IL TRAPPOLONE DI STARMER A BURNHAM - VERTICE SEGRETO A LONDRA TRA IL PREMIER DIMISSIONARIO E L’UOMO CHE LO HA SPODESTATO: E’ MURO CONTRO MURO SULLA DIFESA E LE ARMI. STARMER VUOLE PRESENTARE L’AGOGNATO “DEFENCE INVESTMENT PLAN”, MA BURNHAM NON CI STA, PERCHÉ NON VUOLE FARSI LEGARE LE MANI SU SPESE MILITARI MILIARDARIE ANCOR PRIMA DI INSEDIARSI A DOWNING STREET – IL NODO DEI RAPPORTI CON L’UE. L'IPOTESI DI UN ALLINEAMENTO NORMATIVO CON BRUXELLES HA PROVOCATO SCETTICISMO NEL REGNO UNITO. L'EX SINDACO DI MANCHESTER SCEGLIERÀ DI GIOCARE LA CARTA DI UN RITORNO NELL’UE O SI CONCENTRERA' SULLE PRIORITÀ INTERNE BRITISH?
FACCIA A FACCIA BURNHAM-STARMER: SULLA DIFESA È GIÀ SCONTRO APERTO
Antonello Guerrera per la Repubblica - Estratti
Almeno, pare che non si siano presi a parolacce. Ieri Keir Starmer e Andy Burnham si sono incontrati, per la prima volta dal golpe politico dell’ex sindaco di Manchester contro il primo ministro, ancora in carica per qualche settimana.
Non a Downing Street, per carità, Sir Keir non avrebbe mai accolto colui che lo scorso weekend si narra abbia chiamato «traditore», ma in campo neutro. Località sconosciuta, ma i consiglieri dei due rivali raccontano che «Keir e Andy hanno parlato per oltre un’ora». E gli argomenti di certo non mancavano.
Perché il passaggio di testimone tra i due è iniziato. Ma gli scogli sono tanti. Innanzitutto, la Difesa, su cui Starmer e Burnham sono arrivati allo scontro. Il premier uscente vuole pubblicare nei prossimi giorni l’agognato “Defence Investment Plan”, dopo i tira e molla con il Tesoro che alla fine, due settimane fa, avevano provocato le dimissioni del ministro della Difesa John Healey e di quello per la Forze Armate Al Carns, indignati dalla «mancanza di fondi per la sicurezza nazionale». Ma il premier in pectore non ci sta, perché non vuole farsi legare le mani su spese militari miliardarie ancor prima di insediarsi a Downing Street.
È un muro contro muro. Perché Starmer non si smuove di un millimetro. Vuole pubblicare il Piano per la Difesa prima del cruciale vertice Nato di Ankara, il prossimo 7 luglio. Umiliato in patria, Sir Keir è invece lodato dagli alleati europei; almeno in campo internazionale non vuole rovinarsi l’onore, e poi non può presentarsi a mani vuote da Donald Trump, che ai membri dell’Alleanza ha chiesto di aumentare le spese militari al 3,5% del Pil entro il 2035.
Starmer ha ridotto le sue ambizioni per non affettare il welfare (di qui le dimissioni di Healey e Carns), ma il Plan è meglio di niente. «Completeremo tutto tra qualche giorno», assicura il ministro della Difesa Dan Jarvis, parlando al think tank Rusi. Burnham e i suoi, invece, non ci stanno: «Questo è un governo dimissionario, a che titolo impone le spese future del prossimo esecutivo?».
IL RESET
Marco Bresolin per la Stampa - Estratti
Dopo aver annunciato le dimissioni, il primo ministro britannico Keir Starmer si è subito messo in contatto con quello che con ogni probabilità sarà il suo successore per definire i termini della transizione.
KEIR STARMER SI INGINOCCHIA PER RACCOGLIERE I FOGLI A TRUMP
Secondo la stampa locale, Starmer avrebbe avuto un incontro segreto con Andy Burnham, lontano da Downing Street, per discutere soprattutto dei due principali nodi che andranno affrontati nell'immediato: il piano per gli investimenti militari e i negoziati con l'Unione europea per il cosiddetto "reset", che punta a riportare il Regno Unito più vicino a Bruxelles.
Il partito laburista, nel frattempo, ha fissato le date per il processo di selezione, che dovrebbe concludersi il prossimo 17 luglio con l'insediamento di Burnham, candidato in pectore che al momento appare senza rivali in grado di insidiare la sua candidatura. L'iter inizierà il 9 luglio, all'indomani del vertice Nato di Ankara che vedrà la partecipazione di Starmer.
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All'incontro, convocato dal cancelliere tedesco Friedrich Merz, parteciperanno anche la premier Giorgia Meloni, il polacco Donald Tusk e il presidente francese Emmanuel Macron, con il segretario generale della Nato, Mark Rutte, che dovrebbe collegarsi in videoconferenza. Il mini-vertice servirà per fare il punto sull'Ucraina dopo il G7 di Evian e per definire un coordinamento europeo in vista del vertice dell'Alleanza Atlantica del 7-8 luglio.
Ed è proprio a causa del summit di Ankara che Starmer sembra determinato a presentare a tutti i costi il suo piano per gli investimenti nella Difesa, seppur da premier dimissionario. Lo ha confermato ieri Rachel Reeves, cancelliera dello Scacchiere, anche se il tutto potrebbe poi essere rimesso in discussione dal successore di Starmer.
Sarà invece nelle mani di Burnham, o di chiunque siederà a Downing Street da metà luglio in poi, la partita con l'Unione europea. La decisione dei vertici Ue di rinviare il summit inizialmente previsto per il 22 luglio non è piaciuta molto a Londra, soprattutto al gabinetto del primo ministro uscente, che vedeva questo accordo come un suo lascito ereditario.
Ma Ursula von der Leyen e Antonio Costa hanno preferito rimandare l'incontro per essere sicuri di avere di fronte il nuovo primo ministro e hanno ritenuto necessario prendersi più tempo, visto che Burnham è un perfetto sconosciuto agli occhi di Bruxelles. Le indicazioni sin qui raccolte dalle istituzioni europee non lasciano presagire un cambio di rotta, ma proprio per questo i due hanno deciso che è meglio far decantare il passaggio di consegne.
FRIEDRICH MERZ - VOLODYMYR ZELENSKY - KEIR STARMER - EMMANUEL MACRON
Sul tavolo ci sono tre grandi accordi, apparecchiati da Starmer, che puntano al cosiddetto "reset" nei rapporti bilaterali per riavvicinare il Regno Unito all'Unione europea. Il primo riguarda le barriere commerciali nel settore agroalimentare e mira ad allentare le norme sanitarie e fitosanitarie per facilitare l'export britannico verso il Vecchio Continente, anche se Londra dovrebbe garantire un allineamento normativo.
Il secondo si estende invece al campo dell'energia e punta a reintegrare il Regno Unito nel mercato elettrico europeo e a uniformare il sistema per lo scambio di quote di emissioni Ets. Il terzo accordo mira ad agevolare la mobilità giovanile tra le due sponde della Manica, offrendo visti speciali ai giovani. C'è l'ipotesi di fissare delle quote massime annuali, anche se i governi Ue vogliono che le università britanniche garantiscano una piena parità d'accesso agli studenti europei, eliminando le extra-tasse che oggi possono arrivare anche a 30 mila euro l'anno. Il contenzioso, a quanto risulta, non è stato ancora risolto e questo potrebbe rivelarsi un ostacolo all'intesa.
I britannici chiedono inoltre un abbattimento dei dazi sull'acciaio e vorrebbero inserire nell'intesa anche il capitolo relativo alla Difesa e alla Sicurezza, per garantire alle proprie imprese la partecipazione agli appalti congiunti in campo militare e non solo, consentendo loro di rientrare nella clausola "Made in EU".
L'ipotesi di un allineamento normativo con Bruxelles ha visto emergere un po' di scetticismo nel Regno Unito, che teme di perdere il ruolo di "rule-maker" (cioè chi decide le proprie leggi) per ritrovarsi a essere un "rule-taker" (chi subisce le leggi decise da altri).
Un avvertimento in questo senso ieri è arrivato anche dall'ex negoziatore per la Brexit, David Frost, che ha invitato Burnham a rivedere il piano di Starmer per il "reset" con l'Ue. Un altro ex negoziatore, ma per conto dell'Ue, ha invece lanciato un messaggio opposto: Michel Barnier ieri era a Londra e ha assicurato che per il Regno Unito è ancora «possibile rientrare» nell'Unione europea e che questo processo potrebbe essere «breve», certamente «più rapido» del tempo che Londra impiegherebbe per decidere di tornare sui propri passi.





