZZOLE CON SCAPPELLAMENTO AI “VALORI DEL BERLUSCONISMO DA DIFENDERE'' – LA VERITÀ È CHE NÉ SALVINI NÉ TAJANI RIESCONO A CONTROLLARE I LORO PARLAMENTARI, AL PUNTO CHE LA MELONI, DISPERATA, AVREBBE CHIAMATO MARINA BERLUSCONI - LIQUIDATA DALLA ''CAVALIERA'' CON “NON HO AUTORITÀ SULLE SCELTE DEL PARTITO”, “IO SO’ GIORGIA” AVREBBE CHIUSO CON UN MINACCIOSO: “ME LO RICORDERÒ…”

ministero della giustizia giusi bartolozzi

FLASH – LA “ZARINA” È SEMPRE DI CASA A VIA ARENULA! PARE CHE QUESTA MATTINA GIUSI BARTOLOZZI, EX CAPO DI GABINETTO DI CARLO NORDIO, GIUBILATA DA MELONI DOPO LA SCONFITTA AL REFERENDUM, SIA TORNATA A FAR VISITA AI SUOI EX COLLEGHI AL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA. E NON SAREBBE LA PRIMA VOLTA, NELLE ULTIME SETTIMANE – LA BARTOLOZZI, A QUANTO SPIFFERANO GLI “ADDETTI AI LIVORI”, SI SAREBBE INTRATTENUTA CON IL VICE-CAPO DI GABINETTO DEL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, VITTORINO CORASANITI, E CON LA RESPONSABILE DEL DIPARTIMENTO DELL’ORGANIZZAZIONE GIUDIZIARIA, LINA DI DOMENICO. DI COSA DOVEVANO PARLARE I DUE FUNZIONARI CON L'EX CAPETTA DI VIA ARENULA?

guido crosetto giorgia meloni roberto vannacci marina berlusconi

DAGOREPORT - L’IRRESISTIBILE ASCESA DEL FENOMENO VANNACCI SARÀ LA PIETRA TOMBALE DEL MELONISMO? IMBARCARE LA “FECCIA” DI FUTURO NAZIONALE AVREBBE CONSEGUENZE CATASTROFICHE PER MELONI & CAMERATI – FORZA ITALIA, PER LA VOCE DI FRANCESCO PAOLO SISTO, GIÀ AVVOCATO DI SILVIO BERLUSCONI E ATTUALE VICEMINISTRO DELLA GIUSTIZIA, HA GIÀ INVITATO I DEPUTATI AZZURRI CHE SI SENTONO ATTRATTI DALLE POSIZIONI DI VANNACCI, A "PASSARE IL RUBICONE". CIOÈ A TOGLIERSI DAI PIEDI E ACCOMODARSI ALTROVE - ALLO STESSO TEMPO LA PRESENZA DEL GENERALISSIMO RISCHIA DI TRAFIGGERE IL VERTICE DI FRATELLI D’ITALIA. IL PRIMO AD ALZARE I TACCHI SAREBBE DI CERTO IL CO-FONDATORE DEL PARTITO E MINISTRO DELLA DIFESA, GUIDO CROSETTO…

gianni alemanno giorgia meloni roberto vannacci

DAGOREPORT – SENZA UN’ALLEANZA CON VANNACCI, GIORGIA MELONI RISCHIA DI PERDERE LE PROSSIME ELEZIONI – E ALLORA A VIA DELLA SCROFA HANNO PROVATO AD AMMANSIRE IL GENERALE PER TIRARE IN COALIZIONE ANCHE FUTURO NAZIONALE – PECCATO CHE L’EX PARA’ SIA PAPPA E CICCIA, IN EUROPA, CON I NEONAZISTI DI AFD, NEL GRUPPO “EUROPA DELLE NAZIONI SOVRANE” – PER RENDERSI “POTABILE” A UNA COALIZIONE DI GOVERNO, VANNACCI DOVREBBE “RIPULIRSI” PARECCHIO, FARE PARECCHIE ABIURE, PENA L’OSTILITA’ DI BRUXELLES E DEL PPE (CHE HA IN AFD IL SUO NEMICO) – MA AL GENERALE CONVIENE DILUIRSI IN UN CENTRODESTRA CHE ANNACQUEREBBE LA SUA FASCIO-RETORICA O RESTARE ALL’OPPOSIZIONE E INGROSSARE I CONSENSI? LA SECONDA CHE HAI DETTO…

politecnico di milano rettrice donatella sciuto big mama

DAGOREPORT - L’ULTIMA FRONTIERA DELLA PARITA’ DI GENERE? LE UNIVERSITA’ MILANESI, PASSATE NEGLI ULTIMI DIECI ANNI DA ZERO A SEI RETTRICI - ORA, SULL’ESEMPIO DI MANFREDI A NAPOLI, QUALCUNA PENSA AL “GRANDE SALTO”. E’ IL CASO DELLA RETTRICE DEL POLITECNICO, DONATELLA SCIUTO: IN UNA INTERVISTA AL “CORRIERE” DICHIARA DI NON VOLERSI CANDIDARE E INVITA A VOTARE UN SINDACO DEL PD - DEL RESTO, NEL SUO ATENEO C’E’ APPENA STATO UN CONCORSO CON UNA SOLA CANDIDATA (GUARDA CASO!): LA EX PARLAMENTARE PD, LEYLA CIAGA’ – LA LAUREA IN URBANISTICA A BIG MAMA, LA CUI CANZONE “LA RABBIA NON TI BASTA” E’ STATA DEDICATA DALLA SCHLEIN ALLA MELONI. INSOMMA UN POLITECNICO ROSSO DI RABBIA…