vittorio feltri 2

“CARLO DE BENEDETTI MI CERCO’ PER 'REPUBBLICA'" – VITTORIO FELTRI SI RACCONTA IN UN LIBRO E RIVELA IL CORTEGGIAMENTO DI CDB: "IO GLI DISSI CHE SE AVESSI DIRETTO QUEL GIORNALE, PER LA PRIMA VOLTA NELLA MIA VITA AVREI PERSO COPIE” - “FINI POLITICAMENTE L’HO UCCISO IO. AVEVO PROVATO AD AVVISARLO. LUI MI AVEVA DATO APPUNTAMENTO, MA POI NON SI PRESENTÒ. E MI SENTII AUTORIZZATO A PUBBLICARE LA NOTIZIA SULLA CASA DI MONTECARLO" - "ORIANA FALLACI SPEGNEVA LE SIGARETTE SUL MIO DIVANO"; "GIORGIO GORI LO LICENZIAI PERCHÉ ERA TROPPO DI SINISTRA” - "RETEQUATTRO? È CORRETTO DIRE CHE L’HO VENDUTA IO A MONDADORI, FACENDO I PRIMI BEI SOLDI DELLA MIA VITA” -  IL SEGRETO PER VENDERE COPIE: “SCRIVERE QUELLO CHE VUOLE SAPERE IL LETTORE. NON SONO MAI STATO SNOB”

 

Elvira Serra per il Corriere della Sera - Estratti

 

vittorio feltri

Quando ormai pensi di sapere tutto di lui, Vittorio Feltri torna in libreria con un nuovo libro, questa volta scritto con Alessandro Gnocchi per Foglio Edizioni, che non è solo la dichiarazione d’amore per una professione all’inizio scelta per esclusione, e poi cucita addosso come certi abiti sartoriali che ama indossare. Il titolo, Il direttore rompiscatole, dice molto. (...)

 

Direttore, ma davvero Oriana Fallaci le regalò una pelliccia di visone?

«Sì, è vero. Mi aveva convocato in un ristorante di piazza Cavour. Io arrivai con tre minuti di ritardo e lei era già seduta, con questo pacco gigantesco accanto. Lo scartai perplesso e trovai una pelliccia di visone da uomo. “È l’ultima moda a New York”, mi disse. Naturalmente non la indossai mai, ma la conservo ancora».

 

Vi eravate conosciuti al «Corriere della Sera». Il sodalizio si era cementato negli ultimi anni su «Libero». Ma non sapevo che fosse venuta a stare da lei prima di tornare a Firenze per morire.

VITTORIO FELTRI COVER

«Sì, era giugno del 2006. Mi chiamò, disse che aveva delle faccende da sbrigare a Milano, ma di non volersi mostrare fragile. Così mi offrii di ospitarla nella mia casa in piazza Duse, dove rimase per qualche giorno, dopo aver cacciato la governante. Io, per non disturbarla, stavo in mansarda. Aveva sempre il suo bel carattere, fumava di continuo e spegneva le sigarette sul divano, cosa che mi faceva imbufalire».

 

Un ricordo speciale?

«Per il suo compleanno stappai una bottiglia di Dom Pérignon: la feci felice. Desiderava conoscere Maria Luisa Trussardi, perché in guerra si portava il suo profumo: quando andammo da lei a pranzo, si vestì come una regina. E al rientro mi chiese di portarla dal salumaio. Poi tornò a Firenze: voleva morire lì».

Chi l’accompagnò?

«Mi occupai io di chiamare un autista. Durante il viaggio mi fece mille telefonate: perché c’era caldo, e avvisai l’autista di accendere l’aria condizionata, poi perché c’era freddo, e lo richiamai per alzare la temperatura. Prima di partire mi chiese un bicchiere e un cucchiaino per prendere le medicine durante il viaggio. E qui devo raccontare una cosa che ancora mi commuove».

 

vittorio feltri

Vada avanti.

«Intanto ho il rammarico di non averle parlato prima che morisse. Lei mi aveva cercato, ma io ero all’ospedale e non potei richiamarla. Poi, dopo la sua morte, incontrai monsignor Fisichella che mi diede un pacchetto: “Oriana mi ha chiesto di darglielo”. Lo aprii e dentro c’erano il bicchiere e il cucchiaino».

 

Gli oggetti nel suo libro nascondono tutti una storia. Vuole raccontarmi quella della penna di Nino Nutrizio?

«A lui devo tutto, il mestiere me lo ha insegnato lui. Il pezzo che mi ha fatto assumere è quello di una prostituta uccisa alla vigilia di Natale a casa sua, davanti alla figlioletta di due anni.

giorgia meloni in videocollegamento con la festa dei 25 anni di libero quotidiano - con vittorio feltri e mario sechi

 

Mi aveva avvisato un amico fotografo. Quando arrivai sul luogo del delitto la polizia non era ancora arrivata e trovai questa bambina sotto il tavolo. Non so che pezzo scrissi, so solo che il giorno dopo comprai la Notte e scoprii disperato che il mio articolo in cronaca non c’era. Poi voltai il giornale e vidi che era in prima pagina. Poco dopo mi chiamò la segretaria di Nutrizio, me lo passò e lui mi annunciò che il mio periodo di prova era scaduto ed ero assunto in pianta stabile. Quella gioia non l’ho mai più provata».

E la penna?

«Quando morì, mi chiamò la vedova e disse che il marito mi aveva lasciato un pacchetto: dentro c’era la sua penna».

 

 

 (...)

vittorio feltri - giancarlo giorgetti

ha cominciato a fare il giornalista, all’«Eco di Bergamo». Di quale servizio è più orgoglioso?

«Di tutti quelli fatti per il Corriere della Sera, dal caso Tortora ai reportage ai Mondiali del Messico o alle Olimpiadi di Seul, quando ho rincorso, letteralmente, Gelindo Bordin al traguardo».

 

Come direttore è sempre stato un moltiplicatore di copie. Il segreto?

«Scrivere quello che vuole sapere il lettore, è lui che compra il giornale. Non sono mai stato snob. E i numeri mi hanno dato ragione: Bergamo Oggi passò da 4 mila copie a 17 mila, l’Europeo, da malato terminale lo lasciai a 160 mila, l’Indipendente a 126 mila».

 

E se le dico Carlo De Benedetti?

«Mi è sempre stato simpatico, è una persona spiritosa. Nel 1996, o nel 1997, mi convocò in pompa magna, c’era pure Caracciolo. Ebbi la sensazione che volessero sondare il terreno, ma io per levarli dall’imbarazzo dissi che se avessi diretto Repubblica, per la prima volta nella mia vita avrei perso copie».

 

A «Bergamo Oggi» assunse e licenziò Giorgio Gori. Cos’aveva che non andava?

«Era troppo di sinistra. E se fai un giornale cittadino ti devono leggere tutti, non solo una parte. Glielo feci notare una volta, due volte, poi rinunciai e lo licenziai».

 

«Libero» come nacque?

matteo renzi vittorio feltri

«Arrivavo dalla direzione del Quotidiano Nazionale, dove però l’editore, Andrea Riffeser Monti, era molto invadente. Dopo nove mesi me ne andai. A fondare Libero mi aiutò l’imprenditore Massimo Massano. La prima sede era sopra i binari della ferrovia: quando passavano i treni, almeno 30 al giorno, tremava tutto. Se fosse andata male mi sarei potuto buttare di sotto».

 

Invece andò bene.

«Quando venne Cossiga la prima volta, la mia segretaria si portò da casa una tovaglietta e i bicchieri. Di soddisfazioni, con il tempo, ce ne siamo levate tante. Dopo l’11 settembre vendemmo il giornale avvolto in una bandiera americana: l’idea era stata di una segretaria, che ricevette un ricco premio».

 

Possiamo dire che è stato lei a fondare Retequattro?

ignazio la russa vittorio feltri

«È corretto dire che l’ho venduta io a Mondadori, facendo i primi bei soldi della mia vita. La tv si chiamava Video Delta, prima Video Bergamo. Eravamo io, mia moglie Enoe, Pino Farinotti e pochi altri. La nostra fortuna furono i film di Don Camillo e Peppone, che Angelo Rizzoli praticamente mi regalò, seguendo una intuizione della Bonfanti (Enoe, ndr)».

 

La P2 ci provò pure con lei?

«Sì, ma stavo facendo un lavoro importante, così misi il modulo in un cassetto e me lo dimenticai».

 

Rivera le deve l’elezione alla Camera con la Dc?

«Un po’ sì. Eravamo compagni di branda al Car di Orvieto: mangiavamo bene grazie a lui che, già famoso, faceva arrivare in caserma cose buonissime. Molti anni dopo consigliai a un notabile della Dc di candidarlo e lo sostenni sul Giornale».

 

Gianfranco Fini, invece, l’ha più sentito?

«No, e come potrei? Politicamente l’ho ucciso io».

 

Con l’inchiesta del Giornale sulla casa di Montecarlo.

giorgia meloni gianfranco fini

«Eppure avevo provato ad avvisarlo. Lui mi aveva dato appuntamento, ma poi non si presentò. Aveva rinunciato a spiegarsi. E mi sentii autorizzato a pubblicare la notizia».

 

Il più bravo di tutti?

«Indro Montanelli».

 

Il libro non ha dedica, è in tempo adesso. A chi?

«A Enoe. Gliene ho fatte di tutti i colori. Prima l’ho amata e poi le ho voluto un sacco di bene. E gliene voglio ancora».

VITTORIO FELTRI 2

 

Nella prossima vita farà sempre il giornalista?

«Non saprei immaginarmi in un altro modo».

vittorio feltri melania rizzoliVITTORIO FILTRI - MEME BY EMILIANO CARLI VITTORIO FELTRI SILVIO BERLUSCONIcarlo de benedettiVITTORIO FELTRI E ORIANA FALLACIORIANA FALLACI VITTORIO FELTRIvittorio feltri - consiglio regionale lombardia - foto lapressepiero chiambretti vittorio feltrivittorio feltri 2feltri enzo tortoravittorio feltriVITTORIO FELTRI A DONNE SULL'ORLO DI UNA CRISI DI NERVIFrancesca Fagnani e Vittorio Feltri _ph Stefania Casellato michela vittoria brambilla bacia vittorio feltrigiulia ligresti vittorio feltri melania rizzoli

Ultimi Dagoreport

gender club degrado roma pina bausch matteo garrone

25 ANNI FA SPUNTÒ A ROMA UN CLUB IN MODALITÀ DARK-ROOM: AL "DEGRADO", IMMERSO NEL BUIO, SI FACEVA SESSO SENZA IL SENSO DEL PECCATO, IN MEZZO A TUTTI. UNO ‘’SBORRIFICIO” CHE NON HA AVUTO EGUALI E CHE DEMOLÌ I MURI DIVISORI TRA ETERO-BI-GAY-LESBO-TRANS-VATTELAPESCA - PER 9 ANNI, “CARNE ALLEGRA” PER TUTTI. OGNUNO VENIVA E SI FACEVA I CAZZI SUOI, E QUELLI DEGLI ALTRI. IL "DEGRADO'' POTEVA ESSERE RIASSUNTO IN UNA DOMANDA: CHI È NORMALE? - DAGO-INTERVISTA ALL’ARTEFICE DEL BORDELLO: “SCORTATA DA MATTEO GARRONE, UNA NOTTE È APPARSA PINA BAUSCH IMPEGNATA AL TEATRO ARGENTINA. SI ACCENDONO LE LUCI E UNA TRAVESTITA URLO': “AO' SPEGNETELE! IO STAVO A FA’ UN BOCCHINO. NUN ME NE FREGA ‘N CAZZO DE 'STA PINA!”

michele mari ciabatti d orrico

DAGOREPORT! MARI IN TEMPESTA! CI VOLEVA LO STREGA-GATE CON I PRESUNTI GIUDIZI, POI SMENTITI, SU MICHELA MURGIA (“ERA INTRANSIGENTE E VIOLENTA, PERCHÉ ERA BRUTTA E SFOGAVA COSÌ LA SUA RABBIA”) PER SCOPRIRE CHE MICHELE MARI HA UN CARATTERE FUMANTINO. NELLA SOCIETÀ LETTERARIA LA SUA IRACONDIA È UN SEGRETO DI PULCINELLA COME LA SUA IMPULSIVITÀ. LO SCRITTORE, CHE RIVENDICA UN CULTO PER GENE HACKMAN E PER GLI UOMINI “ANCHE UN PO’ CANAGLIE”, RESTA NEGLI ANNALI PER LA REAZIONE CHE EBBE DOPO UNA STRONCATURA RICEVUTA DAL CRITICO DI “SETTE”, ANTONIO D’ORRICO. MICHELE MARI ANDÒ NEGLI UFFICI DEL "CORRIERE". E TROVATOSI FACCIA A FACCIA CON IL RECENSORE, LO COLPÌ CON UNO SCHIAFFO. IL CRITICO NON REAGÌ. E MARI SI CONQUISTÒ LE STELLETTE DI VENDICATORE DEI SOPRUSI DEI CRITICI PREPOTENTI E ARROGANTI…

giorgia meloni donald trump

FLASH! – IL LATO POSITIVO DEGLI INSULTI DI TRUMP A "GIGIORGIA"? POTREBBE TRADURSI IN UN AUMENTO DEI CONSENSI, ESSENDO IL TYCOON ODIATO DA 8 ITALIANI SU 10 - NON A CASO, AL RADUNO DEGLI ALPINI A GEMONA, È STATA ACCOLTA TRA APPLAUSI E STRETTE DI MANO - AL DI LA' DI TRUMP, IL VERO PROBLEMA PER LA DUCETTA RESTA LO SFARINAMENTO DELLA LEGA E LO SBANDAMENTO DI FORZA ITALIA IN VISTA DEL VOTO 2027 - E POI C’È IL BOOM DI VANNACCI A SPESE DEI TRE PARTITI DELLA MAGGIORANZA (E M5S), RICICCIANDO TEMI IDENTITARI CARI ALL'UNDERDOG, ABBONDONATI UNA VOLTA A PALAZZO CHIGI… - VIDEO

giorgia meloni trump cairo

FLASH! - A PALAZZO CHIGI, DOPO LE MAZZATE DI TRUMP CONTRO GIORGIA MELONI, E' INIZIATA LA CACCIA ALLE STREGHE (CON QUALCUNO SI DEVONO SFOGARE) - E CON CHI SE LA SONO PRESA? CON URBANO CAIRO! - IL MOTIVO? A PUBBLICARE IL PRIMO AFFONDO DI TRUMP ("SONO SCIOCCATO, MELONI NON CI VUOLE AIUTARE SULLA GUERRA IN IRAN. PENSAVO AVESSE CORAGGIO") FU IL "CORRIERE DELLA SERA" A FIRMA DI VIVIANA MAZZA - IL SECONDO SFOGO DEL TYCOON ("MELONI MI FA PENA") E' STATO RIPORTATO DAL PROGRAMMA "L'ARIA CHE TIRA"  DA DANIELE COMPATANGELO SU LA7 (ANCORA EDITORE CAIRO!) - PER DARE UN SEGNALE DI "BUONA FEDE", IL "CORRIERE" IERI HA PUBBLICATO UN'INTERVISTA A MARY L. TRUMP, NIPOTE DI "THE DONALD", CHE DESCRIVE LO ZIO COME UN DISTURBATO MENTALE FUORI CONTROLLO...

andrea giambruno giorgia meloni renato de angelis

SE GIORGIA MELONI VOLESSE IMBASTIRE UNA VERA OPERAZIONE SIMPATIA, DOVREBBE SCRIVERE UN’AUTOBIOGRAFIA SENTIMENTALE – BARBARA COSTA: “MI SONO SORBITA LA NUOVA EDIZIONE DI ‘IO SONO GIORGIA’ E…CHE DELUSIONE! ZERO RIFERIMENTI ALLO ‘SCANDALO THREESOME’, E ZERO VITA SENTIMENTALE. COME SE A GIAMBRUNO SI FOSSE ARRIVATI INTATTI, SENZA EX, PASSIONI E GELOSIE, MA ANDIAMO, SIGNORA PRESIDENTE! COME È POSSIBILE? E INFATTI NON È VERO. MELONI HA AVUTO I SUOI AMORI, AI QUALI NEL SUO LIBRO NON DESTINA MEZZA RIGA” – CHI È ALESSANDRO GIOMBINI DETTO MANOLO, GIÀ MILITANTE DI CASA POUND? PERCHÉ NON RICORDARE LA RELAZIONE CON RENATO DE ANGELIS, CON AMOREGGIAMENTI IN GOMMONE A PONZA? – L’INCONTRO CON GIAMBRUNO, “BELLO COME IL SOLE”: “È STATA LEI A RIMEDIARE IL NUMERO E A..."

frocinema carocci rocca gualtieri

DAGOREPORT - MASSÌ, NEL PAESE CHE SI È INVENTATO IL “COMPROMESSO STORICO” E LE “CONVERGENZE PARALLELE” E IL “GOVERNO DELLA NON SFIDUCIA”, PRIMA O POI, DOVEVA CAPITARE DI TROVARSI DAVANTI A NUOVA MACHIAVELLICA DIAVOLERIA: BENVENUTI AL CINEMA “FASCIO E MARTELLO” - IL COMUNE DI ROMA GUIDATO DA ROBERTO GUALTIERI (PD) E LA REGIONE LAZIO CAPITANATA DA FRANCESCO ROCCA (FDI) SI SONO INASPETTATAMENTE ALLACCIATI IN UN TANGO CHE LI HA TRASCINATI ALL’ORGASMO DI STANZIARE UN DOVIZIOSO FINANZIAMENTO DI 250.000 EURO (IL CAMPIDOGLIO) E 300.000 EURO (LA REGIONE), AMBEDUE EROGATI SENZA UNO STRACCIO DI GARA E DESTINATI – FIATE ALLE TROMBETTE! RULLO DI TAMBURI! - AL PROGETTO ‘’FROCINEMA” DELLA ‘’FONDAZIONE PICCOLO AMERICA’’, CAPITANATA DAL MITOLOGICO ‘’PRINCIPE ROSSO SUL PISELLO”, VALERIO CAROCCI – E' SUCCESSO CHE QUANDO IL COMUNE E LA REGIONE HANNO APPROVATO LA RICONVERSIONE DEL METROPOLITAN, L'EX CINEMA DI VIA DEL CORSO CHIUSO DAL 2010, IN UN MEGA-STORE, IL DIABOLICO CAROCCI HA CAPITO CHE CON UNA FAVA POTEVA PRENDERE DUE PICCIONI: OLTRE AL COMUNE DE SINISTRA ANCHE LA REGIONE DE DESTRA CHE, UNA VOLTA IN MANO A FDI AVEVA CHIUSO IL RUBINETTO DEI FINANZIAMENTI - AL GRIDO: “SALVARE IL METROPOLITAN! FERMARE QUESTO NUOVO SACCO DI ROMA!’’ IL COCCO DI ZINGARETTI HA MONTATO UN PANDEMONIO MEDIATICO, ACCOMPAGNATO DA UNA BATTAGLIA LEGALE, FINO A QUANDO ROCCA HA SMOLLATO ED ORA I CAMERATI D’ITALIA POTRANNO GODERSI “FROCINEMA”…